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Pizzomunno con gerani rossi.

 

 
Pizzomunno

Lungo il tratto meridionale della costa viestana, ritroviamo una piccola spiaggia che deve il suo nome all’ imponente faraglione che dalle acque cristalline si erge sovrano a sorvegliare la città ed i suoi abitanti: la Spiaggia del Pizzomunno.

Qui sembra aver avuto luogo un’ interessante e fantastica vicenda che ha come protagonisti due giovani innamorati , entrambi originari di Vieste .

Pizzomunno , giovane ed attraente pescatore, e Cristalda , ragazza bellissima dai lunghissimi capelli color dell’ oro, si amavano teneramente e vivevano nella convinzione che nulla al mondo potesse intaccare un sentimento tanto forte e sincero.

Ogni sera, Cristalda scendeva in spiaggia per salutare il suo bel Pizzomunno prima che con la sua barca andasse incontro al mare aperto.

Ogni notte, in mare, Pizzomunno riceveva la visita delle sirene che cercavano di ammaliarlo con i loro canti soavi. Le regine del mare desideravano ardentemente che Pizzomunno diventasse il loro re ed amante.

Il giovane, però, non cedette mai alle avance delle sirene tentatrici , avendo già donato il suo cuore alla candida Cristalda.

I reiterati rifiuti del giovane, scatenarono la furia delle sirene .

Una sera, le sirene raggiunsero i due amanti sulla spiaggia ed aggredirono Cristalda con grande ferocia, inghiottendola nelle profondità del mare.

Pizzomunno
fu colto da un dolore devastante, talmente grande da pietrificarlo per sempre.

Il giorno seguente, i pescatori di Vieste trovarono Pizzomunno pietrificato sulla roccia che oggi porta il suo nome.

La leggenda vuole che, ogni cento anni, Cristalda riemerga dalle profondità del mare per incontrare Pizzomunno e rivivere con lui l’ emozione di una notte d’amore sulla spiaggia che li fece incontrare.

 

 

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Promontorio del Gargano

Il più delle volte si pensa che la storia antropologica ebbe inizio sul promontorio del Gargano con l'apparizione dell'Arcangelo Michele più di sedici secoli or sono quando ancora il Cristianesimo conviveva con le allora attuali religioni pagane. Ma se analizziamo le carte romane si nota che gli insediamenti sedentari sono precedenti all'apparizione dell'Arcangelo e si trovavano sulla costa e ai piedi del sontuoso monte (Ergitium ,Sipontum ,Merinum ,Teanum , ,Apulum ,Urium).
Si trovano degli insediamenti umani persino precedenti a questi ultimi, ma bisogna risalire addiritturà all'età del bronzo, tanto è vero che lungo la provinciale che collega Foggia con San Marco in Lamis, a qualche chilometro da Borgo Celano, in zona"Chiancata La Civita-Valle di Vitturo"  è stato ritrovato la necropoli più antica della intera Europa. Altre testimonianze sono date dagli insediamenti rupestri e dalla innumerevole presenza di oggetti litici e di mura megalitiche che si sono scoperti nel corso degli anni sul Gargano.
 

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Toro seduto

 

Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica sé stesso per il bene degli altri. È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sé stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità.

Toro seduto

 

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Messaggi del 09/02/2021

Vieste/ Informazione di servizio. Interessa gli abitanti della zona “Pietà”

Post n°27742 pubblicato il 09 Febbraio 2021 da forddisseche

Vieste/ Informazione di servizio. Interessa gli abitanti della zona “Pietà”

La Polizia Locale di Vieste informa che domani per via dei lavori alla condotta idrica, nella zona “Pietà” e in particolare nelle abitazioni limitrofe, si avvertirà una  diminuzione della pressione idrica.

