IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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Figli di nessun tempo

Post n°101 pubblicato il 08 Maggio 2018 da il_ramo_rubato

Figli di nessun tempo

Navigo l'autostrada come se fosse l'ingresso di una vita parallela. Supero i limiti, con un occhio alla strata, e uno su un videogame. Scommetto ogni volta la mia esistenza, per vedermi con te. Non vengo da te con lo spirito audace di chi sta scoprendo nuovi universi. Assaporo il malato ed il tossico della tranquillità dei nostri incontri. Nella reiterazione dei nostri riti risultiamo dei drogati. Il nostro punto di incontro è l'altrove. La nostra unione è un ponte di deliri distruttivi. Non esistiamo affatto se non nella liberazione delle nostre più concrete irrealtà. 

Mi aspetti in una stazione che sembra un cantiere. Mi mostri il broncio quando sali in macchina. Ti ho fatto aspettare mezz'ora. Non era programmata, questa cosa. Non te lo confesso, ma in mezzo ci ho preso pure un caffè. Ti destabilizza non essere padrona del luogo che ti ospita. Ovunque ti senti fuori dal tuo guscio. Ti tranquillizza la mia presenza. Se io fossi una brava persona, non ti darei uguale sicurezza. Stai con me, perchè ho qualcosa del padre che ti è mancato. Stai con me per la spudoratezza dei nostri incesti. Siamo amanti da oltre due anni, e non ho mai creduto che qualcuna potesse resistere così a lungo. Mi lasci una volta al mese. A volte mi ami. A volte mi ignori. Spesso mi rinfacci verità taglienti, poi mi mandi a fare in culo. Ma alla fine siamo sempre qui. Nel nostro mondo irreale. Passiamo davanti al nostro albergo. Ne abbiamo visti a decine, ma abbiamo eletto quel posto a nostra casa. Non c'è modo di accedere. Una decina di macchine si sono aggrovigliate per accedere al distributore davanti all'albergo. E allora improvviso. Passo oltre all'albergo. Non so nemmeno io cosa intendo fare. Ti dico che andiamo all'altro albergo. Quello con la piscina. Ma in mezzo cambio idea. Mi fermo. Parcheggio. Ti dico di venire con me. Tu hai visto il posto e fai finta di niente. Monti ancora la maschera del broncio. Mi dici che sei arrabbiata perchè ti ho fatto aspettare. Non verrai assolutamente. Non vuoi quei giochi. Non li vuoi più. Non certo oggi che ti ho fatto aspettare. Vado da solo. Deciso. Delirante. Lontano dalla realtà. Drogato. Tossico. Disadattato. Guardo l'enorme omone al bancone. Gli chiedo se ha un plug in con la coda da volpe. Mi dice con tono rassicurante di si. E io gli dico "non  voglio una coda qualunque. Mi serve una coda da volpe". Lui annuisce e fa con la mano il gesto di seguirmi. Mi ricorda qualcosa di certi film americani, quel suo gesto. Non sono uno che fa mille domande. Sono passati dieci secondi netti, e ho già acquistato la tua codina di volpe. "se vuoi ne ho qualcuno di più grosso." Guardo l'estremità metallica, già è fin troppo grande per te. "No. Questa è perfetta" Ma poi mi dico che non mi basta. Continuo nella mia improvvisazione delirante. Gli chiedo se ha uno di quei dildo pensati per il clitoride. E me ne trova uno perfetto, curvo ad uncino, con una specie di lingua morbida che riveste tutta l'area clitoridea. "Le pile sono comprese", mi dice, come se fosse un grande affare. "bene" rispondo. "mi fa un pacchetto regalo per cortesia?" Non si risponde ne sì, nè no. Mi guarda e dice "forse ti serve del lubrificante". Faccio una smorfia di approvazione e sollevo l'indice, come a dire "hai proprio ragione". Ma poi vedo delle caramelle meravigliose a forma di piccoli peni. Voglio anche quelle. Ma fuori dal pacchetto. Non sa fare i pacchetti, l'omone. Mette tutto in un sacchetto di stagnola giallognola e poi me lo dà con poco garbo. Mi fa uscire dal retro. E io penso che è proprio un posto losco, quel negozio. Rientro in macchina. Non sono passati sessanta secondi e io sono già dentro da te. Tu sorridi. Me l'hai presa. Non avrai niente, se non fai la brava bambina. 

