Le foglie e il vento

Post N° 11


Pensavo stamattina ad un episodio della mia adolescenza…apparentemente di poca importanza…Ricordi di giornate al mare, io in acqua con mio cugino e sulla spiaggia un'altra cugina. Chiacchere e risa, e d’un tratto, il suono del mio nome gridato…mia cugina mi chiede aiuto, dalla spiaggia, ma aiuto per cosa? Mi giro, un materassino, portato dal vento, viaggia parallelo alla costa, mi passa dietro a discreta velocità, dalla spiaggia due bambine disperate che gli corrono dietro. (questo, in realtà l’ho capito solo dopo…) Ad ogni modo, la parte superiore del mio corpo si tuffa in direzione materassino, le gambe, docili, seguono. La mia vista dimezzata fa il suo dovere, ce l’ho nel raggio visivo, le gambe e le braccia fanno da motore, l’attenzione del mio cervello è massima, lo prenderò. Nuoto in favore della corrente, e mi rendo conto di andare veloce, guadagno terreno (beh, non proprio, ma “guadagno acqua” suona male), ce l’ho, non mi scappa. Alzo una mano, l’asse del mio corpo si inclina rispetto al pelo dell’acqua, le gambe vanno sotto, stringo il pugno…no! Il vento me lo soffia via dai polpastrelli. Rabbia, ma non è finita. Ricordo come fosse ora il colpo di reni che usai per allineare ancora il mio corpo in posizione idrodinamica, a pochi metri c’era il molo, passato di lì, il materassino era perso. Le braccia ricominciano a vogare, le gambe pure. E stavolta la corsa del materassino finisce….tra le mie mani. Si trattò del più epico salvataggio di materassino di cui sia giunta memoria. Le bambine non possono credere che mi sia data tanto da fare per il loro materassino, e, tra lo stupito e lo sgomento, non hanno neanche la forza di ringraziarmi…o forse lo fanno e io non le sento. Se ne tornano da mamma con il loro prezioso giocattolo bene stretto, stavolta. A me rimase la sensazione di quel “colpo di reni”, e il ricordo di un esperienza vissuta con il cuore, per gioco.…