Ich lebe, ich sterbe

aprile 2010


Stava succedendo qualcosa, ma non riusciva ad inquadrare cosa fosse.Lui usciva sempre più tardi dal lavoro, era distante, distaccato, la cercava meno...e le coccole erano ormai diventate qualche carezza come si fa con un gatto prima di addormentarsi. Non parlava mai di Lui, e le volte che Lei riusciva a chiedergli notizie, o era frammentario, sintetico o le rispondeva che era preso male e il parlarne gli avrebbe peggiorato l'umore.Passarono quattro giorni senza nemmeno sfiorarsi, Lei non sapeva cosa dire o cosa fare, ogni volta che gli si avvicinava Lui la allontanava, in modi più o meno bruschi.Era diventato di ghiaccio. Stentava a riconoscerloLui dovette partire di nuovo per lavoro, tre giorni. A stento la salutò.Lei ora si sentiva persa. Era persa senza di Lui, e non riusciva a capire cosa avesse fatto per perderlo. Era persa perchè da sola, in un luogo che non era il suo, dove gli amici non erano i suoi.In quel momento, solo il lavoro riusciva a tenerla in piedi, lavorava e riusciva a non pensare.Ma ogni volta che metteva piede in quella casa, il letto vuoto, il cellulare che non squillava, si sentiva crollare il mondo sotto i piedi...