**TEST**
Creato da card.napellus il 11/04/2008
L'importante è accorgersene

AUGURI

 

 

Crederò in Dio quando lui crederà in me!

 

ADOTTA A DISTANZA IL CARD.

Adotta a distanza il Card.

Questo semplice e relativamente economico gesto ti darà un senso di beatitudine mai provato prima.

Al solo costo di un Negroni al giorno (servito al tavolino del Danieli di Venezia), potrai avere la gioia incomparabile di contribuire alla crescita, alla salute e all'istruzione del tuo Card. prediletto.

Lui ti manderà tutti i mesi una foto, una letterina e se gli telefonerai ti parlerà con voce suadente dei suoi progressi nello studio e nella vita.

Inoltre se sei una donna, puoi contribuire anche in modo più interessante, e coinvolgente, allo sviluppo e alla crescita del tuo Card. 

E ricorda, un Card. è per sempre.

 

Area personale

 

DISCLAIMER

ATTENZIONE

Questo blog potrebbe sembrare una testata giornalistica visto e considerato il penoso livello della maggior parte dei quotidiani.

Si tratta invece di un contenitore di stronzare ad elevata densità, e come tale è regolato dalla legge n.173 del 29.02.2001 e dai successivi regolamenti attuativi.

Gli argomenti trattati in questo blog dovrebbero offendere pesantemente la sensibilità di tutti quelli che hanno un orientamento politico o religioso preciso. Non escludo che possano anche offendere qualche minoranza, ma il blog non è stato concepito espressamente per questo.

Nel leggere questo blog potreste pensare di essere idioti, o che sia idiota chi ci scrive. Entrambe le ipotesi sono valide e meritano di essere approfondite.

Il tempo perso qui non può esservi in alcun modo rimborsato.

Non ci sono più le mezze stagioni - di questo non può in alcun modo essere considerato responsabile il gestore del blog.

 

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Un raccontino - quarta parte (la quinta Ŕ giÓ stata postata).

Post n°796 pubblicato il 24 Maggio 2016 da card.napellus

Ecco che mi tocca fare la parte del vecchio ringalluzzito che si fa abbindolare da una giovane che lo presenta agli amici come fosse suo zio. Ovviamente – pensò Adamo – stasera al bar può aspettare quanto vuole. Io fra l’altro ho da vedere un cliente, ce ne andremo a cenare “all’osteria dei passi perduti” che è a trenta chilometri da qui, e non ho nessuna intenzione di saltare quell’appuntamento per stare dietro a una giovincella.

Come ha detto “tanto non hai un cazzo da fare?” e invece qualcosa da fare ce l’ho anch’io. Vorrà dire che questa sera chiamerà a farle compagnia il nano cornuto.

Rientrò in albergo per cambiarsi, erano già le sei e quaranta quando pensò che non era il caso, per evitare di fare il vecchio porco, di essere scambiato per un vecchio rimbecillito.

Dunque prese il telefono con l’intenzione di chiamarla per scusarsi, ma alla fine decise che era meglio scriverle un messaggino.

Non aveva nemmeno scritto una lettera che l’ordigno vibrò.

Per un istante pensò fosse il cliente che rimandava l’appuntamento. Poteva anche starci, quell’uomo aveva sempre mille problemi che all’ultimo minuto facevano saltare tutto, ma pagava con regolarità, e questo faceva passare in secondo piano tanti inconvenienti.

Se fosse stato così avrebbe mandato ugualmente il messaggio a Renata, ma solo per avvertirla di un suo minimo ritardo, le persone importanti si fanno sempre un po’ desiderare.

Aprì la schermata degli sms e vide quello proprio della giovane bugiarda: scusa ma non posso essere al bar come previsto per le sette, una mia amica è stata investita da un motorino e ora è a casa con una mano fratturata, vado a fargli da mangiare perché vive sola e non può nemmeno rifarsi il letto in quelle condizioni.

Ah, che rabbia essere anticipati dalla persona che si vuole bidonare, per un solo istante!

Immediata la sua risposta: ok per il cibo, mangiare è un diritto, ma devi dire alla tua amica che quando prevede di farsi investire, ma comunque in ogni caso, il letto lo metta a posto la mattina dopo colazione, così se diventa una brava donnina poi trova un buon maritino, e non rompe le scatole alle amiche quando sta male.

Sorrise della stupidità del proprio commento. Normalmente non l’avrebbe mai scritto, ma era sicuro al 90% che quella fosse solo una scusa banale, e così non si sentiva in colpa per aver dimostrato il proprio cinismo.

Finì di prepararsi e uscì tranquillo e sereno. Come previsto il suo cliente arrivò con mezz’ora di ritardo, ma fu comunque una serata produttiva passata davanti a un tavolo a parlare di scatole di cartone, imballaggi espansi, nastri adesivi silenziosi. Come sempre quando due uomini si incontrano per qualche motivo, una volta sistemate le questioni lavorative, complice il vino, si apre il capitolo donne.

Ovviamente in questi casi è sempre un gioco prevedibile fatto di mezze verità, tristi ricordi, amici sfigati (in realtà inesistenti prestanome a cui vengono addossate le proprie figure di merda), commenti pesanti e gratuiti su qualche conoscenza comune o su attrici o donne dello spettacolo.

Adamo non era troppo adatto a queste conversazioni, non gradiva parlare delle proprie conquiste giovanili, né tantomeno del suo matrimonio finito in modo brusco e misterioso. Sapeva di non essere il solo ad aver sposato una mezza pazza che di punto in bianco sparisce, ma la cosa gli pesava. Così restava sempre sul vago, ora per esempio ricordava una giovane greca con la quale ebbe un’avventura a Corfù quando aveva nemmeno trent’anni.
Fu a questo punto, per dimostrargli quanto fosse ancora gagliardo, che il suo compagno di tavola, peraltro di dieci anni più vecchio, prese il telefonino per fargli vedere la nuova ragazza dell’ufficio, allucinandolo con particolari piccanti sul suo modo particolarmente eccitante di vestirsi (ma dalla foto sembrava una novizia) e su come lo guardasse quando si incrociavano per strada, visto che abitava molto vicino a casa sua.

Meccanicamente sorrise e abbozzò qualche becero commento, prese il proprio telefono anche lui, così per vedere se c’erano novità, e si accorse che Renata aveva mandato quattro messaggi. Strano.

Li lesse mentre sul suo viso si stampava un sorriso per celebrare l’ennesima porcata del suo compare, che ormai andava a ruota libera.

Esattamente con cadenza di un’ora a partire dalle sette gli aveva scritto le seguenti, brevi comunicazioni:

“Non hai nessun diritto di prendere per il culo una mia amica”

“Almeno rispondi quando ti tratto male”

“Adamo-Gustavo, ma ce l’hai un cuore?”

“Fra dieci minuti saluto la mia amica, il tempo di aiutarla a coricarsi. Alle undici penso di passare dal nostro bar per farmi una birra prima di tornare a casa. Hai un’occasione per farti perdonare.”

Non erano cose che una persona assennata potesse scrivere. Controllò l’orologio. Si alzò da tavola con una certa lentezza. – Caro Maranni, per me è ora di andare a letto. Domani dovrò tornare in sede e mi aspetta poi un altro viaggetto nel pomeriggio, seicento chilometri di autostrada che si sommano a quelli che ho già fatto in questo mese, tanti davvero. –

- Ma proprio ora che il discorso si faceva interessante, caro mio, ma che peccato – però anche lui mentre diceva così si alzò. – Chiamò il cameriere per farsi fare il conto. – Questa volta pago io, carissimo! –

Ovviamente non andò così. Il cameriere arrivò direttamente con il conto, la carta di credito che Adamo gli aveva dato appena entrato senza farsi vedere (conosceva quel locale da vent’anni e sapeva benissimo che poteva comportarsi così), e lo scontrino già stampato solo da firmare.

