Creato da: Emily_D il 02/06/2006
ovvero, note su vuoti a perdere, lune spente & immagini riflesse

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02.06.2006 ore 23:45

Post n°1 pubblicato il 03 Giugno 2006 da Emily_D
 
Foto di Emily_D

Questa notte a Quinnipak c’è una luna araba, 
dalla finestra aperta, entra un vento capriccioso, che fa cigolare la persiana, verde,
ed alza la terra, creando piccoli vortici di polvere scura,
anche la banderuola in ferro sul campanile del castello, cigola, e stride, come nelle sue migliori performance autunnali, 

data la stagione è una cosa un pò strana.

A Quinnipak questa notte tira un vento dispettoso, c’è una luna araba e io sto scrivendo la mia prima pagina di questo blog su un foglio di carta…
vecchia Quinnipak, incastonata tra le sue colline scavate dalla pioggia e dal vento, sospesa, incastonata e sospesa Quinnipak…

qui c’è un solo computer che funziona, il computer del signor Bloom, 

l’unico contatto con il mondo frammentato della Rete, l’unico computer in Rete funziona solo di giorno, 
o se il signor Bloom non ha proprio nulla da fare, a volte, anche la notte, fino a che, il signor Bloom ha voglia di stare lì,
il signor Bloom,
mi capita spesso di fermarmi con lui, lui che scrive le sue lettere di carta, io che mi perdo nella Rete…

Oggi il signor Bloom è qui, e mi fa scrivere su questo mio blog dal suo computer collegato in Rete …che come ci sarò finita io, qui, a Quinnipak, a scrivere su questo blog… il caso, forse, fortuito, o stupido o cattivo, o. 

Come quando succede, a volte, che ti trovi a leggere qualcosa, 
e  nel momento in cui stai lì a leggere,
in quell’esatta coincidenza di parole,
c’è una canzone,
una canzone che si è infilata nella testa di chi ha scritto, e l'ha lasciata lì, tra quelle sue parole, e la canzone parte anche da te,
esattamente dove sei tu, si infila nelle tue stanze o nel tuo parco, o non so, dovunque sei in quell’istante a leggere, lei parte, e tu leggi,
e non puoi non sentire che qualcosa è successo, anche se non sai bene cosa…


Un mio amico diceva che queste sono “coincidenze coincidenti” e che “il segreto è guardare le cose dal punto di vista che più ci PIACE”

…mi dispiace che non sia mai voluto venire qui a Quinnipak… perché le cose non funzionano propriamente così.

 

 
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03.06.2006 ore 1:34

Post n°3 pubblicato il 03 Giugno 2006 da Emily_D
 
Foto di Emily_D

Mi piace leggere da quando ero piccola,
a dire il vero quando ero ancora più piccola adoravo anche raccontare, raccontavo un sacco di storie, le storie di Emily per i suoi fratelli.
Il bello è che mi ascoltavano.
Il brutto è che mi odiavano.
Il fatto è che stravolgevo le storie, tipo Pinocchio o Cappuccetto Rosso, storie standard che conoscono tutti, tutti i bambini le sanno, e penso che si sentano quasi confortati dalla certezza di quei binari che vengono seguiti, sempre identici a se stessi, da tutti i personaggi, di ogni storia,
ma io no… "Non è così la storia!", protestava in genere Liam, il più grande dei miei fratelli, dopo di me (che essere la sorella maggiore, detto tra noi, non è così facile, troppe responsabilità), "Ma la storia la racconto io, tu racconta la tua storia e la dici come vuoi te",
e poi mi stavano ad ascoltare, che sono soddisfazioni…
poi ho imparato a leggere, e lì le storie erano raccontate proprio bene, quindi ho smesso di raccontare ed ho incominciato a leggere…
tutto questo per dire che il mio prossimo post sarà un cut-up, un racconto che ho scritto cercando di mettere insieme tutti i brani dei libri in cui ho trovato una persona che ho amato molto, leggi un libro e trovi l’esatta definizione di quello che provi… sono cose strane i libri…
molti me li ha consigliati il signor Bloom, scienziato che ha abbandonato i suoi calcoli ed è finito qui a Quinnipak a gestire una piccola libreria, che con l’entrata nel nuovo millennio è diventata anche un simil internet point (se un computer connesso si può definire così), la sua sfida personale al millennium bug, non è che faccia molti affari qui a Quinnipak il signor Bloom, ma sa sempre consigliare il libro giusto guardandoti negli occhi,
sì, veramente una persona strana, il signor Bloom… 

 
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Cut-up, ovvero, quando ci si perde cosa resta?

