PROFUMO DI PAROLEA CACCIA DI ILLUSIONI |
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Post n°1 pubblicato il 28 Settembre 2010 da Hunter_of_illusion
Ugo Foscolo ( foto a sinistra) con la ragione si rende conto che le Illusioni, come la Tomba, l’Amore, la Bellezza, la Poesia, l’Amicizia, non esistono realmente, ma con il cuore sente che l’uomo non può fare a meno per vivere e per superare le tragedie, le miserie e le ingiustizie della vita, di credere in queste Illusioni. Anche in Giacomo Leopardi (foto in basso) hanno valore le illusioni che illuminano la vita del Foscolo: la bellezza, la gloria, la patria, la libertà, l'amore, il piacere, la poesia; ma mentre nel Foscolo esse appaiono come conquiste raggiunte per mezzo di uno slancio eroico, di accettazione e di esaltazione della condizione umana, dolorosa ma ricca di dignità e nobiltà, in Leopardi sono idee nobilissime, insite nella giovinezza dell'uomo, ma destinate a venir meno, ad essere demolite dalla ragione e soprattutto dalla vita. Il termine adesso si lega all’idea di vago ed indefinito (L’infinito) e si configura come un tentativo di sottrarsi alle leggi materialistiche della natura. Ma l’illusione manca di continuità e anche gli antichi non potevano a lungo nutrire la loro poesia di immaginazione (la parola compare non a caso per la prima volta accanto al concetto di illusione). La legge materialistica della natura matrigna (di dolore e sofferenza per l’uomo sulla terra) e l’assenza di una fede religiosa, rendono inoperante, vuota ogni forma di illusione in Leopardi. Anche il piacere è illusione negativa, fragile, momentanea e instabile; ogni piacere consiste in un’interruzione breve del dolore. Leopardi affronta in maniera esplicita il rapporto fra illusione e ragione. La facoltà di produrre illusioni è un dato “naturale” nell’uomo, addirittura presente in misura grandissima “nei fanciulli, primitivi, ignoranti, barbari, ecc.” e, in un certo grado, molto verosimilmente “anche nelle bestie”. Anche il pensiero e la ragione sono elementi naturali nell’uomo, cosí come il desiderio di piacere; pensiero e desiderio di piacere dimostrano “la spiritualità dell’anima umana”. In mezzo a questi elementi naturali fa la sua comparsa un “sentimento non naturale”: il “sentimento della nullità delle cose”. La presa di coscienza, attraverso la ragione, della nullità delle cose distrugge l’istinto, il sentimento e, quindi, le fonti dell’illusione. Leopardi sembra proporre la contrapposizione fra “apollineo” e “dionisiaco” che sta al centro della critica di Nietzsche al socratismo. L’illusione, una volta smascherata, non potrà piú essere riprodotta se non con l’azione creatrice (la “finzione”) del poeta; ma l’illusione creata consapevolmente dà un piacere di cui non ignoriamo il carattere ingannevole (“dilettosi inganni”, Il tramonto della luna, v. 24); è caduca come l’uomo che la crea: il paradiso e l’inferno sono definitivamente cancellati dalla nostra prospettiva; l’unico paradiso, e soprattutto l’unico inferno, con cui confrontarci è qui, su questa terra.
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