Appena fuori, esauriti saluti e imbarazzi per non aver potuto pagare, il signor Maranni si dileguò rapidamente. Erano le undici meno dieci. E sia, passiamo dal bar per controllare come vanno le cose.

Durante il breve tragitto verso il luogo fatidico, pensò alla sua buffa situazione. Gli sembrò di essere tornato indietro di quarant’anni, ma forse nemmeno quando era al liceo si sarebbe messo in una simile situazione, era un ragazzino perbene e non andava a caccia di ragazze strane. Invecchiando, invece, come capita alla maggior parte degli uomini aveva scoperto il suo lato porcello.

Accostò al marciapiede e scese prendendo dalla macchina solo il telefono. Dietro al banco c’era una donna sulla quarantina, che proprio mentre lui aprì la porta alzò gli occhi verso un grosso orologio. - Buonasera, desidera? -

Lui si guardò intorno. Il locale era praticamente vuoto. Decise che non era il caso di sedersi, per evitare che la barista pensasse a una sua lunga permanenza. Probabilmente era vicino l’orario di chiusura. - Una birra piccola, per favore, magari in bottiglia. -

L’altra tirò fuori due bottiglie senza dire niente, lui indicò quella di destra senza nemmeno guardare. Del resto gli occhiali li aveva lasciati sul sedile dell’auto e dunque quelle bottiglie erano per lui identiche.

- Siamo alla chiusura, vedo - una ovvia constatazione fatta solo per dire due parole - non si preoccupi, bevo in cinque minuti e me ne vado a dormire. -

- Il bar chiude tutte le sere all’una, che sia pieno o vuoto per me non cambia niente - la barista stava versando la birra nel bicchiere - in ogni modo ne ho ancora per un’ora e mezzo abbondante e dunque se si vuole sedere per me non ci sono problemi. -

Certo che non era entusiasta della sua compagnia, ma visto che lo invitava a sedersi, Adamo prese la birra e si piazzò a un tavolo accanto alla porta. Che seccatura rischiare di essere arrivato per primo. Pensò che ormai avrebbe atteso dieci minuti e non di più. Come sempre quando un uomo aspetta una donna, inevitabilmente quel tempo si dilatò notevolmente, mentre leggeva il giornale sportivo. Era ormai passata quasi un’ora, la birra era finita e nel frattempo si era aggiornato sulle trattative in corso fra Chelsea e Real Madrid per comprare un famoso attaccante, sul fallimento di un’azienda produttrice di biciclette da corsa, sulle modifiche normative per la formula uno.

In meno di un minuto si alzò dal tavolo, non senza aver dimenticato un suo biglietto da visita sul tavolo, pagò la birra e uscì. Salì in auto e partì mentre una utilitaria color crema si fermava davanti al bar. Ebbe l’impressione che ne uscisse proprio Renata, ma lui non era il tipo che una volta partito si fermasse o tornasse indietro. Buonanotte cara!

 
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Raccontino - quinta puntata

Post n°795 pubblicato il 23 Maggio 2016 da card.napellus

Si alzò la mattina dopo con la testa pesante. Adamo non aveva l’abitudine di protrarre cena e dopocena fino a mezzanotte, come la sera prima. Mangiava poco, quando poteva, e beveva pochissimo.

Mentre radunava le sue cose guardò il telefono, e rimase deluso nel non trovare chiamate o messaggi da parte della misteriosa Renata. Fra l’altro gli restava solo da passare a salutare un cliente e poi poteva tornarsene a casa, era venerdì e aveva lavorato abbastanza.

Scese a fare colazione ma aspettò a liberare la camera, tanto l’albergatore non aveva certo bisogno di tante camere libere per il fine settimana, il suo era un hotel da lavoratori, in un paese poco turistico e metà delle camere sarebbero rimaste vuote fra sabato e domenica.

- Dormito bene? - Il caffè fu posato sul tavolino accompagnato da queste parole, forse un po’ scontate e da una busta - Ieri notte hanno lasciato una lettera per lei. -

Prese la busta e la guardò sui due lati, era bianca, senza finestra o mittente. C’era scritto solo il suo nome con accanto “mezzanotte e mezza”. Aprì la busta, e lesse quello che era stato scritto con una grafia non troppo regolare:

Caro Adamo, perché hai fatto il coniglio? Non si scappa davanti al pericolo! Certo che ieri sono arrivata in ritardo, ma sono una Donna. Arrivare in ritardo è un Mio Privilegio. Io posso. Tu no. Non mi importa se fai lo scemo come mio fratello, non mi importa se hai l’età di mio padre, non mi importa se hai il cervello di mio nonno. Quando io ti dico un luogo e un’ora indicativa, tu mi aspetti. Cosa mai avevi da fare? Ora dovrai farti perdonare, perché queste cose a Una Donna non si fanno. Ho chiesto al portiere che mi ha promesso di consegnarti questa prima della tua partenza, e se sei un uomo la leggerai. E se sei un uomo ti farai trovare al ristorante dell’albergo a mezzogiorno e mezzo per farti perdonare. Se sei un uomo. Renata.

Tutto scritto così di fila, senza mai andare a capo, usando sempre la maiuscola per la parola donna e mai per quella uomo… Che noia farsi tirare dentro questo giochetto, ma perché mai aveva attaccato discorso con questa ragazzina… Alzò la testa verso il barista - Senti, io passerò prima di pranzo a ritirare le valigie, tanto a voi la camera libera per mezzogiorno non vi serve. Mangio qui, puoi lasciarmi libero un tavolo per due? -

Il barista, che lo conosceva abbastanza bene, portò via gli avanzi della colazione. - Si, certo. Oggi dovrebbe esserci il risotto di pesce, ne faccio mettere da parte due porzioni? -

- Perfetto, grazie. - Si rimise la giacca e uscì dall’albergo, diretto al piazzale posteriore dove aveva lasciato la macchina. Si meravigliò di vedere sotto al tergicristallo un foglietto rosa. Come aveva potuto prendere una multa? Lo sfilò curioso. Non era una multa. Dietro al dépliant pubblicitario di una salone di bellezza c’era disegnato un coniglio con scritto sotto “ADAMO”.

Alle undici e mezza la giornata di lavoro era ormai finita.

Tornò verso l’albergo, non prima di aver comprato un coniglietto di peluche

Entrò nella hall, lei era già lì, seduta su una poltroncina tutta presa a sfogliare una rivista.

- Ma le vere donne - disse piano avvicinandosi al suo orecchio - non dovrebbero farsi attendere dagli uomini fino allo sfinimento, e oltre, se necessario? -

- Le vere donne può anche darsi - posò la rivista e si voltò lentamente. Aveva un aspetto non proprio perfetto, si capiva che aveva dormito poco nonostante fosse ormai ora di pranzo - le vere donne non stanno tutta la sera da un’amica malata, non vanno in ritardo a un appuntamento, e soprattutto non richiamano prima di andare a dormire l’amica malata, sapendo che poi quella poveretta le convince a tornare da lei. E a passare la notte in bianco.-

- Ma cosa ha la tua amica?-

- Niente di contagioso, è stata lasciata da un tipo che nemmeno la meritava, ha smesso di mangiare da una settimana, non dorme, è uno straccio. E ora è arrivata una febbre da cavallo, ieri non voleva scendere sotto i 39°. E ha solo me, sono l’unica che può aiutarla, a meno che non torni dai genitori, ma lei preferirebbe morire. Probabilmente è sulla strada buona.

