COMBAT 16

NO alle medaglie date ai parenti degli infoibati dalle mani di un comunista!


Correva l’anno 1956, era il 23 Ottobre, il luogo è l’Ungheria. Inizia la rivolta contro l’Urss, ma l’armata rossa dopo pochi giorni invade il Paese e viene sedata nel sangue, morirono 25.000 ungheresi, 7.000 soldati sovietici e 250.000 magiari dovettero fuggire in occidente. La “rivolta d’Ungheria” era finita. Rimarrà nell’area d’influenza sovietica fino al 1989, anno della caduta della cortina di ferro, dopo che vi fu annessa alla fine della seconda guerra mondiale. Ma deve far riflettere la presa di posizione di alcuni esponenti comunisti di allora. Palmiro Togliatti disse: «mia opinione che una protesta contro l’Unione Sovietica avrebbe dovuto farsi se essa non fosse intervenuta, nel nome della solidarietà che deve unire nella difesa della civiltà tutti i popoli». Giorgio Napolitano attuale Presidente della Repubblica (nel 1956 nel Comitato Centrale del PCI) condannò come controrivoluzionari gli insorti ungheresi, su l’Unità si arrivò persino a definire gli operai insorti “teppisti” e “spregevoli provocatori”. Nell’anniversario di quell’evento l’Ungheria ha invitato i vari capi di Stato tra cui proprio Napolitano in rappresentanza dell’Italia, ma i reduci del ‘56 hanno fortemente osteggiato la presenza del “nostro” Presidente. E’ come se per commemorare la shoah Israele invitasse un ex capo nazista, l’”ex” è riferito al “capo” e non al “nazista” perché Napolitano non ha mai rinnegato o condannato il suo passato comunista.Oggi l’Italia, quantomeno nei confronti dei Paesi dell’Est, si trova nelle stesse scomode condizioni con un Presidente “non presentabile”Lo stesso Napolitano parlò di «revisionismi fuori tempo massimo» quando si parlava delle Foibe ed ebbe il coraggio di dire che «gli italiani dall’Istria se ne sono andati di propria spontanea volontà» in una lettera aperta mandata a Liberazione e al Manifesto nel 2004. Quindi, 10.000 persone vengono sterminate e altre 350.000 lasciano case e averi di “spontanea volontà” e giunti in Italia vengono accolti con ostilità dai “compagni”, rei di aver lasciato la meravigliosa terra di Tito, e tutto questo viene definito “revisionismo fuori tempo massimo”.Ma di tutto questo quanti giornali hanno scritto o in quali televisioni se ne è parlato? In pochi, e non certo perché sia una cosa secondaria, non meno della passeggiata di D’Alema in Libano. Dire che Napolitano  rappresenta  l’Italia e l’unità del Paese è un mero eufemismo. Dovrebbe servire da contrappeso alle decisioni del governo e invece funge da stampella. Chiederne le dimissioni è e dovrà essere un dovere morale non solo per noi italiani ma anche per quello che ha rappresentato e difeso negli anni della militanza e di cui non accetta un giusto revisionismo storico