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Creato da francescablog il 27/03/2014

Nel cuore di Maria

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29 giugno SANTI PIETRO E PAOLO

Post n°176 pubblicato il 28 Giugno 2016 da francescablog

San Pietro e Paolo

San Pietro e Paolo

Il 29 Giugno la Chiesa celebra la ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo. Perchè queste due figure, così storicamente diverse, sono unite in un’unica commemorazione? Cosa li distingue dagli altri santi?

Le differenze fra San Pietro e San Paolo risultano evidenti a partire dalla loro origine: Simone, ribattezzato da Gesù Pietro (o Simon Pietro) era, insieme al fratello Andrea, un umile pescatore della Galilea; Saulo, rinato nelle fede cristiana come Paolo, era un intellettuale, di nobile famiglia e dalla vita agiata. San Pietro abbracciò la fede spinto dai miracoli di Gesù e divenne il primo dei suoi apostoli, mentre Paolo passò gran parte della sua vita a perseguitare i cristiani prima di incontrare il Cristo risorto sulla via di Damasco e, quindi,

San Pietro

San Pietro

La prima similitudine fra i due martiri sta proprio nella negazione e nella riscoperta della fede: Pietro, che fu sempre alla destra di Gesù, lo rinnegò tre volte poco prima della crocifissione, mentre Paolo, che aveva rinnegato la sua fede per tutta la vita, la accoglie dopo la crocifissione e la resurrezione. Una simmetria evidente fra due personaggi agli antipodi. Entrambi poi, dopo la resurrezione, portarono avanti la stessa missione: diffondere il “Verbo” al mondo. L’uno, Pietro, in principio ebreo ed abituato a parlare al popolo, divenne il messaggero di Cristo fra gli umili, fra gli afflitti e si erse come guida e faro per chi si sentiva perso nella mancanza del Messia, l’altro, Paolo, acculturato e diplomatico, predicò a Giudei, Greci e alle popolazioni del Mediterraneo con lettere accese e ferventi, diede forza alle parole per spingere la fede oltre i confini della Palestina al punto da venir definito “il messaggero delle genti”.

San Paolo

San Paolo

Entrambi trovarono la morte al culmine della loro missione, nella pagana e repressiva Roma di Nerone. Pietro venne crocifisso dove ora sorge la Basilica a lui dedicata, ma lui, primo fra gli Apostoli, primo Papa della cristianità, scelse di essere crocifisso a testa in giù per non dover emulare nella morte il suo mentore e Signore. Paolo, quasi come beffa del suo passato di guerriero, venne trafitto da una spada romana sull’Ostiense. Due modi diversi di conoscere Dio, due modi diversi di servirlo, ma lo stesso fine, la stessa missione e lo stesso fato. Così, i due martiri, che mai si incontrarono in vita, restano uniti nella morte e nella commemorazione della Chiesa che hanno costruito e difeso su due fronti diversi.

Francesca GD

 

 
 
 

FESTA DELLA SANTISSIMA TRINITA'

Post n°175 pubblicato il 28 Giugno 2016 da francescablog

FESTA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ

Festa della Santissima Trinità

Tutte le domeniche è la festa della Santissima Trinità, ma una volta l’anno la chiesa, molto opportunamente, ci invita a prendere coscienza del mistero di Dio da cui tutto è partito e a cui tutto deve tornare. E’ la festa della nostra famiglia da cui abbiamo ricevuto la vita , in cui viviamo e di cui dobbiamo sentirci membri vivi e attivi.