 
 
 

VIESTE – I benefici dell’ortoterapia alla Fondazione Turati

Post n°27741 pubblicato il 09 Febbraio 2021 da forddisseche

VIESTE – I benefici dell’orto terapia alla Fondazione Turati

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Bietole, cime di rapa, prezzemolo. Sono alcuni dei bellissimi frutti di un progetto di orto terapia realizzato alla Fondazione Turati di Vieste, dove gli anziani ospiti della Rssa e i ragazzi residenti della Rssd sono stati coinvolti nella cura di uno spazio verde realizzato a tale scopo all’interno della struttura.
L’iniziativa è stata coordinata dall’educatrice Paola Marcucci con la collaborazione degli operatori ed è partita lo scorso anno. Molti benefici dell’orto terapia, che oltre a offrire la possibilità di compiere un’attività all’aria aperta e a contatto con la natura favorisce il benessere, sia fisico sia mentale. La finalità principale del progetto è proprio offrire agli ospiti un’atmosfera più familiare possibile, favorendo il loro equilibrio psico-fisico e rendendo la degenza una parte lieta della vita. A Vieste l’attività è stata svolta dai partecipanti con grande entusiasmo: a tutti ha regalato emozioni positive di attesa, sorpresa e meraviglia.
Gli ospiti hanno potuto così creare un piccolo orto nel quale sono state piantate soprattutto bietole, cime di rapa e prezzemolo. Dopo una pausa autunnale, ora che la struttura è tornata nuovamente Covid free, i residenti hanno ritrovato il loro orto pieno di vita e hanno potuto finalmente ammirare i risultati delle loro cure. Alla fase della raccolta delle verdure seguirà quella che le vedrà cucinare anche con le tipiche orecchiette pugliesi.

 
 
 

Vieste – VACCINAZIONE ANTICOVID, ANNAMARIA GIUFFREDA: “NOI MEDICI NE SAPPIAMO COME VOI… CIOE’ NIENTE” [Video]

Post n°27740 pubblicato il 09 Febbraio 2021 da forddisseche

Vieste – VACCINAZIONE ANTICOVID, ANNAMARIA GIUFFREDA: “NOI MEDICI NE SAPPIAMO COME VOI… CIOE’ NIENTE” [Video]  

 
“Non chiedete ai medici come funzionerà la vaccinazione perché ne sappiamo esattamente come voi e cioè… NIENTE!”. Termina con questa frase il messaggio che questa mattina la dottoressa Annamaria Giuffreda, medico di medicina generale e responsabile dell’UDMG (Ufficio Distrettuale per la programmazione ed il monitoraggio generale, Distretto…
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GIORNATA DEL RICORDO – L’amorevole legale di Vieste con Pola

