Diario clandestino

Dormite due ore


Dormite due ore, per trascorrere una serata diversa dal solito. Facce nuove, quasi del tutto nuove. Ingredienti vecchi. Un locale, una veranda, pacchetti di sigarette, cocktail di ogni genere, cibo raffazzonato, gonne corte, tacchi alti, conversazioni conseguenti, cameriere premurose, baci sulle guance, sigari omaggio. Poi tutto sparisce e l'auto inghiotte il buio dell'autostrada, con il semicadavere di un amico al fianco che puzza di rhum mischiato a tabacco, tanto che non bastano neppure le mentine. E' appoggiato pensantemente sul sedile come un ingombrante sacco di patate e mi parla affinchè non rischi di addormentarmi mentre sono alla guida. Più parla e più mi viene sonno. Ma l'intento era buono. Serata di involucri e, sia chiaro, io non disprezzo gli oggetti. Con una certa selettività, ma non li disprezzo affatto. E' che forse ieri sera ho scorto un po' di malattia nei rapporti, senza peraltro avere alcuna intenzione di intervenire e tentarne la guarigione. E non per tutto questo posso dire di non essermi divertito, anzi in particolare ieri ne avevo proprio bisogno. Di prendere e staccare. Neanche se l'avessi pianificato a tavolino sarebbe caduto così proprio a fagiuolo. Con il passare delle ore ero stanco, fisicamente senz'altro ma anche di recitare ed ascoltare repertori che spesso ho rappresentato o visto rappresentati. Qualche goccia di pioggia a sorprendere i presenti, flash di fotocamere per poi essere taggati, bicchieri, tanti bicchieri, cannucce che scompaiono nelle scollature o calpestate da scarpe nuove. Famiglie felici esposte come paravento al contrario,  famiglie rovinate esposte a significare lo stesso identico motivo. Di dove sei? Dove vivi? Cosa fai? Ingredienti nuovi. Storia vecchia. Vecchio come appare il mio volto stamattina, scavato da rughe appuntite dal poco sonno.