IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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ULTIMI COMMENTI

AREA PERSONALE

 

 

Nella terra del fuoco

Post n°103 pubblicato il 24 Luglio 2018 da il_ramo_rubato

Non hai bisogno di uomini. Puoi avere tutti quelli che desideri, con un corpo come il tuo.

Tu vuoi sentire il fuoco che divampa dentro, e mi chiami ad appiccare un incendio. 
Posso guidarti là fin dove da sola non andresti.  Posso nutrirmi voracemente delle tue follie, mostrandotele.

Desidero portarti in luoghi pericolosi  e oscuri.
Ti terrò per mano mostrandoti le vertigini che portano ai tuoi abissi.

 
 
 

Il viaggio oscuro

Post n°102 pubblicato il 18 Luglio 2018 da il_ramo_rubato
Foto di il_ramo_rubato

Mia immaginaria amica. 

Non ho remore sul modo in cui vivo. E' il mio equilibrio. Non ho paura di me stesso. Mi vivo bene nella mia molteplicità. Nella mia incoerenza. Nella mia lucida follia. Nel caso in cui ciò non ti piacesse, avvertimi. Me ne farò una ragione. Tu non esisti. Non puoi farmi morale. Tu non puoi giudicarmi. Puoi solo dividere con me i tuoi incubi, se lo vorrai, ed evocare i miei. Puoi solo usarmi come tramite per quell'incontro con te stessa di cui hai così tanta paura e al tempo stesso infinito desiderio. 

Ho deciso di chiederti fiducia totale. E per chiedertela, devo anche dartela, anche se non te la meriti affatto. Che tu la voglia o meno.
Te la sbatterò in faccia. Sputaci sopra. O mettila da parte. E ascolta quello che ho da dirti...

Mia immaginaria amica, sei fatta di fuoco. Se qualcuno ti si avvicina, si attivano in te meccanismi perversi. Imperversa in te la necessità di una perversa distruzione.  Uccidimi il giorno in cui mi avvicinerò tanto a te, da cadere nelle fauci del tuo mostro.

La gente è stupidamente convinta che il mondo sia fatto di bene. e di male. E su questo principio dice tutto. E il contrario di tutto. No... la vita è fatta di distruzione e di costruzione. La costruzione non è di per sè bene. La distruzione non è di per sè male. 
La tua natura ora chiede a piena voce solo distruzione. E tu finisci per respingere tutti quelli che, stupidamente e bigottamente, ti mettono sul loro falso piatto d'argento la loro pietanza di costruzione. Loro ti vogliono imboccare... No. Tu fai come i bimbi. Metti in bocca e poi sputi. Non è quello che cerchi. Tu chiedi altro. Tu vuoi essere nutrita di qualcosa di cui hai fame... e che nessuno è capace di darti.

Mi racconti di provare piacere nel vedere qualcuno che sta male a causa tua. Più qualcuno si lega a te, più senti il desiderio di fargli del male. Ferire gli altri in questo modo non è altro che un modo per ferire te stessa. 

Mia immaginaria amica, è così anche per me. Quando la tua anima brucia di sè stessa, chiede distruzione e autodistruzione. Quando qualcuno ti regala "ti amo" e "mi manchi", tu glieli distruggi. Glieli calpesti. Dov'è il male, in ciò? E' frutto di necessità. Non di virtù. Tu hai bisogno di distruzione. Di autodistruzione. Sono la stessa cosa. Non l'avevi ancora capito?  Sono facce apparentemente diverse dello stesso principio universale. Sono un unicum radicato nella tua persona. Tu distruggi. Tu chiedi distruzione. Ma la voce è sempre la stessa.

Io sono come te, amica mia. Per questo ci sentiamo in sintonia. Noi siamo fatti di distruzione. Ci intendiamo l'uno con l'altro, nelle nostre smisurate follie, per questo.E allora, le ragioni degli altri ci diventano follie. E le nostre follie, acquistano il peso di una verità universale che ci hanno blandamente nascosta.

