18/11/2007 (8:34) - TORNEO MASTERS A SHANGHAILo sfidante: «Non mi illudo, lui è come Zidane. Roger e Rafael sono di un altro pianeta, io al massimo me la cavo bene in difesa»
STEFANO SEMERARO -
www.lastampa.itLa finale, formalmente, nei contorni, è quella che tutti alla vigilia avrebbero scritto sul fogliettino dei pronostici: Federer contro lo spagnolo. Ma lo spagnolo, questa volta, non è Nadal. È l'altro, il secondo e meno famoso dei due sbarcati al Master. È David Ferrer, iberico silenzioso e sorridente, podista sommo, «compañero de la humildad y amigo del trabajo», se vi piace il ritrattino ad acquerello. Nadal, stanco, insolitamente domabile, con i piedi doloranti, si è sbriciolato ieri in semifinale, 6-4 6-1 in 58 minuti, davanti a un Federer che, dopo gli inizi stenti di settimana, ha finalmente ricominciato a giocare da Federer. Musica dalle corde, come nei giorni belli. «Ferru» Ferrer, sgambando come d'abitudine, non scomponendosi mai negli allunghi, da maratoneta vero, ha invece ramazzato via dal torneo gli avanzi di Andy Roddick. L'americano aveva un po' di bua alla schiena, ha chiamato anche il fisico sul 4-1 di un disastroso (per lui) 1º set, ma i veri spasmi li ha patiti al morale. «Colpivo uno, due, cinque volte negli angoli del campo - ha sospirato - e non ottenevo nulla: la palla tornava sempre. Non so se oggi c'è qualcuno che si muove come lui». Esito bizzarro, per un ex renitente alla corsa. David, 25 anni da Javea, un centinaio di km di distanza da Valencia e una novantina da Alicante, dopo una carriera discreta ma non esaltante a livello giovanile sulle tracce del meno forte fratello Javier, ha attraversato una profonda crisi di vocazione. «Avevo 16-17 anni - racconta - e ho anche pensato di smetterla col tennis. Sono i dubbi che attraversano molti ragazzi, mi sentivo inadeguato». Javier Piles, il coach che per David è quasi un fratello, ha iniziato a rinchiuderlo per 3 ore al giorno dentro lo sgabuzzino del circolo, un panino e mezza minerale come mensa. «Vediamo se così ti torna voglia di allenarti». Papà Jaime gli ha siringato invece, dietro lo sguardo azzurro e un po' vago, il significato del denaro: «Se vuoi i soldi per la discoteca, guadagnateli». Una settimana da muratore in un cantiere e David ha capito il messaggio. Meglio, molto meglio sudare giocando. Da qui humildad e trabajo. Sei ore di allenamento fra campo e palestra, 14 km di footing per irrobustire un fisico del tutto normale, 175 cm per 72 kg. Nel 2000 il debutto da professionista, nel 2002 il 1º titolo Atp, a Bucarest, a 20 anni non ancora compiuti.Che avesse stoffa, oltre che benzina, lo si era capito da tempo, ma il suo fino a poco tempo fa sembrava comunque un destino avviato a una splendente mediocrità. Cresciuto nell'ammirazione di Bruguera e Ferrero, David è stato capace di non accontentarsi del suo stampo da terraiolo. Si è imposto di avanzare un passo la posizione sulla risposta, ha irrobustito il servizio, non perforante ma ben piazzato. Ha trovato anche sul cemento e sul veloce gli appoggi giusti per i suoi sprint leggeri. Insomma, si è imposto quella disciplina mentale, prima ancora che fisica, che spesso manca ai terricoli nostrani e che invece praticano tutti gli spagnoli eccellenti delle ultime generazioni, da Moya a Nadal. Il giorno di paga è arrivato, puntuale, quest'anno. Tre titoli, ad Auckland (cemento), Bastad (terra) e Tokyo (cemento), semifinali sul «duro» degli Us Open, battendo Nadal, 4 vittorie infilate sul cemento indoor del Qi Zhong Stadium. È l'unico imbattuto, per il momento, qui a Shanghai, dove ha infilato Djokovic, Nadal, Gasquet e Roddick. Numero 6 del mondo, virtualmente già n. 5 a una manciata di punti da Davydenko. La miglior percentuale di risposte vincenti del circuito (36%) e la miglior percentuale di punti vinti sulla 2ª palla di servizio dell'avversario (57%).Perché, spiega Piles, «David magari è uno che sbaglia ospedale quando deve andare a ritirare un esame, ma con se stesso è molto esigente». Esigente, non supponente: «No, io non sono uno del livello di Federer o Nadal - dice agitando la manina -. E non voglio neppure pensarlo». Oggi mister umiltà, il ragazzo che anche quando vince 6-1 6-1 esce dal campo pensando che l'avversario abbia giocato meglio ma che da una settimana gioca meglio di tutti, affronta Federer. Il fenomeno che lo ha battuto 7 volte su 7 e «che a me, patito di calcio, ricorda Zidane, perché in tv fa sembrare facili cose che sul campo sono impossibili o quasi. Io sono più un Puyol. Uno che conosce bene la tecnica della difesa». Oggi, però, marcare stretto potrebbe non bastargli.