Il vento che tira, fuori dalla finestra, oggi richiama ricordi antichi…ho sempre avuto un buon rapporto con il vento, mi piaceva e mi piace tuttora piazzarmi al limitare tra il molo e il mare aperto per farmi rovinare vestiti e capigliatura dalla salsedine impazzita del mare d’inverno. Oppure farmi spazzare la faccia dalle correnti ascensionali in cima ad un promontorio, ad una vetta..E pensare che soffro terribilmente di vertigini…Recentemente ho preso il coraggio a due mani e ho deciso che avrei sconfitto definitivamente questa mia paura. Sono partita per una escursione su una cima qui vicino (eh sì, perché ho la fortuna di trovarmi tra mare, laghi costieri e rilievi di discreta altezza), in compagnia di gente del posto, bene esperta. Per la salita nessun problema, modestamente ho gambe da mezzofondista, i veri dolori sono cominciati con la discesa….La voragine, tutta rocce che si apriva sotto di me sembrava non avere fine. La volta precedente, per la scalata al promontorio Circeo, c’erano gli alberi a darmi l’idea di uno slancio verso l’alto, ma stavolta non c’era assolutamente nulla, solo rocce. Da aggiungere che mi ero giocata il battistrada delle super-scarpe da trekking, che avevo tirato fuori per l’occasione, già all’andata…(Che vergogna!), per cui camminavo sulle suole, sentivo tutti i sassi e non avevo nessuna presa. La pazienza (e i muscoli!) dei miei accompagnatori, hanno evitato il peggio. Ho avuto però la soddisfazione di arrivare a valle senza battistrada ma sulle mie gambe, senza aver pronunciato un solo lamento, contenta di aver vinto la mia piccola battaglia. La vita è fatta di piccole cose, d’altronde….
Post N° 7
Il vento che tira, fuori dalla finestra, oggi richiama ricordi antichi…ho sempre avuto un buon rapporto con il vento, mi piaceva e mi piace tuttora piazzarmi al limitare tra il molo e il mare aperto per farmi rovinare vestiti e capigliatura dalla salsedine impazzita del mare d’inverno. Oppure farmi spazzare la faccia dalle correnti ascensionali in cima ad un promontorio, ad una vetta..E pensare che soffro terribilmente di vertigini…Recentemente ho preso il coraggio a due mani e ho deciso che avrei sconfitto definitivamente questa mia paura. Sono partita per una escursione su una cima qui vicino (eh sì, perché ho la fortuna di trovarmi tra mare, laghi costieri e rilievi di discreta altezza), in compagnia di gente del posto, bene esperta. Per la salita nessun problema, modestamente ho gambe da mezzofondista, i veri dolori sono cominciati con la discesa….La voragine, tutta rocce che si apriva sotto di me sembrava non avere fine. La volta precedente, per la scalata al promontorio Circeo, c’erano gli alberi a darmi l’idea di uno slancio verso l’alto, ma stavolta non c’era assolutamente nulla, solo rocce. Da aggiungere che mi ero giocata il battistrada delle super-scarpe da trekking, che avevo tirato fuori per l’occasione, già all’andata…(Che vergogna!), per cui camminavo sulle suole, sentivo tutti i sassi e non avevo nessuna presa. La pazienza (e i muscoli!) dei miei accompagnatori, hanno evitato il peggio. Ho avuto però la soddisfazione di arrivare a valle senza battistrada ma sulle mie gambe, senza aver pronunciato un solo lamento, contenta di aver vinto la mia piccola battaglia. La vita è fatta di piccole cose, d’altronde….