dal blog:
http://vivamarcotravaglio.splinder.com/ di Antonio PadellaroPiduettando* (ved.video nel box a fianco)
A proposito di Licio Gellidi Marco TravaglioCaro
Antonio, ho letto il tuo bellissimo editoriale di ieri. Tanto più bello
in quanto raro, visti gli incredibili attacchi e insulti scagliati
contro AnnoZero e contro chi ci lavora dalla
stragrande maggioranza dei politici e dei giornali. Ti rispondo per la
parte che mi riguarda, cioè per il post scriptum. La lettera di Licio Gelli
era, ovviamente, frutto della mia fantasia, ma fino a un certo punto.
Nel 1997 ho avuto modo di intervistare il cosiddetto Venerabile a
proposito della Bicamerale che allora, sotto la presidenza D’Alema, si adoperava alla riforma costituzionale della giustizia a colpi di bozze Boato.
Gelli era entusiasta di quelle bozze, tant’è che mi disse: «Dovrebbero
darmi il copyright». Poi, fortunatamente, il suo discepolo Silvio fece
saltare il banco perché pretendeva ancora di più (cioè, se possibile,
di peggio). Quell’intervista m’è tornata in mente quest’estate quando,
con la scusa di scongiurare l’entrata in vigore dell’ordinamento
giudiziario Castelli, l’Unione ha approvato in fretta e furia l’ordinamento giudiziario Mastella.
Che, pur essendo un po’ meno peggio della Castelli (quisquilie), separa
di fatto le carriere tra giudici e pm: per passare dall’una all’altra,
ora il magistrato penale dovrà cambiare regione. Così gli scambi dalla
requirente a quello giudicante, che l’Europa raccomanda agli stati
membri di agevolare in ogni modo, saranno difficilissimi, dunque
rarissimi. Ci avevano provato Gelli, Craxi e Berlusconi,
a separare le carriere. Invano. L’Unione, con la riforma Mastella, di
fatto ci è riuscita. È tanto paradossale immaginare che il venerabile
Licio ne sia felice? Per questo - hai capito bene - l’altra sera parlavo sul serio. Non so te, ma se io avessi saputo che il ministro della Giustizia sarebbe stato Mastella e che costui avrebbe, nell’ordine, sponsorizzato l’indulto,
separato di fatto le carriere dei giudici, vietato ai giornalisti di
parlare delle indagini giudiziarie e di pubblicarne gli atti,
perseguitato i magistrati più coraggiosi ed esposti del Paese, io
l’anno scorso non sarei andato a votare per l’Unione, come purtroppo ho
fatto. E credo che molti, come me, se ne sarebbero rimasti a casa. Come
hai scritto nel tuo editoriale, AnnoZero ha mostrato una realtà che
esiste: un pm isolato e sotto attacco, sia da parte del governo sia da
parte della ’ndrangheta; una società civile,
quella calabro-lucana, che si è svegliata e fa scudo con migliaia di
cittadini, perlopiù giovanissimi, ai suoi (pochi) magistrati veri.
Questi sono i fatti che abbiamo mostrato. Un sondaggio condotto da Sky dopo AnnoZero dice che l’85% dei cittadini sta con De Magistris e con la Forleo, contro i politici che li attaccano. Un sondaggio condotto da la Repubblica dice che l’82% dei lettori sta con Santoro e contro chi lo insulta o addirittura lo vorrebbe riepurare. Con chi sta il governo Prodi?