Post n°4 pubblicato il 03 Giugno 2006 da Emily_D
 
Tag: Cut-Up

Quando ci si perde cosa resta?

A volte resta il corpo imputridito di un creatore di versi che ha lasciato la sua parte di pazzia nel mondo...è questa la grande differenza che c’è tra i poeti e i matti, il destino della pazzia che li ha colti. Ma per entrambi il diluvio continua, piove su noi il tempo. Il tempo ci annega.             Poi succede, a volte, che qualcosa strappa il Tempo, mi disse, e non si è più puntuali con niente. Si è sempre un po’ altrove. Un po’ prima o un po’ dopo. Hai un sacco di appuntamenti, con le emozioni o con le cose e tu stai sempre ad inseguirli o ad arrivare stupidamente prima. E la gente non se lo sogna neanche che a finire una cosa non è mai quello che l’ha cominciata, anche se entrambi hanno un nome uguale, che è solo questo a mantenersi costante, nient’altro. Perché sono così i labirinti hanno vie traverse e vicoli ciechi, c’è chi dice che il modo più sicuro di uscirne è continuare a camminare e girare sempre dallo stesso lato, ma questo, come siamo obbligati a sapere, è contrario alla natura umana... perchè... perchè in fondo siamo come il mare,                           
e il mare non ha strade, il mare non ha spiegazioni... E così un pensiero si fece largo nel disagio della mente: se solo avessi smesso di essere vigliacca, sarei stata come quella donna. Se avessi spinto me stessa oltre la soglia dell’orrore del vuoto, se avessi guardato in faccia al mito che pietrifica ad un unico svelamento, niente di più mi avrebbe trattenuta alle regole della vita comune! Allora, anche io avrei potuto urlare contro uno sconosciuto l’anatema della mia esistenza. Come certe creature irrisolte, che denunciano fin dall’aspetto il loro ibrido destino, ma non ho mai osato smemorarmi di me stessa totalmente: così, dunque, non mi sono mai liberata delle cose fino a diventare una mendicante, e non mi sono mai liberata del passato fino a diventare una folle. Prigioniera della mia vita, sono rimasta una creatura di confine.

Il fatto è che si rischia sempre di piangere un poco se ci si è lasciati addomesticare.                  Anche lui lo amava quel paese, in quello stesso modo feroce, con quella stessa scintilla di odio che lo rodeva dentro e lo rendeva così felice e triste e strano e...vorrei che cominciasse a piovere forte più forte – diceva – così quell’immagine se ne va via, o forse se ne va del tutto quello che c’è stato dopo. Mandala via, mandala via quell’immagine. È troppo bella, mi fa male al cuore...               Vorrei poterti vedere quando ne ho voglia, aveva scritto, anche senza una ragione precisa, anche tanto da farmi venire quasi a noia il fatto di poterti vedere così liberamente, tu che da sempre non ti mostri a me se non nella forma di un’apparizione, come se il vederti fosse qualcosa di naturale, come lo è per me il vedere mia madre, mio fratello. Vorrei poterti vedere come naturalmente si vede il mondo nell’aprire gli occhi al mattino, perché ci è data la qualità di poter vedere. E che avessi fatto parte da sempre della mia vita, come un amico amato sin dall’infanzia, come qualcuno che è mio e che ha un corpo simile al mio e che conosco per averci giocato insieme prima che nei nostri corpi si manifestasse apertamente il sesso, per averci fatto la lotta. Vorrei conoscerti come solo si conosce chi si conosce da anni e di cui si sanno, perché si è stati addestrati a leggerli, i più piccoli movimenti dei muscoli del corpo e del viso, il modo abituale di appoggiarsi allo schienale di una sedia, di reclinare la testa su una spalla; e le ore abituali del risveglio e della stanchezza e dei pasti; e le cose che vorresti sentirti dire, e che cosa invece davanti a te non bisogna dire, mai. E che tu conoscessi me così bene da saper fare questo con me.                      E quando questo accadeva avevano addosso come una felicità, ma era qualcosa di più, come una splendida idiota felicità.               
...lui non sapeva mai cosa dirle, taceva. E sperava cha anche lei lo sentisse parlare nel suo silenzio...perché il mio corpo sarà soltanto il grafo che tu scrivi su di esso, un significante indecifrabile per chiunque altro non sia tu.                     
Così si richiudeva il cerchio dell’accadere, nella quiete apparentemente immutata delle cose. Perché circolare è ogni cammino, e troppo fitta la nebbia della nostra paura.

