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BACK TO BLACK
He left no time to regret, kept his dick wet, same old safe bet. Me and my head high, and my tears dry, get on without my guy, you went back to what you knew, so far removed from all that we went through, and I tread a troubled track, my odds are stacked, I'll go back to back. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her and I go back to...I go back to us, I love you much; it's not enough, you love blow and I love puff, and life is a pipe, and I'me a tiny penny rolling up the walls inside. We only said good bye with words, I died a hundred times, you go back to her, and I go back to...
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S'I' FOSSE FOCO (SONETTO DI CECCO ANGIOLIERI)
SMILE: THE LIFE IS SO GOOD!
LOVE HER AGAIN (DAL CD "ALONE" DI G.M.)
THE SECRET (BY GIOV@NNI)
La guardai fissa negli occhi, mi sembrava che fossero vuoti, o che dentro ci fosse soltanto una finestra chiusa. Rimasi stupito dal suo sguardo senza espressione, da quegli occhi azzurri ma che nulla lasciavano intravedere. Un brivido mi attraversò la schiena, mi sembrava che il tempo si fosse fermato e non passasse mai, mentre erano trascorsi non più di dieci secondi; era come se mi risvegliassi da un sonno ad occhi aperti, e ad ogni battito di ciglia, mi accorgevo che avevo di fronte un volto che a ben guardarlo non lasciava trasparire una bellezza sensuale o trasgressiva, tutt’altro, era una bellezza dolce, pura, unica, era qualcosa che sfiorava l’assurdo, e non si poteva attribuire acun parametro di confronto o paragone per definire una bellezza senza eguali; e in quel momento tutti i miei pensieri, le mie angosce e le mie incertezze svanirono in un istante per concentrarsi su quella figura apparsa dal nulla, ferma in piedi sulla penombra di una stanza che da tanto tempo era rimasta chiusa perché non ho mai avuto il desiderio o la voglia di entravi. Troppi ricordi racchiusi in una vecchia sedia a dondolo che a tratti sembrava muoversi e cigolare nel quadro dipinto a olio d’una scena di ieri. Non sapevo nemmeno cosa stava succedendo, non me lo chiedevo sinceramente, ecco, come tutto appartenesse alla normale atmosfera di una monotonia abissale. Ero come paralizzato da quello sguardo magnetico e penetrante, da quegli occhi di un azzurro limpido eppure senza emozione, e ancor più dal chiarore della sua pelle, che traspariva ad ogni sprazzo di luce che penetrava stanco a tratti dalla finestra, in un intervallo che non riuscivo a definire perché avevo perso la nozione del tempo. Le ore erano fatte di silenzi, e, in essi, percepivo lento il fruscio e il rumore lieve che proveniva dall’aprirsi e chiudersi delle sue morbide labbra, quasi volesse pronunciare parole, parole fatte anch’esse di silenzio. Impercettibile il rumore dei suoi capelli, come fossero mossi dal vento. Potevo guardarla per ore e ore senza stancarmi, non avevo mai visto davvero una ragazza così puramente bella, davvero, così angelica. Poi un lampo di luce illumina la stanza e mi si ferma il respiro quando vedo che in trasparenza il raggio passa attraverso il suo corpo e si ferma sulla parete non più bianco abbagliante ma composto di mille colori come d’arcobaleno. E chiudo la porta, ma lei d’un tratto mi chiama per nome e mi dice: “sai ho sbagliato persona”, e mi bacia le labbra e non sono fredde, “mi devi scusare! Ti prego non mi maledire, ma la tua ora è ancora lontana e dovrò ancora aspettare.” “Ma non preoccuparti”, io le rispondo, “la prossima volta però fammi un favore, sì la prossima volta davvero non t’affrettare, vai pure piano, sì, non… t’affrettare. Ridiscendo la scala, i dieci gradini che portano sopra al primo piano, ancora bianchi, dieci gradini che si affacciano su un mondo che ho lasciato fuori chiudendo la porta alle mie spalle: un volto impresso in una stanza, un raggio di sole che s’abbatte su un muro bianco. Forse un giorno, forse domani salirò ancora quei dieci gradini, forse… quando avrò più coraggio, forse… aprirò di nuovo quella porta…forse... chissà! |
