Sentimentalmente

Picasso e la modernità spagnola.


Organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Museo Nacional Centro de Arte Reina SofíaA cura di Eugenio Carmona   Dal 20 settembre 2014 Palazzo Strozzi a Firenze riporta l’attenzione sull’arte moderna con un nuovo importante evento dedicato a uno dei più grandi maestri della pittura del XX secolo: Pablo Picasso.  La mostra presenta un’ampia selezione di opere del grande maestro dell’arte moderna che permette di riflettere sulla sua influenza e sul confronto con importanti artisti spagnoli come Joan Miró, Salvador Dalí, Juan Gris, Maria Blanchard, Julio González: l’arte che riflette sull’arte , l’impegno dell’artista nella tragedia storica, l’emergere del mostro dal volto umano, e la metafora del desiderio erotico come fonte privilegiata di creazione e visione del mondo.Sono opere che rispondono alla necessità di approfondire il rapporto dialettico tra realtà e surrealtà ,che  dichiarano  apertamente  una versatilità stilistica,  una mobilità che si esprime in una pluralità di linguaggi chiamati a declinare il medesimo tema poiché «i diversi modi – rispondeva Picasso a chi gliene chiedeva ragione – sono la stessa cosa».In mostra circa 90 operedi Picasso e di altri artisti tra dipinti, sculture, disegni, incisioni e una ripresa cinematografica, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. Tra le opere esposte le incisioni e i dipinti preparatori di Picasso per il grande capolavoro Guernica, mai esposti in numero così elevato fuori dalla Spagna. 
 Fa davvero impressione il toro dal volto umano, molto umano, dallo sguardo lungo e assorto. O il cavallo con la madre dagli occhi disperati, ruotati al cielo e il figlio morto, pesante sulla schiena curva. Fa impressione la testa piangente con le labbra rosse e i denti straziati di disperazione, o il minotauro cieco, alter ego di Picasso, guidato da una bambina. È la prima volta che i disegni preparatori di Guernica vengono esposti fuori dalla Spagna in numero così elevato.  
 Organizzata in nove sezioni, la mostra accoglie novanta opere tra quelle di Picasso comprese nell’arco temporale che va dal 1910 al 1963 e quelle di artisti più o meno noti in Italia che ne hanno subito in modi diversi l’influenza, da Joan Mirò a Salvador Dalì, presenti rispettivamente con Siurana, il sentiero, e con l’Arlecchino, da Manuel Angeles Ortis, l’unico discepolo che Picasso volle avere, a Maria Blanchard (Donna con chitarra), Juan Gris (Arlecchino con violino), Daniel Vazquez Diaz (Musicisti ciechi), Antonio Lopez (Sposa e sposo), José Gutierrez Solana (I clown).Tra le opere di Picasso Testa di donna, del 1910, che rappresenta la ricerca di tre dimensioni su una superficie piatta, Ritratto di Dora Maar, del 1939 e Marie-Thérèse Walter, per due variazioni sul busto femminile, e due versioni de Il pittore e la modella, in cui reinterpreta un’incisione di Durer inserita nel Trattato sulla prospettiva del 1525.
Sono opere che rispondono alla necessità di approfondire il rapporto dialettico tra realtà e surrealtà e che identificano l’adozione dichiarata di una versatilità stilistica, di una mobilità che si esprime in una pluralità di linguaggi chiamati a declinare il medesimo tema poiché «i diversi modi – rispondeva Picasso a chi gliene chiedeva ragione – sono la stessa cosa».