Alla stazione di Bologna c’è un orologio che segna sempre le 10:25. Ufficialmente sta lì per ricordare ai molti viaggiatori distratti la strage che colpì il capoluogo emiliano il 2 agosto del 1980, quando in seguito allo scoppio di una bomba persero la vita 85 persone. In realtà vuole unicamente fissare nella coscienza collettiva una verità cui nessuno crede più. Secondo la quale i colpevoli del delitto sarebbero stati dei ragazzini, tra i diciassette e i ventidue anni, appartenenti alla galassia dell’estrema destra “fascista” e, in quanto tali, capaci di ogni commettere ogni sorta d’efferatezza. Come è successo per la strage della stazione di Bologna, dove una targa commemorativa presenta, accanto ai nomi delle 80 vittime, una frase che ricorda chi sono per lo Stato Italiano i colpevoli di quel omicidio: “Strage fascista”. In molti hanno scontato sulla propria pelle le conseguenze di questi teoremi. Altri si trovano tuttora ad affrontarli. È il caso di Luigi Ciavardini, ex membro dei Nar, condannato a trent’anni di reclusione per l’attentato del 2 agosto 1980 dalla sezione minorile della Corte di Appello di Bologna: all’epoca dei fatti non era ancora maggiorenne. La Corte di Cassazione ha già annullato una volta la condanna comminatagli in Appello. Oggi è chiamata a pronunciarsi di nuovo. Eppure non c’è nessun testimone diretto, nessuna prova concreta, niente che possa sostenere l’accusa nei suoi confronti. L’accusa ha basi fragili, minate da numerose illogicità e incongruenze. Una telefonata durante la quale l’imputato avrebbe chiesto alla sua ragazza di rinviare di qualche giorno l’incontro che avevano programmato è ritenuta la certezza decisiva. Eppure non esiste una prova di quella telefonata, e nessuno sembra nemmeno ricordarsi con esattezza quando parte e chi la riceva. Addirittura il superteste afferma di non conoscere l’imputato. Inoltre lo stupratore del Circeo, il principale accusatore di Ciavardini, “deduce” che questi sia coinvolto per un semplice sentito dire, una frase in cui si parla di “ragazzini” coinvolti nella strage, in cui Ciavardini non viene MAI nominato. Una frase arrivata alle sue orecchie come il gioco del telefono senza fili… Ma l’opinione pubblica ha sottovalutato un particolare secondo noi importante: la strage alla stazione di Bologna, fu preceduta di 40 giorni dal disastro aereo di Ustica. Un legame, quello tra Bologna e Ustica, che nessuno sembra aver mai preso in considerazione ma che, se approfondito, aprirebbe a nuovi scenari e a dubbi sui PERCHE’ della strage di Bologna. Luigi Ciavardini ha già scontato sedici anni di reclusione per banda armata. Forse quella che potremmo definire la sua “meglio gioventù”. Di sicuro una parte considerevole della sua esistenza. Ma questa volta non ci sarà giustizia per nessuno, nemmeno per le vittime della strage, se Luigi Ciavardini verrà condannato per un reato che non ha commesso e per il quale vogliamo unirci a lui, per sostenere in ogni modo la sua innocenza. E’ per tutti questi motivi che riteniamo giusto appoggiare attraverso iniziative ma anche e soprattutto economicamente questa battaglia…AFFINCHE’ QUELL’OROLOGIO BATTA FINALMENTE L’ORA DELLA VERITA’ Comitato spontaneo “L’Ora della Verità” Leggi e diffondi Sottoscrivi: CONTO CORRENTE POSTALE n. 62005954 intestato a ODV c/o Germana De Angelis Via G.B. Gislemi 22 Roma
RIMETTIAMO IN MOTO L’OROLOGIO DELLA STORIA
Alla stazione di Bologna c’è un orologio che segna sempre le 10:25. Ufficialmente sta lì per ricordare ai molti viaggiatori distratti la strage che colpì il capoluogo emiliano il 2 agosto del 1980, quando in seguito allo scoppio di una bomba persero la vita 85 persone. In realtà vuole unicamente fissare nella coscienza collettiva una verità cui nessuno crede più. Secondo la quale i colpevoli del delitto sarebbero stati dei ragazzini, tra i diciassette e i ventidue anni, appartenenti alla galassia dell’estrema destra “fascista” e, in quanto tali, capaci di ogni commettere ogni sorta d’efferatezza. Come è successo per la strage della stazione di Bologna, dove una targa commemorativa presenta, accanto ai nomi delle 80 vittime, una frase che ricorda chi sono per lo Stato Italiano i colpevoli di quel omicidio: “Strage fascista”. In molti hanno scontato sulla propria pelle le conseguenze di questi teoremi. Altri si trovano tuttora ad affrontarli. È il caso di Luigi Ciavardini, ex membro dei Nar, condannato a trent’anni di reclusione per l’attentato del 2 agosto 1980 dalla sezione minorile della Corte di Appello di Bologna: all’epoca dei fatti non era ancora maggiorenne. La Corte di Cassazione ha già annullato una volta la condanna comminatagli in Appello. Oggi è chiamata a pronunciarsi di nuovo. Eppure non c’è nessun testimone diretto, nessuna prova concreta, niente che possa sostenere l’accusa nei suoi confronti. L’accusa ha basi fragili, minate da numerose illogicità e incongruenze. Una telefonata durante la quale l’imputato avrebbe chiesto alla sua ragazza di rinviare di qualche giorno l’incontro che avevano programmato è ritenuta la certezza decisiva. Eppure non esiste una prova di quella telefonata, e nessuno sembra nemmeno ricordarsi con esattezza quando parte e chi la riceva. Addirittura il superteste afferma di non conoscere l’imputato. Inoltre lo stupratore del Circeo, il principale accusatore di Ciavardini, “deduce” che questi sia coinvolto per un semplice sentito dire, una frase in cui si parla di “ragazzini” coinvolti nella strage, in cui Ciavardini non viene MAI nominato. Una frase arrivata alle sue orecchie come il gioco del telefono senza fili… Ma l’opinione pubblica ha sottovalutato un particolare secondo noi importante: la strage alla stazione di Bologna, fu preceduta di 40 giorni dal disastro aereo di Ustica. Un legame, quello tra Bologna e Ustica, che nessuno sembra aver mai preso in considerazione ma che, se approfondito, aprirebbe a nuovi scenari e a dubbi sui PERCHE’ della strage di Bologna. Luigi Ciavardini ha già scontato sedici anni di reclusione per banda armata. Forse quella che potremmo definire la sua “meglio gioventù”. Di sicuro una parte considerevole della sua esistenza. Ma questa volta non ci sarà giustizia per nessuno, nemmeno per le vittime della strage, se Luigi Ciavardini verrà condannato per un reato che non ha commesso e per il quale vogliamo unirci a lui, per sostenere in ogni modo la sua innocenza. E’ per tutti questi motivi che riteniamo giusto appoggiare attraverso iniziative ma anche e soprattutto economicamente questa battaglia…AFFINCHE’ QUELL’OROLOGIO BATTA FINALMENTE L’ORA DELLA VERITA’ Comitato spontaneo “L’Ora della Verità” Leggi e diffondi Sottoscrivi: CONTO CORRENTE POSTALE n. 62005954 intestato a ODV c/o Germana De Angelis Via G.B. Gislemi 22 Roma