E non avevo più niente da dire, rimanevo lì a guardarmi dentro e a sentire le sue parole spezzarsi contro le pareti; poi vedevo colare lettere nere luccicanti, come una scia di lumaca, fino a terra, ma lo stesso non infrangevano il silenzio dentro. Nemmeno il rumore di voci alternate a mille sospiri penetrava, e tutto rimaneva come un fantoccio appeso a dei fili invisibili mossi dal burattinaio della mia vita. Tanti nodi avevo notato che erano stati fatti a qualche filo; a volte qualcuno si scioglieva per il peso di movimenti bruschi fatti inconsciamente da quel pagliaccio appeso. E allora, diveniva tutto più scuro, come il sole quando una nuvola nera lo nasconde al pari d’una maschera di carnevale incollata su un volto senza labbra, senza espressione. Io ascolto, io vibro al suono del vento, io sento quello che mi trafigge in un cadenzato ritmo di strane lettere unite, senza nome, e poi scorgo accanto le altre tutt’attorno. Uno strano ticchettio. Ascolto: è il battere del cuore, un poco coperto dal cigolio dei balconi mossi dal vento, e poi tutto ritorna con i colori che avevo perduti e mi accorgo che non sono però gli stessi di prima. Come me, come la voglia di spazio, quella di essere quello che vorrei non essere, come la voglia di tenermi stretto quello che invece mi fa sentire bene. Adesso il silenzio sta chiamando. Adesso, sì, sta chiamando; adesso, adesso lo sento che sta bisbigliando più forte. E dice d’essere convinto ci sia del buono in me, in tutti noi, con il sostegno e il desiderio di dare amore per riuscire a tirare fuori il meglio da noi stessi. E mentre ascolto, osserva il silenzio il vento, ferma lo sguardo sull’accadere di questo cielo azzurro; cerca una via d’uscita in quest’immenso, in questa dispersione d’aria chiara come il respiro che inala il vuoto dell’assenza di colore. Solo il rumore dell’affanno sibila lento intorno a quell’albero cavo sospeso in cerca delle sue radici, e cerca anche di trovare una via d’uscita, il vento, per portarmi il profumo del mattino che lascia il posto alla notte. Ovunque mi conduca sarà ritorno. Oggi, non ho le nuvole nella mente, un soffio di vento le ha disperse. Il tempo corre, ma la memoria si ferma sempre sulla soglia azzurra di un quadrante senza sfere. Tra gli ultimi bagliori di un giorno che già muore, scorgo tra le ombre sentieri sperduti tra cespugli marroni ormai secchi e accarezzo stancamente il tempo con gli occhi, rannicchiando la mia anima su un raggio di luce che filtra leggero nel buio, e poi giunge a ghermire i colori del giorno, nell’attimo dolce di un battito d’ali… senza ritorno.
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Voglia di piangere, perché? Non so ma non mi riesce. Voglia di utopia, perché? Sì stasera ho voglia di piangere ma non ci riesco, dovrei pensare a qualcosa di triste ma non mi viene alcun desiderio di scavare tra le pagine di giornale qualche cosa che già non sappia, qualche cosa che di umano non ha nulla ma scatena solo rabbia e fa male. Stasera ho voglia di cercare le lacrime in una culla fatta di foglie secche affidate al vento, stasera non mi lamento perché sono spento, stasera nel vento c’è anche il mio sospiro, la mia voglia di silenzio e di tacere quando dovrei dire, ma… dire cosa e perché, se già è tutto scritto e nulla cambia se non son contento? Stasera non mi vengono le lacrime ma un velo umido mi appanna gli occhi racchiuso in un tumulto di pensieri da strizzare come un canovaccio bagnato; certamente nulla di più di un sentimento che nasce dentro e si manifesta piano come un ruscello che scorre lento e silenzioso e poi si nasconde inabissandosi rapidamente tra sassi bianchi e rovi. Sul bordo di uno stretto imbuto che inghiotte senza vie d’uscita, la mia ombra ecco che si stacca da me e mi prende per mano, poi mi accompagna nel sogno che ancora deve finire nei mille timori di un vagare lontano, ed io mi arrendo e… non dico parole.
