KIMETZ THE BARBARIAN

L’ACCUSA VIENE DAI NUMERI


L’EDITORIALE DI GIANCARLO PADOVAN (TUTTOSPORT)In ritardo – lo ammetto – ma abbiamo capito tutto: lo scudetto sarà vinto dall’Inter perché, ove non bastasse la sua forza fisica e tecnica, a spianare la strada verso il successo parziale, magari in gare difficili e rognose come quelle della settimana appena conclusa, provvedono i calci di rigore. Numeri non parole: un rigore contro la Lazio (mercoledì sera) molto dubbio (forse il fallo era addirittura da invertire); un altro (ieri pomeriggio), contro il Torino, del tutto inesistente (palla piena e netta di Comotto su Ibrahimovic). Conta poco, anzi nulla, che l’Inter abbia dilagato. L’ha fatto dopo, non prima, ché anzi, sullo 0-0 e fino al rigore di Ibra, aveva rischiato di subire (ah Ventola, Ventola), perfino su un cross sbagliato di Comotto (mai che un tiro storto si raddrizzi cammin facendo!).Abbiamo capito tutto: la lobby dell’Inter è così estesa e ramificata che oggi non si discutono più le opinioni del suo allenatore, le si accettano e basta, senza nessuna capacità critica. Anzi – quel che è peggio – senza alcuna volontà critica. Che Mancini scambi il razzismo per sfottò (e si taccia); che tratti il medico dell’Inter e la categoria dei medici sportivi come sprovveduti, se non peggio (e si taccia); che se ne freghi(letteralmente) della relativa richiesta di deferimento (e si taccia), va bene tutto. Può essere sgradevole ma è comprensibile. In fondo, nessuno di noi, poveri scribacchini, è in grado di dare lezioni di cultura lessicale, competenza sanitaria e rispetto delle norme regolamentari ad un allenatore che tanto ha studiato, esperito, conosciuto e verificato per esprimersi con tale saccenza e sicumera. Ma che costui sostenga la legittimità dei calci di rigore lucrati alla Lazio e al Torino in meno di quattro giorni, questo no, non si può permettere, né si può tacere.Al contrario, mi piacerebbe conoscere il pensiero di qualche collega, magari della scuola romana (la più controversa e confusa dopo Calciopoli, stretta com’è tra il bisogno di dire che il calcio è cambiato perché non c’è più Moggi e il dispetto per la constatazione che il potere ha trasferito altrove le sue attenzioni), di fronte alla tabellina dei rigori concessi e subìti, che pubblichiamo in prima pagina. Com’è possibile che l'Inter, la quale ha segnato 33 reti contro le 31 della Roma e le 30 della Juventus, abbia avuto cinque rigori a favore e solo uno a sfavore? E perché, se Juve e Roma frequentano le aree avversarie almeno quanto l'Inter, hanno un saldo negativo di meno 1 (la Roma) e di meno 2 (la Juve)? Strano che i più attenti compulsatori di cifre non abbiano rilevato questa anomalia. Altro dato significativo riguarda Lazio, Reggina, Udinese e Torino: non hanno mai beneficiato di calci di rigore. Peggio: il Toro ne ha avuti quattro contro, come il Genoa. Nessuno, però, se ne è visti fischiare sei come la Juve. E che dire del Milan? Strano che avendo realizzato solo venti reti - cioé non sviluppando una straordinaria fase offensiva - abbia ottenuto 5 rigori pro e 1 contro, proprio come l'Inter, guarda un po' le combinazioni.Abbiamo capito tutto. La Juve, in classifica sempre lontana 8 punti dall'Inter, ha rosicchiato due punti alla Roma, fermata a Livorno. Tuttavia a De Rossi è stato annullato il gol, regolarissimo, del 2-1 giallorosso a poco più di dieci minuti dalla fine. Così la Roma adesso è già staccata di cinque lunghezze dall'Inter. L'importante, oltre ai risultati, è ricordare come arrivano.