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Pizzomunno con gerani rossi.

 

 
Pizzomunno

Lungo il tratto meridionale della costa viestana, ritroviamo una piccola spiaggia che deve il suo nome all’ imponente faraglione che dalle acque cristalline si erge sovrano a sorvegliare la città ed i suoi abitanti: la Spiaggia del Pizzomunno.

Qui sembra aver avuto luogo un’ interessante e fantastica vicenda che ha come protagonisti due giovani innamorati , entrambi originari di Vieste .

Pizzomunno , giovane ed attraente pescatore, e Cristalda , ragazza bellissima dai lunghissimi capelli color dell’ oro, si amavano teneramente e vivevano nella convinzione che nulla al mondo potesse intaccare un sentimento tanto forte e sincero.

Ogni sera, Cristalda scendeva in spiaggia per salutare il suo bel Pizzomunno prima che con la sua barca andasse incontro al mare aperto.

Ogni notte, in mare, Pizzomunno riceveva la visita delle sirene che cercavano di ammaliarlo con i loro canti soavi. Le regine del mare desideravano ardentemente che Pizzomunno diventasse il loro re ed amante.

Il giovane, però, non cedette mai alle avance delle sirene tentatrici , avendo già donato il suo cuore alla candida Cristalda.

I reiterati rifiuti del giovane, scatenarono la furia delle sirene .

Una sera, le sirene raggiunsero i due amanti sulla spiaggia ed aggredirono Cristalda con grande ferocia, inghiottendola nelle profondità del mare.

Pizzomunno
fu colto da un dolore devastante, talmente grande da pietrificarlo per sempre.

Il giorno seguente, i pescatori di Vieste trovarono Pizzomunno pietrificato sulla roccia che oggi porta il suo nome.

La leggenda vuole che, ogni cento anni, Cristalda riemerga dalle profondità del mare per incontrare Pizzomunno e rivivere con lui l’ emozione di una notte d’amore sulla spiaggia che li fece incontrare.

 

 

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Si trovano degli insediamenti umani persino precedenti a questi ultimi, ma bisogna risalire addiritturà all'età del bronzo, tanto è vero che lungo la provinciale che collega Foggia con San Marco in Lamis, a qualche chilometro da Borgo Celano, in zona"Chiancata La Civita-Valle di Vitturo"  è stato ritrovato la necropoli più antica della intera Europa. Altre testimonianze sono date dagli insediamenti rupestri e dalla innumerevole presenza di oggetti litici e di mura megalitiche che si sono scoperti nel corso degli anni sul Gargano.
 

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Santa Maria di Siponto – La scacchiera templare Nel Medioevo

Post n°20424 pubblicato il 07 Novembre 2017 da forddisseche

 

Santa Maria di Siponto – La scacchiera templare

Nel Medioevo ogni simbolo aveva una sua precisa funzione comunicativa, niente veniva raffigurato per mera funzione decorativa o per libertà espressiva del magister


 

Di:

Manfredonia. Un altro simbolo templare, oltre la croce patente, è la scacchiera e la troviamo inserita in una losanga (Fig. 1) sulla facciata occidentale della chiesa, dove è presente l’abside che si contrappone al primitivo ingresso che fronteggiava la basilica paleocristiana. La scacchiera è stata adottata come simbolo dai cavalieri templari perché rimanda al Beauceant, il vessillo ufficiale dei cavalieri del Tempio. Tale vessillo era bipartito, con sopra il bianco e sotto il nero, ed era immagine della dualità, quella che in oriente prende il nome di Yin e Yang. La parte bianca sopra quella nera indica il contrasto eterno tra le forze universali che si contrappongono, ma sono complementari: tra il bene e il male, tra Michele e il diavolo, tra gli dei e i titani, e che porta a quel continuo dinamismo che è alla base dell’universo. Il gioco degli scacchi è anche una rappresentazione allegorica di un campo di battaglia, sul quale si sublima l’astuzia e l’intelligenza del cavaliere (Fig. 2).

I templari si avvalevano di questo simbolo, che veniva spesso riprodotto negli edifici da loro utilizzati: sia nei pavimenti, come ad esempio nell’Abazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi (AV) o nella chiesa di San Cassiano in Controne a Bagni di Lucca(LU); sia sulle facciate, come quelle del duomo di Crema o della basilica di San Ambrogio a Milano. La scacchiera è composta da 64 riquadri alternati di colore chiaro e scuro ed è in relazione evidente con la famosa quadratura del cerchio, che noi oggi sappiamo impossibile, ma che con pratica approssimazione era stata risolta già al tempo dell’antico Egitto. Nel papiro di Rhind (1650 a. C.) lo scriba Ahmes scrive e illustra, nel problema n. 50: ”’Un campo circolare ha il diametro di 9 Khet. Qual è la sua area? Soluzione: sottraete 1/9 del diametro, vale a dire 1 khet, rimangono 8 khet, moltiplicate 8 per 8, il risultato è 64. Di conseguenza l’area è composta da 64 setat (khet quadrati) di terra.”

