Pochi sanno che quasi tutta la letteratura erotica e sentimentale dei secoli d'oro dell'Islam era rivolta alle schiave e mai alle mogli, il motivo era semplice, a fronte di matrimoni combinati, l'amore per la schava era un amore libero, spesso sensuale, una scelta consapevole a cui si frapponevano ostacoli legati alla condizione di lei, ma che serviva solo ad alimentare il fuoco della passione.Non si deve confondere la schiava con la serva, questo è un errore che molti commettono ancora oggi, le Giariye o schiave dell'harem, erano educate all'arte, alla musica, al canto, alla danza, scelte tra le più belle sapevano conversare ed intrattenere gli ospiti ed erano le uniche a poter accedere alle sale degli uomini vietate a tutte le altre donne.Il ruolo di schiava non era dunque indice di sottomissione, apparteneva al padrone, ma era considerata nella sua interezza, si traeva piacere dalla sua compagnia non solo per il piacere fisico, ma anche per quello intellettuale perchè in fondo l'unione completa del maschile e del femminile si celebra sul piano dell'incontro cerebrale.Un esempio di Giariya è Sheherazade, la principessa delle mille e una notte, che seppe intrattenere per tre anni il sultano raccontandogli ogni notte una storia che non terminava, in modo che le fosse rispamiata la vita.Che differenza con le schave occidentali votate alla degradazione