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... Quando penso a te mi manca il respiro, ma soprattutto mi manca quella sensazione inebriante, quella sensazione di completamento, mi manca la felicità, quella parola che in otto lettere racchiude sorrisi, amici, amori, silenzi, chiassi, ricordi sfumati o chiari come l'acqua, segreti detti tra amici, viaggi e soprattutto emozioni. Ricordati che la felicità non è quasi mai avere ragione, anzi, per far funzionare un'amicizia bisogna essere disposti a fare un passo indietro; infatti è più probabile che la felicità risieda nella perdita e non nella vittoria. Rammenta che la perdita può essere di una persona e pertanto, se una persona non ti rende felice, lasciala andare via. Non rimpiangere mai nessuna scelta o sbaglio che hai fatto. Felicità è stare bene insieme agli altri, ma soprattutto stare bene con se stessi, quindi non sprecare tempo per cercare di cambiare, o per piacere agli altri, ma cerca di accettarti come sei. Infine ricordati che la felicità non è una cosa rara o complicata, perché probabilmente mentre la cerchi è proprio sotto i tuoi occhi azzurro ghiaccio che spero proprio di rivedere presto. Mi manchi, sei tu la mia felicità, adesso che l'azzurro è più azzurro, adesso che so a cosa stai pensando e sei sola; un'amica grande, sì ma anche un'amica, che amica non vuol essere. Io non ho mai creduto alle parole dette sorridendo, e spesso quello che il pensiero mi suggeriva l'ho fatto, e mi sono dilettato con gli ossimori della mia mente nei giorni diversi l'uno dall'altro, solo per una lieve sfumatura. Adesso che il sole pigro mi saluta, la sua luce dietro le nuvole sale e poi mi sfiora le mani, e di nuovo scompare, per poi riapparire nel cuore di chi, come me, lo sa imprigionare. Come un sorriso, una parola mai detta, so che ci sei, e questo mi basta, e sono felice, di sapere che sei... felice. |
Ho un segreto, ognuno ne ha sempre uno, dentro; sì ognuno lo ha scelto o lo ha spento, ognuno, volendo e soffrendo. Ma nutro un dubbio. Non sarà mai inutile certo, ascoltarne l’eco, consultarlo in segreto! Ho un segreto! L’ho letto nel cuore profondo nascosto, quasi invisibile e in fondo celato. Mi sono chiesto più volte cos’era, ma non ho trovato risposte. So solo di certo che ieri già c’era qualcosa che non conosco; un segreto che forse segreto poi tanto non è, ma è un segreto che non so capire, forse la mia voglia di dire quello che nel sole vorrei far scomparire per poi rivedere coperto di azzurro, e afferrare con forza, a piene mani, quello che sembra voler fuggire e celarsi ai miei occhi di colpo senza preavviso, per ritrovare nel cuore domani. E di nuovo un diluvio di parole. Certo ho un segreto ma quale? Lettere d’alfabeto strappate a forza dallo scrivere il pensiero di ieri, come pesci all’amo che parlano nello scheletro salino a rendere leggibile la storia di un altro mattino e di un sole più rosso che mai. E di nuovo imparare la strada per aprire la porta e fare entrar un vortice d’aria; eccomi lì come un piccolo insetto a cogliere nuove immagini di vita e di luce dai pianeti in cielo addormentati, che magari al nostro, curiosi, si affacciano e si indignano per la nostra arroganza, e la nostra stupidità. Esercizio estremo sull’antico elemento del respiro atterrito da un nuovo desiderio di rinascere e di trovare le strade della coscienza smarrita; del calore d’un abbraccio mai dato, della voglia di stringere chi mai mi ha scordato, del sorriso d’un bambino che mi guarda curioso perché ho la barba e lui non capisce se addosso ho un qualcosa di finto, o se davvero nascendo, quella cosa sul volto dipinta, a lui non l’hanno data! Magari lui