- Le donne sono strane. - provò a troncare il discorso. Lui non era mai stato un tipo altruista, di quelli pronti a dare il proprio sangue per il bene altrui, e non sopportava le lamentele altrui. Non era mai stato un mostro di sensibilità, se poteva fare qualcosa per un amico lo faceva, ma qualcosa che non comportasse ore di ascolto e comprensione. - non hai già qualche problema tuo, devi condividere anche quelli altrui? -

- Certo che ho problemi miei. Per prima cosa gli uomini: ne conosco solo di stronzi, e quelli che incontro lo sono sempre. Sempre. Secondo te c’è un motivo?-

Ignorò la velata allusione - Anch’io ho un problema del genere, tutte le donne che incontro hanno la sindrome della crocerossina. Aiutano gli amici, i bambini africani, le foche monache, i bonzi cambogiani, i delfini giapponesi. Mai che pensino anche alle mie modeste esigenze. Ora per esempio ho fame. -

- Andiamo - disse lei alzandosi - visto che sei un po’ cafone mi offrirai il pranzo.-

- Mi pare il minino. Prego, dopo di lei. - La seguì verso la sala da pranzo senza smettere per un solo istante di guardarle il culo. Giunti a un tavolo dove un cartoncino piegato riportava il suo nome, spostò una sedia - Prego signora, si accomodi. -

- Si accomodi anche lei, signor conte -

In due minuti il cameriere era già arrivato, lasciando il menù.

Adamo nemmeno lo aprì, sapeva già cosa prendere. - Ti consiglio il risotto di pesce, è ottimo. -

- Non mangio pesce il venerdì, lo fanno tutti. Prenderò le tagliatelle funghi e piselli. - Alzò gli occhi dal menù - se posso. Altrimenti se c’è l’obbligo del pesce… Ho visto ieri sera che hai una macchina bella grande. Mi aiuti a portare a casa la lavatrice?

Renata aveva una facilità nel cambiare discorso francamente irritante - No cara, non ti aiuterò a portare niente in nessun luogo se prima non accetterai di giacere con me.

- Come immaginavo sei solo un vecchio porco - ma rideva mentre lo diceva; l’espressione seria di lui e l’apparente assurdità delle sue parole in effetti non facevano pensare a una proposta seria - potresti essere mio padre. Quanti anni hai? -

Adamo si raddrizzò sulla sedia - sappi cara mia che ho festeggiato da non molto il mio quarantesimo compleanno -

- Da non molto? -

- Da sedici anni. -

- Ma allora hai quasi trent’anni più di me! Non ti vergogni? -

- Dovrei vergognarmi di essere nato cinquantasei anni fa? -

Lei lo guardò diritto negli occhi, spalancando i suoi - No, dovresti vergognarti di fare proposte oscene a una giovane e pura fanciulla. -

Lui non perse tempo nel replicare - La proposta oscena l’hai fatta tu. Non si chiede a un signore che non si conosce e potrebbe essere un tuo anziano zio di spostare una lavatrice usando in guisa di camioncino la sua auto con interni in pelle. A proposito, vivi sola? -

- Sei un po’ troppo curioso. Prima il trasporto della lavatrice, poi il resto. Se mangiamo in fretta possiamo farlo prima che io rientri al lavoro nel negozio di sport. Poi te ne puoi anche andare dove ti pare. -

- Stavo per dimenticarmi della cosa più importante - fece Adamo estraendo con fare teatrale il coniglio da sotto la giacca. - Ecco, questo è un coniglio! -

Lei prese il piccolo peluche. Non era un granché. - Adamo caro, non conosco i sistemi per l’approccio che andavano di moda quando non ero ancora nata, ma voglio darti un buon consiglio per il futuro. Ecco, è meglio non regalare niente a una donna se non c'è niente di buono o non hai un cazzo di idee. Questo coniglio fa veramente cagare. -

 
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Coppie e Olimpiadi.

Post n°794 pubblicato il 14 Maggio 2016 da card.napellus

Nel 1904 si sono svolte le Olimpiadi di Saint Louis.

Non sono passate alla storia per particolari record, a parte la lunghezza (quasi cinque mesi) e la scarsa partecipazione degli atleti non americani.

Una curiosità di questa edizione furono le competizioni pseudo sportive riservate a gruppi etnici (nativi, pigmei, inuit) o addirittura ai fenomeni da baraccone, inventate per divertire i visitatori della grande fiera che si svolgeva in contemporanea.

Oggi ci sembrerebbe l'espressione del più gretto razzismo, ma sono passati più di cento anni...

Lo stesso sarà fra cent'anni quando parleranno di una legge approvata in Italia che, per dare qualche diritto a una categoria di persone, crea apposta per loro uno pseudo matrimonio, e addirittura per chi non vuole sposarsi prevede la possibilità di disporre di nient'altro che dei propri diritti secondo strane regole e previa registrazione.

Oggi sembra una conquista di civiltà, ma se ci si pensa è più o meno come se esistesse un matrimonio speciale per i negri...

Fra un secolo rideranno pensando che esisteva un matrimonio di serie A e uno di serie B, come se l'amore si potesse catalogare.

 
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Un raccontino - terza parte (la quarta chissÓ quando ci sarÓ).

Post n°793 pubblicato il 10 Maggio 2016 da card.napellus

Interessante incontro, pensava il bevitore di birra tornando sui suoi passi, fuori dal locale. Era già tardi, ma tanto a lui nessuno l’aspettava a casa. Questa trasferta si stava facendo interessante. Non certo per quello che riguardava il lavoro, quello era per lui normale e tediosa routine, ma la giornata era iniziata bene davvero.

Aveva dormito di gusto – oggi non doveva lavorare – fino alle nove, per lui tardissimo, si era svegliato di ottimo umore, parlando con il direttore dell’albergo e aveva anche provato a vendergli la sua auto. Del resto quell'auto non gli serviva più, tanto valeva sbarazzarsene.

Una vettura così grande per il direttore dell’albergo, questo era stato il suo principale argomento di vendita, sembrava fatta apposta: una famiglia con due figli piccoli, la passione per lo sci, la necessità di dover andare personalmente ad accompagnare qualche cliente con il fardello di valige in stazione o all'aeroporto, le brevi vacanze al mare che imponevano un mezzo veloce e capiente…

Ripensò al fatto che alcune di queste motivazioni lui tre anni prima le aveva trovate per convincersi all'acquisto. E adesso gli sembravano buffe, inadeguate. Adesso non trovava un buon motivo per possedere una station wagon di oltre cinque metri.

Dopo aver offerto la sua auto era uscito per comprare un paio di pantaloni, visto che quelli che aveva portato in valigia erano si misteriosamente rovinati, e della cosa non sapeva esattamente quale lavanderia incolpare. Dunque era entrato in un negozio di abbigliamento con l’idea precisa di sostituire quel capo deteriorato con qualcosa di simile, ovvero in cotone grigio unito, di taglio classico. Una persona come lui non cambiava idea facilmente, quando aveva detto una cosa, quella era.

Uscì dal negozio con due paia di pantaloni, nessuno dei quali grigio. Non era un giorno da grigio, evidentemente.

Adesso, tanto per dirne una, aveva voglia di farsi due risate alla faccia della sua credulità, mandando a quel numero di cellulare datogli dalla bugiardissima ragazza del bar un criptico messaggino.

Si rendeva conto che l’eventuale (sempre che il numero fosse attivo) sconosciuto destinatario non avrebbe capito niente, ma in ogni caso quel messaggio lo avrebbe cancellato o gli avrebbe inviato una risposta per dirgli che aveva sbagliato numero.

