Diario clandestino

My life in the bush of ghosts. III


Il tempo trascorre stranamente nel cespuglio dei fantasmi. Innanzitutto trascorre, questo è indubbio anche se a volte sembrerebbe di no, ma è un'illusione: è certo quindi, trascorre. Non so se questo sia positivo o negativo, ma è un dato di fatto inoppugnabile. E ci sono giornate come quella di ieri, apparentemente bella e divertente ma che lasciano un profondo amaro in bocca. Credo che si possa tranquillamente parlare di codardia che, nel cespuglio dei fantasmi, è più che lecito attendersi. Questo rapporto è malato. A me non sta bene. Siamo in un congelatore e un essere vivente dentro a un congelatore non riesce a svilupparsi, può sopravvivere, magari a lungo, ma non vivere. Sul termostato c'è la tua mano ma anche la mia, bene attenti a non far mai salire la temperatura, piuttosto talvolta a farla precipitare. Non sono nella tua testa, non conosco i tuoi desideri, conosco i tuoi enunciati ma, si sa, desideri ed enunciati non sono fatti per collimare. Conosco (forse) i miei e so di non voler più rischiare, allo stesso tempo questo non sono io. E se non sono io, ebbene, che lo faccia allora qualcun altro. L'immobilità. Le spine. Il buio. Il cespuglio. I fantasmi. La luce bianca che ferisce. Tutti i temi di questi giorni tornano con ossessiva ripetitività. Oggi la penso diversamente, anche se non con lucida determinazione. Penso che un giorno mi dovrò ferire, prima o poi accadrà. Dovrò raccogliere le mie forze ed attraversare il cespuglio. E' inevitabile che accada e se è inevitabile che accada perchè non farlo presto? O forse anche questa sarebbe una forma di codardia, non così dissimile dall'immobilismo gelido di questi giorni?Una cosa ho capito dalla bellissima giornata di ieri: ho capito che qualcosa deve cambiare.