pensa, se la sono scordata! Dov’è andato il sole adesso che piove? Dove si son nascosti i sogni del mondo, le corse affannose a rincorrer una farfalla nel cielo? Dov’è finito dei piccoli cuori il tepore quando ti tendon la mano per stringer la tua? Dov’è andato a finire, di lacrime pieno, il pozzo scavato nel cuore dell’uomo, per riempirlo ancora una volta del suo disegno egoista di vincere gli altri e se stesso, per fare d’ogni foglia caduta da ogni albero chino, adesso che l’inverno comincia a far capolino, un nido di fuoco, un urlo che s’alza per nascondere il pianto che s’ode vicino? Dov’è finito tutto quello che prima era vero e colorato di giallo e di azzurro? Sì, davvero, dov’è finito quell’arcobaleno che prima, da un capo all’altro del cielo, tra la polvere che dalle stelle nascoste cadeva, baciava coi suoi sette colori la terra? Se poi la terra mentre io la guardavo un po’ stanco, è scomparsa nelle pieghe del cielo? Ho un segreto, sarà questo che mi è uscito dal cuore? Sarò io che magari ascoltando il silenzio qui attorno, mi son detto senza indugiare poi tanto: “Ma tu… cosa vuoi?” Certo non so! Adesso proprio no... ci penserò... sì, ci penserò, ma adesso... adesso, non so!
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INFO
L'IGNORANZA E' MENO ODIOSA DELLA PRESUNZIONE
NON FARE DEL BENE SE NON ACCETTI L'INGRATITUDINE
CI VUOLE TUTTA UNA VITA PER IMPARARE A VIVERE
LA FELICITA' E' FATTA DI POCHI ISTANTI
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INCONTRIAMO IL DESTINO SULLA VIA PER EVITARLO
L'amicizia: gli amici ti aiutano, i conoscenti ti salutano!
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A VOLTE UN PO' DI SOLITUDINE CI FA STARE BENE
Chissà perchè certe donne e certi uomini non cambiano mai! Com'è squallida l'umanità, e io ne faccio parte!
RONDINI (DAL CD "TIME OFF" DI G.M.)
Volano, come rondini volano
poi nel cielo scompaiono
i miei sogni così.
Tornano come rondini tornano
anche se non vorrei...
I miei sogni così.
Chi non ama ricordi non ha...
sempre solo restare dovrà...
Una vita vissuta così...
non vorrei...non vorrei.
Meglio ridere e piangere se...
se l’amore ora viene ora va...
fa soffrire, ma è meglio così:
solo non sarai...no mai!
I ricordi verranno da te
come gocce di pioggia...
cadranno giù...
dai tuoi occhi dal cuore e poi tu,
sognerai... Di tornar tra le braccia di chi... se ne andò..
senza dirti nemmeno perché...
Sognerai... Di fermare quel bacio... così,
che hai rubato alle labbra di chi...mai t’amò... mai t’amò.
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Alcuni si ricordano dell'educazione
solo quando la pretendono dagli altri
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Inviato da: cassetta2
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Inviato da: virgola_df
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Inviato da: menegi53
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Inviato da: NORMAGIUMELLI
il 08/01/2019 alle 14:46
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FELICITÀ
Non parlate della vostra felicità a chi è meno felice di voi.
La felicità è come la febbre poichè tutti ci sono intorno per farcela passare.
SCENDI! (A SONG BY GIOV@NNI)
TURBOLENZE D'ONDE
Senza il tuo consenso nessuno potrà mai farti sentire inferiore.
POLVERE DI STELLE SULLE MANI
Io sono più importante dei miei problemi.
COME SPIGHE DI GRANO
Il falso amico è come l'ombra che ci segue finché dura il sole
Inviato da: cassetta2
il 06/06/2024 alle 18:52
Inviato da: virgola_df
il 31/12/2023 alle 11:48
Inviato da: menegi53
il 04/08/2020 alle 16:19
Inviato da: virgola_df
il 01/08/2020 alle 11:55
Inviato da: NORMAGIUMELLI
il 08/01/2019 alle 14:46