Per anni ti hanno detto "costruisciti". e ti hanno detto "Nasconditi". Io ti dico "Distruggiti." Io ti dico "esci allo scoperto". Io ti dico "iscriviti al mio Fight Club. Vieni. Distruggiti. Distruggimi. Dammi un pugno più forte che puoi. Si... Cerchi la dolorosa consapevolezza di te stessa? Ti aspetto. Te la darò. Ce l'ho in tasca. E ti farò male. Ti farò vedere quella parte di te, che desideri e temi al tempo stesso di vedere. Leccherò il tuo sangue. E te lo farò assaggiare, mescolato al mio.

Invidi il fatto che io non ho paura di me. Invidi il mio star bene con me stesso. Non credo di avere qualcosa da insegnarti. Forse è questione di consapevolezza. Se ti conosci, non ti fai paura. Tu hai paura di te stessa, perchè ti hanno sempre detto che è sbagliato quello che senti. E la tua paura è proprio di sbagliare. La tua paura è quella di vedere una Sara diversa da quella che ti hanno insegnato. E' la paura di una bambina. Te la farò superare. Ti mostrerò che non fai così tanta paura. Che non c'è male in te.

 Mi chiedi i miei incubi. E in parte te li darò in parte nel racconto psicotico che ti ho promesso. In esso il delirio e il narcisismo sono il vero protagonista di una storia psicopatica. Le altre cose, ipocondrie, abbandonismo, le gelosie... fanno solo parte del mio personale reparto "autodistruzione"

Passi ore a farti del male e non ti rendo conto del tempo che passa, non senti neanche il dolore.  Una volta che cominci è difficile smettere. E' come se tu fossi ipnotizzata...
Quello che ferisci non ti sembra nemmeno il tuo corpo.  E' come fare del male ad un'altra per questo tu non senti male. Il male resta tutto all'altra te stessa. 

Sei folle. Non posso distruggerti quanto vorresti. Ma posso prometterti di aiutarti a viaggiare nel tuo inferno. Se davvero lo vorrai. Sei un viaggio che desidero infinitamente. Oltre la vergogna. Non basterò a circoscrivere il tuo desiderio di distruzione. Ma ti prometto che ti aiuterò, se lo vorrai, a superare i sensi di colpa e la vergogna per quello che senti uscire da te.

Seguimi. Dammi tutta te stessa. Regalami quello che a tutti gli altri pare follia.
Seguimi. Ti sarò Caronte. Ti mostrerò che "male" e "distruzione" non coincidono. E darò vita ad una nuova te stessa.
Più consapevole. Più "intera" nella sua molteplicità.

Immaginariamente. Il tuo specchio infranto.

(lettera di fantasia)

 
 
 

Figli di nessun tempo

Post n°101 pubblicato il 08 Maggio 2018 da il_ramo_rubato

Navigo l'autostrada come se fosse l'ingresso di una vita parallela. Supero i limiti, con un occhio alla strata, e uno su un videogame. Scommetto ogni volta la mia esistenza, per vedermi con te. Non vengo da te con lo spirito audace di chi sta scoprendo nuovi universi. Assaporo il malato ed il tossico della tranquillità dei nostri incontri. Nella reiterazione dei nostri riti risultiamo dei drogati. Il nostro punto di incontro è l'altrove. La nostra unione è un ponte di deliri distruttivi. Non esistiamo affatto se non nella liberazione delle nostre più concrete irrealtà. 

