Sentimentalmente

Il minestrone... da una lettera di Umberto Eco


 Dalle lettere che Umberto Eco, allora funzionario e dirigente della casa editrice di Valentino Bompiani, scrisse tra il 1959 e il 1975 ,  che ci portano nel "cantiere di un editore". Tra viaggi, osservazioni acutissime, poesie alla segreteria editoriale...Eco deve cominciare a fare i conti con i sempre più frequenti viaggi all’estero, che lo tengono lontano dalla casa editrice. È nel campus di Evanston a Pasqua 1972, «una specie di Montagna Incantata dove ci si alza alle sette e si va a dormire alle dieci»: «una cittadina dove gli echi del mondo quasi non arrivano. Insomma, la vera America, di cui New York è una contraffazione europea. Qui quando uno è preso da disperazione, solitudine e impulsi sessuali, lascia il suo confortevole appartamento con televisione e, se è nottambulo, alle otto di sera va a sentire in una Hall un concerto di musiche religiose…». Il reportage si fa colorito: «Se però si vuole, in quarantacinque minuti si arriva a Chicago, che è una città turbinosa che ha persino un locale di spogliarello e un cinema che comincia dopo le dieci». Sull’organizzazione della biblioteca universitaria spende parole di lodi sperticate. Puoi starci tutto il giorno e solo i viziosi pretendono di avere rapporti con altri «esseri parlanti». L’allusione alla tragica fine di Feltrinelli: «Qui gli editori non frequentano tralicci e la magistratura sta mandando in galera un fottio di poliziotti per corruzione (…). Intanto la periferia si popola di negri che arrivano dal sud e vivono in ghetti miserabili e un giorno bruceranno tutto. Una compagnia di food ha intanto inventato la meraviglia del secolo: si prende una scatola di instant rice precotto che è pronto in cinque minuti (vero, ed è buonissimo) e invece di metterlo con pollo, come fanno tutto gli esseri umani, lo si fonde col contenuto di una scatola di vegetables precotti. Una cosa mai vista, non hanno ancora inventato il nome, ma sospetto che sia il minestrone»   Questo è un estratto di lettere, che il giornalista  Paolo di Stefano pubblica sul Corriere, lettere molto belle ed anche rare poesie inedite, che ho voluto appuntare.