IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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Io viaggio da solo

Post n°35 pubblicato il 17 Febbraio 2007 da il_ramo_rubato
 
Tag: memoir

Questa storia è dedicata a chi,
in amore come sulla strada, 
ama viaggiare col cuore libero.

immagineAvevamo appena salutato le tue due compagne inglesi. Quell'addio era stata una festa delirante di abbracci e lacrime, che avevo trovato un po' eccessiva e teatrale. Ma tu, mia strana compagna di viaggio, gli eccessi nella vita li cerchi almeno quanto le api i fiori. Davanti all'aereoporto ti dico: - Ora siamo rimasti in due. Ci cerchiamo un ostello o restiamo nell'albergo?- Tu avevi subito scelto di rimanere in una camera doppia, ma da santa ragazza quale eri e sei, avevi ben precisato di non mettermi in testa strane idee...

Ti avevo conosciuto appena due giorni prima, seduta nella sala d'aspetto della stazione di un piccolo paese della repubblica Ceca, assieme alle tue amiche. Eri bellissima, scolpita in quella maglietta aderente, con quei tuoi occhi siciliani, furbi e irriverenti. Ho desiderato il tuo corpo fin dal primo sguardo che mi hai rivolto. 
Venivate da non so quale campo di volontariato internazionale. Per una strana coincidenza, al nostro arrivo a Praga, avevamo trovato una sistemazione molto economica in una quadrupla di un albergo. E saremmo stati un gruppo affiatato, per quanto poco ci conoscessimo.

La sera seguente, a cena in un pub, avevamo discusso di tutto, da Almodovar a Pasolini, da Kafka a Neruda. E per quanto l'inglese non sia il mio forte, capivo dai vostri occhi un acceso interesse per quanto io raccontavo, qualunque cosa essa fosse. Vi avevo parlato a lungo di quanto mi piaccia viaggiare da solo, e senza mete precise. Vi avevo spiegato che il viaggio in solitaria, per me, è soprattutto un rito di espiazione, quasi quanto lo era un pellegrinaggio nel medioevo. Un consapevole allontantarsi dalle mie abitudini, dai miei riti, alla ricerca del rinnovamento di me stesso. Eravate rimaste estasiate dai racconti delle mie avventure di viaggio. Le tue amiche inglesi, in mezzo alle nostre parole, si erano ubriacate completamente, quella sera. E alla mattina avrebbero vomitato anche l'anima.

Ma quella sera non ci sarebbero state più loro. Saremmo stati solo io, e te, in camera... e la mia fantasia già costruiva castelli fantastici su questa situazione...

Alla sera, invece, mi precisi  bene, prima di spegnere la luce, che in camera siamo in due solo perchè era più pratico dormire lì quella notte, e di ricordarmi i patti fatti alla mattina, in aereoporto. Resto quasi deluso da quella precisazione così puntuale ed esplicita, calpesta il mio desiderio di corteggiarti. Frustrato nel mio virile instinto del cacciatore, mortificato nell'idea insana che mi era venuta di fare l'amore con te. Così giovane, così bella, così sicura di te stessa. Spegni la luce, e mi auguri la buona notte.

