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Pizzomunno con gerani rossi.

 

 
Pizzomunno

Lungo il tratto meridionale della costa viestana, ritroviamo una piccola spiaggia che deve il suo nome all’ imponente faraglione che dalle acque cristalline si erge sovrano a sorvegliare la città ed i suoi abitanti: la Spiaggia del Pizzomunno.

Qui sembra aver avuto luogo un’ interessante e fantastica vicenda che ha come protagonisti due giovani innamorati , entrambi originari di Vieste .

Pizzomunno , giovane ed attraente pescatore, e Cristalda , ragazza bellissima dai lunghissimi capelli color dell’ oro, si amavano teneramente e vivevano nella convinzione che nulla al mondo potesse intaccare un sentimento tanto forte e sincero.

Ogni sera, Cristalda scendeva in spiaggia per salutare il suo bel Pizzomunno prima che con la sua barca andasse incontro al mare aperto.

Ogni notte, in mare, Pizzomunno riceveva la visita delle sirene che cercavano di ammaliarlo con i loro canti soavi. Le regine del mare desideravano ardentemente che Pizzomunno diventasse il loro re ed amante.

Il giovane, però, non cedette mai alle avance delle sirene tentatrici , avendo già donato il suo cuore alla candida Cristalda.

I reiterati rifiuti del giovane, scatenarono la furia delle sirene .

Una sera, le sirene raggiunsero i due amanti sulla spiaggia ed aggredirono Cristalda con grande ferocia, inghiottendola nelle profondità del mare.

Pizzomunno
fu colto da un dolore devastante, talmente grande da pietrificarlo per sempre.

Il giorno seguente, i pescatori di Vieste trovarono Pizzomunno pietrificato sulla roccia che oggi porta il suo nome.

La leggenda vuole che, ogni cento anni, Cristalda riemerga dalle profondità del mare per incontrare Pizzomunno e rivivere con lui l’ emozione di una notte d’amore sulla spiaggia che li fece incontrare.

 

 

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Promontorio del Gargano

Il più delle volte si pensa che la storia antropologica ebbe inizio sul promontorio del Gargano con l'apparizione dell'Arcangelo Michele più di sedici secoli or sono quando ancora il Cristianesimo conviveva con le allora attuali religioni pagane. Ma se analizziamo le carte romane si nota che gli insediamenti sedentari sono precedenti all'apparizione dell'Arcangelo e si trovavano sulla costa e ai piedi del sontuoso monte (Ergitium ,Sipontum ,Merinum ,Teanum , ,Apulum ,Urium).
Si trovano degli insediamenti umani persino precedenti a questi ultimi, ma bisogna risalire addiritturà all'età del bronzo, tanto è vero che lungo la provinciale che collega Foggia con San Marco in Lamis, a qualche chilometro da Borgo Celano, in zona"Chiancata La Civita-Valle di Vitturo"  è stato ritrovato la necropoli più antica della intera Europa. Altre testimonianze sono date dagli insediamenti rupestri e dalla innumerevole presenza di oggetti litici e di mura megalitiche che si sono scoperti nel corso degli anni sul Gargano.
 

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Toro seduto

 

Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica sé stesso per il bene degli altri. È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sé stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità.

Toro seduto

 

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Messaggi del 09/09/2020

Tecnico in localfood, a Vico corso gratuito e stage nelle aziende. Un corso gratuito di 1200 ore di lezione e 800 di stage in a

Post n°27020 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

Tecnico in localfood, a Vico corso gratuito e stage nelle aziende. Un corso gratuito di 1200 ore di lezione e 800 di stage in azienda. Tutte le informazioni su come partecipare: non ci sono limiti d’età  

  
 

Un corso gratuito della durata di 2000 ore (1200 ore di lezione e 800 di stage in azienda), con lezioni distribuite nell’arco di un anno e mezzo: a fine ottobre, ma le iscrizioni sono già aperte, Vico del Gargano sarà sede del corso gratuito per “Tecnico superiore in localfooddigital marketing”. Si tratta di un’opportunità formativa e occupazionale importante, poiché diverse aziende hanno dato disponibilità ad assumere i corsisti in seguito allo svolgimento degli stage. Non ci sono limiti d’età per poter partecipare.

 

L’unico requisito richiesto è quello di aver già conseguito il diploma di scuola secondaria superiore. Al termine del corso, si conseguono un diploma di quinto livello (vale a dire superiore al diploma di maturità e inferiore a una laurea triennale) e diverse certificazioni, tra cui quelle relative a “lingua inglese”, informatica e privacy specialist. Il corso è organizzato dalla Fondazione ITS Istituto Tecnico Superiore Agroalimentare Puglia.

 

La domanda di iscrizione debitamente sottoscritta e corredata dei documenti richiesti nel bando (info e modulistica https://www.itsagroalimentarepuglia.it/corsi-its/10-ciclo-corsi-its-2020-22/tecnico-superiore-in-local-food-digital-marketing/#tab-id-2-active), dovrà pervenire all’indirizzo PEC (fonditsagroalimentare@legalmail.it) o in busta chiusa (consegnata a mano o spedita per posta ordinaria, non farà fede la data di spedizione), entro e non oltre le ore 18:00 del 9 ottobre 2020 al seguente indirizzo:Fondazione ITS Agroalimentare Puglia
S.C. 138 C.da Marangi n. 26 - 70010 Locorotondo (BA).

 

Il corso si pone l’obiettivo di formare Tecnici Superiori con specifiche conoscenze delle eccellenze agroalimentari del territorio di appartenenza e competenze professionali per l’implementazione di strategie di web marketing per la valorizzazione. L’esperto sarà in grado di sviluppare contenuti per il Digital storytelling di prodotti agroalimentari ottimizzando l’indicizzazione sui motori di ricerca e realizzando piani di social media marketing.

 

  Gli esperti formati saranno in grado, sulla base degli obiettivi aziendali e delle peculiarità dei prodotti agroalimentari, di individuare la soluzione di e-commerce più idonea alla promozione e vendita del prodotto. Sarà inoltre in grado di gestire piattaforme di commercio elettronico per il food, monitorare le fasi di vendita e scegliere gli strumenti digitali più efficaci e utili allo scopo.Il Tecnico Superiore potrà svolgere la propria professione in qualità di dipendente e/o consulente di Aziende di produzione, trasformazione e distribuzione di prodotti agroalimentari. Inoltre, l’Esperto potrà operare la propria professione in enti territoriali, consorzi di tutela, fondazioni e imprese nonché agenzie di comunicazione e marketing.