Post n°27739 pubblicato il 09 Febbraio 2021 da forddisseche


GIORNATA DEL RICORDO – L’amorevole legale di Vieste con Pola

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Nel corso dei secoli vi è sempre stato un forte legame tra Vieste (e la costa garganica in genere) e l’altra sponda dell’Adriatico rappresentata dalle regioni di Istria e Dalmazia. Un forte legame che ha posto le sue basi su di un florido commercio che ci vedeva esportare olio d’oliva, agrumi e bestiame ed importare soprattutto legname pregiato; in diversi piccoli centri dalmati si parla o comunque si comprende il dialetto garganico.
Ma tra il 1943 ed il 1947 in quelle regioni si consumò una delle pagine più tristi della nostra storia, la tragedia delle foibe e degli esuli giuliano-dalmati perpetrata per motivi etnici e politici dalle truppe comuniste slave di Tito. Fu una vera e propria pulizia etnica verso persone inermi, di ogni credo politico e religioso e di ogni ceto sociale, che avevano come unica “colpa” quella di essere italiani. Di questi oltre 12.000 vennero catturati, torturati ed infine, condotti in coppia sul ciglio delle cavità carsiche, dette foibe, ad uno di loro veniva sparato un colpo alla nuca trascinandosi dietro un’altra persona ad esso legato al polso con un filo di ferro, una fine atroce tra dolori di fratture ossee ed emorragie interne. Ad altre 350.000 persone spettò l’infelice destino dell’esilio. Tra gli “infoibati” ci furono diversi viestani: Vincenzo Vescera, poliziotto in servizio a Trieste, catturato il 2 Maggio 1944 ed infoibato presso Basovizza, ai discendenti, su segnalazione del Comune di Vieste, venne riconosciuta la Medaglia alla Memoria del Presidente della Repubblica in occasione delle celebrazioni del “Giorno del Ricordo” del 2015; Francesco Cavaliere, poliziotto in servizio a Gorizia; Francesco Paolo Ascoli, anch’esso poliziotto; Giovanni Battista Chieffo, civile; ed altri due dei quali si conosce solo il cognome, Russo e Santoro.
Lo stesso ex Sindaco Ludovico Ragno era un esule, all’età di 21 anni lasciò Zara con la sua famiglia per trasferirsi a Vieste.
Ma in questa pagina buia della storia Vieste rappresenta un raggio di luce, fu l’unico Comune italiano che per motivi umanitari si impegnò a fondare la nuova Pola sul proprio territorio (cedendo parte dello stesso) per poter accogliere gli esuli delle terre italiane di Istria, Giulia e Dalmazia. Così come ricorda lo storico Carlo Cesare Montani, Vieste lo fece in maniera concreta, infatti nella Delibera di Giunta Municipale nr. 70 del 18.04.1947, recante all’oggetto “Fondazione della nuova Città di Pola” vi è sancito <<… una nuova Pola deve essere creata, sullo stesso mare e sulla stessa sinuosità insidiose di identiche scogliere… Delibera… … a far sì che i fratelli polesi possano riaffacciarsi su quel loro mare da dove incomprensione ed ingiustizia li hanno cacciati… >>. Su questa vicenda, di recente, il giovane scrittore Paolo De Chirico ha affermato che nel suo romanzo horror, ambientato anche a Vieste, intitolato “Strada senza ritorno” ha preso ispirazione dalla targa affissa a <<… Marina Piccola inneggiante la fratellanza tra Vieste e Pola, unendo il fascino della storia di Vieste, alle leggende di Pola… >>.
Per decenni la vicenda dei martiri delle foibe e degli esuli giuliano-dalmati venne rimossa dalla memoria storica e politica, permeata da un assordante silenzio determinato da ragioni politiche e da una faziosità culturale che ha discriminato le vittime in base alle divise dei loro carnefici. Le cose sono finalmente iniziate a cambiare con l’approvazione della Legge 30 Marzo 2004 n. 92 con la quale <>.
Nei cinque anni passati, in veste di assessore comunale, spinsi l’Amministrazione Comunale, con la preziosa collaborazione della Società di Storia Patria per la Puglia, a farsi promotrice di una azione di riscoperta della “memoria negata” attraverso momenti di approfondimento scolastico, borse di studio e cerimonie istituzionali. Mi auguro che l’attuale Amministrazione Comunale continui su questa strada, lo dobbiamo alla memoria dei nostri morti e della generosità dei viestani e dell’Amministrazione Comunale del 1947.

 

Gaetano Zaffarano – Già assessore comunale




 
 
 