Purtroppo, visto il ricatto permanente che Mastella esercita su Prodi,
su tutta la maggioranza e sulla Rai, il governo è contro quei
magistrati, contro AnnoZero e contro la stragrande maggioranza dei
cittadini. Lo so anch’io che Prodi non è Berlusconi, Padoa-Schioppa non è Tremonti e - aggiungo - Di Pietro non è Lunardi
(altrimenti non avrei votato per l’Unione). Che Mastella sia diverso da
Castelli, a parte un cambio di vocale e uno di consonante, ho i miei
seri dubbi: e comunque lo penserò quando manterrà una sola delle
promesse elettorali dell’Unione in materia di giustizia, cancellando
tutte le leggi vergogna, anziché mandarle in vigore con qualche
ridicolo ritocco (ordinamento giudiziario) o aggiungerne di nuove o
perseguitare i magistrati migliori. E comunque i governi non si
giudicano solo per le facce che esibiscono: si giudicano soprattutto,
per la politica che fanno. Bene, anzi male: in tema di giustizia e di
informazione siamo ancora, più che mai, nell’era Berlusconi. Tu dici:
«Certi partiti e certi ministri commettono errori». Eh no, caro
Antonio: errare humanum, perseverare diabolicum. Errori potevano essere
quelli dell’Ulivo nella legislatura 1996-2001, quando non fu risolto il conflitto d’interessi, non fu varata la legge antitrust sulle tv e furono approvate una dozzina di leggi contro la Giustizia
in perfetta sintonia (e con i voti) del centrodestra. Se le stesse
persone di allora ricadono nelle stesse vergogne e omissioni di dieci
anni fa, vuol dire che quelle non sono (e non erano) “errori”: sono (ed
erano) i frutti di un progetto politico ben ponderato, che considera i
poteri di controllo - informazione libera e magistratura indipendente -
come fastidiosi intrusi da scacciare dal tempio della casta. Non
c’è bisogno di cercare “fili invisibili” o “manovre occulte” per
spiegare tutto ciò: come hai scritto, «tutto il bene e tutto il male
del governo Prodi lo abbiamo sotto gli occhi». Infatti abbiamo sotto
gli occhi il caso di una giudice che chiede il permesso di usare le
intercettazioni di alcuni parlamentari forzisti e diessini e viene
insultata e attaccata per mesi senza soluzione di continuità (e senza
uno straccio di solidarietà dall’Anm); e abbiamo un pm che indaga su Prodi e sui migliori amici di Mastella (da Saladino dell’ex piduista Bisignani)
che rischia di essere defenestrato su richiesta di Mastella, cioè del
governo Prodi (senza uno straccio di solidarietà dall’Anm). È proprio
tutto sotto i nostri occhi che tanti elettori dell’Unione sono
inferociti o sconcertati: perché queste cose accadono davvero, non
perché AnnoZero ne ha parlato o perché io ho immaginato una letterina
del Venerabile. Il guaio è la luna, non il dito che la indica. L’ha scritto anche Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia e coordinatrice della lista Veltroni a Firenze: «Il Partito democratico dica esattamente se sta con i ragazzi di Locri o con Mastella». Il Pd dica esattamente se sta con Salvatore Borsellino, con Sonia Alfano, con Rosaria Scopelliti,
o se li considera un branco di facinorosi. Risposta: silenzio
assordante dai maggiori candidati alla guida del Partito democratico.Non
a te, che hai cortesemente dissentito, ma ai tanti colleghi e politici
che mi hanno insultato, vorrei rivolgere questa semplice domanda: che
cosa direste oggi se queste cose le facesse (anzi, le rifacesse, perché
ha già fatto tutto lui prima di Mastella) Berlusconi? Che i giudici non
hanno diritto di parola? Che i giornalisti non hanno diritto di cronaca
e di critica? Che il Cavaliere commette qualche “errore” in buona fede?
E con quale credibilità potrete criticare Berlusconi se tornerà a
manomettere la libertà d’informazione e l’indipendenza della
magistratura? Ecco, è questa doppia morale che trovo francamente
insopportabile. Perché tende a nascondere e a minimizzare quel che
accade e rende impossibile ciò che tutti noi non smettiamo mai di
sperare: e cioè che, a furia di frustate, questo governo, proprio
perché composto in gran parte da persone perbene, rinsavisca, si dia
una regolata, ammetta di avere sbagliato e spenda i prossimi mesi a
realizzare ciò che tanti elettori si augurano dal maggio 2006. Anche
per questo, a costo di passare per barbaro, esibizionista e
disinformatore, intendo seguitare a non nascondere e a non minimizzare
nulla sotto il ricatto: «Zitto, se no torna Berlusconi». Anche perché
Berlusconi non ha bisogno di tornare: purtroppo, non se n’è mai andato.Rsposta:Anche
io spero che su giustizia e legalità questo governo spenda i prossimi
mesi (e i prossimi anni) a realizzare ciò che gli elettori hanno
chiesto e che si può leggere nel famoso programma dell’Unione. Mastella
a parte, anche tu concordi che il governo Prodi non è il governo
Berlusconi. Non dimentichiamolo mai.
Antonio Padellaro (clicca per visitare il suo sito)