Dunque prese il telefonino, copiò il numero che la Renata, se davvero si chiamava così, aveva scritto dietro al biglietto del cinema, e in due minuti trovò le giuste parole: Cara Renata, io non sono Gustavo ma volevo dirti che hai lasciato sul tavolino del bar la tua sciarpa di ciniglia, che ora ho con me. Se vuoi rivederla, fatti viva.

Era abbastanza idiota, come messaggio, lei non aveva nessuna sciarpa al bar. Gli parve perciò ancor più adatto alla bisogna.

Non erano passati dieci minuti dall'invio che sentì vibrare nella tasca. Lesse: Quale sciarpa? Ah, quella verde pallido? Passa pure dal negozio a riportarmela, stasera ci sono fra le tre e le sette.

- Ma allora non ti chiami Gustavo! –

Lui chiuse la porta alle sue spalle e si meravigliò di quel sorriso un poco eccessivo. Il negozio era vuoto, e lei era dietro alla cassa a recuperare dei capi invenduti.

- Certo che no, Gustavo è evidentemente un altro tuo zio. Per caso non hai uno zio Gustavo? –

- Ho uno zio che abita in Francia, ed è effettivamente vedovo, e una zia, Adele, che non si è mai sposata e che vado a trovare spesso. Gli voglio tanto bene – mentre lo diceva chiuse gli occhi e abbracciò la felpa che aveva appena piegata e stava rimettendo sopra lo scaffale – tanto tanto bene alla zia. Anche perché ogni volta che vado a trovarla mi lascia qualche spicciolo, o mi fa trovare un regalino, a volte insiste perché accetti dei vestiti che metteva quando aveva la mia età, e che poi conservo accuratamente sotto naftalina. Sai, io penso, anzi sono sicura, che fra vent'anni torneranno di moda. –

- Mi stai parlando di un amore sfegatato, nemmeno sfiorato da un'ombra di interesse... - si passò una mano sul volto, fingendo commozione – io non ho la lacrima facile, ma queste storie mi commuovono fino al midollo. Ma ora con Renzo come fai, se ti chiede notizie dello zio Gustavo, mica puoi far fare la plastica facciale a Adele, o portarlo in Francia dopo aver detto al tuo zio, quello vero, di truccarsi come me –

- Ma che sciocco che sei, Renzo stamattina si è già dimenticato del nostro incontro di ieri, magari lo rivedrò fra un mese – dall'espressione che fece si capiva che quel mese poteva essere anche un anno, e lei non si sarebbe preoccupata di questo – lui dice sempre che mi sposa, che mi porta all'altare, a volte passa mezz'ora a decidere del viaggio di nozze, ma lo fa tanto per dire. Non si sposerà mai, e forse nemmeno gli interessa. Io ci esco volentieri perché è simpatico e quando passeggiamo in centro e entro in un negozio per comprarmi qualcosa, non riesco mai a pagarlo. Appena mi avvicino alla cassa spunta la sua mano con la carta di credito pronta. –

- Un'altra struggente storia d'amore. Renata, sei davvero impareggiabile. A proposito, ma è il tuo vero nome? –

Si stava allontanando per andare alla cassa, dove un ragazzo aspettava di pagare le sue scarpe – Certo che è il mio nome, cosa credi, che vada in giro sotto mentite spoglie? –

Il ragazzo delle scarpe pagò e sorrise, Renata lo ricambiò – Ciao, se passi la prossima settimana c'è la nuova collezione delle polo a maniche corte. –

- D'accordo, non mancherò Irene. –

- Ragazza cara – lui nel frattempo si era avvicinato alla cassa con un pacco di calze grigie in cotone – hai una tendenza a mentire francamente sconcertante. Sei proprio sicura che tuo padre non si chiami Geppetto e che non faccia il falegname? –

Lei non rispose alla banale allusione, gli prese una mano e la posò sopra una coscia. - Ti sembra di legno? -

- Ma tutti sanno che anche Pinocchio alla fine diventa un ragazzino di carne e ossa! -

Lei lasciò la sua mano e lo guardò seria - Gustavo, o come ti chiami, ti fidi se ti dico che non sono un ragazzino? - ma subito la sua espressione perse ogni traccia di severità – del resto Pinocchio quando si trasforma smette di mentire, e allora forse vuol dire che io sono sempre di legno! -

- Comunque, tanto per mettere in chiaro le cose, io mi chiamo Adamo. Davvero, se vuoi ti faccio vedere i documenti, sono proprio Adamo. Il primo uomo! -

- Allora, stammi bene a sentire, siccome non mi piace interrompere le conversazioni e visto che sono le cinque e da un attimo all'altro tornerà il capo, e devo mettere via tre scatoloni di roba, troviamoci allo stesso bar verso le sette, quando chiudo. Tanto te, a quanto mi pare di capire, non hai mai un cazzo da fare.

– Ma insomma, ti chiami Irene o Renata?

- Come sei pedante, i nomi sono solo convenzioni, mi chiamo Renata, ma qui in negozio l’altra commessa ha preso l’abitudine di chiamarmi Irene perché gli ricordo il personaggio di un libro, o di un film, ma che cavolo ne so, insomma qui dentro mi sentono chiamare così e pensano che sia il mio vero nome. In fondo un nome vale l’altro. Ciao Gustavo! –

- Ciao, Anna. -

 
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Un raccontino - seconda parte (la terza chissÓ quando ci sarÓ).

Post n°792 pubblicato il 29 Aprile 2016 da card.napellus

- Sarà bene mettere subito in chiaro una cosa, ragazzina, io non scherzo giammai. – Il tono era così improbabile che non ebbe paura di essere frainteso. Con un gesto autoritario della mano sinistra spostò il notebook che li separava, bloccò la mano destra della ragazza che era rimasta lì dove un attimo prima c’era la tastiera, mentre con l'altra mano prese per il collo la bottiglia di birra, e la brandì come una mazza. Ovviamente la bottiglia non era completamente vuota, e un filo di liquido schiumoso colò lungo il polso fin dentro la manica della camicia, lasciando una sottile traccia fino al gomito.

- Devo arguire – notò lei senza cambiare d’espressione – che un quarto di secolo fa eri anche molto meno attento al look? –

La bottiglia tornò al suo posto, ma la sua mano continuava a tenere quella della ragazza.

- Ciao Renata, scusa per il ritardo tesoro – Un tipetto che poteva avere qualche anno più della sua vicina di tavolo era appena entrato nel locale. Lei non liberò la mano, si voltò verso il nuovo arrivato e lo apostrofò con severità: - Vedi cosa accade, quando ritardi? Arriva uno sconosciuto che con violenza approfitta di me. Ciao Renzo, ti presento mio zio. Zio, ti presento mio Renzo. –

- Salve Renzo, tutto bene? –

- Buongiorno, zio. Ma tuo zio ha un nome proprio? –

- Certo – rispose lei prontissima, prima ancora che l'uomo aprisse la bocca – si chiama Gustavo.-

Un solo Gustavo aveva conosciuto nella sua vita, l'uomo che beveva birra: era un professore che in terza media aveva sostituito a metà anno il precedente insegnante, che lui adorava. Gustavo invece era essenzialmente un ignorante pieno di sé e lui lo detestò immediatamente. Questo portò a un calo costante dei suoi voti, dalla media del sette a quella del cinque o anche meno. E ora, per il breve spazio di dieci minuti, sarebbe stato un Gustavo anche lui…

- Tutto a posto zio Gustavo? Gustavo, che nome originale… sai, Renata non mi presenta mai i suoi parenti, che strana che è! –

- La stranezza è una costante di famiglia, Renzo, pensa che mia moglie si chiamava Maria Eva e io l’ho sposata perché il mio nome è l’imperfetto di Gustare mentre il suo era l’imperfetto, terza persona singolare, di Mariaere. –

- Caro zietto, fattelo dire, strano è dir poco! Perché non me l’hai presentato prima, lo zio? Aspettavi il giorno delle nozze? – il ragazzo stava prendendo un po’ troppa confidenza. Fra l’altro, ora che lei si era alzata dalla sedia, guardandoli vicini l’uno all’altra, notò che era davvero basso e aveva le gambe corte. Non era precisamente il nano Birillo, ma comunque mancava di eleganza. Li osservò ora che erano vicini e lei riponeva il portatile, con lui che gli sussurrava qualcosa all’orecchio, certo un’idiozia nei suoi riguardi. Scosse impercettibilmente la testa. A parte che lei era una fantastica bugiarda e che aveva le tette, fra i due non c’era comunque paragone: lui era più brutto.