VIESTE/ VIAGGIO NEGLI ANNI DAL 1943 AL 2013. IL PANE…

Post n°27738 pubblicato il 09 Febbraio 2021 da forddisseche


C’è chi dice che il Medioevo, per alcuni aspetti, da noi è finito dopo la seconda guerra mondiale. Si pensi all’evoluzione del fare il pane. I viestani, e chissà quanti altri, fino a sessant’anni fa nella grande maggioranza mangiavano il pane fatto in casa. Gli indigenti, e qualcuno che tale non era, per sfizio, compravano giornalmente al forno o in negozio “il pane di piazza”. I proprietari dei campi seminati a grano facevano macinare quello di loro produzione, gli altri cittadini lo compravano, o compravano la farina: un sacco o mezzo sacco alla volta. A fare il pane pensavano le donne di casa, tradizionalmente ogni sette-otto giorni. Era la loro croce e non delizia. La rassegnata casalinga si alzava verso le tre-quattro di notte, sistemava in cucina, sotto la lampada, la capiente madia (rattaplà o fazzator? per i viestani)e dentro distribuiva in cerchio da 10 a 20 chili di farina, secondo il numero dei componenti la famiglia. In mezzo al cerchio versava dell’acqua, spesso quella di mare per risparmiare il sale, evitando il controllo della Finanza (essendone proibito il prelievo), poneva il crescente, ovvero il lievito, predisposto la sera prima, e impastava il tutto. Coagulato che s’era, diventato la “massa”, ficcava dentro i pugni a ritmo costante, rigirandola ogni tanto e aggiungendo un po’ di altra acqua, fino a rendere perfetto l’amalgama. Dopo averla lasciata “crescere” per due-tre ore, resinava, cioè ritagliava le pagnotte da mandare al forno. Dal quale poi uscivano cotte a dovere. Anche il lavoro del fornaio cominciava dalla sera prima. Scorrono nella memoria i personali ricordi e la rievocazione che me ne fa uno degli ultimi fornai di Vieste, Peppino Carofiglio, 89 anni, una lucida memoria. Verso l’imbrunire, ciascuno di loro faceva il giro delle strade vicine al proprio forno dando avviso di sé con uno squillo della trombetta che teneva appesa al collo. Chi l’indomani doveva fare il pane lo chiamava e si faceva lasciare la “tavola”, un’asse di legno lungo circa due metri su cui posare le forme di pane da cuocere. All’una di notte il fornaio si alzava e andava al forno a rinforzare con altra legna il fuoco (non si lasciava mai spegnere del tutto) e a preparare quant’altro serviva per il lavoro. Iniziava così la sua giornata. D’inverno era ancora buio quando arrivava nelle case a ritirare le forme di pane. Si poneva la rotella di panno sul capo, equilibrava la “tavola” e via di buon passo al forno. Così di casa in casa finché non completava il giro. La prima infornata aveva luogo alle quattro del mattino, la seconda alle otto. Certi giorni si faceva una sola infornata. Ritto davanti alla bocca del forno, il bravo fornaio v’infilava spesso la pala per girare le pagnotte affinché venissero cotte uniformemente. Una volta sfornate le rimetteva sulla tavola e di buon passo tornava a casa della cliente per la consegna.  In queste odorose case del pane s’infornavano altresì taralli (nei giorni della festa patronale di Santa Maria i forni restavano aperti ininterrottamente, tanti erano i taralli da cuocere), e poi fichi e pere per farne fichisecchi e peresecche, che si conservavano per l’inverno, e fave, mele cotogne, carrube, olive, castagne. Frequentissima compagna del pane era la pizza col pomodoro, alta due dita, morbida, odorosa, tanto più gradevole quanto più riusciva di color rame. A ripensarlo adesso, demitizzato della suggestione sacrale che avvolge il pane quando esce dal forno, il lavoro del fornaio aveva qualcosa di infernale. Non per la facile similitudine di chi vi era addetto con gli inquilini del fuoco eterno, ma per quanta fatica doveva fare. Dall’una di notte alle quattro del pomeriggio egli lavorava 15 ore, cioè due giornate sindacali in una, l’equivalente di certi prodotti moderni che ne prendi due e paghi uno. Tanto faceva per campare onestamente la famiglia.  In passato dovettero esserci dei titolari di forni che godettero di generale considerazione, visto che nella nostra città tre vie ne recano il nome: Forno Danelli, Forno De Angelis e Forno Santoro. Il primo forno elettrico fu aperto a Vieste nel 1938, dai fratelli Caruso. Fino ai primi anni del dopoguerra bastò a soddisfare la richiesta cittadina. Poi non più. Le casalinghe stavano perdendo la voglia di fare il pane in casa e per le figlie guardavano al diploma. Di conseguenza aumentò la vendita del pane di piazza. Negli anni 50 aprì un secondo forno Giovanni Latorre.