Passa circa un minuto, sento i tuoi passi che malcelatamente si muovono nella stanza. A piedi nudi. Sento che nell'ombra stai ridendo silenziosamente, quasi a farti beffa di me. Sento il tuo calore della tua pelle nuda che si affaccia al mio corpo, chiedendo il suo calore. Ti accolgo in un abbraccio.
Lo sai, mia strana compagna di viaggio, non avrei pensato mai e poi mai di riempirlo quel po' di lattice che mi ero preso dietro... Ne portavo con me un po' così, quasi per scaramanzia, con lo stesso spirito con cui un vigile urbano gira armato della sua pistola nel cinturone... Eppure tu, quella notte, avresti ribaltato queste mie convinzioni, e mi avresti regalato una delle notti più belle della mia vita. Facendomi gustare a pieno quei dieci anni che avevi di meno. Cavalcandomi come un animale da soma, gemendo selvaggia su quel letto mentre sbatteva rumorosamente contro la parete. Portandomi infine ad un orgasmo che fu tanto piacevole e tanto sentito da risultare quasi doloroso. Come l'esplosione di un colpo di fucile. Come la liberazione di un sogno, tenuto nel cuore per tutta la vita. Ma tu un sogno non lo eri. E giacevi lì, accanto a me, in carne e sesso, con l'odore del tuo corpo che bruciava  dentro di me, più delle fiamme del mio inferno. Con quel lago caldo che tenevi tra le cosce, in cui mi avevi sommerso ed annegato. Con la mano a camminare sulla mia schiena fino a darmi la pelle d'oca. Nella penombra avevo visto il piacere che, come un demone, a poco a poco, si era impossessato dei tuoi occhi, delle tue grida, degli spasmi che come onde ritmiche erano giunti a me fin dal profondo del tuo ventre... Eri stata mia. Con tutta te stessa. Con l'anima e il corpo della tua lussuria. E ti era piaciuto...

E poi noi due, il giorno dopo in giro per Praga, con una bicicletta presa a nolo. Praga, la città magica del Golem. Praga la città che ride festosa sopra l'isola Kampa. Praga, per me e per sempre, la città più bella del mondo.
Ci fermiamo ad un bar, sudati e divertiti. Mi racconti di te. Di chi sei. Di quello che sogni nella vita. Io intanto ti scatto delle foto, perchè è il mio modo di carpirti. E' il mio modo di tenerti con me, anche dopo quel viaggio. Tu sei raggiante come il sole, e la mia macchina fotografica, in quel momento, ti vede coi miei occhi. Lo sai... Ancora oggi al tuo viso appartengono ancora le foto più belle che posseggo di una donna vestita.

Parliamo a 360 gradi. Mi dici che hai pubblicato un libro, sotto uno pseudonimo, appoggiata dal tuo professore universitario. E io, silenziosamente, mi chiedo cosa ci possa stare dietro a quel suo generoso "appoggiarti". Mi racconti che il tuo ragazzo è morto, ma non mi dici come. Non so perchè, ma non riesco a crederti. Forse per quel qualcosa di falso che ti porti sempre dietro negli occhi. Certe cose, con gli anni, ho imparato a riconoscerle nelle donne.

Poi mi racconti delle incredibili avventure libertine che prendevano vita in questo strano "campo di volontariato".  Ad esse credo, invece. Soprattutto per il tuo grande compiacimento, e per la grande animosità che mostri nel ridare loro vita. Mi parli dei tuoi compagni di letto di quei giorni. Della tua compagna di camera che si era offerta a te, per un rapporto saffico. Di quanto anche le tue amiche inglesi con quelle facce da santarelle,  abbiano osato andare oltre i confini del pudore, perennemente ubriache com'erano. E io, un po' malinconico, forse invidioso di tanta vita, pur sorridendoti rimpiango la serietà dei miei anni universitari.

Alla mattina avevo conosciuto Pietro. Un ragazzo di 17 anni, che dormiva nell'albergo, e faceva colazione da solo. Mi aveva chiesto se io e te stavamo insieme, tessendo involontari ma eloquenti elogi alla tua bellezza. E io le avevo detto che eri solo una compagna di viaggio. Era un povero ragazzo italiano scappato di casa. Bocciato per due volte, era venuto a Praga, dove c'era un lontano parente che aveva un bar, e lo aveva preso a fare panini. Aveva 2 piercing in volto, e lo sguardo non troppo intelligente.Non parlava con un italiano da sei mesi, e non sapeva altre lingue. Pareva un disadattato. Lo avevo invitato a cena con noi, certo che non ti sarebbe dispiaciuto.