 
 
 

"10° Rally Porta del Gargano". Emozioni e spettacolo nelle 6 ps. Successo finale di Minchella -

Post n°27019 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

"10° Rally Porta del Gargano". Emozioni e spettacolo nelle 6 ps. Successo finale di Minchella - Potenza. Promossa a pieni voti l'organizzazione che ha fatto "tornare a correre" un intero territorio

  
 

Doveva essere ed è stata un'edizione da incorniciare e passerà agli annali come una delle più emozionanti, combattute e spettacolari di sempre. Il “10° Rally del Gargano - Crz”, uno degli eventi del motorsport storici e più attesi del Sud Italia, nonostante la “blindatura” in ottemperanza delle normative vigenti anti Covid-19, non ha tradito le attese di equipaggi, addetti ai lavori, appassionati e Media.

Un weekend che ha visto il motorsport, ma anche il territorio, “tornare a correre” dopo il lockdown - occasione di promozione turistica destagionalizzata, considerando che l'80% degli scritti provenivano da altre regioni ed hanno avuto modo di soggiornare per diversi giorni con famiglie e tecnici al seguito a beneficio delle strutture ricettive, ristorative e commerciali - grazie ad un'impeccabile macchina organizzativa messa a punto dall' “Asd Piloti Sipontini” riuscita a tagliare il prestigioso decimo traguardo con un percorso netto grazie alla collaborazione degli addetti ai lavori (Ufficiali di gara, Cronometristi, Verificatori, Volontari della Protezione Civile),

del Comune di Foggia e del Sindaco Franco Landella (che ha contribuito a sostenere fattivamente la 10^ edizione; un plauso particolare va alla Polizia Locale di Foggia per l'ineccepibile impegno profuso nell'assicurare lo svolgimento in sicurezza delle cerimonie di partenza e premiazioni), dei Comuni ospitanti i passaggi delle vetture (Manfredonia, Mattinata e Monte Sant'Angelo), dell'Aci Foggia, dell'Ufficio di Presidenza della Regione Puglia, delle Forze dell'Ordine locali e provinciali, degli operatori dell'informazione (che hanno moltiplicato l'impegno professionale per garantire con cronache, foto e video una maggiore copertura in tempo reale dell'evento, agevolandone la fruizione limitata dalle restrizioni anti Covid-19), di tutti gli sponsor che hanno creduto ed investito sulla manifestazione, di tutti gli appassionati e tifosi che hanno rispettato con responsabilità le disposizioni comportamentali previste.

Un'edizione da ricordare per il cospicuo numero di iscritti (71), per la presenza di vetture R5 (ben 15; monopolizzata la top 10 in classifica finale) e soprattutto per le emozioni dell'avvincente lotta per la vittoria finale andata ad Andrea Minchella – Claudio Potenza (Skoda Fabia), che hanno concluso le sei Prove Speciali (“Macchia – Monte S.A.” e “Gargano” ripetute tre volte nella giornata di domenica 6) con il tempo di 34'43.3, portando a casa la loro prima vittoria al “Rally del Gargano”. Al secondo posto i pluricampioni uscenti (ben sei vittorie all'attivo) e beniamini locali Giuseppe Bergantino – Mirko Di Vincenzo (Skoda Fabia) staccati di 9.6", ai quali non è bastato aggiudicarsi tutte e tre le PS "Gargano". Sul terzo gradino del podio Pietro Azzarone – Massimo Sansone (Skoda Fabia) a 21", in testa alla classifica dalla Ps1 alla Ps3. Quarto posto  per Tribuzio-Cipriani e quinto per D’Alto-Liburdi, entrambi su Skoda Fabia R5.  Fattori decisivi per la classifica finale il gran caldo, che ha messo a dura prova equipaggi e vetture, e la costanza di risultati nelle sei Prove Speciali, confermatesi un mix ben assortito di tecnica e velocità ed incastonate in scorci paesaggistici mozzafiato, così come lo Shakedown (svoltosi sabato 5) sulla “Mattinata – Monte Sant'Angelo”.

Il 10° Rally Porta del Gargano rientra nel calendario della "Coppa Itala Rally di Zona", "Trofeo Renault" e "Michelin Cup". Tutte le classifiche finali sono consultabili sul sito web www.rallyportadelgargano.it  

 
 
 

Coronavirus/ La pensione? A casa degli anziani la portano i carabinieri. Anche a Carpino consegna a giovanile signora 88enne.

Post n°27018 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

Coronavirus/ La pensione? A casa degli anziani la portano i carabinieri. Anche a Carpino consegna a giovanile signora 88enne.  

  
 

“Buongiorno, Carabinieri? Ma è vero che consegnate la pensione a casa?”

 

Certo! Infatti, la collaborazione tra Poste Italiane e l’Arma dei Carabinieri prevede questo “servizio”, concretizzatosi in questi giorni anche a Carpino, nel cuore del Gargano, dove il Comandante della Stazione ha riscosso e consegnato la pensione per conto di una giovanile Signora di 88 anni.

 

Un’azione particolarmente simbolica, in un periodo duro, difficile, specie per gli anziani che vivono da soli.

 

La Signora, alla consegna della pensione, ha manifestato al Comandante della locale Stazione Carabinieri la propria riconoscenza e gratitudine per il gesto tanto utile quanto cortese, ed il Maresciallo, assicurandole la stessa disponibilità anche per il futuro, l’ha ringraziata per la fiducia riposta nei Carabinieri.

 

La convenzione tra Poste Italiane e l’Arma stabilisce che gli anziani di età pari o superiore a 75anni possano richiedere la consegna della pensione a domicilio per tutta la durata dell’emergenza da covid-19.

 

In base allo stesso accordo i Carabinieri si recheranno presso gli Uffici Postali per riscuotere l’indennità pensionistica per poi consegnarla ai beneficiari, che ne abbiano fatto richiesta a Poste Italiane, rilasciando delega scritta.