Mi aspetti in una stazione che sembra un cantiere. Mi mostri il broncio quando sali in macchina. Ti ho fatto aspettare mezz'ora. Non era programmata, questa cosa. Non te lo confesso, ma in mezzo ci ho preso pure un caffè. Ti destabilizza non essere padrona del luogo che ti ospita. Ovunque ti senti fuori dal tuo guscio. Ti tranquillizza la mia presenza. Se io fossi una brava persona, non ti darei uguale sicurezza. Stai con me, perchè ho qualcosa del padre che ti è mancato. Stai con me per la spudoratezza dei nostri incesti. Siamo amanti da oltre due anni, e non ho mai creduto che qualcuna potesse resistere così a lungo. Mi lasci una volta al mese. A volte mi ami. A volte mi ignori. Spesso mi rinfacci verità taglienti, poi mi mandi a fare in culo. Ma alla fine siamo sempre qui. Nel nostro mondo irreale. Passiamo davanti al nostro albergo. Ne abbiamo visti a decine, ma abbiamo eletto quel posto a nostra casa. Non c'è modo di accedere. Una decina di macchine si sono aggrovigliate per accedere al distributore davanti all'albergo. E allora improvviso. Passo oltre all'albergo. Non so nemmeno io cosa intendo fare. Ti dico che andiamo all'altro albergo. Quello con la piscina. Ma in mezzo cambio idea. Mi fermo. Parcheggio. Ti dico di venire con me. Tu hai visto il posto e fai finta di niente. Monti ancora la maschera del broncio. Mi dici che sei arrabbiata perchè ti ho fatto aspettare. Non verrai assolutamente. Non vuoi quei giochi. Non li vuoi più. Non certo oggi che ti ho fatto aspettare. Vado da solo. Deciso. Delirante. Lontano dalla realtà. Drogato. Tossico. Disadattato. Guardo l'enorme omone al bancone. Gli chiedo se ha un plug in con la coda da volpe. Mi dice con tono rassicurante di si. E io gli dico "non  voglio una coda qualunque. Mi serve una coda da volpe". Lui annuisce e fa con la mano il gesto di seguirmi. Mi ricorda qualcosa di certi film americani, quel suo gesto. Non sono uno che fa mille domande. Sono passati dieci secondi netti, e ho già acquistato la tua codina di volpe. "se vuoi ne ho qualcuno di più grosso." Guardo l'estremità metallica, già è fin troppo grande per te. "No. Questa è perfetta" Ma poi mi dico che non mi basta. Continuo nella mia improvvisazione delirante. Gli chiedo se ha uno di quei dildo pensati per il clitoride. E me ne trova uno perfetto, curvo ad uncino, con una specie di lingua morbida che riveste tutta l'area clitoridea. "Le pile sono comprese", mi dice, come se fosse un grande affare. "bene" rispondo. "mi fa un pacchetto regalo per cortesia?" Non si risponde ne sì, nè no. Mi guarda e dice "forse ti serve del lubrificante". Faccio una smorfia di approvazione e sollevo l'indice, come a dire "hai proprio ragione". Ma poi vedo delle caramelle meravigliose a forma di piccoli peni. Voglio anche quelle. Ma fuori dal pacchetto. Non sa fare i pacchetti, l'omone. Mette tutto in un sacchetto di stagnola giallognola e poi me lo dà con poco garbo. Mi fa uscire dal retro. E io penso che è proprio un posto losco, quel negozio. Rientro in macchina. Non sono passati sessanta secondi e io sono già dentro da te. Tu sorridi. Me l'hai presa. Non avrai niente, se non fai la brava bambina. 

Compagna di nessun luogo. Amante di nessuna vita. Amica immaginaria del mio ego malato. Salvatrice della mia vita. Dannatrice della mia anima.  Non esiste e non esisterà un presente che ci ospiti: noi siamo figli di nessun tempo. E il tempo che abbiamo diviso in questi mesi già ci scivola tra le dita. Sembra la sabbia di una spiaggia deserta di maggio. Medito tra me e me. La vita è meravigliosa, quando ti sto a fianco. Eppure ci lasceremo. Ci rinnegheremo. Ci malediremo. 

Mi scorrono  tutte le donne della mia vita davanti agli occhi. E' uno zoo irreale che coltivo, e tu sei stata mortalmente gelosa di qualcosa che non esiste. E' il presente l'unica dimensione dell'amore. Tutto il resto è frutto dell'immaginazione. Una teatrale tragedia in cui tutti i personaggi hanno lo stesso volto, e risiedono dentro di me. Ma tu sei viva. Carne per i miei incesti. Bocca per i miei baci. E mentre facciamo l'amore ti eccito con le proposte più immorali e scabrose. Ti porto fuori dalla realtà. Faccio un valzer con il tuo lato oscuro. Costruisco universi. Pennello le tue fantasie in quadri di parole volgari. E mentre esplodi nell'orgasmo,  mentre il tuo volto si deforma per il piacere, ti incito ad urlarlo al mondo. Devono sentirti tutti. Urla, ti prego. Urla più forte che puoi. Se non ti sentono in strada, non sei stata abbastanza brava. Brava bambina. Brava così. Brava.