Dio è comunità, Dio è famiglia, non è un Dio solitario. Gesù ci ha parlato della Sua Famiglia composta da lui, da suo Padre e dalla Spirito Santo e ci ha detto che il Padre ci ha creati, Lui è nostro fratello e lo Spirito Santo il dono che il Padre e Lui ci fanno. Siamo parte della famiglia divina in cui "Viviamo, ci muoviamo ed esistiamo". Dio non ci è straneo e soprattutto noi non siamo estranei a Lui. Se vogliamo essere noi stessi , dobbiamo prendere coscienza della nostra presenza nella Famiglia di Dio ed agire in conseguenza. E' il primo consiglio che Dio diede al nostro padre Abramo "Cammina alla mia presenza e sarai perfetto".
E' possibile vivere alla presenza di Dio con la coscienza di essere in Dio, con Dio, abitati da Dio? Certamente si. La chiesa sta per dichiarare Santa una giovane di ventisei anni che è vissuta alla presenza della Trinità con la consapevolezza di essere abitata da Dio, pensando al cuore come "al suo cielo in cui abita la Santa Trinità " e in cui si intratteneva in conversazione col Padre e col Figlio che gli facevano gustare la gioia del loro amore partecipandole lo Spirito Santo. Si chiamava Elisabetta della Trinità, era nata nel 1880 e morta nel 1906. Alla fine di questa mia allego una preghiera bellissima composta da lei che potrà aiutarci a pregare in questi giorni.
Oggi siamo invitati a tornare a casa , a fermarci , nella nostra casa interiore, dove Dio ci aspetta per riempirci delle sue consolazioni. Non possiamo affrontare la vita come figli di nessuno, persi nella confusione e la solitudine del mondo. Dio ci ha promesso di essere sempre con noi e lo è "nel più intimo di noi stessi" direbbe Sant'Agostino, nella nostra cella interiore, ci dice Caterina da Siena e nell'ultima stanza di quel palazzo interiore che è la nostra anima, ci suggerisce Teresa d'Avila. E' il momento di stare con Dio , che non è lontano ma dentro di noi..
Entrare nel cuore per trovarci Dio non è un'avventura da poco. Proviamoci. Il nostro "profondo" è rassomigliante ad un tempio, ad una bella cattedrale romanica in cui c'è un solo altare oppure è più simile ad un supermercato in cui si contratta di tutto tra lo strillare dei venditori ambulanti. Il nostro profondo è raccolto o dissipato? Da questo dipende se siamo profondi o superficiali. Credo che sia necessario invocare Gesù che venga in noi a fare quello che fece al tempio cacciando i venditori e cambiavalute e a richiamarci che siamo la "casa del Padre suo" e che non dobbiamo ridurla a una spelonca di ladri. Prendere coscienza della nostra situazione interiore e chiedere al Signore di aiutarci a far pulizia può essere l'impegno di questa settimana.

Quindi, prendere l'abitudine di stare con Lui, proponendoci di tornare spesso a casa, nella nostra abitazione interiore. Può essere fatto facilmente durante i tempi morti della giornata, e sono tanti, come quando viaggiamo in treno o in metropolitana, quando attendiamo , quando facciamo un lavoro manuale che non ci impegna intellettualmente. Questo vuol dire vivere raccolti, non distratti, vivere in profondità, non in superficie, vivere da Figli di Dio, non da orfani.
In questa festa auguriamoci di diventare come il grande mistico russo San Sergio di radonez "Servitore e dimora della santissima Trinità" e preghiamo con Elisabetta della Trinità con le sue stesse parole
"O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente, per fissarmi in Te,immobile e tranquilla, come se la mia anima fosse già nell'eternità. Nulla possa turbare la miapace né farmi uscire da Te, o mio Immutabile, ma che ogni istante m'immerga sempre piùnella profondità del tuo Mistero.
Pacifica la mia anima, rendila tuo cielo, tua dimora prediletta, luogo del tuo riposo. Che non tici lasci mai solo, ma che sia là tutta, interamente desta nella mia fede, tutta in adorazione,pienamente abbandonata alla tua azione creatrice.
O mio Cristo amato, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa per il tuo Cuore, vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti fino a morirne. Ma sento la mia impotenza, e ti chiedo di"rivestirmi di te", d'identificare la mia anima a tutti i movimenti della tua anima, di sommergermi, d'invadermi, di sostituirti a me, affinché la mia vita non sia che un'irradiazione
della tua vita. Vieni in me Adoratore, come Riparatore e come Salvatore della tua vita. Vieni in me Adoratore, come Riparatore e come Salvatore. O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarti, voglio rendermi perfettamente docile per imparare tutto da Te. Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio sempre fissare Te e restare sotto la tua grande luce. O mio Astro amato,affascinami perché non possa più uscire dalla tua irradiazione. Fuoco consumante, Spirito d'amore, "discendi in me", affinché si faccia nella mia anima comeuna incarnazione del Verbo e io gli sia una umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi il suo Mistero.E tu, o Padre, chinati sulla tua povera piccola creatura, "coprila della tua ombra", e non vedere in lei che "Il Diletto nel quale hai posto tutte le tue compiacenze".O miei Tre, mio tutto, mia beatitudine, solitudine infinita, immensità in cui mi Perdo, mi abbandono a Voi come una preda. Seppellitevi in me perché io mi seppellisca in Voi, in attesa di venire a contemplare nella vostra luce l' abisso delle vostre grandezze."