 

L’iniziativa, come detto, è destinata ai pensionati ultra 75enni, che attualmente riscuotono la pensione in contanti, non titolari di libretto o conto corrente postale, che non abbiano già delegato altro soggetto e che non abbiano familiari conviventi, o dimoranti nelle vicinanze della propria abitazione, in grado di garantire il prelievo.

 

L’accordo è parte del più ampio impegno messo in atto dai due partner istituzionali, “Benemerita” e le storiche Poste Italiane, ciascuno nelle proprie competenze, per contrastare la diffusione del Covid-19 anche mediante l’adozione di misure che aiutino a limitare gli spostamenti ai soggetti più deboli e vulnerabili.

 

I pensionati, per maggiori informazioni, potranno contattare il numero verde 800 55 66 70, messo a disposizione da Poste Italiane, o telefonare al più vicino Comando Stazione dei Carabinieri.

 
 
 

LA “GRANDE FAME” DEL 1764 IN UNA INEDITA TESTIMONIANZA CONTENUTA NEL LIBRO DELLE CONCLUSIONI DEL REVERMO CAPITOLO DI VICO

Post n°27017 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

LA “GRANDE FAME” DEL 1764 IN UNA INEDITA TESTIMONIANZA CONTENUTA NEL LIBRO DELLE CONCLUSIONI DEL REVERMO CAPITOLO DI VICO

È un fatto noto, che non abbisogna di essere ulteriormente richiamato alla memoria, come la storia dell’uomo sia sempre stata caratterizzata dall’alternarsi di periodi di carestia – spesse volte provocati dalla mancanza (o dall’eccessiva abbondanza) di precipitazioni (e in ogni caso da fenomeni prevalentemente naturali che, tuttavia, finivano per acuire le carenze delle tecniche agricole utilizzate) – seguiti da temibili “pestilenze”.

Nella maggior parte dei casi si trattava di fenomeni interconnessi, giacché alla fame, che colpiva primariamente (e prevalentemente) gli strati più poveri della popolazione, e al conseguente indebolimento dell’organismo per mancanza dei nutrienti fondamentali, subentravano forme di morbilità (per le quali si utilizzava il generico termine “pestilenza”) dal carattere epidemico che falcidiavano un numero assai considerevole di individui.

Non è scopo di questo articolo soffermarsi sul tema, di portata evidentemente troppo ampia, relativo al “nesso di causalità” unente la mortalità della popolazione, le carestie e le conseguenti “pestilenze” che afflissero la Capitanata nel corso dei Secoli.

Piuttosto, ciò che costituisce certamente un obiettivo di più facile perseguibilità, potrà essere utile soffermarsi sulle testimonianze – ove sufficientemente precise e passibili di essere contestualizzate in un quadro più ampio – che possano con sufficiente grado di precisione squarciare le tenebre che avvolgono lo svolgimento di tali drammatici fatti con riferimento prevalente a realtà locali.

Non è da porsi in dubbio, difatti, come la maggior parte degli autorevoli studi che sono stati condotti sull’argomento, abbia avuto quale oggetto principale l’analisi del fenomeno con riguardo ai centri principali del Meridione d’Italia – in primis, ma non esclusivamente, Napoli, capitale Viceregnale e successivamente del Regno delle Due Sicilie – o, in ogni caso, i centri maggiori delle singole ripartizioni territoriali.

Tuttavia, con lo scopo di introdurre un argomento che sarà sviluppato nel corso di un più ampio saggio in via di approntamento, avente a oggetto lo studio delle principali fonti sul tema (i cc.dd. libri mortuorum, vale a dire i volumi conservati presso le principali parrocchie cittadine ove venivano annotati, per anno, i morti accertati), non sarà inopportuno richiamare alla memoria una testimonianza “diretta”, rimasta sino a ora del tutto inedita, contenuta nel “Libro delle Conclusioni del Revermo Capitolo di Vico dopo esser stata eretta questa Chiesa in Collegiale, che fu li 10 Settembre 1749”, conservato presso l’Archivio della Collegiata di Vico.

Prima di far ciò, tuttavia, sarà utile fornire alcune macro coordinate, di portata più generale, atte a meglio inquadrare la tematica oggetto del presente scritto.

Come è stato ben evidenziato – uno studio particolarmente utile, sebbene non recente, è quello di G. Da Molin, Carestia ed epidemia del 1763-’64 in Capitanata, in Rivista di Storia dell’agricoltura, XVIII.1, 1978, pp. 69-112 e, ancora, con specifico riferimento alla storia locale,quello di G. Mattei, contenuto nella ben notaStatistica. Vico, in Giornale degli Atti della Reale Società Economica di Capitanata, III, 1837-1838, p.47 (ora anche in C. de Leo, La Società economica di Capitanata e la storia di Vico del Gargano.

Un inedito ottocentesco di Gianvincenzo Mattei, Foggia, 1998, p. 48)segnalatomi dall’amico Nicola Parisi–la carestia e la conseguente crisi sanitaria, i cui prodromi si ebbero già nel corso dell’anno 1763 (sebbene dal 1760 alcuni segni rivelatori già si palesavano agli occhi dei più attenti osservatori dell’epoca), lasciarono profondi segni sull’andamento demografico della popolazione, ben registrato, quantomeno per i centri di maggiori dimensioni, grazie alle testimonianze offerte dai già ricordati libri mortuorum.

Gli studi condotti sul tema, più in particolare, hanno reso palese l’oscillazione verso l’alto del prezzo del grano (come vedremo appresso), oltre alla penuria di generi sostitutivi (specialmente leguminose e granaglie in genere).

D’altro canto, è bene pure ricordare come la produzione agricola della Capitanata fosse caratterizzata da una forte tendenza alla monocultura – prevalentemente cerealicola – oltre che da colture estensive, su cui incideva, tuttavia, lo spetto del sistema “doganale” imposto sull’area pianeggiante del Tavoliere dagli Aragonesi (e fatto oggetto di profonde critiche da Michelangelo Manicone).