So quanto hai bisogno di me, eppure di me ti devi liberare. Ci sfugge il nostro tempo. Ci condannano le nostre vite. Ma tu presto vivrai una nuova vita  dentro di me. Riprenderai possesso della tua vita e in  modo irreale prenderai forma nel teatro della mia mente. Il tuo volto diventerà la nuova maschera di un nuovo me stesso, nel film delle mie nostalgie. Il nostro tempo è finito. Il nostro tempo inizia ora. E' un legame garantito per 99 anni, il nostro, eppure non è mai esistito. 

E' un viaggio meraviglioso, questo, finchè non ha meta. Perchè più lo imprigioniamo nelle nostre esigenze, più lo uccidiamo. Amare è sempre e solo un illogico improvvisare. Tutto il resto è finzione della ragione. 

Penso alla mia vita, senza di te. A ciò che voglio farne. A ciò che non è stato. Al nostro punto di incontro, più malato di noi. Alle nostre lettere vive. Ai nostri giochi degeneri. Alle nostre fragilità che si sono inseguite. All'inevitabilità della nostra morte. All'incredibile durata di questa nostra segreta esistenza a due. Ci accoltella l'amore e mentre ci ferisce,  intanto ci scolpisce. Sa mostrare a noi stessi meglio di chiunque altro ciò che abbiamo dentro. Eppure non esiste, per quanto lo inseguiamo. E' una tortuosa strada che punta all'interno della nostra coscienza. 

Vivi rimaniamo, bambina, di quelle bende e quel buio. Dei miei incantesimi di sciamano. Delle tue cure di strega. Delle parole disperate. Delle lacrime e della vodka. Delle depravazioni più morbose. Dei tuoi occhi che mi guardano e mi chiamano a sè.

Ti amo, bambina. Per questo non te lo dico mai. Ma lo urlerò nel buio della nostalgia, più forte che posso. Senza alcuna voce.  E se non mi sentiranno in strada, lo ammetto, non sarò stato abbastanza bravo.

 

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.

E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.
(Pasolini) 

 
 
 

Nel buio della tua camera

Post n°99 pubblicato il 06 Gennaio 2018 da il_ramo_rubato

Nel buoi della tua camera

"Mai ti ho visto, bambina mia. Se non nel buio della tua camera.

Io sono il principe delle ombre. Non mi si vede. Mi si puo' solo attraversare. E di me non resta nulla. Nemmeno il ricordo. Nemmeno un pensiero. Ma un giorno sentirai il mio odore tuonare nell'aria.  E crederai di avermi visto, da qualche parte. Ricorderai la follia più intima. Il buio ed il silenzio. Le nostre fughe. Il nostro universo fuori dall'universo. 

E allora il mondo ti sembrerà piccolo. E allora desidererai di nuovo scivolare attraverso di me. Di nuovo senza luce. Infinito è il mio abisso, ma tu lo dilati ancora di più.E allora desidererai di essere abbracciata a me, che pure non hai mai visto.

Scappa dalla tua vita- Rinuncia alla perfezione. Al tuo destino già scritto. Sono solo giorni e giorni del più assoluto nulla. Siamo stati concepiti, noi esseri infernali, per sfuggire alla sobrietà. Uccidi i buoni propositi. Abbatti ai templi che inneggiano al nulla di un futuro sempre uguale a se stesso. 

Siamo vivi nel fuoco. Nella distruzione. 
Noi siamo l'errore, lo sbaglio, la corruzione.

E se mi sentirai lontano, ancor di più allontanati. Dimenticami. Evitami. Sfuggimi. Io sono l'eco dell'urlo che imperava dentro di te. Io sono la malattia contagiosa.La degenerazione. L'incertezza. Il dubbio. Il valico da superare. La frontiera impervia. La scommessa sul nulla.

