Non avendo altro da fare questa mattina, sono tornata nella casa in campagna. Ogni volta è come mettermi alla prova. Ero curiosa di rivedere quell'immenso che da piccola i miei occhi fissavano per ore. Aperto il pesante cancello rosso di rugine, seguo le linee che per anni le ruote hanno segnato la terra. Linee scure, bagnate dalla pioggia, separate dal verde dell'erba. Sempre uguali, sempre parallele tra loro. Fermo la macchina poco dopo il grande portone, non volevo entrare in casa e non lo faccio. Scendo e faccio il giro della casa camminando nell'erba alta, selvaggia che si piega ad ogni mio passo. C'è tanta vita intorno a me, qui, che fatico a respirare. Mentre la pioggia accarezza le querce maestose. Cammino. Voglio arrivare alla torretta..da lì vedrò quello che era il mio sogno sin da piccola e che ora qualcun' altro ha realizzato fregandosene di me e di quello che volevo. Mi avvicino alle scala in ferro, tocco il manico e sento..no, risento mio Nonno che mi incita a seguirlo. Sorrido come se ancora lui mi stesse guardando dall'alto dell'ultimo scalino. Salgo. Salgo e i ricordi tornano a due o a tre per ogni scalino. Una volta le ho salite coi piedi nudi queste scale e ricordo che i miei piccoli piedini bruciavano perchè il sole caldo di agosto aveva reso, per me, rovente ogni scalino. E tutte le volte che venivo a piangere qui sopra. E quella volta in cui rifecero i dordi di cemento della torretta e il Nonno volle che io e mia sorella lasciassimo il segno su quella roba molle e appiccicosa. E ricordo che per me non fu facile salire quella volta e ripensandoci ora credo che il Nonno volle portarmi lì per esorcizzare la mia paura che ancora era silenziosa in me. Una delle mie tante paure. Forse la prima..quella di cadere giù nel vuoto come mi era successo due anni prima. Mia sorella scrisse il suo nome e io che ancora non sapevo scrivere mi impegani a disegnare nel cemento fresco una piccola nuvola con il grosso chiodo datomi dal Nonno. Il quale sotto i miei occhi stupiti e pieni di lacrime s preoccupò di ricalcare quelle linee fresche e delicate lasciate dalla mia mano. Gli ho tenuto il muso per giorni, offesa da quel gesto senza capire che lui aveva solo fatto in modo che quella nuvola accanto al nome di mia sorella restasse negli anni. Faccio di corsa gli ultimi scalini e sono lì, senza guardarmi intorno, non ancora. Voglio ritrovare la mia nuvola fatta a quattro mani. La vedo, la sfioro, ne seguo i contorni e sorrido! So che mi stai guardando da lassù, ora, Nonno. E sento il mio respiro calmarsi. Mi siedo incrociando le gambe e una immensa struttura di cemento, uno scheletro grande quasi come mezzo campo di calcio, completamente sospeso nel verde delle foglie di pesco. E ancora mi chiedo come è possbile che quel qualcuno che neanche conosco ha costruito proprio ciò che io da tempo avevo costruito solo nella mia testa. Io e le mie cotruzioni mentali. E ci penso ed è vero. Io non ho mai smesso di giocare con le costruzioni come facevo da piccola. Costruisco e poi smonto, a volte distruggo per rimettere ogni pezzo nella scatola. Senza un senso, forma, logica. Perchè costruire per poi distruggere..?! Ho deciso, dopo taglierò i capelli. Sono diventati troppo lunghi e diventa difficile attorcigliarli al dito senza poi farmi male.
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Non avendo altro da fare questa mattina, sono tornata nella casa in campagna. Ogni volta è come mettermi alla prova. Ero curiosa di rivedere quell'immenso che da piccola i miei occhi fissavano per ore. Aperto il pesante cancello rosso di rugine, seguo le linee che per anni le ruote hanno segnato la terra. Linee scure, bagnate dalla pioggia, separate dal verde dell'erba. Sempre uguali, sempre parallele tra loro. Fermo la macchina poco dopo il grande portone, non volevo entrare in casa e non lo faccio. Scendo e faccio il giro della casa camminando nell'erba alta, selvaggia che si piega ad ogni mio passo. C'è tanta vita intorno a me, qui, che fatico a respirare. Mentre la pioggia accarezza le querce maestose. Cammino. Voglio arrivare alla torretta..da lì vedrò quello che era il mio sogno sin da piccola e che ora qualcun' altro ha realizzato fregandosene di me e di quello che volevo. Mi avvicino alle scala in ferro, tocco il manico e sento..no, risento mio Nonno che mi incita a seguirlo. Sorrido come se ancora lui mi stesse guardando dall'alto dell'ultimo scalino. Salgo. Salgo e i ricordi tornano a due o a tre per ogni scalino. Una volta le ho salite coi piedi nudi queste scale e ricordo che i miei piccoli piedini bruciavano perchè il sole caldo di agosto aveva reso, per me, rovente ogni scalino. E tutte le volte che venivo a piangere qui sopra. E quella volta in cui rifecero i dordi di cemento della torretta e il Nonno volle che io e mia sorella lasciassimo il segno su quella roba molle e appiccicosa. E ricordo che per me non fu facile salire quella volta e ripensandoci ora credo che il Nonno volle portarmi lì per esorcizzare la mia paura che ancora era silenziosa in me. Una delle mie tante paure. Forse la prima..quella di cadere giù nel vuoto come mi era successo due anni prima. Mia sorella scrisse il suo nome e io che ancora non sapevo scrivere mi impegani a disegnare nel cemento fresco una piccola nuvola con il grosso chiodo datomi dal Nonno. Il quale sotto i miei occhi stupiti e pieni di lacrime s preoccupò di ricalcare quelle linee fresche e delicate lasciate dalla mia mano. Gli ho tenuto il muso per giorni, offesa da quel gesto senza capire che lui aveva solo fatto in modo che quella nuvola accanto al nome di mia sorella restasse negli anni. Faccio di corsa gli ultimi scalini e sono lì, senza guardarmi intorno, non ancora. Voglio ritrovare la mia nuvola fatta a quattro mani. La vedo, la sfioro, ne seguo i contorni e sorrido! So che mi stai guardando da lassù, ora, Nonno. E sento il mio respiro calmarsi. Mi siedo incrociando le gambe e una immensa struttura di cemento, uno scheletro grande quasi come mezzo campo di calcio, completamente sospeso nel verde delle foglie di pesco. E ancora mi chiedo come è possbile che quel qualcuno che neanche conosco ha costruito proprio ciò che io da tempo avevo costruito solo nella mia testa. Io e le mie cotruzioni mentali. E ci penso ed è vero. Io non ho mai smesso di giocare con le costruzioni come facevo da piccola. Costruisco e poi smonto, a volte distruggo per rimettere ogni pezzo nella scatola. Senza un senso, forma, logica. Perchè costruire per poi distruggere..?! Ho deciso, dopo taglierò i capelli. Sono diventati troppo lunghi e diventa difficile attorcigliarli al dito senza poi farmi male.