Per l’ennesima volta, la partita con il Livorno ha rappresentato un preteso per rivolgere un attacco, quanto meno scomposto, alla persona di Paolo Di Canio.Il mondo del calcio è profondamente falso ed ipocrita, lo ribadiamo da anni. E’ un sistema perverso e corrotto che tende a costruire miti artificiali e quanto meno diseducativi.Nel sistema calcio nulla è come appare ed associarsi al coro dei bugiardi rappresenta una condizione imprescindibile per viverci tranquillamente.Se fai il pinocchio, ti arrivano puntuali i complimenti della stampa per bene.Il prototipo ideale del calciatore moderno è ormai chiaro a tutti. Deve essere una persona scarsamente acculturata, narcisista, pronta a recitare interviste siccome da copione e cambiare squadra senza battere ciglio.La personalità è superflua, bastano i burattini. Non sono ammessi sincerità, indipendenza decisionale e spontaneità. Le Idee non servono, sono sufficienti due gambe ammalate di sostanze proibite per correre attorno al pallone.Se un calciatore sputa addosso ad un avversario, deve chiedere scusa ai bambini cui ha dato un brutto esempio.Se il terzino scopre che la moglie va a letto con il centro-avanti, deve tacere e lavare i panni sporchi in famiglia. Se qualcuno viola la congiura del silenzio attorno al doping deve essere condannato all’emarginazione dal sistema calcistico.Il pubblico napoletano deve essere sportivo per forza, il calciatore dalla pelle nera è sempre una vittima degli altri, l’apologia dell’olocausto delle foibe non merita censure ufficiali.Lo schema vigente è quello del politicamente corretto e tutti devono mettersi in riga; rispettando tutti gli avversari ma non temendo nessuno.L’ululato ad un calciatore africano diventa un caso di Stato, così da donare una prima pagina a chi non la copertina non la otterrebbe mai per i suoi anticipi o per i suoi stacchi di testa.Se uno nasce con la pelle bianca, gioca nella Lazio e crede nelle Idee che non piacciono alle multinazionali che strangolano il calcio di oggi, deve subire in silenzio il coro rabbioso di chi lo vorrebbe a testa in giù.A testa in giù come a Piazzale Loreto, nei giorni dell’odio e della rappresaglia bestiale.Crediamo che a Di Canio quel coro di morte non abbia fatto granché; forse lo ha riempito di orgoglio per il paragone con l’Uomo di Predappio.Di Canio non ha fatto pianti per le ingiurie o per qualche petardo lanciato alle sue spalle.Di Canio non ha protestato per gli insulti e per le provocazioni ricevute sin dall’inizio di Livorno-Lazio.Di Canio non ha chiesto né all’arbitro né agli avversari l’interruzione della partita.Di Canio non ha elemosinato solidarietà dai colleghi per gli attacchi mossi alla persona dai soliti dotti, medici e sapienti del sistema calcio.Di Canio non ha protestato per aver giocato in uno stadio degno della terza internazionale.Di Canio non ha fatto la vittima.Di Canio non ha scritto letterine di doglianza al Corriere dello Sport.Di Canio non ha blaterato parole infarcite di retorica.Di Canio ha salutato la sua gente, nel modo che ha ritenuto più opportuno.Di Canio è l’esempio vivente che il calcio dei sentimenti non ha ancora alzato bandiera bianca.Di Canio è un calciatore leale ed un uomo vero. Di Canio canta sempre fuori dal coro.Per questo fa paura qualcuno.Non è vero che la Costituzione impone ai cittadini dei modi per salutare. Non c’è un articolo della Carta Fondamentale che dica questo.Al limite, vi sono delle leggi rabberciate che con la Costituzione fanno a pugni.Ma più ancora del valore cartaceo delle norme, c’è il più intimo senso della libertà che deve portare a riconoscere ad ogni persona il più elementare dei diritti; quello di manifestare il proprio pensiero secondo coscienza.E’ folle e vergognoso creare ad arte casi di Stato per un braccio alzato al cielo, dopo aver fatto finta di non sentire un’ora e mezzo di cori apologetici di un’impiccagione.Chi manca