Vieste, 11 febbraio 2026 — La Giornata del Malato, istituita da San Giovanni Paolo II nel 1993 in memoria della Madonna di Lourdes, non è solo una data sul calendario. È un invito alla Chiesa e alla società a chinarsi su chi soffre, a riconoscere il valore di ogni vita fragile. Ieri sera, l’auditorium Falcone/Borsellino di Vieste ha risposto a questo invito non con parole, ma con note. La Scuola Musicale Nuova Diapason, presieduta dalla Maestra Maria Candelma, ha creato un evento di comunità viva, capace di unire musica, testimonianza e speranza concreta.
Vi confesso che raramente ho sentito quell’auditorium vibrare in questo modo. Una serata in cui le note e le parole si sono intrecciate per ricordare a tutti che la cultura, prima di essere intrattenimento, è cura, dialogo, resistenza civile.
Ho aperto la serata con due voci coraggiose, simboliche della nostra Vieste. Michela Papagni, caregiver e testimone delle fatiche quotidiane di chi si prende cura di un familiare fragile, ha raccontato con lucidità e dolore la propria esperienza, denunciando come in Italia la figura del caregiver resti ancora senza tutele concrete. Reduce da una protesta tenutasi a Roma con centinaia di caregiver di tutta Italia, per sottolineare come il recente DDl della ministra Locatelli, che riconosce alcuni benefici da un lato, ma dall’altro estrema burocrazia che certamente non aiuta i caregiver. Accanto a lei, Giovanni Denittis, medico e fondatore dell’associazione Sanità Negata, ha ricordato che la sanità non è solo un insieme di strutture, ma un patto di fiducia che unisce le persone. Ha detto una frase che mi è rimasta impressa: “Questa serata serve a risvegliare il senso di comunità, a ricordarci che non siamo soli.”
Poi, il silenzio carico di attesa: inizia il concerto del quartetto d’archi Melos Aureum, guidato dal maestro Francesco Mastromatteo. Le prime note del Divertimento per archi K.138 di Mozart si sono propagate come un balsamo. Gli archi, perfetti nell’intesa e nella precisione, hanno restituito al pubblico un Mozart luminoso, vivo. Poi, con il Quartetto Op. 80 di Mendelssohn, la sala è diventata un luogo sospeso, intriso di malinconia ma anche di forza interiore.
Il pubblico — variegato, fatto di appassionati, curiosi, cittadini comuni — è rimasto rapito, in religioso silenzio. Io stesso, sul palco, sentivo l’onda dell’emozione scaldare l’aria. Mastromatteo, con la sua oratoria sobria e profonda, ha fatto molto più che presentare le opere: le ha inserite nel contesto del tema della serata, “Il suono che cura”. Ogni spiegazione diventava un ponte tra la musica e la vita reale, un modo per ricordare che la bellezza non salva da sola, ma aiuta a resistere.
A metà tra le due esecuzioni, un videomessaggio dell’oncologo Raffaele Deluca ci ha riportati a terra, ma con speranza. In pochi minuti ha parlato del tumore al pancreas e della nascita della nuova associazione pugliese Sud for Pancreas, impegnata nella ricerca e nel sostegno ai malati. A fine serata, la possibilità di aderire all’associazione diventava un gesto concreto, un’estensione del sentimento che aveva attraversato la sala per tutta la serata.
Erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni, tra cui la consigliera regionale Rossella Falcone, a testimoniare il riconoscimento del valore di un’iniziativa del genere e il consigliere comunale Sandro Siena del comune di Vieste che ha patrocinato la serata. Uscendo dall’auditorium, ho guardato i volti delle persone: stupore, gratitudine, luce. La Nuova Diapason ancora una volta ha alzato l’asticella, dimostrando che la musica, quando incontra la consapevolezza civile, può davvero generare comunità.
E sì, lo posso dire: questa volta il suono ha davvero curato.
Gaetano Simone

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