Ho sempre pensato che per certi versi il tempo avrebbe guarito le ferite , sostituendo al dolore crudo che mi attanaglia mordendo senza tregua, una dolorosa malinconia soffusa . Stamani invece ho scoperto che le mie considerazioni erano troppo ottimistiche. Mi sono svegliata particolarmente presto e come al solito i cani sono venuti a darmi il buongiorno festanti, dopo aver giocato con loro, aver nutrito Thor (Essendo cucciolo mangia più volte al giorno) e averli messi in giardino ho deciso di ritornare a dormire, pensando che in fondo essendo domenica meritavo un supplemento di sonno ed ozio. Stranamente mi sono addormentata profondamente e ho sognato, su un confine molto sottile tra l’incubo e il sogno; ho sognato mio padre. Nei sogni è come se continuassimo il dialogo che in vita abbiamo sempre avuto e anche in questo sogno abbiamo parlato molto, in un ambiente fatto di case in demolizione e vicini che volevano rubarsi pezzi di terra per fare agriturismi. Il momento più chiaro e lucido, che mi è rimasto in mente è mio padre sulla riva di un lago che aggiusta una lavatrice cambiando la pompa. Fatto ciò , si alza e mi comunica che deve andare e si comincia a dirigere verso un ponte ed io con consapevolezza ( Cosa che accade sempre nei miei sogni con mio padre) di essere in una dimensione onirica l’unica nella quale ormai posso incontrarlo, tento di fermarlo mentre un’ondata di dolore profondo mi avviluppa tutta, lui mi rassicura dicendomi che ci saremmo rivisti e si allontana mentre io comincio a singhiozzare senza freni, cercando di seguirlo. Mi sveglio piangendo come nel sogno, senza riuscire a fermarmi, con l’unica consapevolezza che la mia dimensione è con lui e che è a lui che devo tendere… Si sopirà mai questo dolore che non mi da requie? Riuscirò a pensare alla sua assenza accettando il fatto che non ci sia più? E’ qualcosa che morde dentro, a volte senza dare dolore a volte procurando sofferenze indicibili … Mio padre , il mio meraviglioso padre che non c’è più. BRENNERO 66 ( POOH) Ora non senti nessuna voce tra gli echi della sera. Tanto ma tanto silenzio lì intorno non fa paura, si muore bene in silenzio. E una campana tra i monti racconta alla gente lontana di te che sei morto per niente lassù. Nella tua casa di pietra bruciata non han mai visto la neve. Ora sul muro é rimasta soltanto quella tua foto stringevi in mano il fucile. E una campana in paese racconta a una donna che piange e di quel tuo fucile che non servì a niente. T'hanno ammazzato quasi per gioco per dimostrare alla gente che tra quei monti la voce del tempo degli uomini uccisi non deve contare più niente. E la campana un po’ triste che a te sembra tanto lontana potrebbe tacere, e lasciare il silenzio per te.