Renata chiuse la borsa – Allora zio, magari ora non aspettare due anni a farti rivedere, se non mi fermavo a prendere un frullato qui passavano altri due anni! Lo so che da quando la zia è morta hai mille problemi, ma se vieni qui facendo quattro passi puoi venire al negozio di sport qui accanto, lo sai che ci passo tutti i pomeriggi. Che poi una telefonata non costa niente. –

- Non costa niente ma vedi, noi vecchi dinosauri non abbiamo dimestichezza con le moderne tecnologie, ci segniamo i numeri del telefono senza salvarli e poi, quando si guasta l’apparecchio, restiamo senza contatti. – Così su due piedi gli parve l’espediente più semplice per conoscere il telefono della ragazza. In fondo era lei che continuava a alimentare la conversazione su un pendio decisamente scivoloso… la morte della moglie… ma quale moglie?

Mentre lei scriveva il numero su un foglietto, Renzo mise a fuoco che aveva davanti a lui un vedovo, e subito mutò espressione. – Oddio, mi spiace di avere scherzato sul nome di Maria Eva, non sapevo che fosse morta, ma come mai? Doveva essere ancora giovane – In quel “ancora giovane” c’era una sfumatura che in un poco più che ventenne significa “non doveva avere ancora un piede nella fossa”.

- Una triste storia, credimi Renzo, te lo spiegherà Renata, io ora devo andare. Lei a raccontare le cose è anche più brava di me. – Se ha questa attitudine a sparare balle, pensò, recuperi in corna i centimetri che ti mancano di gambe, ragazzo mio.

E si avviò verso l’uscita del bar.

 
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Un raccontino - prima parte (la seconda chissÓ quando ci sarÓ).

Post n°791 pubblicato il 22 Aprile 2016 da card.napellus

Alzò gli occhi dal proprio bicchiere. Non si era accorto dell’arrivo della ragazza, che con un frullato si era messa davanti a lui, protetta dallo schermo del suo notebook.

Lei scriveva, sorridendo al mondo irreale che si svolgeva davanti ai suoi occhi, mentre le dita scorrevano sulla tastiera; a volte cambiava espressione, poi la sua attenzione cadeva per un attimo, forse per un cambio di pagina o una pubblicità, ma subito tornava a sorridere e strizzare gli occhi.

Avrà meno di trent’anni, pensò, circa la metà dei miei; spostando il braccio sentì nella tasca della giacca il giornale ripiegato: un’inveterata abitudine molto in stile intellettuale anni settanta, e solo per questo si sentì ancora più vecchio.
Pensò che quello che lui aveva appena letto su quei fogli era stato superato dalle notizie che la ragazza davanti a lui aveva scorso sul suo apparecchio appena sveglia.

Lei alzò lo sguardo un attimo incrociando i suoi occhi, fece per un istante un’aria stupita, poi rise coprendosi la bocca con una mano, subito abbassò lo sguardo riprendendo a pestare sulla tastiera, dopo venti secondi ancora alzò lo sguardo, forse per controllare se lui era ancora al suo posto o avesse cambiato espressione. 
- Scusami – gli disse – non volevo riderti in faccia, una mia amica ha scritto che suo padre è appena caduto di bicicletta, rompendosi un braccio, lo so che non ci sarebbe niente da ridere, ma vedi, lui ti assomiglia molto; ho alzato gli occhi e ti ho visto qui davanti, mi è venuto da ridere. Ma non per il braccio, perché lui pensa che sua figlia sia all'università a Bologna, mentre invece non si è mossa da qui, per una serie di motivi, insomma, scusa ma mi è venuto da ridere. –

L’uomo la guardò con una certa attenzione. Non aveva perso una parola del suo sconclusionato discorso, e non aveva voglia di inventarsi una risposta convincente, ma l’espressione di lei esigeva un minimo di coinvolgimento.
- Non devi scusarti, sei molto carina quando ridi. Ma io non ho figlie, o almeno non so di averne. Alle donne non può accadere, ma un uomo potrebbe avere un figlio senza saperlo. –

Lei spalancò gli occhi – Non pensavo di avere davanti a me un casanova! –

- Non sono un casanova, ma in cinquantasei anni mi è accaduto di avere rapporti carnali non protetti con femmine fertili della mia specie, e dunque non posso escludere niente. – A questo punto il dialogo poteva prendere una piega surreale, lui poi aveva una speciale inclinazione a usare parole strane o desuete. Continuò. – Vediamo, dovresti avere circa ventisette anni, io ventotto anni fa, quando sei stata concepita, ero spesso in trasferta a Stoccolma… tua madre è svedese? –

- Si, certamente – rispose lei fingendo meraviglia – Svedese di Gubbio! E in me puoi riconoscere facilmente i caratteri scandinavi, capelli platino e occhi celeste chiaro – disse passandosi una mano fra i corti capelli corvini e indicando con l’altra gli occhi scuri. – Poi io di anni ne ho ventiquattro caro il mio tombeur de femmes, dunque devi sforzarti di ricordare dove andavi a inseminare ingenue ragazze circa venticinque anni fa! –

Costei vuole la guerra, pensò per un attimo. Nessun uomo maturo che non sia un tranquillo pensionato ottuagenario affronta una conversazione con una ragazza di trent’anni più giovane senza che pensieri fra il porno e il ridicolo non gli affollino la mente. Lui però in questo momento poteva permettersi di condurre la cosa con leggerezza e mollò i freni senza alcun ritegno. – Fammi riflettere, ero appena tornato dalla Svezia… ecco, ero in galera. Si, ero proprio in galera, a Marsiglia. – Si gustò la faccia della sua occasionale conversatrice. Questa non se l’aspettava. Prese la bottiglia di Ceres e la svuotò nel bicchiere.

- Sei stato in prigione? E perché? –

Lui giocherellava con la bottiglia vuota, prese un sorso di birra, non aveva alcuna fretta di rispondere. Certi istanti occorre goderseli. – Mi sono fatto tre anni per aver spaccato la testa a un marinaio di passaggio, proprio con una bottiglia di birra. Questo per due singolari fatti: mi aveva detto qualcosa in francese, lingua che ignoro, qualcosa che secondo il mio insindacabile giudizio era una sanguinosa offesa a mia madre, e inoltre indossava una maglietta verde, colore che detesto. Il combinato disposto delle due cose era per me giustificazione sufficiente alla mia successiva azione. Presi la bottiglia semivuota di Pastis che avevo davanti e il resto lo puoi immaginare da sola. –

A questo punto merita notare che la fanciulla portava proprio una t-shirt verde prato, e che subito fece mente locale a quanto aveva detto un attimo prima, usando proprio un modo di dire francese. Gli occhi gli uscirono dalle orbite. – Stai scherzando? –

 
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Gusti particolari...