Al principio degli anni 70 di forni a legna aperti erano rimasti soltanto due: quello di Peppino Carofiglio in Via Tordisco e l’altro di Michelantonio Zaffarano in via Santa Eufemia. Durarono sino al 1977, per i pochi superstiti sentimentali del pane fatto in casa. Ma per i fornai, di pane da guadagnare ormai ce n’era ben poco. Infornavano in una giornata da 40 a 50 chili, troppo poco per campare la famiglia. Così quell’anno entrambi smisero l’attività. Quasi per hobby, continuarono a infornare taralli e altre cosucce fino al 1984, poi cessarono del tutto.Le persone che hanno superato i cinquant’anni ricordano, chi più chi meno, i nomi degli ultimi otto forni a legna di Vieste e la loro ubicazione, qui riportati di seguito insieme ai due già citati:Bevilacqua Paolino in via Forno Danelli; Carofiglio Peppino, via Tordisco; Carofiglio Sante, via Chirurgo Dell’Erba (poi in via F.lli Cocle); Carofiglio Michele, via F.lli Cocle (già chiuso, crollò nel ’58); Chionchio… detto Friscomino, via Dott. Giuliani; Ricciardelli Pasquale, vicino la chiesa cattedrale; Ricciardelli Sebastiano (Vastianin) via Fontana; Zaffarano Michelantonio, via Santa Eufemia.Spenti i fuochi dei suddetti forni, finisce a Vieste l’epoca dei forni a legna per il pane. A ricordarli, insieme ai nomi di quei fornai e al pane di allora, sono rimasti nel nostro linguaggio alcuni proverbi. Uno è riferito a persona che per necessità o per congenita irrequietezza si muove continuamente. Di lui si dice che “gir turn turn com la pael du furn”. Un altro rassicura chi si lamenta del caldo eccessivo che “n-sciuna furner è murt d’calt”. Un terzo, nato nel tempo in cui il pane di piazza lo comprava chi non aveva i soldi per il sacco di farina, si usava per sottolineare che la salute è più importante della ricchezza, poiché augurava “salut e paen d’ chiazz”.A causa della crisi economica che da quattro-cinque anni investe l’America e l’Europa, che ha causato, tra l’altro, il rincaro del prezzo del pane, a qualcuno è balenata l’idea di rimettere in onore il pane fatto in casa. In una puntata di “Uno mattina”, ne hanno discusso tempo fa alla TV la conduttrice, una giornalista e una signora esperta di come si fa. Che ne ha dato una dimostrazione. Però lo ha fatto non nella madia, all’uso antico, ma con uno strumento nel quale basta introdurre la farina, l’acqua e il sale, che a tutto il resto pensa lo stesso strumento. Anzi, quasi tutto, perché poi bisogna infornarlo.Ci saranno signore disposte ad avventurarsi nell’operazione?Ludovico RagnoAGGIO NEGLI ANNI DAL 1943 AL 2013. IL PANE…

 
 
 

VIESTE – Valorizzazione collinetta del castello, entro il 28 febbraio le idee progettuali

Post n°27737 pubblicato il 09 Febbraio 2021 da forddisseche

VIESTE – Valorizzazione collinetta del castello, entro il 28 febbraio le idee progettuali

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L’amministrazione comunale, nel proseguire un programma di riqualificazione e rilancio dell’assetto urbano, ha indetto un concorso di idee per la riqualificazione urbana e la valorizzazione del versante collinare circostante il Castello Svevo in Vieste, luogo che allo stato attuale risulta privo di percorsi ed elementi di arredo.
Lo scopo di riqualificazione è anche quello di elevare il grado di attrattività turistica del luogo mediante la conservazione e valorizzazione della memoria storica.

 

Consegna elaborati: entro le ore 12.00 del 28/02/2021; Inizio lavori giuria: entro il 7° giorno successivo alla data di scadenza della presentazione degli elaborati. Conclusione lavori giuria: entro il 10° giorno successivo alla data di inizio dei lavori della Giuria. Comunicazione dei vincitori: entro il 5° giorno successivo alla conclusione dei lavori della Giuria. Le date e gli orari di riunione in seduta pubblica della Commissione giudicatrice saranno resi noti mediante avviso sul sito internet del Comune di Vieste.