A dieci chilometri da lì il campanile di Quinnipak suonò la mezzanotte, c’era vento da nord, si portò addosso i rintocchi, uno a uno – quand’è così è come se quei rintocchi facessero a spicchi la notte, è il tempo che è una lama acuminatissima e seziona l’eternità – la chirurgia delle ore, ogni minuto una ferita per salvarsi – si sta aggrappati al tempo, questa è la verità, perché il tempo numera i conati di essere che si è, minuto per minuto – numerare è salvarsi, questa è la verità, e la legittimazione trascendentale di qualsiasi orologio, e la dolcezza straziante di tutti i rintocchi di qualsiasi campana...e intanto, la sua voce...
Rimani così, ti voglio guardare, io ti ho guardato tanto ma non eri per me, adesso sei per me, non avvicinarti, ti prego, resta come sei, abbiamo una notte per noi, e io voglio guardarti, non ti ho mai visto così, il tuo corpo per me, la tua pelle, chiudi gli occhi, e accarezzati,ti prego,
non aprire gli occhi se puoi, e accarezzati, sono così belle le tue mani, le ho sognate tante volte adesso le voglio vedere, mi piace vederle sulla tua pelle, così, ti prego continua, non aprire gli occhi, io sono qui, nessuno ci può vedere e io sono vicina a te, accarezzati accarezza il tuo sesso, ti prego, piano,
è bella la tua mano sul tuo sesso, non smettere, a me piace guardala e guardarti, non aprire gli occhi, non ancora, non devi aver paura sono vicina a te, mi senti? sono qui, ti posso sfiorare, è seta questa, la senti? è la seta del mio vestito, non aprire gli occhi ed avrai la mia pelle,
avrai le mie labbra, quando ti toccherò per la prima volta sarà con le mia labbra, tu non saprai dove, a un certo punto sentirai il calore delle mie labbra, addosso, non puoi sapere dove se non apri gli occhi, non aprirli, sentirai la mia bocca dove non sai, d’improvviso,
forse sarà nei tuoi occhi, appoggerò la mia bocca sulle palpebre e le ciglia, sentirai il calore entrare nella tua testa, e le mie labbra nei tuoi occhi, dentro, o forse sarà sul tuo sesso, appoggerò le mie labbra, laggiù, e le schiuderò scendendo a poco a poco,
lascerò che il tuo sesso socchiuda la mia bocca, entrando tra le mie labbra, e spingendo la mia lingua, la mia saliva scenderà lungo la tua pelle fin nella tua mano, uno dentro l’altra, sul tuo sesso,
finché alla fine ti bacerò sul cuore, perché ti voglio, morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perché ti voglio, e con il cuore tra le mie labbra tu sarai mio, davvero, con la mia bocca nel cuore tu sarai mio, per sempre, se non mi credi apri gli occhi e guardami, sono io, chi potrà mai cancellare questo istante che accade, e questo mio corpo senza più seta, le tue mani che lo toccano, i tuoi occhi che lo guardano,
le tue dita nel mio sesso, la tua lingua sulle mie labbra, tu che scivoli sotto di me, prendi i miei fianchi, mi sollevi, mi lasci scivolare sul tuo sesso, piano, chi potrà cancellare questo, tu dentro di me a muoverti adagio, le tue mani sul mio volto, le tue dita sulla mia bocca, il piacere nei tuoi occhi, la tua voce, ti muovi adagio ma fino a farmi male, il mio piacere, la mia voce,
il mio corpo sul tuo, la tua schiena che mi solleva, le tue braccia che non mi lasciano andare, i colpi dentro di me, è violenza dolce, vedo i tuoi occhi cercare nei miei, vogliono sapere fino a dove farmi male, fino a dove vuoi, non c’è fine, non finirà, lo vedi? nessuno potrà cancellare questo istante che accade, la mia voce dentro la tua, non c’è più tempo per fuggire e forza per resistere, doveva essere questo istante e questo istante è, credimi, questo istante sarà, da adesso in poi, sarà, fino alla fine...

