COMBAT 16

DICONO CHE...


Noi tutti incontriamo quotidianamente delle occasioni per dimostrare cio' che siamo, quanto valiamo e quel che pensiamo; ognuno secondo i propri canoni ed i propri fini. Occupare un posto in curva, sostenere una squadra di calcio, cantare per i propri colori,confrontarsi con chi proviene da città o realtà differenti dalla nostra non puo' essere descritto in poche righe o tantomeno con fiumi di parole. E' qualcosa di spontaneo che nasce dentro ognuno di noi, cresce, matura, ci rende consci di rappresentare e di identificarci in qualcosa che va al di là di una semplice partita di calcio.La nostra coscienza, in quanto tale, deve trasformarsi necessariamente in coerenza. Siamo tanti, simili, a volte differenti; sia però da esempio, anche per chi vive di cieca presunzione (compreso chi deride i simboli sacri altrui), che per raggiungere un bene comune è possibile trasformare le differenze di ognuno in punti di forza, attraverso rispetto e comprensione.Ci stringiamo attorno ai nostri fratelli di curva come accade in una famiglia nei momenti di difficoltà senza dare giudizi. L'ultras non ha un nome per il mondo esterno, solo gli amici lo conoscono. L'ultras non ha volto, spesso un cappuccio gli copre la testa, una sciarpa la bocca. L'ultras non si veste in modo normale, non segue le mode, boccia le novita`. Quando sale su un treno, cammina su un marciapiede anche se non ha vessilli della propria squadra, lo riconosci. L'ultras attacca se attaccato, aiuta nel bisogno. L'ultras non smette di essere tale appena si toglie la sciarpetta o rientra a casa dopo una trasferta, continua a lottare 7 giorni su 7. L'ultras veterano da l'esempio a quello giovane, e quello giovane rispetta il veterano. L'ultras giovane e` fiero di stare al lato del veterano, di imparare dalle sue critiche e inorgogliosirsi dai suoi complimenti. Quando la gente guarda un ultras non lo capisce, e lui non vuole essere capito dalla gente, non da` spiegazioni sul suo modo di essere. Ogni ultras e` diverso, c'e` quello che veste solo materiale ultras e della sua squadra e quello che non ha neanche una maglietta del suo gruppo. C'e` quello che si muove solo col gruppo e quello che fa gruppo per se. Gli ultras sono diversi ma li unisce l'amore per la propria squadra, la tenacia nel resistere oltre 90 minuti in piedi sotto la pioggia o al freddo, li unisce il riscaldarsi con un coro cantato a squarciagola, li unisce la sicurezza dell'amico che gli dorme accanto sul treno che ti riporta dalla trasferta, li unisce la passeggiata goliardica nella citta` avversaria, li unisce la gioia di partire per una trasferta e la stanchezza del ritorno, li unisce quel panino diviso in due dopo ore di digiuno, li unisce quella sigaretta offerta nello scompartimento e ridata in curva, li unisce quella litigata sull'esterno sinistro panchinaro fatta nella penombra di un treno notturno, li unisce quello sguardo dopo uno scontro, li unisce la mentalita`. Le cose che ci uniscono, contemporaneamente ci dividono dal mondo esterno, ci allontanano da genitori preoccupati, da zii scandalizzati, da colleghi di lavoro impauriti e da amici disgustati. L'ultras e` l'eccezione alla regola, e` l'inaspettato che ti sorprende, e` la sorpresa che ti smorza il sorriso quando pensi di averla fatta franca. L'ultras e` anche il braccio che ti tira sul vagone prima che si chiudono le porte. L'ultras non e` violenza, e` la difesa intransigente di uno stile di vita messo in pericolo da biglietti nominativi, dalle pay-tv, dall'imborghesimento delle nuove generazioni, dalla tv-spazzatura e, soprattutto, dalla repressione. L'ultras e` questo e molto altro, altri sentimenti non rinchiudibili in parole, incombrensibili alla gente comune che preferisce vivere dietro un vetro piuttosto che infrangerlo e entrare nella realta`, fredda e piovosa. Quelli che dopo dodici ore di treno rincoglioniti da una notte insonne a pensare alla partita del giorno dopo e a ricordare con gli altri tutte le trasferte. Quelli che mezz'ora prima di arrivare alla stazione cominciava tutto il treno a cantare. Quelli che durante il corteo cantavano a squarciagola e l'adrenalina saliva. Quelli che se incontravano avversari disposti allo scontro si scontravano. Quelli che o le prendevano o le davano alla fine era un altro episodio da ricordare. Quelli che arrivati all'esterno dello stadio fremevano dalla voglia di entrare e colorare il settore ospiti. Quelli che una volta entrati cantavano due ore prima della partita fino al 95' e forse di più. Quelli che dopo la partita erano orgogliosi di essere stati il dodicesimo uomo in campo. Quelli che dopo gli scontri al massimo si aveva la faccia gonfia (o viceversa). Quelli che stanchi morti si riapprestavano a fare 12 ore di treno per il ritorno e già pensavano alla prossima partita. Quelli che come me quando muoiono al posto di un vestito vogliono la sciarpa degli Ultras. Quelli che come me a 30 anni vivono ancora sentendosi ultras. Quelli che cantano "lunga vita agli Ultras" Quelli che Rispettano gli Ultras avversari per i loro sacrifici. Quelli che come me odiano gli infami. Quelli come me ......spero siate in tanti! Questi sono gli ultras si davano e si prendevano senza rompere gli attributi a tifosi normali e senza armi. Essere Ultras é uno stile di vita, un ideale, una passione...in poche parole, non sapete che cosa vi siete persi e cosa vi perderete...ULTRAS