Creato da giannavolpi il 22/12/2010

Gianna Volpi

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Post n°1 pubblicato il 22 Dicembre 2010 da giannavolpi
 

L'ULTIMA TALENT SCOUT

Ci sono personaggi che attraversano le esistenze altrui e poi spariscono come foglie al vento lasciando soltanto una scia di ricordi. Per alcuni di loro, comunque, quella scia del loro passaggio si concretizza nella crescita di altre personalità, come se avessero ingranato quel meccanismo di riproduzione che perpetua il senso della loro vita.

E' questo il caso di Rosy Royal, una donna molto nota nella società degli anni 50-80, della quale si è ricordato l'altra sera al Teatro Flaiano di Roma, grazie alla caparbietà di sua sorella Carmela Nitra che insieme al promotore di eventi Ugo Mainolfi e a Maria Giuseppina Felli,  ha sfogliato gli album fotografici del nostro passato prossimo, restituendo a un pubblico di giornalisti, amici e artisti, un fiume di testimonianze eccezionali, dal primo Modugno a  Umberto Bindi, da Claudio Villa a  Renzo Arbore e ancora da una Marina Ripa di Meana che allora si chiamava Lante della Rovere a Massimo Ranieri ancora scugnizzo, passando da Carlo Croccolo ad Albertazzi per arrivare a  Manuela Arcuri: tutti quei personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura, dello sport e dell'economia che sono cresciuti nella vita e nell'arte in quel trentennio.

Rosy Royal non aveva un suo salotto, ma attraverso il suo impegno caparbio e intuitivo, riusciva sempre ad individuare nei giovani artisti, ancora squattrinati, quell' X-factor che li avrebbe condotti al successo. E il primo trampolino di lancio era lei a darglielo. Dotata di un'intensa carica espressiva, Rosy Royal riusciva a trasmettere agli altri le sue convinzioni, aiutando i nuovi talenti a valicare i difficili sentieri che si trovano tra le aspirazioni e la loro realizzazione. Fu più di una madrina o di una press-agent, a quanto hanno ricordato gli amici e le personalità che hanno affollato la serata che le è stata dedicata, rimettendo in calendario, dopo più decenni di silenzio, il suo famoso "Premio Rosy Royal" che in questa rinata prima edizione ha seguito i criteri della sua creatrice, assegnando a suo nome riconoscimenti a personaggi del giornalismo, della pittura, dello spettacolo, della musica, della televisione e della poesia. Tra i premiati per la musica:  Elisabetta del Buono, direttore musicale del "Piccolo Lirico", la giovane promessa del belcanto il soprano Annagiulia Foglia e con loro Laura Goggia, Massimo Manzo, Lanfranco Giansanti, Rolando D'Angeli, Roberto e Lavinia Spingardi. I premi sono stati assegnati anche a Rossana Pace, portavoce delle "Eccellenze Italiane" nel mondo e a Roberto Amen, a Raffaele Pannella; ad Alberto Alfieri Bordi e ad Elvino Echeoni.

La serata è stata  condotta dalla cantante-attrice Arianna Lazzaro, affiancata da Ugo Mainolfi e dalla sorella di Rosy Royal, Carmela Nirta.

Foto2 
Maria Giuseppina Felli, Ugo Mainolfi, Carmela Nirta e Arianna Lazzaro

CRITICO DOVE SEI?

Applausi

Dieci righe scarse, di fondo pagina, per una bella  mostra sui grandi stilisti (da Valentino a Versace,da Capucci a Marras) che hanno creato costumi per l'opera lirica su "Sette"; dieci righe di Franco Quadri, uno dei critici teatrali italiani più autorevoli per uno spettacolo teatrale di punta su "La Repubblica", dieci righe di Angelo Foletto, critico, studioso e presidente dell'Associazione dei critici musicali, per uno spettacolo operistico prodotto da un grande ente lirico sullo stesso giornale, una colonnina per segnalare l'indice d'ascolto di un programma televisivo , una segnalazione con pallino per indicare che un film non è da vedere (potenza di quel silente pallino!) su altri quotidiani. Si salva di tanto in tanto il recensore più temuto della nostra televisione sul Corsera che, tuttavia non sempre ha spazio di estendere i suoi perchè e i suoi percome. E si salvano i giornalisti che hanno la possibilità di gestire un blog. Come si salvano le presentazioni (che non sono mai dei critici) , sempre che a debuttare sulla scena siano Valeria Marini, Michelle Huntziker oppure Manuela Arcuri. E così via. Il grande cantante lirico deve mettere in tasca tutt'al più un aggettivo, senza che nessuno vada oltre. I registi non si sentono compresi e restano confusi sul da farsi futuro.