Come continuare? Adesso devi fare un salto avanti – per forza – lo devi fare – sono successe troppe cose – una volta eravamo così diversi – io e te – tante cose ci separavano – ma dopo tutto questo... Tutto è cambiato – tutto -...Le categorie... le categorie sono saltate - e i simboli si sono volatilizzati – Spariti...ci ritroviamo qui a chiacchierare io e te – soli – ed è così bello – bello – si sta bene – e se potessi pensare ad ogni cosa che mi è accaduta quest’anno – dirla a te – dirti come la penso – cos’ho da dirti io su quella cosa che è accaduta – che mi è successa – che ci è successa – a me come a te – insieme...
Ma adesso - d
evo fare un salto avanti adesso – adesso...

 

 

 
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POST n°6

Post n°6 pubblicato il 05 Giugno 2006 da Emily_D
 
Foto di Emily_D

È proprio strano questo inizio di giugno nelle terre di Quinnipak,

è come se nell’aria ci fosse qualcosa di triste, forse giornate troppo simili all'autunno, o forse non so, come se qualcosa stesse per accadere ma rimane lì a guardarci aspettando il divenire degli eventi, è strano da spiegare…

nella libreria del signor Bloom la radio è accesa,

una vecchia radio che non so come è riuscito a far funzionare…ma giustamente i suoi calcoli a qualcosa saranno pur serviti…"La signora", la chiama lui...

Radio QuinPak oggi trasmette, ma anche lei è un pò sottotono, la voce di Mr Monypenny annuncia la prossima canzone, Guccini…

 

quanti ricordi questa canzone

 

le note incominciano a riempire la stanza, appena coperte dalle ultime parole di Mr Monypenny...

 

 

Francesco Guccini > D'Amore Di Morte E Di Altre Sciocchezze (1996) >

Vorrei

5’18” 

Vorrei conoscer l' odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell' aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c'è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d' un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos'è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l' universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell' Appennino dove risuona
fra gli alberi un' usata e semplice tramontana

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l' oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all' infinito

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io...

 
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Post N° 9

Post n°9 pubblicato il 05 Giugno 2006 da Emily_D
 

Il giorno dopo la festa è sempre il più faticoso...stò diventando vecchia...

:P

 
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03.06.2006 ore 18:50

Post n°10 pubblicato il 09 Giugno 2006 da Emily_D
 
Foto di Emily_D

Notte di festa nelle Terre di Quinnipak, iniziata già nel pomeriggio, nei vicoli della parte vecchia del centro, che oggi brulica di vita, veloce. Il tempo sembra essersi calmato dopo la pioggia della scorsa notte, ma la terra è ancora impregnata d’acqua,

il profumo di terra bagnata entra dalla finestra aperta della libreria del signor Bloom insieme alle voci dei bambini che urlano per la strada lasciando dietro di sé il presagio di una mamma arrabbiata che più tardi li sgriderà per i loro pantaloni nuovi sporchi di fango. Già ora la festa è iniziata,

festa di Pentecoste nelle terre di Quinnipak.

Ma il pezzo forte ci sarà questa notte.

Oggi come tutti gli anni, nel giorno di Pentecoste, il signor Gustav Penish aprirà i suoi giardini per noi,

gente di Quinnipak,

aprirà i suoi cancelli in ferro battuto, e anche noi,

per una notte,

potremo godere dello spettacolo di quelle vie di selve strappate alla natura, delle scale di pietra illuminate dalle antiche lampade della famiglia Penish, della terrazza interna, grande, con i suoi tavoli imbanditi,

a festa, dello sfarzo dei saloni interni,

ma soprattutto della disordinata armonia delle sculture di pietra, vetro, e fiori, frutto della personale pazzia del signor Gustav Penish. Tutti nascono con una personale pazzia, chi non la conosce sa soltanto che sta cercando qualcosa, chi la conosce ha in genere due scelte assecondarla o tentare di fuggirle. Comunque nessuno può sfuggire alla sua personale pazzia, prima o poi la dovrà guardare negli occhi, potato fino a lei dalla ponderata casualità del destino. Il signor Gustav appartiene alla prima tipologia, ed oggi, in questo giorno di Pentecoste, a Quinnipak,

si festeggia perché esattamente 50 anni fa il signor Gustav Penish è riuscito a dare una forma alla sua personale pazzia: statue di pietra, fiori, e vetro.  

