Mi ha dato il permesso di prendere qualche libro dalla sua biblioteca. Da quando sono ospite qui, a casa sua, ci siamo incrociati pochissime volte. Ha vaste tenute che lo tengono sempre impegnato, spesso si assenta per giornate intere. Mi sento stranamente impacciata in sua presenza, forse per quella sua aria così severa, quasi glaciale, sebbene a volte si sciolga in gesti di incredibile gentilezza, che mi lasciano sempre stupita. I giorni sembrano scorrere tutti uguali in sua assenza, pasti frugali e la servitù sempre indisciplinata - a volte sento la cuoca ridere in modo sguaiato, quasi fastidioso, e giocare a carte con il cocchiere fino a tarda ora, facendo la civetta. Amo il silenzio che regna quando c’è lui. E le notti. Le notti qui sono magiche, non come in città. C’è pace, ed il cielo è stellato. Quando splende la luna inonda tutti gli alberi d’argento, e mi sembra quasi di esser immersa in uno di quei romanzi che tanto amo leggere. La sala che ospita la biblioteca è grande, i soffitti alti sostenuti da imponenti travi , e la sera è rischiarata solo dalla luce del fuoco che si consuma nel caminetto, gli scaffali, che arrivano fino al soffitto, sono di legno scuro, ed i libri protetti dietro a vetrine di vetro piombato…migliaia di libri, così tanti non ne ho mai neppure immaginati. Non raccolti nello stesso luogo, almeno. Davanti al focolare, la sua poltrona, sistemata sopra ad un ampio tappeto color cremisi, decorato a piccoli motivi geometrici. Entro senza far rumore - la sala è buia, e vuota, mi sembra, le braci nel camino si stanno a poco a poco spegnendo - ed appoggio il lume che porto in mano sulla mensola vicino a quella che so essere la sezione dedicata a Shakespeare. Non i sonetti, no, ma scelgo l'Otello, o forse l'Amleto. Libri già letti, libri che amo e che sanno farmi compagnia. Lo sfoglio lì, in piedi, pregustandone la lettura, quando mi sento chiamare...la sua voce...da dietro la poltrona. Era lì, seduto in silenzio...mi ha atteso...'Avvicinati' dice, con dolcezza, ma so che non potrei dirgli no...non potrei mai. Disubbidirgli. E’ sprofondato nella poltrona...sembra assorto, gli occhi forse tristi, o solo lontani, non so. Forse è ferito?... penso in una frazione di secondo, penso che vorrei poterle curare, le sue ferite. E che lui curasse le mie. 'Vorrei che mi leggessi qualcosa - sussurra - qualsiasi cosa' ... sembra tornare qui per un attimo, e mi guarda da sotto in su 'Non hai da sedere'... ai suoi piedi, lo spesso tappeto, sembra fatto apposta per me, e senza esitare mi ci accoccolo. Ai suoi piedi, ora, appoggio il libro davanti a me e lo apro.. comincio a leggere, piano, un brano a caso - È questa l’ora più stregata della notte, quando i cimiteri sbadigliano, e l'inferno stesso alita fuori il suo contagio sul mondo. Ora potrei bere sangue caldo, e compiere azioni così funeste che il giorno tremerebbe a guardarle. Calma, adesso da mia madre. O cuore, non perdere la tua natura; mai l’anima di Nerone penetri in questo stabile petto. Che io sia crudele, non snaturato… - e sento il suo sguardo sulla mia nuca, uno sguardo che mi scalda la pelle, come una carezza...incertezza nella mia voce, solo un attimo, ed un attimo è sentire la carezza vera, delle dita, e non più il suo sguardo, ma la sua mano che accoglie la mia nuca come se fossero fatte l'una per l'altra...
sogno - take me under your wings
Mi ha dato il permesso di prendere qualche libro dalla sua biblioteca. Da quando sono ospite qui, a casa sua, ci siamo incrociati pochissime volte. Ha vaste tenute che lo tengono sempre impegnato, spesso si assenta per giornate intere. Mi sento stranamente impacciata in sua presenza, forse per quella sua aria così severa, quasi glaciale, sebbene a volte si sciolga in gesti di incredibile gentilezza, che mi lasciano sempre stupita. I giorni sembrano scorrere tutti uguali in sua assenza, pasti frugali e la servitù sempre indisciplinata - a volte sento la cuoca ridere in modo sguaiato, quasi fastidioso, e giocare a carte con il cocchiere fino a tarda ora, facendo la civetta. Amo il silenzio che regna quando c’è lui. E le notti. Le notti qui sono magiche, non come in città. C’è pace, ed il cielo è stellato. Quando splende la luna inonda tutti gli alberi d’argento, e mi sembra quasi di esser immersa in uno di quei romanzi che tanto amo leggere. La sala che ospita la biblioteca è grande, i soffitti alti sostenuti da imponenti travi , e la sera è rischiarata solo dalla luce del fuoco che si consuma nel caminetto, gli scaffali, che arrivano fino al soffitto, sono di legno scuro, ed i libri protetti dietro a vetrine di vetro piombato…migliaia di libri, così tanti non ne ho mai neppure immaginati. Non raccolti nello stesso luogo, almeno. Davanti al focolare, la sua poltrona, sistemata sopra ad un ampio tappeto color cremisi, decorato a piccoli motivi geometrici. Entro senza far rumore - la sala è buia, e vuota, mi sembra, le braci nel camino si stanno a poco a poco spegnendo - ed appoggio il lume che porto in mano sulla mensola vicino a quella che so essere la sezione dedicata a Shakespeare. Non i sonetti, no, ma scelgo l'Otello, o forse l'Amleto. Libri già letti, libri che amo e che sanno farmi compagnia. Lo sfoglio lì, in piedi, pregustandone la lettura, quando mi sento chiamare...la sua voce...da dietro la poltrona. Era lì, seduto in silenzio...mi ha atteso...'Avvicinati' dice, con dolcezza, ma so che non potrei dirgli no...non potrei mai. Disubbidirgli. E’ sprofondato nella poltrona...sembra assorto, gli occhi forse tristi, o solo lontani, non so. Forse è ferito?... penso in una frazione di secondo, penso che vorrei poterle curare, le sue ferite. E che lui curasse le mie. 'Vorrei che mi leggessi qualcosa - sussurra - qualsiasi cosa' ... sembra tornare qui per un attimo, e mi guarda da sotto in su 'Non hai da sedere'... ai suoi piedi, lo spesso tappeto, sembra fatto apposta per me, e senza esitare mi ci accoccolo. Ai suoi piedi, ora, appoggio il libro davanti a me e lo apro.. comincio a leggere, piano, un brano a caso - È questa l’ora più stregata della notte, quando i cimiteri sbadigliano, e l'inferno stesso alita fuori il suo contagio sul mondo. Ora potrei bere sangue caldo, e compiere azioni così funeste che il giorno tremerebbe a guardarle. Calma, adesso da mia madre. O cuore, non perdere la tua natura; mai l’anima di Nerone penetri in questo stabile petto. Che io sia crudele, non snaturato… - e sento il suo sguardo sulla mia nuca, uno sguardo che mi scalda la pelle, come una carezza...incertezza nella mia voce, solo un attimo, ed un attimo è sentire la carezza vera, delle dita, e non più il suo sguardo, ma la sua mano che accoglie la mia nuca come se fossero fatte l'una per l'altra...