Ma dove sono finiti i critici che si occupano di spettacolo? Relegati nelle loro rubrichine, a volte solo settimanali, sembrano essere schiacciati all'interno di un grottino senza aria e senza spazio.  Di altri critici non si ha più notizia,  perchè molte testate hanno addirittura eliminato la pagina-spettacoli. Da addetta ai lavori di lungo corso, ricordo le ampie e documentate recensioni di Roberto De Monticelli, Renzo Tian, Tommaso Chiaretti, Guido Davico Bonino, le bellissime storie di genialità musicali e registiche di Erasmo Valente... studiosi, esperti e generosi che non risparmiavano vita e intelletto anche nelle famose cantine teatrali per scoprire nuovi talenti. Fino a risalire alle letture del gustoso Ennio Flaiano e ancora più indietro nel tempo del sublime Renato Simoni di cui ho divorato i volumi "trent'anni di cronaca drammatica". Che goduria rileggere quelle analisi, profonde e di ampio respiro che  fotografavano con un linguaggio comprensibile a tutti, da spettacolo a spettacolo, il percorso umano e artistico delle compagnie di Ruggero Ruggeri, Anton Giulio Bragaglia... e insieme le virtù e i vizi (artistici) di autori, registi e interpreti come Maria Melato, Emma Grammatica, Gilberto Govi, Sergio Tofano, Dina Galli... fino a descrivere la più colorita onda emotiva del pubblico. Storia e storie di un teatro desaparecido, almeno dalla carta stampata. Si dice che alcuni critici – spesso – hanno presentato sintomi di cripticità e che hanno esercitato l'esercizio per se stessi e per i loro colleghi, che più che una critica il loro è uno sfoggio di cultura incomprensibile al volgo. Si dice anche che qualche direttore preferisca un articolo di sport (vende più copie) e che una frase lapidaria può ugualmente far arrivare consenso e dissenso, ma veramente può bastare un "si" o un "no" oppure un pallino per descrivere il percorso di chi opera nell'arte?

Fateli uscire i critici sopravvissuti dal loro grottino, fateli comporre en plain air, dando loro lo spazio per respirare! Inviate gli osservatori senza guinzaglio e la mannaia del "tot " battute e fateci leggere dell'evoluzione e dello stato dell'arte. Assecondare il trito e ritrito (i soliti noti che calcano le scene con le solite cose) non significa informare (quindi educare). Libertà di pensiero e di critica ragionata vuol dire anche possibilità di crescita. Ai direttori e ai lettori: se pensate che le recensioni possano annoiarvi, provate ad esplorare il mondo internettiano (forum compresi)!

Mannequin 

ROTTAMIAMO TUTTO E DI PIU'

Ci vorrebbero cento - mille Matteo Renzi perchè uno sbadiglio non ci seppellisca tutti. La rottamazione si dovrebbe praticare in politica come in televisione, nel cinema e nella nostra vita.

Rottamiamo i grandi fratelli, le grandi sorelle, gli anchormen e quelli che fingono di scoprire l' X-factor. Rottamiamo i salotti televisivi sempre uguali a se stessi, le copie delle copie, gli insulti, i gossip, gli attori e i cantanti ancora attaccati al sipario e ormai fuori garanzia; i plagiatori e gli opinionisti di lungo corso; rottamiamo anche le carrozzelle che chiedono agli stranieri 600 euro per un giretto in città, i furbetti che guidano i taxi, i ristoratori che ti rifilano gli avanzi e chi ti passa avanti alle file della posta. Rottamiamo i maghi e i finti guaritori. I prodotti che ti promettono la resurrezione dopo una spalmata di succo d'ostriche così come gli squartatori di volti umani gonfiati con la plastica. Rottamazione pure per i pettegoli, gli invidiosi, i sessuomani, le escort e le casalinghe frustrate. Rottamiamo la pubblicità, le merendine, i farmaci... E' facile, e non costa nulla. Rottamiamo tutto e rottamiamoci, altrimenti non sarà solo uno sbadiglio a seppellirci. 

ANNA MAGNANI CHI?

Folta scolaresca di 75 ragazzini di 12-13 anni, rumorosi, accessoriati, tecnologicamente armati e bagno dipendenti. Sto descrivendo gli alunni di una scuola media di Pescara ai quali i loro insegnanti hanno imposto un tour romano sulle tracce di Ennio Flaiano in occasione del suo centenario: Via Veneto, Caffé Greco e  soprattutto una visita accurata al teatro che nel centro storico porta il suo nome. Gli insegnanti di Pescara volevano giustamente esaltare la figura intellettuale di uno dei loro principali eroi, dopo D'Annunzio. Perciò ho accolto l'accaldata e sfranta banda di ragazzini nel nostro teatro, preparandomi perbenino qualcosa da raccontare. E ce n'erano cose da raccontare...proprio qui Flaiano inventò il "Teatro tascabile", si incontrava con gli amici, consumava vino e formaggi nella cantina sottostante.  Ero piuttosto imbarazzata nel mio ruolo di narratrice non solo per quello schizzar per bagni dei poveri fanciulli, ma anche per il timore di essere un  po' ripetitiva: quei ragazzini erano stati sicuramente preparati a dovere!

Poichè li vedevo distratti a darsi pizzicotti, scambiarsi sms occupando tutte le dieci dita, e a guardarmi con una certa aria attonita,  dopo aver accennato alla lettera sublime della signora Rosetta al marito a proposito della loro figlia, ho deciso di diventare più leggera facendo i nomi di chi Flaiano conosceva bene e incontrava in quel luogo. Nomi facili per tutti... "Aldo Fabrizi, sapete chi è, no?": silenzio tombale ed espressione tipo "chi è costui", "chi l'ha mai sento", "chissenefrega". Provo ancora: "Anna Magnani, che abitava proprio davanti a questo teatro!": I fanciulli si scambiano occhiate furtive e le labbra mute dicono "Anna Magnani Chi?". Sto per irritarmi e provo con un personaggio un po' più vicino: "Vittorio Gassman! Flaiano provò qui la versione teatrale di "Un marziano a Roma" prima che diventasse un film!". Dalla prima  alla decima fila cala un ombra lunga quanto la platea quando un ragazzino da primo banco alza un dito. Ah finalmente qualcuno conosce qualcuno. "E' il padre di Alessandro!" ci spiega soddisfatto.

Che dire? Dopo è finita davvero in caciara e il busto di Flaiano è stato fotografato con berretto Dragon Ball GT in testa e un Ipod al collo.

 
 
 

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