Post n°790 pubblicato il 06 Aprile 2016 da card.napellus

I ragazzi crescono, l'auto di famiglia ha quasi vent'anni e così si parla di auto da comprare.

Preso atto che vivendo in una città e non avendo box né denaro da buttare prenderemo come sempre una vettura di seconda mano, uno dei miei fanciulli mi dice perché non è il caso di comprare un'auto classica.

- Padre, ma quali auto hai guidato? -

Ma caro figliolo, io ho avuto sempre auto scarse, come la Fiat 126, la Lancia Prisma, la Citroen Dyane o la BX. Non che le auto di trenta anni fa siano dei catorci, ma rispetto a quelle di adesso non reggono il confronto.

Hanno bisogno di più manutenzione, spesso consumano molto, sono scomode da guidare, non hanno l'aria condizionata o il servosterzo, frenano quasi sempre peggio.

Certo che ci sono state delle eccezioni, ma in genere quando scendi da una vettura trentennale e risali su una attuale senti subito la differenza.

Allora, tanto per fargli capire come stanno le cose, ho citato le gomme. Dal diametro delle gomme dipende la frenata, dalla larghezza la tenuta di strada.

Per esempio una grande sportiva come la Miura del 1967 aveva ruote da 15'' larghe 205mm, lo stesso diametro e un centimetro più larghe del furgone con il quale lavoro, ma aveva 350CV, da gestire senza servofreno né servosterzo (si può obiettare che con quella potenza sulle ruote posteriori per girare basta l'acceleratore...).

Insomma, la questione è ancora da dirimere.

Questo mi ha costretto a enunciare i mei gusti in fatto di vecchie auto, gusti davvero particolari:

Mercedes 300SL, Citroen DS23, Chrysler Convair 1965, Imperial 1960, Triumph Dolomite Sprint 1970, Volkswagen T3 WBX6 Oettinger, Lancia Flaminia Zagato Supersport...

Meglio cercare un'auto attuale. Molto meglio. 

 

 
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Come mi sento.

Post n°789 pubblicato il 23 Marzo 2016 da card.napellus

L'altro ieri un bus che portava numerosi studenti Erasmus in Spagna ha avuto un grave incidente e tredici di loro sono morti.

Titoli italiani: sette studentesse morte in Spagna. Poi, nell'articolo, si spiega che ci sono altri sei morti, ma non sono italiani, dunque contano meno.

Poi il cronista spiega a chi non lo sapesse cosa è il programma Erasmus.

Il programma Erasmus dovrebbe servire anche a evitare, in futuro, che si facciano certi titoli.

Nell'incidente in Spagna sono morte tredici persone del mio stesso paese, l'Unione Europea.

A Bruxelles, ancora ieri si sentiva dire che per fortuna non c'erano morti italiani...

Francamente non ce la faccio più. Tutti danno la colpa ai burocrati per i problemi europei, eppure ancora i giornali, le televisioni, i politici continuano a presentare un'Europa fatta di pezzi messi insieme, ci sono i francesi, i tedeschi, gli inglesi.

Ma io quando sono a Arles mi sento a casa mia, come a Norimberga o a Lancaster. 

Magari faccio fatica a intendermi, ma io non sento di essere straniero.

Faremo bene ad accelerare l'unione dei nostri paesi, altrimenti saremo solo più deboli.

 
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L'otto marzo in ritardo.

Post n°788 pubblicato il 11 Marzo 2016 da card.napellus

Dopo lunga ponderazione, un post sulla festa delle donne.

Delle donne con i controcoglioni.

Proprio nei primi giorni di quest'anno una donna coraggiosa, Gisela Mota, si è insediata come sindaca di un paese messicano, Temixco; il due di gennaio è stata uccisa dai narcotrafficanti.

Sorte simile a quella di un'altra coraggiosa donna messicana, María Santos Gorrostieta Salazar, che dal 2008 al 2011 è sopravvissuta a tre attentati, in uno dei quali è morto il suo primo marito.

Cercate la sua storia in rete, le terribili foto in cui si mostra pubblicamente a quelli che non credevano agli attentati il suo corpo coperto di cicatrici...

Dopo  la fine del suo mandato si ritira dalla politica e termina così la protezione della polizia.

Il 12 novembre 2012 l'auto con la quale porta a scuola sua figlia viene bloccata, da un'altra, ne escono uomini armati che le fanno scendere. Lei li supplica di lasciare la figlia, e loro prendono Maria fuggendo senza lasciare tracce.

Dopo tre giorni viene ritrovato il suo cadavere.

Ecco, io quando penso all'otto di marzo penso a questi due eroi (non posso usare la parola eroina, cercate di capire...), e a tante altre donne vere come loro. 

 

Pensiamoci prima di parlare delle operaie morte nella fabbrica Cotton di New York, che per inciso non è mai bruciata perché non è mai esistita.

 
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Precisazione.

Post n°787 pubblicato il 03 Marzo 2016 da card.napellus

 

Caro Matteo,

sono un Gufo, e non capisco francamente perché tu mi tiri sempre in ballo con quel tono spregiativo e insofferente.

Intanto io non sono un uccello qualunque, sono un rapace, uno dei migliori cacciatori notturni, e tale è la mia bellezza e prestanza che mi chiamano addirittura Gufo Reale.

Io a differenza di gran parte della classe politica italiana - ma direi mondiale - vedo bene anche quando la situazione è buia, e vedo lontano, molto più lontano di tanti altri.

Sono da sempre un simbolo di saggezza, come sapeva bene la Disney quando ha fatto il film "La spada nella roccia".

Vivo più a lungo di un cane, faccio comodo all'uomo perché mi cibo di ratti, non ho quasi nemici naturali e sono probabilmente l'essere vivente che più di ogni altro si fa i cazzi propri.

Dunque, di nuovo, perché mi tratti come fossi un deputato qualsiasi?

 
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Umberto Eco 5-1-1932 19-2-2016

Post n°786 pubblicato il 20 Febbraio 2016 da card.napellus

Un proverbio arabo dice che quando muore un vecchio è come se bruciasse una biblioteca.

Se questè vero, allora ieri sono bruciate molte biblioteche.

 
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Dolce e Gabbana.

Post n°785 pubblicato il 13 Febbraio 2016 da card.napellus

Presto sapremo come andrà a finire con la legge sulle unioni civili.

Ormai in ogni momento in televisione o alla radio non si parla d'altro.

Così mi sono trovato a pensare se fossi stato io in una famiglia diversa come mi sarei trovato.

Ovviamente io sono e sarò sempre grato ai miei genitori, ormai defunti, per avermi messo al mondo e allevato in un periodo non proprio florido per loro, per avermi dato un'educazione e tante cose importanti. 

Tuttavia per un attimo mi sono immaginato figlio di Dolce e Gabbana.

Possibilità economiche quasi illimitate, un ambiente raffinato frequentato dai VIP di tutti i continenti, accesso alle migliori scuole e università del mondo, vacanze e viaggi dovunque.

Si dirà che sono troppo venale. Forse è così. Si dirà che l'amore di due veri genitori è diverso. Può darsi.