 

Bando integrale:  http://www.comune.vieste.fg.it/vieste/po/attachment_news.php?id=874

 
 
 

“Peregrinatio” Madonna di Loreto, il programma della giornata a Vieste

Post n°27736 pubblicato il 09 Febbraio 2021 da forddisseche

“Peregrinatio” Madonna di Loreto, il programma della giornata a Vieste

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Com’è noto, la sacra effigie della Madonna nera di Loreto, patrona degli aeronauti, sarà a Vieste il prossimo sabato, 13 febbraio 2021, in occasione della “Peregrinatio Mariae”,  grande evento religioso voluto da papa Francesco.

 

Reso noto il programma ufficiale dell’importante manifestazione, che sarà trasmessa in diretta da Garganotv, con il contributo del Comune di Vieste.

 

Questo il programma:

 

Ore 10:30: Arrivo in Cattedrale della venerata statua della Madonna di Loreto;

 

Ore 11:00: Solenne Concelebrazione eucaristica;

 

Ore 12:00 – 13:00: Visite private alla Vergine da parte di fedeli e cittadini;

 

Ore 15:00 – 18:00: Animazione liturgica con preghiere, rosario, canti, liturgia della Parola a cura delle parrocchie Gesù Buon Pastore (15/16), Santa Croce (16/17), Cattedrale (17/18);

 

Ore 18:00: Celebrazione Santa Messa a cura di don Gioacchino Strizzi, parroco.

 

A conclusione: Preghiera dell’aviatore e affidamento alla Madonna;

 

Ore 19:00: Partenza della Statua della Madonna di Loreto con destinazione Centro Radar di Jacotenente (Foresta Umbra).


 
 
 

VIESTE – Padre Franco Moscone celebra la messa nella cappella della Madonna di Merino

Post n°27735 pubblicato il 09 Febbraio 2021 da forddisseche

VIESTE – Padre Franco Moscone celebra la messa nella cappella della Madonna di Merino

Una circostanza più unica che rara quella della celebrazione eucaristica, da parte di un vescovo, nella “Cappella del popolo”. Ma padre Franco, riguardo la nostra Protettrice, ci sta abituando a gesti del tutto sui generis, come quello, si ricorderà, del suo essere semplice pellegrino il 9 maggio 2019, allorquando, nel tragitto tra la spiaggia di Scialmarino e il “Montincello”, volle portare a spalla, la “cassa” della Madonna. Proprio come un semplice, umile, devoto pellegrino.

 
 
 

SANNICANDRO/ SCIOLTO IL CONSIGLIO COMUNALE. ATTO DOVUTO DOPO LA MORTE DEL SINDACO CIAVARELLA, SI VOTERÀ IN PRIMAVERA.

Post n°27734 pubblicato il 09 Febbraio 2021 da forddisseche

SANNICANDRO/ SCIOLTO IL CONSIGLIO COMUNALE. ATTO DOVUTO DOPO LA MORTE DEL SINDACO CIAVARELLA, SI VOTERÀ IN PRIMAVERA.

Il pre­fetto di Foggia Raffaele Grassi ha di­chiarato lo scioglimento del consiglio co­munale di San Nicandro, dopo la pre­matura scomparsa a inizio anno del sin­daco Costantino Ciavarella, ucciso dal Covid. Si tratta di un atto dovuto per indire le nuove elezioni di primavera (la data dev’es­sere ancora fissata): resta in carico l’at­tuale giunta con a capo il vicesindaco Carmela Cataluddi, i consigli comunali che si terranno regolarmente. Escluso l’arrivo del commissario prefettizio che potrebbe essere nominato solo in caso di dimissioni di 9 consiglieri.