È una buona approssimazione, perché il π di tale soluzione è pari a 3,1605, molto vicino al π reale che è pari a 3,1416. Pertanto si può affermare che il quadrato di lato 8 e quindi una scacchiera contenente 64 quadrati di lato 1 ha un’area pari a quella del cerchio di diametro 9. È la quadratura del cerchio, secondo gli egiziani. Essa sta ad indicare il rapporto esistente tra cielo e terra, tra infinito e finito, tra lo Spirito – il cerchio – e la materia – il quadrato. Solo nel 1882, Il matematico Ferdinand von Lindemann dimostrò la trascendenza del π, ovvero che non è un numero algebrico. Non ci sono polinomi con coefficienti razionali di cui π è radice, quindi è impossibile esprimere π usando un numero finito di interi, di frazioni e di loro radici. Di conseguenza sappiamo che risolvere il problema della quadratura del cerchio, cioè la costruzione di un quadrato avente la stessa area di un cerchio, è impossibile. Sul pavimento della basilica inferiore (cripta) di Siponto (Fig.3), si possono osservare disegni geometrici come il quadrato, simbolo della terra e quindi delle cose misurabili, e il cerchio, simbolo del cielo, dell’incommensurabile, dell’infinito, di Dio. Sulla stessa pavimentazione sono inoltre presenti altri segni: il triangolo, il pentagono e altri ancora. Queste figure geometriche…sono tutte (scartano di pochi millimetri ) in “proporzione aurea”…” (Aldo Caroleo, Le misteriose energie nella cripta della Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto, pubblicato in ManfredoniaNews.it, il 24 giugno 2014).

Nel Medioevo ogni simbolo aveva una sua precisa funzione comunicativa, niente veniva raffigurato per mera funzione decorativa o per libertà espressiva del magister. Tutto era finalizzato alla trasmissione di un messaggio decifrabile da chi possedeva le necessarie chiavi di lettura del codice. Nella basilica superiore, nella parte centrale quadrata, scandita dai possenti pilastri di sostegno, sulla volta è possibile notare la formazione di un cerchio di luce (Fig.4). Tale cerchio è creato dalle quattro monofore poste sui lati della parte terminale della struttura voltata. Il cerchio luminoso è visibile appieno in estate, quando il sole, a mezzogiorno solare, penetra uniformemente attraverso le quattro monofore della cupola. È evidente che la costruzione è stata realizzata con l’intento di generare il cerchio di luce sulla volta. In Santa Maria di Siponto non abbiamo una semplice volta a crociera, che usualmente veniva utilizzata nell’architettura medioevale, bensì a stella (Fig.5). Infatti la copertura ha la forma di una volta a stella, formata dall’intersezione di una volta a vela con una volta a crociera. Le unghie della volta a crociera non si toccano nella parte centrale e per creare il contrasto statico della struttura si raccordano con una porzione di volta a vela.

Le punte create del raccordo della porzione di volta a vela danno origine a una particolare forma a stella da cui prende il nome la volta. Il cerchio luminoso è in rapporto con la struttura quadrata della zona centrale della Basilica e simboleggia il passaggio dalla terra (il quadrato) al cielo (il cerchio), e quindi all’infinito e al divino verso cui innalzare lo sguardo e l’adorazione del fedele.

(A cura dell’arch. Michele Di Lauro , docente di Storia dell’Arte del Liceo”Roncalli” di Manfredonia)

IMMAGINI IN ALLEGATO

Fig. 1 S. Maria di Siponto losanga con la scacchiera templare posta sulla facciata ovest, quella con il primitivo abside.
La scacchiera riveste per i templari un particolare significato iconografico, poiché si dice che il pavimento del Tempio di Salomone, nei pressi del quale era il loro quartiere in Terrasanta, fosse formato da riquadri bianchi e neri. (PH ARCH. M.DI LAURO)


Fig.2 Cavalieri templari che giocano a scacchi, miniatura tratta dal Libros del Ajedrez, dados y tablas di Alfonso X il Saggio, 1283.  Real Biblioteca del monastero di San Lorenzo de L’Escorial, Madrid.

Fig.2 Cavalieri templari che giocano a scacchi, miniatura tratta dal Libros del Ajedrez, dados y tablas di Alfonso X il Saggio, 1283. Real Biblioteca del monastero di San Lorenzo de L’Escorial, Madrid.(PH ARCH. M.DI LAURO)


Fig. 3 S. Maria di Siponto Basilica Inferiore (Cripta) Sul pavimento della cripta è possibile notare la presenza, tra altri disegni geometrici, del quadrato (simbolo della terra) e del cerchio (simbolo del cielo). (PH ARCH. M.DI LAURO)

Fig. 3 S. Maria di Siponto Basilica Inferiore (Cripta)
Sul pavimento della cripta è possibile notare la presenza, tra altri disegni geometrici, del quadrato (simbolo della terra) e del cerchio (simbolo del cielo). (PH ARCH. M.DI LAURO)


Fig. 4 S. Maria di Siponto cerchio di luce sulla volta a stella
Il cerchio luminoso è visibile appieno in estate quando il sole attorno a mezzogiorno solare penetra uniformemente attraverso le quattro monofore della cupola. La foto è stata scattata nel mese di luglio del 2006, prima del recente restauro della chiesa.
(PH ARCH. M.DI LAURO)

 
 
 
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