" Splende il sole,il cielo è azzurro intensosoffia un venticello meraviglioso.....vorrei tanto..vorrei tutto"
12 febbraio 1944 Anna Frank
LO SAPEVANO
La prima a destra è una foto dell'avizione inglese del campo di Auschwitz nel 23 agosto 1944.A fianco la cremazione all'aperto che spiega il fumo nella foto in alto a sinistra
Primo Levi - La tregua…
La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno
del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo
trasportando alla fossa comune il corpo di Sómogyi, il primo dei morti
fra i nostri compagni di camera. Rovesciammo la barella sulla neve
corrotta, ché la fossa era ormai piena, ed altra sepoltura non si dava:
Charles si tolse il berretto, a salutare i vivi e i morti.
Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi,
coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo.
Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi
parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano
imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi
pochi vivi.
A noi parevano mirabilmente corporei e reali, sospesi (la strada era
piú alta del campo) sui loro enormi cavalli, fra il grigio della neve e
il grigio del cielo, immobili sotto le folate di vento umido minaccioso
di disgelo.
Ci pareva, e cosí era, che il nulla pieno di morte in cui da dieci
giorni ci aggiravamo come astri spenti avesse trovato un suo centro
solido, un nucleo di condensazione: quattro uomini armati, ma non
armati contro di noi; quattro messaggeri di pace, dai visi rozzi e
puerili sotto i pesanti caschi di pelo.
Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da
pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva
i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben
nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci
toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i
tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa
commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta
irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua
volontà buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.