Patchwork

Pirati? Sì, no....forse!


 
  I problemi della Somalia sono enormi e se dalla Somalia ci giungono notizie solo quando si  vuole stigmatizzare  l’azione degli islamici, o quella dei pitati, la realtà è fatta di milioni di persone che soffrono  la fame e subiscono quotidianamente le conseguenze di enormi problemi ambientali dovuti all'inquinamento. Inquinamento che non è stato certo prodotto dai somali, ma da interessi criminali internazionali, che in questi anni non hanno trovato di meglio se non usare le incustodite acque somale per scaricare tonnellate di rifiuti di fronte alle sue coste o in discariche abusive all'interno del paese. Migliaia di persone che vivono sulle coste somale soffrono oggi di strane malattie, malattie che nessuno sa spiegare e ancora meno curare, visto l'inesistenza di qualsiasi struttura pubblica, ma la comunità internazionale vede solo il problema dei pirati. La salute e la sicurezza dei somali non sono in agenda e nessuno dei criminali inquinatori è mai stato fermato dalla flotta multinazionale che pattuglia le coste del paese. "Anche l’Italia  ha delle gravissime responsabilità rispetto a quanto sta accadendo ora in Somalia e deve rispondere alle richieste già avanzate sia dall'UNEP che dai membri del Parlamento somalo di un aiuto internazionale per approfondire le indagini e avviare operazioni di bonifica" ha dichiarato Michele Candotti, Segretario generale del WWF Italia. "Il ruolo svolto da ditte italiane in Somalia nei traffici di rifiuti tossici è tra l'altro ben noto allo stesso Unep, come conferma l' allarme lanciato nel 1992 dal segretario Mustafà Tolba, e ribadito più volte nelle relazioni della stessa Commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti. Dopo un lungo silenzio con il maremoto in Somalia è riaffiorata la cattiva coscienza del nostro paese portando con se i drammatici effetti dei traffici illeciti per anni denunciati dagli ambientalisti".