 

Francesca GD

 

 
 
 

Papa Francesco e Benedetto XVI insieme nel Palazzo Apostolico, un inedito assoluto

Post n°174 pubblicato il 28 Giugno 2016 da francescablog

 

Papa Francesco e Benedetto XVI insieme nel Palazzo Apostolico, un inedito assoluto

 

 

Benedetto XVI è tornato nel Palazzo Apostolico. In quella che era stata la sua casa negli otto tormentati anni di pontificato, Ratzinger ha rimesso piede, per la prima volta dalle dimissioni, in occasione della festa per i suoi 65 anni di sacerdozio. Una cerimonia storica con il Papa emerito che si è tolto lo zucchetto bianco in segno di rispetto davanti a Francesco che lo ha abbracciato più volte. Un inedito assoluto: due Pontefici, emerito e regnante, insieme negli appartamenti papali seppure solo per la durata della cerimonia.

 

Nel suo discorso Bergoglio ha invitato a “guardare al futuro non con paura o nostalgia, ma con letizia, anche negli anni ormai avanzati della nostra vita”. Un monito anche per chi ancora continua a sostenere l’invalidità dell’elezione di Francesco o che usa strumentalmente il magistero di Benedetto XVI per contrapporlo a quello del successore. Su questo punto, rientrando dal recente viaggio in Armenia, Bergoglio è stato chiaro: “C’è un solo Papa

. L’altro o forse, come per i vescovi emeriti, non dico tanti, ma forse potranno essercene due o tre, saranno emeriti”. Aggiungendo: “Ho sentito, forse saranno dicerie, ma concordano con il suo carattere, che alcuni sono andati da Benedetto XVI a lamentarsi perché ‘questo nuovo Papa’, e lui li ha cacciati via! Con il migliore stile bavarese: educat

Nel suo discorso Francesco ha sottolineato che Ratzinger oggi “continua a servire la Chiesa, non smette di contribuire veramente con vigore e sapienza alla sua crescita; e lo fa da quel piccolo Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano che si rivela in tal modo essere tutt’altro che uno di quegli angolini dimenticati nei quali la cultura dello scarto di oggi tende a relegare le persone quando, con l’età, le loro forze vengono meno. È tutto il contrario; e questo permetta che lo dica con forza il suo successore che ha scelto di chiamarsi Francesco”. Per Bergoglio “la provvidenza ha voluto che lei, caro confratello, giungesse in un luogo per così dire propriamente ‘francescano’ dal quale promana una tranquillità, una pace, una forza, una fiducia, una maturità, una fede, una dedizione e una fedeltà che mi fanno tanto bene e danno forza a me ed a tutta la Chiesa”.

