the road not taken

il cuore nella pancia


io non lo sapevo, di essere speciale. Non così speciale, ecco. Te lo dicono in molti sì, ma lo dicono a tutte, ed a chiunque. Certo, ognuna speciale a suo modo. Questo lo so da quando avevo 2 anni, da quando ho cominciato a sentirmi diversa, più piccola, più debole. Meno tutto. La diversità che si misura con la negazione fa male, sai? Fa così male non poter nascondere le cicatrici sotto un bel foulard di seta come faccio ora d’inverno – ora che le cicatrici so portarle come una specie di atipico trofeo – fa male sentirsi diversa quando vorresti solo essere uguale. Diversa, speciale. Un cammino lungo che passa attraverso il dolore, e miriadi di abbandoni e tradimenti. Tradimenti incompresi. Perché se dico anche a lei che è speciale, non è che tu lo sia di meno. E spiegare come ti senti è inutile. Ti senti ‘uguale’, e non lo vuoi più. Fiera della tua diversità. L’istinto è quello di sputare. Odio e rabbia mischiati alla saliva, ed un po’ di amore tradito. Orgoglio. Ché non mi vergogno di essere orgogliosa ed altèra, a volte.  E poi, inaspettata, arriva la cura. La cura è essere scelta. Sai che c’è il destino a lavorare sotto le piante morbide dei piedi, lo sai. Non sembra possibile. Sei stata scelta.  Le ferite fanno male e bruciano, ma una mano le sta curando con infinita, devota pazienza. E se l’istinto è ritrarsi perché il contatto all’inizio fa male, qualcosa nel profondo ti parla di abbandono e di pace. Di braccia forti a proteggerti – hai cominciato a sognarle ad 8 anni e non hai mai smesso, vero? tutte le sere sognavi quell’abbraccio – ed il cuore batteva già allora dentro la pancia, e smuoveva i muri di casa e inchiodava gli sguardi di chi ti vedeva sognare così. Sognare diversa, mai uguale. Nel sogno consumarti, senza che nessuno capisse. Uno, uno solo. E nel sogno ti sciogli per sempre.