IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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Farewell (giochi d'amore)

Post n°31 pubblicato il 31 Gennaio 2007 da il_ramo_rubato
 
Tag: memoir
Foto di il_ramo_rubato

Mi definivi un "adorabile bastardo", ma io bastardo non lo sono mai stato, e a dire il vero nemmeno adorabile. Alla fine  mi avresti lasciato pure tu, per un altro, con il cuore a pezzi quanto una bottiglia caduta dal decimo piano. Ma insieme, per mesi, siamo stati come Bonnie e Clyde.
A quel tempo ti occupavi di bambini. Ti piaceva molto giocare con loro. Eri perfetta per quel lavoro, perchè tutta la tua vita, a quel tempo, era un po' un gioco. Di certo quello che stavamo vivendo assieme lo era.

Quella sera mi fermo sotto casa tua, e ti faccio un solo squillo col cellulare. E' il codice segreto per farti scendere, senza che io suoni il campanello. Avevi paura che io, una volta o l'altra, incontrassi i tuoi. E comunque a me è sempre piaciuta l'esclusività in cui mi relegavi. Io c'ero per te, non per i tuoi o per gli amici. Nessuno, ma proprio nessuno, sapeva di noi. E noi, degli altri, ci dimenticavamo molto in fretta.

In macchina mentre aspettavo, suonava quel "Farewell" di un Guccini live un po' stonato, che proprio non sopportavi, e forse io a volte, lo mettevo apposta per "... sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore. Quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore". Entri in macchina e mi baci. MI fai presente che stasera hai una gran voglia di fare l'amore. E di farlo bene... Sorrido, non cambierai mai. Andiamo in quel prato sperduto, un paio di chilometri fuori dal mondo abitato.

Gioco col tuo seno abbondante sotto la maglietta, mentre ti spoglio dei tuoi vestiti, rigorosamente neri anche oggi, tanto per cambiare. Un po' alla volta vola via tutto, anche quegli scomodissimi stivaletti di pelle che ti fanno tanto un po' dark, un po' no-global. Quella sera avremmo sperimentato l'amore tantrico. Era una giornata speciale, e dovevo dare il meglio di me. Scaldo il tuo corpo come piace a te, con dolcezza, con sapienza, con viva ispirazione. Lo percorro più volte coi miei baci: io sono la tua sete, e ciò che la deve saziare. Sete che cerca la tua sete. Non dobbiamo bruciare di fuoco, ma ardere come braci. Questo è il segreto dell'amore tantrico. Dovrà durare ore e ore. Mentre ti bacio in mezzo alle gambe urli, come piace a te. Tanto qui nessuno ci può davvero sentire.

E fu festa di baci. E fu festa di carezze. Poi fu l'ora del mio corpo dolcemente dentro il tuo. Fermi. Tu, seduta sopra di me. Ogni tanto un piccolo sobbalzo. Poi di nuovo fermi. E' una tecnica orientale, serve per far arrivare il piacere femminile a picchi altrimenti irraggiungibili. Danzo col tuo corpo questo dolce lento per un po', ma poi tu mi guardi e mi provochi. Senti... Ti dico io. "Do una mia personale interpretazione occidentale all'amore tantrico." E introduco progressivamente qualche sempre più agitata accellerazione, alternandola alla stasi totale di prima. Il tutto durò, si e no, 40 minuti. Guardo l'orologio e penso a Sting che parlava di 6 ore. Maledetto imbroglione... Parliamo, ridiamo, dopo un po' rifacciamo l'amore alla vecchia maniera.

Parto, ma ancora sento il tuo odore, fortissimo, dentro alla macchina, attaccato alla copertina con cui ti avevo vestita. Il mio corpo era esploso in una festa ormonale, dopo quella sera con te, e sentivo il sangue che scorreva più pulito e più veloce dentro di me. Mi sentivo rinato, forse questi orientali qualcosa di giusto lo dicono davvero.  Erano passati appena dieci minuti, da quando ti avevo salutato, e già mi arrivava un tuo SMS.  "Lo sai che mi è proprio piaciuto l'amore tantrico... Che gioco inventiamo la prossima volta?"

Sorrido. Amica mia, sei proprio incorreggibile...

"Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d'estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me... "

(Farewell - Guccini 1993)

Foto scattata nel dicembre del 2006

Testo scritto a gennaio 2007, e opportunamente criptato, sulla base della memoria di un episodio di Aprile 2003.

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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