Questa notte ci sarà una grande festa nei giardini del signor Penish,

ci saranno i musicisti della Muffins Band,

ci saranno birra, vino, cibo,

gratis,

per tutti,

ci saranno persone che non si incontrano da tanto tempo, tutti qui, a festeggiare nei giardini del signor Penish.

 

Chissà se  un giorno  anche io riuscirò a dare una forma compiuta alla mia…

 

 

 

 
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03.06.2006  ore 21:12

Post n°11 pubblicato il 09 Giugno 2006 da Emily_D
 
Foto di Emily_D

I musicisti della Muffins Band iniziano ad accordare gli strumenti,
strani discorsi tra strumenti musicali che tentano di definire il giusto livello della propria voce,
le persone salgono le scale in pietra di Castello Penish,
rumori di tacchi di signore vestite a festa, voci di uomini adulti, risa di bambini,
e sguardi,
sguardi che ogni anno guardano con nuovo stupore questi luoghi, loro sono simili a rumori di cristallo,
la valigia del cantante si apre,
anche per quest’anno la festa è proprio iniziata.

 
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04.06.2006 - 00.25

Post n°12 pubblicato il 10 Giugno 2006 da Emily_D
 
Foto di Emily_D

Le sculture di pietra, fiori e vetro del signor Gustav Penish quest’anno sono stupende, penso che siano le migliori che abbia visto, colori  scuri quest’anno per il signor Penish,
nero,                                                                                                                                                          
grigio,
il fatto è che non si riesce mai a capire bene quale materiale stai guardando, fiori che sembrano pietre, pietre che sembravo vetri, vetri che sembrano fiori.

Qui dall’alto del balcone antico e imbandito, vedo il signor Bloom che parla animatamente con miss Elsa Puente, capelli rossi e pelle di perla, è veramente bella miss Elsa, e poi, quegli occhi, scuri, che ti guardano in quel modo, è strano quel suo modo di guardare il mondo, e poi non l’ho mai vista triste, ha sempre un sorriso per tutti, anche con il cuore spezzato, non sono molte le persone così… forse è il suo sangue, metà irlandese e metà argentino. Sono vicini alle nuove statue del signor Penish, sicuramente staranno parlando di loro, il signor Bloom ha sempre una definizione per tutto, è come se stesse lì a scrutare le cose finché non riesce a percepire, non so bene cosa, ma a volte ho l’impressione che abbia come un retino per farfalle con cui cattura i pensieri delle cose… domani sicuramente avrà una bella teoria sulle nuove statue del signor Penish. 

Poco più in là ci sono Liam e Enrick, i miei fratelli, gemelli, che girano intorno ad una installazione, pietra e fiori, 1,5 m x 70 cm,  1990, “Persone importanti”, si chiama,
dei bambini stanno correndo verso un pupazzo gigante che guida una macchina decappottabile in cui fa girare quanti vogliano fare un giro, poco più su delle signore che parlano, il piccolo giornale di Quinnipak, distribuzione veloce, peccato che alla fine della giornata, all’ultimo lettore, giungerà una storia totalmente stravolta rispetto a quella della mattina, piccole magie dei giornali vocali…

Mi sembra di essere una civetta appollaiata, quassù, a scrutare tutto dall’alto.

Arriva anche Mr Monypenny, con un piede ingessato. Si avvicina e incomincia a scrutate dall’alto anche lui.

-         Ciao Mr Monypenny, cosa hai fatto al piede?

-         Caduto da una finestra… ero rimasto chiuso dentro casa e dovevo assolutamente uscire…

-         Certo che sfiga…

-         Ma no… sò cose…

 

È da un sacco di tempo che dovevo parlare con lui, di solito lo sento alla radio, perché qui a Quinnipak abbiamo anche una radio pirata, non ve lo avevo detto?

La musica continua. Leno, il cantante della Muffins Band, prende uno strumento dalla sua valigia,e parte un blues… bella la musica della Muffins Band.

-         Ehi Mr Monypenny, andiamo a prendere qualcosa da bere?

 
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La casa di Emily_D

Post n°15 pubblicato il 11 Novembre 2006 da Emily_D
 
Foto di Emily_D

 
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