In occasione del Salone del Mobile 2008
MILANO L’Ultima Cena di Leonardo racconta se stessa. Il dipinto si animerà sotto gli occhi del visitatore, i personaggi prenderanno vita, abbandoneranno la condizione bidimensionale alla quale li ha consegnati per secoli il genio di da Vinci. Voci, musiche, suoni restituiranno al Cristo e ai suoi discepoli umanità. Tutto questo accadrà a Milano a partire dalla settimana del Salone del Mobile, che aprirà i battenti il 16 aprile prossimo, grazie ad un genio contemporaneo, il regista Peter Greenaway. Come un burattinaio muove i fili per dare vita alle proprie marionette, così Greenway gioca con la luce e fa rivivere alcuni capolavori dell’arte. Accadrà al Cenacolo proprio come è già accaduto per La ronda di notte di Rembrandt al Rijksmuseum di Amsterdam. Il dipinto diventa un’opera teatrale e grazie a proiezioni di luce che sembrano scaturire dall’opera stessa si racconta davanti allo sguardo incredulo del visitatore. Per poter vivere queste emozioni bisognerà attendere il Salone del Mobile, quando nel refettorio domenicano di Santa Maria delle Grazie il pubblico a gruppi di 25 persone potrà avvicendarsi davanti all’opera. Per l’occasione è stata fatta una variazione dei normali orari di apertura del Cenacolo, dove ogni sera, a partire dal 16 aprile fino al 29 giugno 2008, a più riprese verrà riproposto l’evento. In più, per ovviare ai vincoli imposti dalle fragili condizioni del dipinto, si potrà godere dello stesso spettacolo in un altro contesto, la Sala delle cariatidi di Palazzo Reale, dove verrà allestita la scena per una copia perfetta del cenacolo leonardesco, nella sola settimana del Salone, dal 16 al 21 aprile. «La riproduzione del reale - ha detto Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura, del Comune di Milano - è spesso meglio della realtà. E in questo caso sarà meglio del Cenacolo originale. È inutile andare in Santa Maria delle Grazie». Se è dalla genialità di Greenaway che scaturiscono le emozioni, è la tecnologia l’anima nascosta dell’evento Cenacolo. Ad ammetterlo è lo stesso regista: «Solo dodici anni fa - ha detto - una cosa del genere non sarebbe stata possibile». La fotografia digitale con una altissima risoluzione è stata determinante per la riproduzione del dipinto che si potrà osservare a Palazzo Reale. Mentre le più avanzate tecniche di comunicazione digitale sono il supporto indispensabile per la parte audio del progetto voluto dal Change Performing Arts e dalla soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Milano in collaborazione col comune e l’assessorato alla cultura.
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