Un tripudio di di effluvinel festoso giornospande, nell'aria pura, la vendemmia.Grappoli d'ambre e granate,pendono dai contorti tralci.Le polpe translucide sonosostanza preziosa di forze segrete sorbite dalla terrae addolcite dal solein discipline profonde.Ronzio d'apivela il silenzio d'autunno,le muse cantanonell'aria d'argentodove Bacco attizzail fuoco del prodigio.Le dita della mia manoaccarezzano con stuporeun chicco, morbido, fragrante e bramoso,come labbra offerteal calore d'un bacio.A quella costante ricchezzache natura prodigain ricco dono,una strana vertigine mi esalta.Meraviglia dei tralci,immagini di coppie straripantinella stupenda regola segreta:al gorgogliar del vostroodoroso liquore,di sorrisi e calores'accende il sanguee sul ghiaccio delle umani lacerazioni d'ogni oblio s'inghirlandail fragile equilibrio umano.Finita la vendemmia,le muse s'allontananocantando con nenia di commiato,l'uva è chiusa in cesti doratifra foglie ingiallitecome le spoglie dell'estate.Sospiroso è l'addio del vento che riprendea modulare il suo soffioin cerca di nuove lontane arene,e la vigna,nel pallido crepuscolo,ha l'umido spoglio disordinedell'abbandono. Mariana Frigeni Careddu