A cena parliamo ancora di aneddoti piccanti, rubati dal nostro passato. Tu lo fai sempre con eleganza, con classe e delicatezza. Pietro, poverino, invece sta quasi sempre zitto, in disparte, e per certe cose mi sembra un poco un ritardato. Mentre torniamo a casa mi pregusto la nostra seconda notte d'amore con te. Ad altro non avevo pensato dentro di me, per tutto il giorno, assaporandoti col pensiero. Ieri avevi ordito tutto tu, stasera sarebbe stato il mio turno... Il pensiero mi faceva sorridere.

Ma poi noto qualcosa di strano, mentre torniamo indietro dal pub, tu stai rallentando il passo, e rimani indietro col ragazzino. Mi guardi. Mi stai prendendo in giro. Mi vuoi umiliare. E ci riesci. E come ci riesci... Prendi la mano al ragazzino, mentre torni a casa e non gliela stacchi un secondo. Mi vedi ammutolire, incupire sotto i colpi della mortificazione che vuoi imprimermi. Mi chiedi con quella voce sprezzante che ancora mi pare di sentire: "Ma che hai?" " Che ti è successo? Perchè stai zitto?". E intanto gli tieni la mano, giocando con la mia gelosia. E io, intuendo quello che sarebbe successo, non proferisco più parola.

Fai tutto tu, ora. La scena è tutta tua. Io sono lo spettatore, che assiste al tuo improvvisato e divertito teatro dell'assurdo. Sul palco teatralmente come solo tu sai fare, metti in scena il patibolo del mio amor proprio. Mi dici che voi due sareste rimasti fuori a fumare una sigaretta, e che saresti arrivata più tardi. Di aspettarmi.

Quella notte tu non sei più rientrata in camera. Quella notte io non ho dormito nemmeno un minuto. Ho guardato il soffitto, per tutto il tempo, a cercare il motivo per cui mi avevi voluto umiliare in quel modo. Se non ti piacevo, perchè avevi fatto l'amore con me, la sera prima? E io, non potevo piacerti meno di quel povero ragazzino sfigato. Non potevo... Era impossibile, ai miei occhi di allora. Senza alcun motivo stavo soffrendo come un bambino, cui hanno sottratto il giocattolo nuovo. Era lo scotto subito, il tuo silenzioso ridere delle mie reazioni, il tuo giocare con gli uomini. Con me come con lui. Fino a quando, verso le cinque del mattino, ancora insonne, ritrovo il buon vecchio "me stesso" dimenticato. -Ma certo...- sorrido dentro di me -Eppure era così semplice...-

Raduno le mie cose. Faccio lo zaino. Mangio,ad una ad una, tutte le fette biscottate integrali che ti erano rimaste. Sarebbero state la tua colazione. Prima di uscire dalla camera ne lascio bene in vista la scatola vuota, e in cima appoggio un biglietto scritto a mano:

"Scusa se sono andato via, così all'improvviso. Ma mi sono ricordato di una cosa importante che dovevo fare. Ho pensato che non fosse il caso di disturbarti... Grazie per le fette biscottate. Sono veramente le migliori che io abbia mai mangiato..."

Un paio di ore dopo tu mi arrivarono alcuni messaggi sul cellulare. "Ma dove sei finito?!? Te la sei presa davvero? Daiiii. Torna qui, che ti perdono... Stasera torno in camera da te. Mi devi accompagnare a vedere il castello!!

Non ti ho mai risposto a quei messaggi. E ancora oggi sono contento di non averlo fatto. Tu avrai pensato che io sia il solito maschio narcisista, oppure, semplicemente un carattere permaloso. E invece, no, mia strana compagna di viaggio libertina, io già stavo andando verso Berlino: come già ti avevo detto, a me piace  tanto, ma proprio tanto, "viaggiare da solo"...

Foto scattata nel gennaio 2007. Testo scritto a febbraio 2007

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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