IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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BREVI ETERNITA'

Post n°88 pubblicato il 09 Gennaio 2014 da il_ramo_rubato
 


Non hanno mai forma definita le storie degli amanti. Viaggiano libere. Mutano il proprio volto. Seguono caoticamente l'andamento curvilineo della nostra esistenza, ignorando le sterili prospettive della logica. Leggiadre e instabili. Ridefiniscono la propria dimensione ad ogni nuovo incontro.  Profonde. Devastanti. Rimangono vive solo fino a quando sono gonfie della propria energia. E appena il loro fuoco si spegne inevitabilmente sfioriscono, come rose al cambio della stagione.  Le storie degli amanti un giorno muoiono. Non ci sono appelli. Inesorabilmente cadono senza lasciare alcuna speranza. Diventano all'improvviso deserti aridi là dove c'erano prati rigogliosi. Un giorno si fanno silenzio, dove un tempo c'era assordante musica. Diventano teatri a sipario chiuso, senza più luci, senza più attori. Senza più storia. E io rimango in platea, stordito ed incredulo, a domandarmi quale senso avesse il finale. Mi chiedo sempre se questa davvero fosse l'ultima scena. Perchè a volte, negli anni, una nuova commedia sboccia nuovamente da un ricordo. Rifiorisce dalla nostalgia. Ripopola la nostra anima delle melodie di un desiderio consumato, che si perpetua nell'anima come un'eco immaginaria. Allora basta una telefonata. Basta un fortuito incontro. E per magia, talvolta, riprendono vita, come se mai si fossero chiuse. Un altro giorno di vita. Un'altra eternità pronta a sfuggirci dalle dita. E non vi è mai nessuna certezza, perchè le storie degli amanti si dipingono di indefinito. Le verità le svuotano, le sicurezze le inaridiscono. Esse si nutrono solo di precarietà, e costruiscono il proprio più vivo presente soprattutto nell'assenza di un futuro certo.

Da sempre ami giocare come una gatta con il  gomitolo. Seduttrice bambina. Fata dalle ali strappate. Sottile dominatrice delle mie fantasie. Sei accovacciata felina sopra il divano. Ingenua. Seducente. Dispettosa. Prendi, vieni. Vai. E mi domandi perchè ritorno da te. Vuoi farti dire cosa hai più delle altre. Oggi fragile, domani cinica. Il tuo cuore è di ghiaccio e appartiene sempre e solo a chi sa scioglierlo. Sai dare tutta te stessa come nessuna. Sai trattenere i tuoi pensieri dentro di te, come fossero impenetrabili misteri. Ho portato in tasca per mesi la chiave del tuo cuore e ora che ci siamo ritrovati non mi interessa più il suo possesso. Noi siamo solo un giorno, e forse già domani più non saremo. Noi siamo tutti i giorni in cui in futuro ci ricorderemo di questo giorno.

Hai letto tutti i miei racconti, mi avevi detto a telefono, qualche giorno fa. Il mio blog era nato per raccontare di noi, ti avevo risposto io. Il mio libro lo custodisci ora gelosamente sulla mensola della nuova casa. Mi avevi chiesto perchè in quelle storie finisco sempre per legare qualche donna. E poi avevi aggiunto che, oltretutto, non ti nemmeno ho mai legata. Hai annuito maliziosa come solo tu sai fare. Forse bisognerebbe rimediare, ti ho detto. Ma con te non ci si può riuscire, amica mia. Perchè nessuno sarà mai capace veramente di legarti a sè.

E oggi sono qui. Dopo mesi di assenza, e di infinita lontananza. Straziante attesa piena di atroci dubbi. Sono qui consapevole che domani già più non ci sarò. Ma ora sto entrando nella TUA casa. Finalmente tua. Il tempio della tua consacrata libertà. In tanti anni che ci siamo visti, ci siamo amati in ogni buco possibile, ma mai in una casa. Hai lasciato tuo marito dopo mesi di lotte. Quanti anni hai aspettato questo momento? Quando dolore hai dovuto ingoiare? Quante odissee hai dovuto attraversare prima di arrivare qui? Mi avvicino a te. Sotto la benda ti trovo tremante. Non mi vedi e ti trattieni malamente dal ridere. Mentre ti sfioro sei pervasa da un fremito di eccitazione. Ti accarezzo i capelli. Ti rassicuro. E mentre lo faccio ricordo quando, quattro anni fa, mi avevi affidato tremante la tua intimità, per la prima volta. La tua voce a telefono era titubante e incredula di sè stessa. Mi avevi detto che non sapevi quello che stavi dicendo. Ma che volevi vedermi. E che eri sconvolta di te stessa, e di quello che stavi pensando. Ma che me lo dovevi dire ad ogni costo. Pendevi dalla mie labbra come il condannato di fronte al proprio boia. Quel giorno era stato l'inizio della tua libertà. Era stato un doloroso incontro con te stessa, dopo tanti anni spesi a recitare un ruolo che non sentivi più tuo. Avevi preso coscienza che qualcosa nella tua vita doveva assolutamente cambiare. Che dopo aver sopportato per anni ogni genere di sopruso, dovevi ritrovare te stessa. E avevi affidato a me le chiavi di questa tua svolta. Ti eri sposata poco più che diciottenne ad un uomo che ormai detestavi, nella grettezza, nelle parole, nell'incapacità di comprenderti. Ti è costato sangue liberarti da quella catena. E ora sei qui. Finalmente libera, a chiedermi di legarti. Ti bacio. E il sapore delle mie labbra torna sulle tue dopo così tanto tempo. 