Negli ultimi tempi si era creata con­fusione tra la popolazione nell’interpre­tazione della nota del prefetto, poi il vi­cesindaco Carmela Cataluddi ha precisato il senso di quella comunicazione: «La nota del prefetto» ha detto «è un atto dovuto e segue un naturale iter normativo. Infatti l’articolo di legge stabilisce che in caso di impedimento permanente, rimozione, de­cadenza o decesso del primo cittadino, la giunta decade e si procede allo sciogli­mento del consiglio. Il consiglio e la giunta rimangono in carica sino alla elezione del nuovo consiglio e del nuovo sindaco» Fino alle nuove elezioni, le funzioni del sindaco, secondo la legge, stabilisce che sono svolte dal vicesindaco.

Lo scioglimento del consiglio comunale è quindi finalizzato a consentire le nuove elezioni nel primo turno utile: il vice- sindaco Cataluddi e con lei la deputata del Movimento 5 Stelle Marialuisa Faro, sono state ricevuta dal prefetto Raffaele Grassi. In linea con quanto iniziato e portato avanti con il compianto sindaco Costantino Ciavarella, l’on. Faro e la Cataluddi hanno ribadito al prefetto l’esigenza di sentire lo Stato ancora più vicino in questo pan ticolare momento che sta attraversando la città di San Nicandro Garganico. «Il mo­mento è delicato e c’è bisogno di collaborazione tra le istituzioni per accom­pagnare in modo gentile la città ad ele­zioni» hanno detto «senza permettere colpi di testa a nessuno. I prossimi anni saranno di ricostruzione e di rilancio dove è ne­cessario sviluppare una visone di città il più possibile condivisa e partecipata. Sa­ranno anni in cui servirà serietà e rigore. Bisogna evitare inutili personalismi e par­tire dal principio cardine che la guida di un’amministrazione, ben condotta, può da­re frutti in termini di tenore di vita di tutti i cittadini».

La Cataluddi ha aggiunto che «la perdita del sindaco Costantino Ciavarella ha scon­volto tutti e ha sicuramente creato sban­damento, ma sarà mio compito portare, nel modo più limpido possibile, il nostro co­mune alla prossima finestra elettorale e gestire con ordine l’amministrazione. Que­sto va fatto soprattutto per portare rispetto alla memoria del nostro sindaco».

Anna Lucia Sticozzi

 
 
 

CONCORSO DI IDEE PER LA RIQUALIFICAZIONE URBANA E LA VALORIZZAZIONE DEL VERSANTE COLLINARE CIRCOSTANTE IL CASTELLO SVEVO

Post n°27733 pubblicato il 09 Febbraio 2021 da forddisseche

CONCORSO DI IDEE PER LA RIQUALIFICAZIONE URBANA E LA VALORIZZAZIONE DEL VERSANTE COLLINARE CIRCOSTANTE IL CASTELLO SVEVO IN VIESTE

L’amministrazione comunale, nel proseguire un programma di riqualificazione e rilancio dell’assetto urbano, ha indetto un concorso di idee per la riqualificazione urbana e la valorizzazione del versante collinare circostante il Castello Svevo in Vieste, luogo che allo stato attuale risulta privo di percorsi ed elementi di arredo.Lo scopo di…
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Economia Vieste – COMMERCIO, ROSSELLA FALCONE ”INCENTIVI PER 80 MILA EURO PER RIQUALIFICARE L’OFFERTA E L’ARREDO URBANO”

Post n°27732 pubblicato il 09 Febbraio 2021 da forddisseche

Vieste – COMMERCIO, ROSSELLA FALCONE ”INCENTIVI PER 80 MILA EURO PER RIQUALIFICARE L’OFFERTA E L’ARREDO URBANO” [Video] 
A breve il Comune di Vieste emanerà un bando rivolto al settore commerciale della città per incentivare le attività economiche, in particolar modo nel centro storico e del borgo ottocentesco, che vogliano trasformarsi oppure per prevedere anche delle nuove aperture che puntino sull’enogastronomia a base di prodotti locali. Inoltre si vuole dare un…
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