di rispetto ai morti non ha bisogno delle nostre censure; sa benissimo di non meritare l’appartenenza al genere umano.In una Nazione che si pretende libera, anche i nostalgici dell’Unione Sovietica dei Gulag e dei Pogrom devono imparare ad accettare il fatto che ciascuno è libero di salutare come meglio crede.Già il parlare di queste cose appare un fatto triste ed estremamente indicativo dell’imbarbarimento generale a cui si è arrivati, prestando attenzione ai vecchi tromboni dell’odio ideologico e dell’indignazione a senso unico.Sono quelli che oggi dicono ai calciatori: tirate la cocaina, dopatevi, firmate contratti prima del tempo consentito, esigete ingaggi da rovina per le società, illudete i tifosi, boicottate l’allenatore, simulate, sputate all’avversario, scommettete sulle vostre partite, vendetevi i campionati. Ma non fate il saluto degli antichi romani.In Italia, da sempre, esiste un non trascurabile numero di persone che gradisce salutare i propri simili allo stesso modo degli antichi romani.Vi piaccia o meno ma è così.E’ nessuno può sentirsi in diritto di proibirglielo.Qualcuno vorrebbe i Valori dell’Urbe Eterna rimanessero una barzelletta per qualche calciatore lobotomizzato, lo spunto per tatuaggi da esibire alla fidanzatina famosa.Altri pensano che questi Valori siano l’unico motivo per cui vale vivere.Di Canio è uno di questi, esprime un segno dei tempi che sono ormai cambiati: non si deve fare di nascosto ciò a cui si crede sinceramente.Cari inquisitori, non vi chiediamo di pensarla come Paolo Di Canio perché non vi stimiamo abbastanza.Vi preghiamo, però, di non rompere più le scatole con le suppliche patetiche, con i richiami pelosi alle norme più liberticide del nostro ordinamento, con le stantie distinzioni tra stelle a cinque punte e croci celtiche.Tacete una volta per tutte.Rispettare la libertà altrui può aiutarvi a conservare, finalmente, un barlume della vostra dignità.
IL CORAGGIO DI PAOLO DI CANIO E I SEGNI DEI TEMPI
Per l’ennesima volta, la partita con il Livorno ha rappresentato un preteso per rivolgere un attacco, quanto meno scomposto, alla persona di Paolo Di Canio.Il mondo del calcio è profondamente falso ed ipocrita, lo ribadiamo da anni. E’ un sistema perverso e corrotto che tende a costruire miti artificiali e quanto meno diseducativi.Nel sistema calcio nulla è come appare ed associarsi al coro dei bugiardi rappresenta una condizione imprescindibile per viverci tranquillamente.Se fai il pinocchio, ti arrivano puntuali i complimenti della stampa per bene.Il prototipo ideale del calciatore moderno è ormai chiaro a tutti. Deve essere una persona scarsamente acculturata, narcisista, pronta a recitare interviste siccome da copione e cambiare squadra senza battere ciglio.La personalità è superflua, bastano i burattini. Non sono ammessi sincerità, indipendenza decisionale e spontaneità. Le Idee non servono, sono sufficienti due gambe ammalate di sostanze proibite per correre attorno al pallone.Se un calciatore sputa addosso ad un avversario, deve chiedere scusa ai bambini cui ha dato un brutto esempio.Se il terzino scopre che la moglie va a letto con il centro-avanti, deve tacere e lavare i panni sporchi in famiglia. Se qualcuno viola la congiura del silenzio attorno al doping deve essere condannato all’emarginazione dal sistema calcistico.Il pubblico napoletano deve essere sportivo per forza, il calciatore dalla pelle nera è sempre una vittima degli altri, l’apologia dell’olocausto delle foibe non merita censure ufficiali.Lo schema vigente è quello del politicamente corretto e tutti devono mettersi in riga; rispettando tutti gli avversari ma non temendo nessuno.L’ululato ad un calciatore africano diventa un caso di Stato, così da donare una prima pagina a chi non la copertina non la otterrebbe mai per i suoi anticipi o per i suoi stacchi di testa.Se uno nasce con la pelle bianca, gioca nella Lazio e crede