Le storie degli amanti sono brevi eternità. Fuori da ogni logica del tempo. Durano un giorno, un mese e al tempo stesso tutta la vita. Sopravvivono dopo mille anni nel cuore. Sanno riempire la nostra memoria con tanta potenza da farla straripare in dirompente nostalgia. Non sanno cosa sia il possesso, perchè affondano radici nella libertà. Non sanno cosa sia il calcolo, perchè gli amanti sanno dare sempre più di ciò che possono permettersi. Le storie degli amanti non conoscono le frazioni, e fanno del loro voler darsi senza riserve il monolitico segreto della complicità. Tutto o niente, perchè i compromessi appartengono soltanto alla ragione.

Ti accompagno in camera. Segui cieca i miei passi, a tentoni, mentre trattengo le tue mani dietro alla schiena, prigioniera del tuo desiderio e della mia fantasia. Ti spoglio. Ti stendo sul letto. Con le mani nuda proteggi il tuo seno. E io mi gusto di nuovo nudo il tuo corpo, bello come l'avevo lasciato mesi fa. Lo sfioro. Lo massaggio. Ascolto il tuo respiro come se fosse musica. E poi all'improvviso prendo i tuoi polsi. Tu provi a sottrarti alla corda, ma io tengo saldamente le tue mani. Stringo un nodo intorno ai tuoi polsi. Fai una smorfia di stizza. Ora qualcuno ti ha legata, ti sussurro all'orecchio. Ridi e provi a ribellarti. Giochi come una bambina. Mentre trattengo i tuoi movimenti nelle mie mani, mi nutro del tuo corpo mordendolo. La mia mano blocca i tuoi polsi sopra la testa, e tu non puoi farci nulla. Torturo con morbide carezze il tuo sesso, che si squaglia come neve al sole. Fai finta di dimenarti nella mia ragnatela. Ma la tua lotta è un caloroso invito a raccoglierti, ad usarti, ad abusare di te.

Anni fa mi dicevi che ero troppo delicato. E sento in qualche modo di dovere rimediare. Oggi posso. Sei legata. Sei in balia della mia fame di te. Ti prendo di forza, col più nobile degli stupri. E la tua voce, libera e dilatata dal piacere, rimbalza ad ogni mio sobbalzo in un canto proibito. Strappo la benda con i denti. E guardo i tuoi occhi. Lune nella notte, chiamate nell'amore a prendere una luce grigia ed arcana. Gemi di piacere, e io osservo divertito le trasformazioni del tuo volto, che raccontano il trance dell'amore. Senza alcuna pietà, senza alcuna giustizia, senza alcuna verità ti riempio del mio piacere, e ne faccio il tuo piacere. Ti bacio e mi stendo al tuo fianco, a contemplare attento il nulla sopra di noi.

Le storie degli amanti sono fatte di nulla, eppure sanno contenere il tutto. Saturano il passato col cinema della nostalgia. Colorano il futuro di sogni e dei più combattuti dubbi. Trovano nell'attimo la dimora festante del piacere e della felicità. Sfidano caparbiamente l'infinito nel non ammettere mai la fine. Ma poi svaniscono.  Ci sfuggono tra le dita mentre ancora non ti sei accorto di averle in mano. Mai ovvie. Mai prive di dolore, esse sono voli dell'anima sopra la parte più sensibile della nostra esistenza. Le storie degli amanti sono una libertà che non tutti sanno conquistarsi e trattenere.

Mi dici che hai fame mentre mi mostri i tuoi polsi ancora legati. Ti guardo negli occhi, serioso, e ti dico che potrei intercedere per la tua libertà. Ma solo se cucini qualcosa di buono. Mi siedo al tavolo della tua cucina. Osservo i mobili appena montati della tua casa. Guardo il tuo culo, mentre arrangi per me un piatto di spaghetti, e mi racconti i tuoi progetti e le tue difficoltà da superare. Cuore libero. Occhi orgogliosi e caparbi. Ostinata e mai doma combattente. Spoglia nel corpo e nell'anima nuovamente davanti al mio desiderio. Ti guardo mentre scoli la pasta e trovo qualcosa di infinitamente erotico nel vederti cucinare nuda. La pasta è scotta. Il sapore è triste. Il servizio è scadente. Ci guardiamo negli occhi sorridendo, mentre mangiamo questi tremendi spaghetti, e in quell'istante, per quanto mi sforzi, non mi viene in mente una cena più bella in tutta la mia vita.  

(dedicato a tutti gli amanti che non sanno ancora di essere amanti)

Il racconto "Brevi Eternità" è stato scritto nel gennaio del 2014. La storia è un ricordo vissuto nel "lontano" 2010.

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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