Diario clandestino

My life in the bush of ghosts. I


A volte sembra proprio che sia così. Non è triste, è la semplice realtà: è che a volte ci guardiamo attorno smarriti circondati dalle fronde acuminate di un arbusto le cui foglie nascondono appuntiti aculei ed in mezzo a loro si proiettano le ombre di ectoplasmi. Ruotano intorno a noi e ci disorientano, facendoci perdere l'equilibrio, quel prezioso equilibrio che tentiamo di mantenere per non finire inforcati dalle spine. Tentiamo di preservare almeno il nostro involucro intatto, di non pungere la nostra epidermide infantile, delicata e pura che avvolge il nostro animo confuso, spaventato e scosso dall'oscurità. Ma barcolliamo, cadiamo, ci pungiamo e ogni puntura ci scuote in un movimento ancor più confuso, spinti come una pallina di flipper dai respingenti verso nuovi aculei e nuove ferite e nuovi sobbalzi e nuovi timori. A mente fredda basterebbe rimanere fermi. Non ci sono fantasmi, se non nella nostra mente. Le spine sono reali ma possiamo vincerle ed il dolore che ci possono procurare è poca cosa rispetto a quanto noi siamo veramente. Ma allora questa non è la 'semplice realtà'. O sì?Continuiamo nel nostro incedere. Continuiamo a scrutare. Continuiamo a scorgere talvolta fantasmi. Continuiamo a dibatterci dissennatamente.Continuiamo a pungerci.Da soli.