Qualche sedia di formica verde un pò instabile. Un bancone rivestito a mosaico di pezzetti di vetro e ceramica verde smeraldo. Uno specchio. Qualche bottiglia impolverata di bevande indicibili. Un gestore con il tipico berretto tunisino sulla testa, a coprire i pochi capelli rimasti. Un paio di occhialini d'argento con dietro una faccia a metà tra Ghandi e Mick Jegger. Dentro il locale solo poche facce stanche con le rughe simili alle dune del deserto che stà fuori davanti ad un the alla menta. Nient'altro. Questo è l'ultimo bar che si incontra prima di arrivare al deserto tunisino, vicino a Douz, una lunga lingua di sabbia a dividere Algeria e Libia. Ore interminabili su un pulmann scassato, con gente diretta chissà dove, poche parole scambiate in francese, in mezzo al deserto roccioso dove predomina il grigio delle pietre e il marrone dei cammelli liberi (di mangiare cosa??? forse sassi....???).C'è un posto chiamato la porta del deserto: ci arrivi da un'oasi, con acqua stagnante e mille piante di datteri piegati sotto il carico dei frutti. All'improvviso il paesaggio è composto da niente...davanti ci sono solo chilometri e chilometri di sabbia fine come borotalco, e non riesci più a vedere l'orizzonte perchè il vento mischia il cielo e la terra in una landa di nessuno fatta di polvere e infinito. Avete mai guardato il deserto? il deserto non è nè piacevole nè spiacevole.E'. L'ESSENZA parola tanto amata da Eckhart."Noi viviamo insieme, agiamo e reagiamo gli uni algli altri; ma sempre, in tutte le circostanze siamo soli. I martiri quando entrano nell'arena si tengono per mano; ma vengono crocifissi soli. Allacciati, gli amanti cercano disperatamente di fondere le loro estasi isolate in una singola autotrascendenza;invano".Come dicono queste parole non mie, la prima volta nel deserto, una delle cose che volevo fare assolutamente nella vita, la voglio ricordare così: solo, seduto su una duna, a guardare l'infinito davanti, con il vento che mi fischia nelle orecchie.
PRIMA DUNA A DESTRA...
Qualche sedia di formica verde un pò instabile. Un bancone rivestito a mosaico di pezzetti di vetro e ceramica verde smeraldo. Uno specchio. Qualche bottiglia impolverata di bevande indicibili. Un gestore con il tipico berretto tunisino sulla testa, a coprire i pochi capelli rimasti. Un paio di occhialini d'argento con dietro una faccia a metà tra Ghandi e Mick Jegger. Dentro il locale solo poche facce stanche con le rughe simili alle dune del deserto che stà fuori davanti ad un the alla menta. Nient'altro. Questo è l'ultimo bar che si incontra prima di arrivare al deserto tunisino, vicino a Douz, una lunga lingua di sabbia a dividere Algeria e Libia. Ore interminabili su un pulmann scassato, con gente diretta chissà dove, poche parole scambiate in francese, in mezzo al deserto roccioso dove predomina il grigio delle pietre e il marrone dei cammelli liberi (di mangiare cosa??? forse sassi....???).C'è un posto chiamato la porta del deserto: ci arrivi da un'oasi, con acqua stagnante e mille piante di datteri piegati sotto il carico dei frutti. All'improvviso il paesaggio è composto da niente...davanti ci sono solo chilometri e chilometri di sabbia fine come borotalco, e non riesci più a vedere l'orizzonte perchè il vento mischia il cielo e la terra in una landa di nessuno fatta di polvere e infinito. Avete mai guardato il deserto? il deserto non è nè piacevole nè spiacevole.E'. L'ESSENZA parola tanto amata da Eckhart."Noi viviamo insieme, agiamo e reagiamo gli uni algli altri; ma sempre, in tutte le circostanze siamo soli. I martiri quando entrano nell'arena si tengono per mano; ma vengono crocifissi soli. Allacciati, gli amanti cercano disperatamente di fondere le loro estasi isolate in una singola autotrascendenza;invano".Come dicono queste parole non mie, la prima volta nel deserto, una delle cose che volevo fare assolutamente nella vita, la voglio ricordare così: solo, seduto su una duna, a guardare l'infinito davanti, con il vento che mi fischia nelle orecchie.