Commosso è stato il ringraziamento di Benedetto XVI che ha sottolineato “la bontà” di Papa Francesco che “dal primo momento dell’elezione, in ogni momento della mia vita qui, mi colpisce interiormente” e lo fa sentire “protetto” in Vaticano dove vive. Con un augurio speciale: “Speriamo che lei potrà andare avanti con noi tutti con questa via della misericordia divina mostrando la strada di Gesù”. Un invito che il Papa emerito ha già concretizzato con l’istituzione, nel marzo del 2010, della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI che non ha altro scopo se non quello di porsi a servizio del vescovo di Roma e che è stata donata fin dall’inizio alla Santa Sede e ai Pontefici suoi successori. In particolare, per quanto riguarda l’aspetto caritativo attuato dalla Fondazione, presieduta da monsignor Giuseppe Antonio Scotti, all’interno della quale lavorano lo studioso Pierluca Azzaro e il vaticanista Luca Caruso, questo viene esercitato con l’assegnazione annuale di dieci borse di studio in Italia e all’estero.

Francesca GD

 

 


 
 
 

I SIMBOLI DELLA MENSA EUCARISTICA

Post n°173 pubblicato il 28 Giugno 2016 da francescablog

Dal Messaggio della Madonna a Medjugorje del 21.07.1982

 

"Il digiuno migliore è quello a pane e acqua. Con il digiuno e le preghiere si possono fermare le guerre, si possono sospendere le leggi della natura. La carità non può sostituire il digiuno. Coloro che non possono digiunare possono tuttavia sostituire il digiuno con la preghiera, la carità e una confessione: ma tutti ,tranne gli ammalati, sono chiamati al digiuno. " 

Francesca GD

 

 
 
 

MARIA CHE SCIOGLIE I NODI

Post n°172 pubblicato il 28 Giugno 2016 da francescablog


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egli anni ’80, quando Papa Francescoera solo il sacerdote Jorge Bergoglio, scoprì durante un viaggio in Germania una immagine della Madonna - la cosiddetta “Knotenloeserin” o Vergine che scioglie i nodi- di cui riportò in Argentina varie riproduzioni e che è ormai l’oggetto di una forte venerazione popolare a Buenos Aires. 

L’immagine, attribuita al pittore settecentesco Johann Georg Melchior Schmidtner, si trova nella chiesa di St. Peter am Perlach ad Augusta, nel Sud della Baviera (vedi La Storia del Dipinto), e rappresenta la Madonna che scioglie i nodi di un lungo nastro che gli è offerto da angeli che si trovano alla destra del quadro, mentre altri angeli a sinistra raccolgono il tessuto ormai liscio. Per visitarlaSantuario di "St. Peter am Perlach", Rathausplatz, 86159, Augsburg, Germania

Il “sacerdote” Bergoglio fu colpito subito da quest’allegoria del ruolo di mediatrice della madre di Gesù e decise così di portarla con sé a Buenos Aires, dove iniziò a distribuirla a sacerdoti e fedeli. E’ così che nel settembre del 1996, padre Rodolfo Arroyo, che era stato nominato pochi mesi prima parroco di San Jose’ del Talar, nella capitale argentina, decise di portarla alla venerazione anche nella sua chiesa. 

In meno di tre mesi un’artista locale, Ana Betta de Berti, dipinse una riproduzione del quadro originale tedesco e la donò alla parrocchia. Il futuro Papa Francesco, celebrando la messa a San Josè del Talar l’8 dicembre del 2011, sottolineò che questa rappresentazione della Madonna illustra il fatto che “Dio, il quale distribuisce la sua Grazia a tutti i suoi figli, vuole che noi ci fidiamo di Lei, che le affidiamo i nodi dei nostri peccati per fare sì che Lei ci avvicini a suo figlio Gesù”. 

Il forte accento posto sul potere di mediazione della Madonna, così come il fatto che la “Desatanudos” deve essere invocata in caso di difficoltà, in particolare matrimoniali, l’hanno reso molto popolare fra i fedeli argentini, che all’ottavo giorno di ogni mese formano lunghe file davanti alla chiesa di San Josè del Talar, nel quartiere di Villa Devoto, per poter pregare e chiederle la sua intercessione. Rosa Benigno

 

 
 
 
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