Patchwork

Ecomafia e narrativa. Massimo Carlotto, il “Collettivo Mama Sabot” e “L’albero dei microchip”


 Si continua a parlare di pirateria e di pirati. Io non voglio giustificarli, ma voglio solo parlare della gravissima situazione di degrado ambientale e di emergenza sanitaria che noi europei stiamo continuando a causare in Africa, dove abbiamo deciso che scaricarci dei nostri rifiuti tossici sia comodo e redditizio.Questo nuovo romanzo di Massimo Carlotto e del “Collettivo Mama Sabot” è ambientato in questo scenario inquietante e tragico allo stesso tempo.“L’albero dei microchip” indaga sul traffico di smaltimento dei rottami tecnologici accompagnando il lettore attraverso due piani narrativi, che scorrono paralleli e che solo alla fine si ricongiungono.La trama è divisa tra la Liberia e il Piemonte dove, in seguito a una spacconata crudele di alcuni ragazzini ai danni di un bambino artistico, si trovano parecchi componenti di computer, sotterrati maldestramente in un campo.In Liberia invece, nel tentativo di mettere ordine nel porto di Monrovia, dove si incrociano traffici illeciti provenienti da tutto il mondo, si intercetta, forse non proprio per caso, un carico di materiale informatico in disuso destinato ad una discarica illegale della zona.In questo inferno a cielo aperto si riciclano come manodopera schiavizzata gli ex bambini soldato, incaricati di separare i pezzi ancora utilizzabili e dare alle fiamme l’irrecuperabile, ovviamente creando nubi mefitiche, tossiche per se stessi e per gli abitanti della zona.Il ritmo della storia, come sempre, è sostenuto, incalzante e accompagna il lettore verso un finale sospeso nella sua drammatica ineluttabilità.