nelle Idee che non piacciono alle multinazionali che strangolano il calcio di oggi, deve subire in silenzio il coro rabbioso di chi lo vorrebbe a testa in giù.A testa in giù come a Piazzale Loreto, nei giorni dell’odio e della rappresaglia bestiale.Crediamo che a Di Canio quel coro di morte non abbia fatto granché; forse lo ha riempito di orgoglio per il paragone con l’Uomo di Predappio.Di Canio non ha fatto pianti per le ingiurie o per qualche petardo lanciato alle sue spalle.Di Canio non ha protestato per gli insulti e per le provocazioni ricevute sin dall’inizio di Livorno-Lazio.Di Canio non ha chiesto né all’arbitro né agli avversari l’interruzione della partita.Di Canio non ha elemosinato solidarietà dai colleghi per gli attacchi mossi alla persona dai soliti dotti, medici e sapienti del sistema calcio.Di Canio non ha protestato per aver giocato in uno stadio degno della terza internazionale.Di Canio non ha fatto la vittima.Di Canio non ha scritto letterine di doglianza al Corriere dello Sport.Di Canio non ha blaterato parole infarcite di retorica.Di Canio ha salutato la sua gente, nel modo che ha ritenuto più opportuno.Di Canio è l’esempio vivente che il calcio dei sentimenti non ha ancora alzato bandiera bianca.Di Canio è un calciatore leale ed un uomo vero. Di Canio canta sempre fuori dal coro.Per questo fa paura qualcuno.Non è vero che la Costituzione impone ai cittadini dei modi per salutare. Non c’è un articolo della Carta Fondamentale che dica questo.Al limite, vi sono delle leggi rabberciate che con la Costituzione fanno a pugni.Ma più ancora del valore cartaceo delle norme, c’è il più intimo senso della libertà che deve portare a riconoscere ad ogni persona il più elementare dei diritti; quello di manifestare il proprio pensiero secondo coscienza.E’ folle e vergognoso creare ad arte casi di Stato per un braccio alzato al cielo, dopo aver fatto finta di non sentire un’ora e mezzo di cori apologetici di un’impiccagione.Chi manca di rispetto ai morti non ha bisogno delle nostre censure; sa benissimo di non meritare l’appartenenza al genere umano.In una Nazione che si pretende libera, anche i nostalgici dell’Unione Sovietica dei Gulag e dei Pogrom devono imparare ad accettare il fatto che ciascuno è libero di salutare come meglio crede.Già il parlare di queste cose appare un fatto triste ed estremamente indicativo dell’imbarbarimento generale a cui si è arrivati, prestando attenzione ai vecchi tromboni dell’odio ideologico e dell’indignazione a senso unico.Sono quelli che oggi dicono ai calciatori: tirate la cocaina, dopatevi, firmate contratti prima del tempo consentito, esigete ingaggi da rovina per le società, illudete i tifosi, boicottate l’allenatore, simulate, sputate all’avversario, scommettete sulle vostre partite, vendetevi i campionati. Ma non fate il saluto degli antichi romani.In Italia, da sempre, esiste un non trascurabile numero di persone che gradisce salutare i propri simili allo stesso modo degli antichi romani.Vi piaccia o meno ma è così.E’ nessuno può sentirsi in diritto di proibirglielo.Qualcuno vorrebbe i Valori dell’Urbe Eterna rimanessero una barzelletta per qualche calciatore lobotomizzato, lo spunto per tatuaggi da esibire alla fidanzatina famosa.Altri pensano che questi Valori siano l’unico motivo per cui vale vivere.Di Canio è uno di questi, esprime un segno dei tempi che sono ormai cambiati: non si deve fare di nascosto ciò a cui si crede sinceramente.Cari inquisitori, non vi chiediamo di pensarla come Paolo Di Canio perché non vi stimiamo abbastanza.Vi preghiamo, però, di non rompere più le scatole con le suppliche patetiche, con i richiami pelosi alle norme più liberticide del nostro ordinamento, con le stantie distinzioni tra stelle a cinque punte e croci celtiche.Tacete una volta per tutte.Rispettare la libertà altrui può aiutarvi a conservare, finalmente, un barlume della vostra dignità.