Il congiunto di condizioni climatiche sfavorevoli,il periodico succedersi di accidenti naturali, l’impiego di mezzi e tecniche agricole ancora arretrate, la penalizzazione delle pratiche agricole rispetto a quelle di allevamento sull’area del Tavoliere, faceva sì che ciclicamente si ripresentassero periodi di carestia – Pompeo Sarnelli, per esempio, nella Cronologia de’ Vescovi et Arcivescovi Sipontini edita in Manfredonia nel 1680, ricorda, con queste parole, una “invasione” di locuste e bruchi avvenuta nell’anno del Signore 1663: «Nel 1663. sentì la Puglia il flagello di Dio, imperocché in essa … Venne la locusta, e’l bruco senza numero … Plaga tanto più acerba che ferisce l’huomo nella gola; conciosiacché quest’insetti divorano i seminati ancora in erba, infettano le acque, e volano in tanta moltitudine, che privano gli occhi humani della veduta del Sole …» –a cui conseguiva un automatico ripresentarsi di patologie a carattere epidemico che decimavano la popolazione più debole.

D’altronde, gli stessi toni carichi di disperazione e rassegnazione, testimoni della millenaria lotta impari che contrapponeva l’uomo al corso inesorabile della Natura, si ritrovano anche nella testimonianza che verrà ora trascritta, avente a oggetto la “Grande Fame” che strinse la Capitanata, e non risparmiò del tutto Vico,tra il 1763 e il 1764.

Prima di fornire una succinta analisi della fonte de quo, conviene riportarne per intero il testo, così come si trova scritto nel Libro delle Conclusioni del Revermo Capitolo di Vico dopo esser stata eretta questa Chiesa in Collegiale, che fu li 10 Settembre 1749, foglio 37v. (l’indicazione sconta di un non perfetto riordinamento cronologico dei fogli che compongono il Libro):

«Memoria per i successori, e tutti

Nell’anno 1764 = dalli 14 febbraio sin alli 17 giugno fù una penuria tale di grano e di altri viveri, che il grano giunse à vendersi à docati sei il tomolo ed il rotolo del pane à ga (grana, n.d.r.):15 = e li legumi cioè le fave à carlini trentasei il tomolo, e ga: 15 la misura e l’altri legumi à carlini 24 e l’orzo à carli(ni) trenta il tomolo e ga :15 = la misura = e perché non si ritrovava grano li poveri stavano senza pane dieci, e quindeci giorni, e si cibavano di citrangoli e limongelle, e di erbe anche comuni alle bestie per essersi consumate l’erbe usuali agli uomini = e fù penuria tale mai intesa, né accaduta nell’anni passati, per quanto si aveva notizia dà più vecchi; à qual penuria successe una gran mortalità, in Napoli, che ne morirono dà settantamila, e nell’Abruzzo si spopolarono le terre senza restavvi (?) abbitanti, e nella Puglia in Foggia, in Lucera, e S. Severo vi fù una gran mortalità di paesani, e di altra gente che era conscesa (?) dalla montagna per mendicare = Ma la Montagna nostra ne fu riserbata mediante la protezione di S. Michele ed in Foggia il grano suo giunge à vendersi à docati dieci il tomolo, ma poi colle barche si portò da paesani il grano dà Viesti, e lo vendevano a docati quattro e mezzo il tomolo».

La testimonianza è particolarmente significativa, giacché permette di trarre, sia pure attraverso un incedere drammatico, significativi dati che contribuiscono a gettare nuova luce sulle interazioni – con specifico riguardo, naturalmente, al calamitoso evento di cui si discorre –osservabili all’interno di quel microcosmo costituito dalla comunità vichese e dai Paesi a essa limitrofi.

I dati relativi al prezzo del grano, sol per citare una prima serie di “numeri”, risultano in linea con quelli offerti da altri testimoni dell’eventoin altre zone del Mezzogiorno, oscillando essi, in ogni caso, tra i 5 e i 6 ducati al tomolo (cfr., sul punto, lo studio della Da Molin, op. cit., p. 73 e nt. 17), con un prezzo, come significativamente si apprende dalla fonte citata, chetra il febbraio e il giugno 1764 si attestava allo zenit di 6 ducati il tomolo (si tenga presente che 1 ducato poteva suddividersi in circa 100 grani e che, inoltre, 1 tomolo corrispondeva a circa 55,31 litri).

Come diretta conseguenza dell’alto prezzo del grano, ciò che è ben testimoniato dall’anonimo estensore della testimonianza, si era registrata una impennata nel costo del pane, che giunse a pagarsi, per un rotolo (corrispondente a circa 0,89 kg), 15 grana.

I costi proibitivi del principale cereale di consumo, il cui acquisto, quando ancora possibile, era divenuto troppo esoso per la maggioranza di coloro che lo utilizzavano per il sostentamento quotidiano(attraverso la trasformazione dello stesso in farina e poi in pane), aveva costretto a spostare l’attenzione su derrate di minor pregio, fave e altri legumi, i cui prezzi, tuttavia, erano saliti in conseguenza della maggior domanda.

La “catena causale”ora illustrata – scarsità di grano, aumento del prezzo di quest’ultimo e conseguente incremento nel costo del pane – aveva prodotto i propri effetti primariamente sulle classi meno agiate, tanto che «… li poveri stavano senza pane dieci, e quindeci giorni, e si cibavano di citrangoli e limongelle…», finendo essi per far ricorso al consumo di erbe «… anche comuni alle bestie per essersi consumate l’erbe usuali agli uomini».

La fonte esaminata, pur a fronte dei dati offerti, tace sul numero di cittadini periti a causa della carestia e della conseguente mortalità che ne era scaturita. Si sofferma, piuttosto, su quanto era accaduto nella Capitale del Regno – informando il lettore del fatto che a Napoli i morti erano stati 70.000 (numero che, in verità, anche in ragione della virulenza dell’epidemia di tifo esantematico che si era diffusa nella Città, non sembra lontano dalla realtà) e che l’intero Abruzzo risultava essere privo ormai di popolazione – e nei maggiori centri di Capitanata, soggiungendo:«… e nella Puglia in Foggia, in Lucera, e S. Severo vi fù una gran mortalità di paesani, e di altra gente che era conscesa (?) dalla montagna per mendicare». Tale ultima aggiunta, che pare, in verità, poco significativa, è in realtà di notevole importanza.

E infatti, dalla differenza nel termine impiegato – “paesani” e, poi, “altra gente” – deve necessariamente inferirsi come presso Foggia, San Severo e Lucera la moria aveva colpitocittadini vichesi che ivi dovevano trovarsi stabilmente per i più vari motivi. Diversamente interpretando la fonte, infatti, non si spiegherebbe, appunto, l’uso del termine “paesano” in contrapposizione alla locuzione “altra gente”, quest’ultima, come pure deve dedursi, costituita da quanti erano discesi dalla montagna – per tale dovendosi intendere l’Abruzzo – in cerca di miglior sorte (e sembra doversi qui leggere la spiegazione che l’estensore offre in merito alla precedente asserzione relativa allo spopolamento degli Abruzzi).

