Silenzio, dove portiil tuo vetro appannatodi sorrisi, di parolee di pianti dell'albero?Come pulisci, silenzio,la rugiada del cantoe le macchie sonoreche i mari lontanilasciano sul biancosereno del tuo velo?Chi chiude le tue feritequando sopra i campiqualche vecchia noriapianta il suo lento dardosul tuo vetro immenso?Dove vai se al tramontoti feriscono le campanee spezzano il tuo riposogli sciami delle strofee il gran rumore doratoche cade sopra i montiazzurri singhiozzando?L'aria dell'inverno spezza il tuo azzurroe taglia le tue foresteil lamento mutodi qualche fonte fredda.Dove posi le mani,la spina del risoo il brulicante fendentedella passione trovi.Se vai agli astriil solenne concertodegli uccelli azzurrirompe il grande equilibriodel tuo segreto pensiero.Fuggendo il suonosei anche tu suono,spettro d'armonia,fumo di grido e di canto.Vieni a dirci la parola infinitanelle notti oscuresenza alito, senza labbra.Trafitto da stellee maturo di musica,dove porti, silenzio,il tuo dolore extraumano,dolor di esser prigionieronella ragnatela melodica,cieco per sempreil tuo sacro fonte?Oggi le tue onde trascinanocon i torbidi pensierila cenere sonorae il dolore del passato.Gli echi dei gridiche svanirono per sempre.Il tuono remotodel mare, mummificato.Se Geova dormesali al trono splendente,spezzagli in fronteuna stella spentae lascia davvero la musica eterna,l'armonia sonoradi luce, e intantotorna alla tua fonte,dove nella notte eterna,prima di Dio e del temposgorgavi in pace. FEDERICO GARCIA LORCA [luglio 1920]
" ELEGIA DEL SILENZIO " di Federico Garcia LORCA
Silenzio, dove portiil tuo vetro appannatodi sorrisi, di parolee di pianti dell'albero?Come pulisci, silenzio,la rugiada del cantoe le macchie sonoreche i mari lontanilasciano sul biancosereno del tuo velo?Chi chiude le tue feritequando sopra i campiqualche vecchia noriapianta il suo lento dardosul tuo vetro immenso?Dove vai se al tramontoti feriscono le campanee spezzano il tuo riposogli sciami delle strofee il gran rumore doratoche cade sopra i montiazzurri singhiozzando?L'aria dell'inverno spezza il tuo azzurroe taglia le tue foresteil lamento mutodi qualche fonte fredda.Dove posi le mani,la spina del risoo il brulicante fendentedella passione trovi.Se vai agli astriil solenne concertodegli uccelli azzurrirompe il grande equilibriodel tuo segreto pensiero.Fuggendo il suonosei anche tu suono,spettro d'armonia,fumo di grido e di canto.Vieni a dirci la parola infinitanelle notti oscuresenza alito, senza labbra.Trafitto da stellee maturo di musica,dove porti, silenzio,il tuo dolore extraumano,dolor di esser prigionieronella ragnatela melodica,cieco per sempreil tuo sacro fonte?Oggi le tue onde trascinanocon i torbidi pensierila cenere sonorae il dolore del passato.Gli echi dei gridiche svanirono per sempre.Il tuono remotodel mare, mummificato.Se Geova dormesali al trono splendente,spezzagli in fronteuna stella spentae lascia davvero la musica eterna,l'armonia sonoradi luce, e intantotorna alla tua fonte,dove nella notte eterna,prima di Dio e del temposgorgavi in pace. FEDERICO GARCIA LORCA [luglio 1920]