Sappi però che un giorno futuro ti riporterò nel mio regno, oscuro ed assassino. Porta qui, come se fossero nuovi, tutti i tuoi pudori. Ridammi le tue vergogne. Perchè quel giorno noi non ci saremo mai incontrati. Non ci siamo forse mai visti. Io forse appartengo solo ai tuoi incubi, e quel giorno li dipingerò nell'aria come fossero verità"

 
 
 

Scrivevo per viaggiare

Post n°98 pubblicato il 07 Ottobre 2017 da il_ramo_rubato

 

Viaggiavo per scrivere

Scrivevo per viaggiare. Viaggiavo per scrivere. Le terre che visitavo non avevano città, fiumi, strade o montagne. Erano luoghi perduti dell'anima. Soprattutto mi attraevano morbosamente gli inferni ancora inesplorati. Erano un invito aperto a mettermi in gioco.

Nelle pagine di questo blog conservo la traccia di quel percorso. Amavo mettere a nudo le mie emozioni più sincere attraverso i racconti che ho scritto, le corrispondenze che ho intrapreso, le fotografie che scattavo, i dialoghi della mia mente con altre menti.

Ascoltavo voci. Trovavo la mia voce. Scrivevo per scoprire e per scoprirmi.

Questo non è mai stato il luogo del piacere, o del dolore. Della depravazione degenere o della follia che urlava. E' sempre e solo stato il terreno della rivelazione che solo certa affinità sa dischiudere. Il Ramo Rubato. Lo spazio dell'intimità a due. Uno spazio segreto oltre all'esistenza quotidiana, che esclude il resto del mondo. Due ombre che si scrutano nell'ombra.

Mi sono sempre messo in gioco come se fosse la prima volta, ogni volta che scrivevo. Coltivavo ricordi. Li rivivevo attraverso la distorsione della memoria. Mi proiettavo nella dimensione della fantasia.  Sono stato specchio per mostrare. E attraverso il riflesso rivelatore dell'altrui intimità ho sempre guardato la mia immagine. 

Sarebbe forse stato un viaggio infinito, colmo di continue scoperte. Ma poi il gioco è diventato più forte di me. Ne sono uscito sconfitto. Il diavolo che mi aveva posseduto si è infine divertito a bruciarmi.Penso ancora spesso a questo blog. Ai volti che ho conosciuto. Ai corpi e alle anime che hanno deciso di viaggiare con me.

Iniziai a scrivere in questo blog quando finì la storia con una donna a cui ero molto legato, che qui chiamai Elena. Voci disperate si affannavano ad uscire da me. E scelsero pagine come veicolo. Attraverso la scrittura mi sono reso conto che Elena era un volto di qualcosa che possedevo dentro di me. E allora altri ricordi, e altre fantasie, mi restituivano pezzi di un puzzle meraviglioso. Ogni tassello rivelava una figura femminile sempre più estesa, già contenuta in me e rivelata in questo folle gioco, in cui tanto più mi mettevo a nudo, tanto più si mostrava nella sua vastità. Amavo fotograre l'intimità. Sia attraverso la mia macchina fotografica, sia attraverso le parole.Ogni volta che scrivevo, ogni volta che fotografavo, io progredivo in un viaggio. 

Da un po' di tempo, per motivi vari, non ho più scritto. Eppure molto ho vissuto in questi anni di silenzio. Molti ricordi chiedono oggi di essere riportati in queste pagine. Ci sono alcune storie che voglio raccontare a me stesso e a chi passerà di qui. Ho lasciato un progetto in sospeso che voglio terminare. Una raccolta di racconti rimasta ancora inedita (IL DEMONE DELL'AMORE) a cui tengo molto e che ho promesso a qualcuno circa 7 anni fa. E poi un romanzo, un po' oscuro e mistico, che da alcuni anni sta crescendo dentro di me, arricchendosi di nuovo vissuto mese dopo mese. Proverò a sistemare un po' le pagine vecchie più interessanti e a pubblicare qualche scritto nuovo.

Ho così tanto da raccontare che non saprei da dove partire.
Ma forse un'idea ce l'ho...

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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