Ma ecco che, quando sta per concludersi, la fonte offre forse la miglior prova di quella impermeabilità verso l’esterno (e speculare permeabilità all’interno), che per molti aspetti doveva caratterizzare i rapporti tra i centri viciniori di Capitanata rispetto alle vicende del Regno.

E infatti, l’anonimo Chierico alla cui penna è dovuta l’estensione della testimonianzaqui esaminata, soggiunge: «Ma la Montagna nostra ne fu riserbata mediante la protezione di S. Michele ed in Foggia il grano suo giunge à vendersi à docati dieci il tomolo, ma poi colle barche si portò da paesani il grano dà Viesti, e lo vendevano a docati quattro e mezzo il tomolo».

Queste poche righe sono ricche di informazioni. Si apprende, primariamente, come per intercessione dell’Arcangelo Michele la Montagna Sacra – vale a dire il Monte Gargano – fosse rimasta indenne dalla carestia, tanto che in Foggia si era potuto vendere il grano ivi prodotto a ben 10 ducati il tomolo, quindi a un prezzo persino superiore a quello correntemente praticato in quel periodo (come detto, pari a 6 ducati il tomolo).

Peraltro, l’industria dei vichesi aveva fatto sì che essi potessero, per mezzo di barche, smerciare grano proveniente da Vieste, a un prezzo, 4.5 ducati il tomolo, inferiore tanto al prezzo massimo registrato in molte parti del Regno quanto, e vieppiù, al prezzo cui veniva compravenduto il grano proveniente dal Monte Gargano.

Non ci è dato sapere da dove provenisse il cereale trasportato dai nostri concittadini: se, come lascia intendere la fonte indicando la provenienza da Vieste, esso fosse di produzione locale o, diversamente, come invece parrebbe doversi dedurre leggendo la Statistica del Mattei (che lo considera di provenienza “germanica”), fosse esso stesso di ulteriore importazione.

Certamente, e ciò conferma la vitalità del tessuto mercantile vichese, vi erano cittadini in grado di commerciare per via di mare (utilizzando con ogni probabilità l’attracco portuale di San Menaio)notevoli quantità di grano, tanto da poterlo smerciare in un periodo di crisi a prezzi decisamente inferiori a quelli usualmente imposti.

In ogni caso, e al di là delle preziose informazioni sopra succintamente ricordate, non si apprende dalla fonte quale dové essere il concreto impatto sulla popolazione della “Grande Fame” che colpì Vico tra il 14 febbraio e il 17 giugno 1764.

Sappiamo solo che la penuria di grano (e di “viveri di rifugio”) venne fronteggiata dalla popolazione più debole attraverso il consumo di agrumi (grazie, come testimonia il Mattei, alle gratuite largizioni che ne fecero i proprietari dei giardini) ed erbe normalmente utilizzate come nutrimento per gli animali.

D’altro canto, la testimonianza stessa non fornisce il sia pur minimo ragguaglio circa il numero dei concittadini periti a causa della carestia. La spiegazione a tale atteggiamento potrebbe essere duplice. Da un lato, la natura di mero “ragguaglio”attribuibile all’escerto del Libro, che a fronte dell’importanza dell’evento non supera la lunghezza di sedici righe.

Dall’altro, ciò che appare più probabile, le conseguenze della fame dovettero essere ben più limitate rispetto a quanto stava accadendo nei maggiori centri abitati di Capitanata (e nel resto del Regno), ciò che peraltro è confermato dal Mattei il quale, in proposito,così si esprime: «La notissima carestia del 1764 … fu poco sentita da questa popolazione».

Ciò potrebbe dedursi, d’altronde,dalla stessa fonte. In primo luogo, il periodo assai limitato di durata nel tempo della carestiain loco–poco più di cinque mesi, dal 14 febbraio al 17 giugno 1764 – non avendosi altre testimonianze riguardanti Vico che ineriscano all’anno 1763 e ai mesi successivi al giugno 1764.In secondo luogo, la possibilità di utilizzare alimenti comunque ricchi di nutrienti – segnatamente gli agrumi – che certamente devono aver contribuito a ridurre gli effetti perniciosi della mancanza di grano. Non da ultimo, i rifornimenti di cereale provenienti dalla vicina Vieste.

È certo, comunque, come le precedenti congetture, che evidentemente hanno il conclamato limite intrinseco alla natura della fonte da cui provengono, potranno essere confermate o confutate da un attento esame, che si è in procinto di principiare, da condurre suilibrimortuorum, che potranno divenire l’unica silenziosa testimonianza di un capitolo di storia locale caduto nell’oblio del tempo.

Avv. Antonio Leo de Petris

 
 
 

A Vico del Gargano un corso ITS Agroalimentare sul Local Food Digital Marketing.

Post n°27016 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

A Vico del Gargano un corso ITS Agroalimentare sul Local Food Digital Marketing.  

  
 

 Dagli ultimi dati indire emerge che l’80% dei diplomati ITS trova lavoro a un anno dal diploma. Quest’anno giovani e meno giovani del Gargano, in possesso di diploma di scuola secondaria superiore, avranno la possibilità di frequentare a Vico del Gargano un corso ITS Agroalimentare sul Local Food Digital Marketing. Il corso è gratuito, non sono previsti limiti di età e ha una durata di circa 2 anni: 1200 ore di aula e 800 ore di stage in azienda.

 

Si tratta di percorsi formativi professionalizzanti in cui la maggior parte delle docenze sono tenute da professionisti esperti del mondo del lavoro che trasmetteranno ai corsisti non solo il sapere ma anche il saper fare.

 

Il corso nasce dalle esigenze espresse dalle imprese della provincia di Foggia e si pone l’obiettivo di formare Tecnici Superiori con specifiche conoscenze delle eccellenze agroalimentari del territorio e competenze professionali per l’implementazione di strategie di web marketing per la valorizzazione.