Io non ricordo particolari effusioni fra i miei genitori. Mio padre si vedeva la mattina, prima che andasse a lavorare, poi all'ora di pranzo, se non ero a scuola o a lavorare, per un'ora. Un'ora in cui l'ascolto del telegiornale era la cosa più importante e quasi non si parlava di niente. Alla sera arrivava preciso per la cena, anche in questo caso c'era il tiggì, poi dopo cena usciva per andare al circolo dell'Humanitas dove era volontario, o aveva da incontrare un cliente, o chissà cosa.

Il sabato in genere lavorava tutto il giorno, a volte la domenica si andava dai parenti, al cinema, a fare una scampagnata. 

Intendiamoci, i miei genitori erano persone dalla conversazione anche interessante, se si pensa che avevano fatto le elementari o poco più. 

Le vacanze in genere erano nei dintorni, spesso mio padre non le faceva o magari c'era per una settimana. 

Mia madre era la regina della casa, aveva fatto la governante e teneva una famiglia come un colonnello dei marines tiene una caserma. Sapeva fare mille cose, e quelle che non sapeva fare prima o poi le imparava. Faceva rigare diritto me e mia sorella, e non avrebbe avuto difficoltà se fossimo stati dieci o venti. Erano altri tempi, la sola minaccia di dire una marachella al padre era tale da farci arrendere senza condizioni. 

Sarei stato davvero tanto peggio adottato dai noti stilisti? 

Siamo sicuri che per un figlio la cosa importante sia solo avere una famiglia tradizionale o piuttosto non una famiglia magari diversa ma con una situazione ecomonica solida, un ambiente culturale stimolante, un'infinita possibilità di scegliere per il proprio futuro?

 
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Coraggio, anche questa passerÓ.

Post n°784 pubblicato il 04 Febbraio 2016 da card.napellus

Ci stiamo avvicinando a Sanremo e io sto facendo una cura per rinforzare i miei anticorpi.

Come chi prende la vitamina C prima dell'inverno.

Ieri sera ho iniziato, Chiara guardava uno spassoso filmetto del mio conterraneo Pieraccioni, io che ne ho visti due o tre e perciò penso di poter conoscere tutta la sua produzione passata, presente e futura, mi sono rivisto Quarto Potere di Orson Welles.

Facciamo un paragone: Pieraccioni ha girato "I laureati" a trent'anni, Welles "Citizen Kane" a venticinque. Oltre a essere interprete del film, il giovane Orson lo ha scritto, sceneggiato, prodotto e diretto. Ancora oggi è da molti considerato il film più bello in assoluto.

Da stamattina ascolto solo musica di mio gradimento: in auto non ci sono problemi, ma per sicurezza quando sono in ufficio metto la MIA musica per cancellare ciò che arriva dalla radio della stanza delle signore.

Ma fra poco dovrò girare anche con le cuffiette... Ho dato un'occhiata a titoli e testi. Santo cielo, c'è di che sgomentarsi! Per fortuna io sto ascoltando in sottofondo i Guns n' Roses che cantano "Knocking on heaven's door"... Coraggio, anche questa passerà.

 
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Cosa gliene fotte?

Post n°783 pubblicato il 30 Gennaio 2016 da card.napellus

A parte che non capisco il senso della giornate dedicate a... o delle manifestazioni in difesa di..., ancor più mi sfugge il significato del Family day.

Eppure sono una personcina che si impegna, che studia, insomma faccio il possibile.

Ma non ce la faccio.

Oggi sfilano a Roma un mucchio di persone in difesa della famiglia. Io penso dunque che ci sia una legge o un provvedimento che distrugge questa istituzione, o che ne modifica l'assetto.

No, niente di tutto questo, è solo per evitare che altri possano avere un riconoscimento simile.

Come se gli operai della Fiat sfilassero per evitare che altre persone venissero assunte con un inquadramento simile al loro.

Mi chiedo, ma se il MIO stato attuale non viene modificato, cose me ne fotte se altri possono avere uno stato come il mio o simile al mio?

Se il mio vicino di casa si sposa con una donna e tre nani, a me cosa importa? Saranno cazzi loro, basta che siano adulti consenzienti, non facciano troppo rumore e paghino le tasse.

Comunque posso ancora sopportare i politici che si schierano con questo o quello: fanno il loro mestiere.

Ma non capisco come possano parlare di famiglia dei signori che non possono averla, non l'hanno mai avuta e quindi nemmeno possono immaginare cosa vuol dire campare le persone che si ama lavorando dalla mattina alla sera, pagando affitto, vitto, utenze, abbigliamento, tutto, sapendo che se ti succede qualcosa sono cazzi per tutti loro, senza un minimo sostegno dallo stato.

Signori che oltre che parlare quasi sempre a sproposito di questa e altre faccende campano con i miei soldi, visto che in Italia non esiste un modo per evitare di dare direttamente o indirettamente l'8 per 1000 a una confessione religiosa. 

Otto per mille alla religione, cinque per mille alle associazioni, due per mille ai partiti... manca solo l'uno per mille agli astrologi e siamo a posto.

 
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Il tempo di morire.

Post n°782 pubblicato il 23 Gennaio 2016 da card.napellus

Il duemilasedici si apre con una inattesa morìa di star della musica.

Dopo David Bowie anche il membro fondatore degli Eagles Glenn Frey se n'è andato, e prima di costoro quel simpatico salutista di Lemmy dei Motörhead.

Il problema quando muoiono così tanti personaggi in poco tempo è che poi ci si ricorda solo il più famoso, in questo caso David, e degli altri nessuno rammenta mai l'anniversario.

Accadde così per il povero Gigi Sabani, morì il giorno prima di Pavarotti, e delle sue esequie nessuno disse niente.

La stessa sorte è toccata a un grande chitarrista e notevole cantautore italiano, che è morto il primo di gennaio diciannove anni fa e che raramente veniva ricordato fino all'anno scorso, e da quest'anno è anche peggio, visto che Pino Daniele ha lasciato questa valle di lacrime pochi giorni dopo lo scorso capodanno.

A me Ivan piaceva tanto. Aveva suonato la chitarra per un sacco di gente, praticamente tutti i cantautori italiani, amava disegnare e per un certo periodo si manteneva disegnando strisce di fumetti porno per una rivista diffusa nell'Europa del Nord.

La sua voce adatta a canzoni romantiche faceva da contraltare alla sua predilezione per la musica rock, e spesso nei suoi brani ci sono assoli di chitarra niente male.

Morto ancora giovane, ha voluto essere sepolto con una delle sue Gibson.

 

 
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I Grandi PerchÚ.

Post n°781 pubblicato il 11 Gennaio 2016 da card.napellus

Perché in molti bar e ristoranti ci sono prodotti vegani, mentre nei bar e ristoranti vegani non trovi mai le salsicce arrosto o il panino con la luganega?

Perché Papa Vescovi Cardinali Preti Frati devono dire la loro sulla famiglia e io non posso dire la mia sulla liturgia, l'agiografia, la tauromachia?

Perché quando la Corte Costituzionale sentenzia sulla riduzione delle pensioni dei massimi gradi dei dirigenti statali proibisce tutto (perché sono diritti acquisiti) mentre quando si occupa delle pensioni dei lavoratori normali consente tutto?

Perché? Perché? Perché?????

 
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La bestemmia.

Post n°780 pubblicato il 05 Gennaio 2016 da card.napellus

Arriva il momento della fine dell'anno e accadono cose mai viste.

Io per esempio non guardavo la televisione durante la festa del 31 dicembre e non ho potuto vedere la famosa bestemmia in diretta via sms, ma ho potuto sentirne una il giorno dopo.

Ora di cena, Chiara ascolta la trasmissione del consueto quiz serale, quando arriva al mio orecchio qualcosa di incredibile: a una concorrente viene chiesto il participio passato del verbo redarre.