Compagna di nessun luogo. Amante di nessuna vita. Amica immaginaria del mio ego malato. Salvatrice della mia vita. Dannatrice della mia anima.  Non esiste e non esisterà un presente che ci ospiti: noi siamo figli di nessun tempo. E il tempo che abbiamo diviso in questi mesi già ci scivola tra le dita. Sembra la sabbia di una spiaggia deserta di maggio. Medito tra me e me. La vita è meravigliosa, quando ti sto a fianco. Eppure ci lasceremo. Ci rinnegheremo. Ci malediremo. 

Mi scorrono  tutte le donne della mia vita davanti agli occhi. E' uno zoo irreale che coltivo, e tu sei stata mortalmente gelosa di qualcosa che non esiste. E' il presente l'unica dimensione dell'amore. Tutto il resto è frutto dell'immaginazione. Una teatrale tragedia in cui tutti i personaggi hanno lo stesso volto, e risiedono dentro di me. Ma tu sei viva. Carne per i miei incesti. Bocca per i miei baci. E mentre facciamo l'amore ti eccito con le proposte più immorali e scabrose. Ti porto fuori dalla realtà. Faccio un valzer con il tuo lato oscuro. Costruisco universi. Pennello le tue fantasie in quadri di parole volgari. E mentre esplodi nell'orgasmo,  mentre il tuo volto si deforma per il piacere, ti incito ad urlarlo al mondo. Devono sentirti tutti. Urla, ti prego. Urla più forte che puoi. Se non ti sentono in strada, non sei stata abbastanza brava. Brava bambina. Brava così. Brava.

So quanto hai bisogno di me, eppure di me ti devi liberare. Ci sfugge il nostro tempo. Ci condannano le nostre vite. Ma tu presto vivrai una nuova vita  dentro di me. Riprenderai possesso della tua vita e in  modo irreale prenderai forma nel teatro della mia mente. Il tuo volto diventerà la nuova maschera di un nuovo me stesso, nel film delle mie nostalgie. Il nostro tempo è finito. Il nostro tempo inizia ora. E' un legame garantito per 99 anni, il nostro, eppure non è mai esistito. 

E' un viaggio meraviglioso, questo, finchè non ha meta. Perchè più lo imprigioniamo nelle nostre esigenze, più lo uccidiamo. Amare è sempre e solo un illogico improvvisare. Tutto il resto è finzione della ragione. 

Penso alla mia vita, senza di te. A ciò che voglio farne. A ciò che non è stato. Al nostro punto di incontro, più malato di noi. Alle nostre lettere vive. Ai nostri giochi degeneri. Alle nostre fragilità che si sono inseguite. All'inevitabilità della nostra morte. All'incredibile durata di questa nostra segreta esistenza a due. Ci accoltella l'amore e mentre ci ferisce,  intanto ci scolpisce. Sa mostrare a noi stessi meglio di chiunque altro ciò che abbiamo dentro. Eppure non esiste, per quanto lo inseguiamo. E' una tortuosa strada che punta all'interno della nostra coscienza. 

Vivi rimaniamo, bambina, di quelle bende e quel buio. Dei miei incantesimi di sciamano. Delle tue cure di strega. Delle parole disperate. Delle lacrime e della vodka. Delle depravazioni più morbose. Dei tuoi occhi che mi guardano e mi chiamano a sè.

Ti amo, bambina. Per questo non te lo dico mai. Ma lo urlerò nel buio della nostalgia, più forte che posso. Senza alcuna voce.  E se non mi sentiranno in strada, lo ammetto, non sarò stato abbastanza bravo.

 

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.

E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.
(Pasolini) 

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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