l'analisi perplessa.

23/07/1966 Sabato mattina ore nove


D'accordo, ragazzi, se avete voglia leggete il post. Dunque vi racconterò un pezzo della mia vita degli anni in cui dovevo crescere. Però leggete con attenzione, e non crediate che si tratti di uno dei miei soliti scherzi  o di qualche storia d'amore. In questa storia non c'è nulla di comico.23/07/1966Sabato mattina ore nove, mi svegliai felice e pimpante, ingoiai la colazione in un battibaleno, perché da lì a poco i miei genitori mi avrebbero portato  in campagna dalla nonna così avrei potuto giocare con Ringo. Mi stavo  dimenticando di presentarvi Ringo, era un cane bellissimo a cui ero molto  affezionato. Eccoci arrivati in campagna, scendo dall'auto, saluto nonna e corro incontro a Ringo... quante feste.Pochi minuti dopo mamma mi chiamò. I miei genitori erano impazienti perché dovevano tornare in città per svolgere dei lavori, allora corsi verso l'automobile e li salutai, ricordo che mamma aveva un foulard bianco sulla testa, e il babbo la sigaretta accesa tra le labbra, dopo le raccomandazioni di mamma, di fare il bravo e che in serata ci  saremmo rivisti, l'auto una 1100 verde si mise in moto ed io di corsa  li seguii fino al cancello, mamma rideva... quella fu l'ultima volta che lì vidi. Un incidente stradale lì uccise sul colpo.E, poi dicono che i bambini dimenticano e, non ricordano.Un orfano bambino, e quasi tutti i giorni mi ritrovavo in una casa diversa, un giorno da zia, l'altro da nonna senza aver più una residenza fissa.  L'unica certezza che possedevo era una borsa con del vestiario e null'altro.  Un peso per tutti i parenti, mi sentivo un pacco postale che non riusciva a trovare l'indirizzo.Sentivo il vociare dei parenti, l'unica soluzione era il collegio e poco dopo ci andai. E poi ci si dimentica dei nipoti. Abbandonato da tutti trascorsi i giorni nell'attesa di vedere qualcuno, ma nessuno veniva a bussare alla porta. Passarono i giorni i mesi e poi venne il giorno in cui venni  affidato a una famiglia e alla fine mi adottarono... ma questa è un'altra storia. Un compagno di dolore mi confidò abbi fede che si è in due a soffrire, non si è mai soli, l'angelo custode soffre con te. Ricordatelo e non dimenticarlo mai.
 E, doveva essere un giorno come tanti altri.Molte volte mentre scarabocchiavo la vita, ho bagnato i fogli dei ricordi,tante parole si sono strappate talmente erano inzuppate di lacrime.Gli anni bellissimi della fanciulezza, frantumati dal destino.In punta di piedi ho proceduto all'inserimento di questo postche era tra le bozze... non aggiungo altro.Buona serata a tutti Francesca