Ecco, questa si che è una bestemmia. 

NON ESISTE il verbo redarre, non esiste né è mai esistito.

Redatto è il participio passato del verbo redigere, punto e basta.

Nessun vocabolario degno di questo nome indica come corretta la forma redarre, tuttavia io ho voluto fare un piccolo esperimento, digitando su Google "participio passato del verbo redarre" e il primo risultato è questo:
http://www.italian-verbs.com/verbi-italiani/coniugazione.php?verbo=redarre.

Ecco quando dobbiamo preoccuparci della televisione italiana e della sua "funzione culturale".

A proposito della prima bestemmia, nel mio personale elenco delle bestemmie quelle dove si accosta l'essere supremo a qualche animaletto vengono molto, molto dopo altre cosette.

Giusto per elencare qualcosa di più esecrabile, secondo me: rubare, predicare una vita frugale e vivere come nababbi, evadere il fisco, inchiappettare i bambini...

Buon anno, carissimi.

 

 
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Il Foglio.

Post n°779 pubblicato il 29 Dicembre 2015 da card.napellus

Il foglio ha indetto uno strano concorso per trovare il nuovo leader della destra italiana.

Ho intenzione di candidarmi, cosa questa che mi porterebbe a una rapida e inevitabile vittoria.

Io ho tutti i requisiti che servono per il ruolo, cinquant'anni, una famiglia tranquilla, un passato irreprensibile, una fedina penale immacolata, nessun incidente stradale da trent'anni, mai un punto tolto dalla patente...

E poi ho un aspetto rassicurante, affidabile, sono eterosessuale, bianco, italiano da generazioni, parlo in corretto italiano.

Si dirà che le mie idee non sono di destra.

Ma è proprio questa la carta vincente: infatti anche Matteo Renzi non ha idee di sinistra.

 
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All'italiana.

Post n°778 pubblicato il 15 Dicembre 2015 da card.napellus

Fermo restando che non capisco perché alcune aziende - e alcune banche - vengano salvate e altre no, lasciando perdere tutti i legami che da sempre, in Italia più che altrove, uniscono il mondo bancario alla politica, insomma vorrei sapere per quale ragione una persona sana di mente debba mettere tutto quello che ha in un unico investimento.

Io non ce la faccio, non lo capisco.

Ascolto questi poveretti che sono stati anche raggirati, perché quei prodotti finanziari non dovevano finire nelle loro mani, e ripenso ai Tango Bond, agli azionisti Parmalat e Cirio, al crack del Banco Ambrosiano... mi sembra una storia già vista.

Chi possiede, buon per lui, un bel po' di liquidi da investire, deve sapere - ma basterebbbe un poco di sano buonsenso - che non si mettono mai tutti nello stesso salvadanaio. 

Ecco, io forse sono maligno, ma nessuno mi toglie dalla testa che oltre a fidarsi del bancario di turno o dell'amico che lavora in agenzia, si siano fatti influenzare dal fatto che queste obbligazioni rendevano il 5 o anche il 7 percento, una follia che non poteva non nascondere dei rischi.

Hanno intervistato persone giovani o meno giovani, ma comunque apparentemente in possesso della sanità mentale, che avevano investito 20, 30, 50 mila euro e che si lamentavano dicendo che qualcuno doveva renderglieli. 

Allora, io so già come andrà a finire: siamo in Italia e si troverà un modo, con i soldi pubblici, cioè anche con le mie tasse, di rendere qualcosa a costoro.

Così io pure pagherò per qualcuno che non sa badare ai propri soldi, qualcuno che fra l'altro ne ha (anzi, aveva) un mucchio, perché io tutta quella grana nemmeno la possiedo.

Come sempre, all'italiana.

 
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Giornata contro la violenza sulle donne.

Post n°777 pubblicato il 25 Novembre 2015 da card.napellus

Nell'occasione della "Giornata contro la violenza sulle donne" il Cardinale Napellus ha intervistato Manolo Sulviso, presidente dell'associazione "Violenti anonimi" che si prefigge di sconfiggere questa piaga intervenendo proprio sui violenti, mettendoli a confronto fra di loro, anche con l'ausilio di psicologi e psicoterapeuti, per superare questo loro comportamento criminale.

CN - Buongiorno dottor Sulviso, mi ha colpito sapere che c'è chi cerca di affrontare questo problema andando alla radice delle motivazioni psicologiche, per correggere queste persone.

MS - Persone, ma non sono persone, quelli che picchiano le donne sono mostri, sono animali incapaci di ragionare. 

CN - E non c'è solo la violenza fisica, gli schiaffi...

MS - Come sappiamo le peggiori cicatrici sono quelle dell'anima, lasciano in una donna un dolore terribile che non passa con il tempo, anzi, peggiora sempre più.

CN - Quante persone sono riunite nella sua associazione?

MS - I nostri incontri registrano sempre una grande partecipazione, e per me è un sollievo sapere che buona parte di quei bastardi, di quegli animali selvaggi alla fine verrà recuperato senza bisogno di una lunga detenzione. Anche perché chi va in galera, se prima era violento quando esce è un vero criminale senza pietà.

CN - Ma dopo questo trattamento le persone riescono a tornare a una vita normale?

MS - Nel 90% dei casi si, e per noi è un grande risultato. Talvolta riescono anche a fare pace con la partner che avevano così ignobilmente oltraggiato.

CN - Incredibile, pensavo non si arrivasse a tanto! Anche perché immagino che una donna spesso porta del rancore, poi probabilmente questi episodi accadono anche perché magari alla base c'è da parte dell'uomo una paura immotivata di essere tradito.

MS - Non sempre è immotivata, mi creda, spesso i nostri associati sono dei fior di cornuti.

CN - D'accordo, qualcuno magari sarà stato tradito, ma sono cose che possono succedere...

MS - Possono succedere perché tanti uomini sposano - mi permetta il termine - delle gran troie!

CN - Ma cosa dice, questi sono luoghi comuni...

MS - Luoghi comuni un par di palle, sapesse che razza di zoccolone sono quelle donne... roba da non credere. E oltre a ciò non sanno cucinare, stirare, non sanno fare un cazzo!

CN - Mica sono tutte come lei pensa...

MS - Ma certo che si, le donne di oggi si vestono e spesso si comportano come mignotte, sono sempre fuori casa mentre noi uomini ci facciamo in quattro per loro, nemmeno sanno pulire un pavimento come si deve, torni a casa la sera e, se le trovi, sono a chattare con quelle grandissime maiale delle loro amiche.

CN - Messa così sembra che lei approvi chi picchia una donna!

MS - No, guardi, intendiamoci, io sono in tutto e per tutto uno che non toccherebba una donna mai, nemmeno con un fiore, ma mi creda ci sono in giro tante di quelle baldracche che un ceffone lo meriterebbero davvero, sapesse cosa non sento dire io dai poveri ragazzi che vengono qui dopo aver sopportato dalle loro donne di tutto. E poi quelle schifose si arrabbiano se uno gli appioppa un calcione!

CN - La prego, smetta, sta sbavando...

MS - Ah, vorrei averne una fra le mani, maledetta, gli farei pagare tutto il male che ha fatto... la palestra, il caffè con le amiche, lo shopping in centro... nemmeno per idea, a casa a lavare i panni, stirare, rammendare, cucinare. E alla sera me la dai, cara mia, e poi anche alla mattina se lo voglio, o quando mi pare, perché sei mia. Poi quando torno a casa e magari ho bevuto un bicchiere, chi sei tu per dirmi che sono sbronzo, chi cazzo sei??? In cucina, ai fornelli! Maledetta...

 
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