 

L’esperto sarà in grado di sviluppare contenuti per il Digital storytelling di prodotti agroalimentari ottimizzando l’indicizzazione sui motori di ricerca e realizzando piani di social media marketing. Gli esperti formati saranno in grado, sulla base degli obiettivi aziendali e delle peculiarità dei prodotti agroalimentari, di individuare la soluzione e-commerce più idonea alla promozione e vendita del prodotto; sarà inoltre in grado di gestire piattaforme di commercio elettronico per il food, monitorare le fasi di vendita e scegliere gli strumenti digitali più efficaci e utili allo scopo.

 

Il corso in attivazione a Vico del Gargano vede la partnership di oltre 30 aziende provenienti da tutto il territorio nazionale, e anche dall’estero, che hanno dato disponibilità di accogliere i corsisti in stage e valutarne la successiva assunzione.

 

Al termine del percorso formativo i corsisti conseguiranno un diploma di quinto livello rilasciato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca oltre ad altri attestati, quali inglese e informatica, spendibili nel mondo del lavoro.

 

Per iscriversi al corso basta andare sul sito www.itsagroalimentarepuglia.it e selezionare il corso “Tecnico Superiore in Local Food Digital Marketing” con sede a Vico del Gargano.

 

Per maggiori informazioni e per supporto alle procedure di iscrizione contattare la referente Sabrina Pupillo al numero 3203869243 o all’indirizzo mail sabrina.pupillo@yahoo.com .

 
 
 

NOTIZIE UTILI/ Bonus bici e monopattini da novembre le domande. Occorrerà la fattura o lo “scontrino parlante”

Post n°27015 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

NOTIZIE UTILI/ Bonus bici e monopattini da novembre le domande. Occorrerà la fattura o lo “scontrino parlante” che riporta il codice fiscale dell’acquirente  

  
 

Il Ministero dell’Ambiente ha deciso di attivare il por­tale per la richiesta del bo­nus bici quando i 210 mi­lioni di euro stanziati saranno disponibili, non più a settembre quindi, ma a novembre. E «fatta salva là volontà di far ottenere a tutti quelli che hanno acquistato una bici o altro dispositivo per la mobilità sostenibile il rimborso nel caso abbiano già effettuato gli acquisti o il rimborso nel caso di acquisti futuri». Per ottenere il buono o il voucher occorrerà lo scontrino parlante, come quello della farmacia, su cui è riportato il codice fiscale dell’acquirente, o la fattura.

 

Il Comune che, nonostante la temperatura sotto zero, non prov­vede a far passare regolarmente lo spargisale, deve risarcire i pa­renti dell’automobilista che ri­mane ferito o perde la vita fi­nendo fuoristrada a causa del ghiaccio. Lo ha stabilito la Cas­sazione. Il concorso di colpa del Comune, considerato responsa­bile al 50%, scatta, anche se la vittima teneva una velocità trop­po elevata rispetto alle condizio­ni atmosferiche. L’ente locale, inoltre, secondo gli Ermellini, non può usare come argomenti a sua discolpa l’estensione del ter­ritorio e la collocazione della strada fuori dal centro abitato.

 

Non tutti san­no che esiste anche un assegno di vedovanza previsto per coloro che hanno perso il proprio co­niuge e si trovano in una con­dizione di particolare difficoltà. I requisiti per poterne beneficiare sono: essere vedovo o vedova di un lavoratore, sia del settore pri­vato che del settore pubblico; go­dere della pensione di reversi­bilità; essere invalido al 100% ed essere stato riconosciuto inabile a proficuo lavoro o titolare di assegno di accompagnamento. Non possono godere di tale sus­sidio i titolari di pensione di re­versibilità a carico di una ge­stione speciale dei lavoratori au­tonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mez­zadri). La domanda di assegno di vedovanza va rivolta all'Inps: L’importo dell'assegno di vedo­vanza varia a seconda del reddito del richiedente, ed è di: 52,91 euro al mese, con un reddito familiare fino a 28.659,42; 19,59 euro al me­se, se il reddito va da 28.659,43 a 32.148,87 euro.

 

Una cliente esperta, che ha già investito in passato, deve essere risarcita se la banca non l'ha informata sui rischi di una nuo­va operazione. Lo ha stabilito la Cassazione. Secondo gli Ermellini la banca non è mai esonerata dall’obbligo di informare in mo­do preciso e puntuale il cliente che desidera effettuare degli in­vestimenti, anche se questo in passato ha già dimostrato una certa esperienza e preparazione.

 

Il conducente che si serve di un veicolo sottoposto a fermo am­ministrativo “fiscale” anche in assenza sul veicolo di sigilli e altri segni visibili, deve essere multato. Lo ha stabilito la Cassazione ribadendo che «deve ritenersi valida la multa elevata al conducente che si mette alla gui­da del veicolo di terzi sottoposto a fermo amministrativo fiscale e che non dimostra la presenza di un errore incolpevole e inevi­tabile che abbia ingenerato il convincimento della liceità del suo operato». La buona fede, se­condo gli Ermellini, non esclude la responsabilità che neppure le ragioni di «occasionale necessi­tà» possono giustificare.

 

Il cane è compagno di vita dell’uomo cui spetta il risarci­mento del danno non patrimo­niale conseguente alla sua per­dita. Lo ha stabilito il tribunale di Novara riconoscendo il ristoro al proprietario di un volpino di Pomerania sbranato dal cane dei vicini. Il cane viene dunque considerato dal magistrato al pari di un componente della famiglia, stante la sua partecipazione alle dinamiche affettive, nonché alle capacità di influenzarne equili­brio e stabilità. La conseguenza è che la sua morte viene ritenuta assimilabile al lutto per la per­dita di un membro del nucleo familiare.

 

È considerato un estorsore chi minaccia o usa violenza all’in­dirizzo dei congiunti del debi­tore, senz’altro estranei al rap­porto. Lo ha stabilito la Cassa­zione. Secondo gli Ermellini chi reclami la soddisfazione di un presunto diritto ponendo in es­sere condotte violente o minac­ciose in danno (anche) di soggetti terzi, estranei al rapporto, com­mette reato di estorsione.

 

Rimandare l’inizio delle lezioni nelle scuole che, il 14 settembre, saranno sprovviste dei banchi monoposto introdotti dal bando di gara del Commis­sario straordinario per l’emer­genza Domenico Arcuri. A chie­derlo è il Codacons, dopo le no­tizie secondo cui in molti istituti le nuove postazioni non riusci­ranno ad arrivare entro l’avvio dell’anno scolastico. I ritardi nel­le forniture dei banchi mono­posto creano pesanti discrimi­nazioni a danno degli studenti, spiega l’associazione in una nota. Alcune scuole potranno, infatti, godere delle nuove postazioni, mentre in altre gli alunni do­vranno attendere ottobre o ad­dirittura novembre a causa dei rallentamenti che si stanno registrando nella produzione delle sedute. Una situazione, rimarca il Codacons, che rischia di avere ripercussioni sul fronte sanita­rio, perché l’assenza di posta­zioni singole potrebbe incremen­tare il rischio di contagi tra stu­denti.

 
 
 

Foresta Umbra/ Faggete Unesco, nuovo processo di candidatura por estendere il sito

Post n°27014 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

Foresta Umbra/ Faggete Unesco, nuovo processo di candidatura por estendere il sito  

  
 

Sono passati tre anni da quando, nel luglio 2017, le faggete vetuste della Foresta Umbra diventa­rono patrimonio mondiale dell’umanità tutelato dall'Unesco nell’ambito di un sito seriale che collega vari Paesi europei.

 

Già da un paio di anni era emersa la necessità di completare la rete delle faggete vetuste europee con l'inserimento di ulteriori siti. Per l’Italia ta­le estensione riguarda i siti del Pollinello nel Parco Na­zionale del Pollino, della Foresta Umbra nel Parco Na­zionale del Gargano, della Valle Infernale nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, della Foresta del Cansiglio nel Veneto.

 

L’intenzione dell’ente Parco nazionale del Gargano è realizzare un nuovo processo di candidatura Unesco per le aree afferenti alla propria area protetta, esten­dendo la precedente componente di Foresta Umbra a formare un cluster che include le aree denominate Falascone e Pavari-Sfilzi” che hanno già superato il pri­mo screening di ammissibilità effettuato durante il wor­kshop “Beech Forests Joint Naturai Heritage of Euro­pe” (svoltosi a Vienna il 14 gennaio 2020) e sono stati inclusi nel dossier di candidatura presentato all’Unesco.

 

Per tale ragione si è deciso di organizzare la visita ispettiva per il processo di estensione dei siti proposti a ricevere il riconoscimento da parte dell’ispettore IUCN, la quale prevede l’organizzazione sia della visi­ta in campo dei siti sia di un incontro con i portatori di interessi, nonché la logistica inerente i trasferimenti e l’ospitalità dell’ispettore con i suoi accompagnatori. A tal fine è stata destinata la somma complessiva di 60mila euro, con delibera presidenziale del primo set­tembre scorso.

 
 
 

S.Nicandro Garganico/ Paesaggi storici rurali, via all’iter per il riconoscimento degli olivastri. Progetto dell’APS Zaccagnino

Post n°27013 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

S.Nicandro Garganico/ Paesaggi storici rurali, via all’iter per il riconoscimento degli olivastri. Progetto dell’APS Zaccagnino, Parco Gargano, Università Foggia e 4 Comuni.  

  
 

Il ministero per le Po­litiche agricole, alimentari e forestali ha comunicato che oggi a Roma, si riunirà l’Os­servatorio nazionale per va­lutare, tra gli altri, il dossier definitivo del Paesaggio agra­rio di olivastri storici “Feudo di Belvedere”, candidato ad essere inserito nell’apposito registro dei paesaggi storici rurali istituito nel 2012.

 

Viene così a compi­mento il pri­mo passo es­senziale del protocollo di intesa sotto- scritto tra l’Aps “Zacca­gnino”, sog­getto capofi­la, il Parco nazionale del Gargano, l’Uni­versità di Foggia e i Comuni di Apricena, Lesina, Poggio Im­periale e San Nicandro Garganico.

 

Il via libera all’esame del dossier da parte dell’Osserva­torio e all’auspicato definitivo riconoscimento consegue all’esito positivo del sopral­luogo effettuato il 13 luglio scorso, quando gli esperti in­caricati (un funzionario mi­nisteriale, un dirigente della Regione Puglia e una ricer­catrice del CultLab dell’Uni­versità di Firenze) hanno vi­sionato l’area del comprenso­rio “Bellumvideri” per la ve­rifica dei requisiti di ammis­sibilità.

 

«Si tratta di un riconosci­mento che, oltre ad eviden­ziare la valenza storico, am­bientale e paesaggistica del si­to - commenta Patrizia Lusi, preside dell’Asp “Zaccagnanino” -, rappresenta un’occasio­ne importantissima per ideare e realizzare iniziative mirate allo sviluppo di una economia sostenibile del territorio, va­lorizzando gli aspetti agrotu­ristici, promuovendo la con­servazione della civiltà rurale tipica, applicando le opportu­nità offerte dalla ricerca scien­tifica alle tradizionali tecniche agricole».

 

Non a caso l’Osser­vatorio nazionale, nella stessa seduta del 9 settembre, esa­minerà anche il disciplinare del “Marchio collettivo del Paesaggio rurale storico ita­liano”, con relativo logo, ba­sato sulla Classificazio­ne di Nizza (11.ma Edi­zione - ver­sione 2019), marchio che potrà svolge­re una funzio­ne importan­te non solo nella promozione del turismo rurale, ma anche nella valo­rizzazione delle produzioni lo­cali intimamente legate alla presenza dei paesaggi rurali tradizionali o di interesse sto­rico.

 

Al ministro Teresa Bella­nova va rivolto un particolare ringraziamento, per aver spro­nato il ministero a concludere le istruttorie sui dieci paesaggi candidati, pur dovendo ope­rare nella complessa situazio­ne derivante dall’emergenza sanitaria nazionale; va ringra­ziato Feliciano Stoico, che ha curato il dossier e le inte­grazioni richieste dagli uffici ministeriali, insieme ad Au­gusto Ferrara ed al perito agra­rio Matteo Viggiani, rispetti­vamente direttore generale e responsabile dell’Ufficio tecni­co agricolo dell’Asp, che hanno fornito il supporto ammini­strativo e tecnico indispensa­bili per il perfezionamento del­la candidatura e per le ve­rifiche che ne sono conseguite.

 

«Siamo convinti e fiduciosi - conclude Lusi - che l’Osservatorio nazionale confermerà la valenza e il pregio del feudo Belvedere, disponendone l’au­spicata iscrizione nel Registro nazionale dei Paesaggi storici rurali, che fungerà da sprone per tutti gli enti e le istituzioni partner dell’intesa a porre il massimo impegno e cogliere anche questa occasione nel programmare le azioni siner­giche che occorrono per la- sviluppo del territorio».

 
 
 

Vieste - Bando di gara per assegnazione in locazione di alloggi di edilizia residenziale

Post n°27012 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

Vieste - Bando di gara per assegnazione in locazione di alloggi di edilizia residenziale  

  
 

Il Comune di Vieste ha pubblicato un nuovo bando per l’assegnazione in locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il testo integrale del bando e il modulo per presentare la domanda sono disponibili tra gli allegati di questo articolo e sul sito ufficiale del Comune di Vieste al seguente link: BANDO ALLOGGI EDILIZIA POPOLARE

 
 
 

Due stabilimenti balneari foggiani vincono gli oscar delle spiagge italiane

Post n°27011 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

Due stabilimenti balneari foggiani vincono gli oscar delle spiagge italiane  

  
 

Sono ben quattro i lidi puglie­si a essere entrati tra i migliori sta­bilimenti balneari d’Italia. Anche quest’anno il concorso Best Beach, l’unica iniziativa nazionale che pre­mia le spiagge italiane d’eccellenza, registra un ottimo piazzamento del­la Puglia grazie ai voti del pubblico, che nel complesso hanno superato i centomila.

 

A dominare nella categoria “Best Beach Bar“, dove si sono is­critti gli stabilimenti balneari più all’avanguardia nel settore del food & beverage, è il Rilcado Beach di Chiatona, che ha ottenuto ben 16.470 voti. Pugliese è anche il sec­ondo classificato, La Roca Solarium Beach di Manfredonia, con 15.092 voti. Sul terzo gradino del podio tro­viamo invece il Sunset Beach Club di Palmi (Reggio Calabria) con 2.688 voti.

 

Per quanto riguarda la catego­ria “Best Italian Beach“, dedicata ai tradizionali stabilimenti balneari all’italiana, vince per il terzo anno consecutivo il Cala San Giovanni di Polignano a Mare con 3.206 voti. Seguono il Lido Pantarei di Torre Mileto con 1.509 voti e il Lido Mon­tenuovo Beach di Pozzuoli con 811 voti.

 

Nessun lido pugliese è invece entrato tra i primi classificati della categoria “Best Beach Design", che premia gli stabilimenti d’eccellenza in termini di architettura e arreda­mento. Qui infatti troviamo in ordine il Lido Baiadèra di Oliveri (Sicilia), scelto da 12.012 voti; il Lido Sab­bia d’Oro di Scanzano Jonico (Ba­silicata), con 6.518 voti; e i Bagni 77 di Senigallia (Marche) con 674 voti, che hanno anche ottenuto il primo premio assoluto “Best Beach" as­segnato da una giuria di esperti.

 
 
 

Troppi obesi in Puglia ma è più bassa l’incidenza dei tumori

Post n°27010 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

Troppi obesi in Puglia ma è più bassa l’incidenza dei tumori  

  
 

Quattro pugliesi su dieci sono in sovrappeso, con una condizione generale di salute peg­giore del dato nazionale. E’ quanto emerso da un’analisi di Coldiretti Puglia, sulla ba­se dei risultati della ‘Sorveglianza Passi’ del Ministero della Salute, diffusa in occa­sione dell’incontro su obesità e allergie alimentari organizzato da UIL e UILA Foggia.

 

Di con­tro, secondo i dati AIRC in Puglia è stato superato il 58% delle cure per tutti i tumori a 5 anni, un dato incredibile se si considera che negli anni ‘90 la percentuale si attestava sul 30/35% e l’incidenza dei tumori allo stomaco è inferiore del 27% rispetto alle regioni del Nord Italia.

 
 
 

“Terminato il tirocinio della guardiamarina manfredoniana D’Ascanio Teresa”

Post n°27009 pubblicato il 09 Settembre 2020 da forddisseche

“Terminato il tirocinio della guardiamarina manfredoniana D’Ascanio Teresa”  

  
 

Terminerà oggi, dopo circa due mesi, il tirocinio pratico della Guardiamarina D’ASCANIO Teresa presso la Capitaneria di Porto di Manfredonia.

 

Nata a Manfredonia il 06.04.1995 nell’anno 2016 è risultata vincitrice del concorso per l’ammissione ai Ruoli normali dell’Accademia Navale di Livorno nel ruolo Capitanerie di Porto. Il percorso formativo quinquennae prevede, al termine del quarto anno di studi, un periodo on the job presso le diverse sedi della Guardia Costiera presenti lungo gli 8.000 km di costa nazionali.

 

Nel Luglio 2020, nel corso della stagione estiva, la D’ascanio è stata destinata presso la Capitaneria di Porto di Manfredonia dove, seguita costantemente da un tutor, fin da subito ha preso parte a tutte le attività operative ed amministrative che quotidianamente vengono svolte dai militari della Guardia Costiera.

 

In particolare nel corso dei due mesi estivi la D’ascanio ha preso parte a diverse operazioni di polizia marittima a tutela della libera fruibilità degli spazi demaniali marittimi (partecipando attivamente all’operazione nazionale Mare Sicuro 2020), ad attività a tutela dell’ambiente ma anche ad attività che riguardano la sicurezza della navigazione prendendo parte a visite ispettive a bordo delle navi che scalano il porto di Manfredonia.

 

Da domani la guardiamarina D’Ascanio tornerà presso l’ Accademia Navale per completare l’iter formativo e dove, nel giugno 2021, conseguirà la Laurea Magistrale in “Scienze del Governo e dell’Amministrazione del Mare” . Successivamente sarà inviata presso il primo Comando di servizio dove porterà con se il bagaglio di conoscenze maturate presso l’Accademia Navale oltre che quelle maturante nel corso dei tirocini pratici presso le sedi periferiche del Corpo.

 

A termine del tirocinio il Comandante dell Capitaneria Turiano ha voluto ringraziare il Guardiamarina D’Ascanio per l’eccellente servizio prestato augurandole un futuro professionale e personale ricco di soddisfazioni.