IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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Adrenalina

Post n°37 pubblicato il 25 Febbraio 2007 da il_ramo_rubato
 
Tag: memoir

immagineQuella sera, io e te, non dovevamo essere assieme. Quella sera, entrambi, avremmo dovuto essere altrove. Io sarei andato da un amico, noiosissimo ma comunque poco rintracciabile. Tu ad un corso di aggiornamento, di cui ancora non avevi frequentato nemmeno una lezione. Ma anche quella sera, invece, eravamo lì insieme, io e te, una nuova volta a sfidare i nostri destini. Non curanti dei pericoli che ciò comporta. Ignorando tutte le leggi del cielo e della terra. Dimenticando per strada i nostri doveri e  tutto il buon senso insegnatoci fin da tenera età.

Non amavi più tuo marito. Io avevo solo portato alla luce una cosa che tu stessa già da molto tempo sapevi. Me lo hai sempre descritto come una persona molto gelosa e possessiva, molto introversa e molto strana. E io, non so il perchè, l'ho sempre visualizzato nella mia fantasia distorta come la classica persona che, messo su certe frequenze, prende un Kalashinikov e fa fuori 20 persone, prima di darsi fuoco. La cosa non mi piaceva affatto. E ti garantisco, amica mia, non fosse stato per quei tuoi occhi così belli che mi chiedevano sempre amore, non fosse stato perchè tu eri l'unico pane di cui si nutriva il mio cuore, non fosse stato perchè in me scorreva qualcosa di tanto vivo da non poter più essere controllato, io quella sera probabilmente sarei stato davvero dal mio amico noiosissimo, a parlare di lavoro.

E invece ti sto accanto, in macchina. Ti guardo in tutta la tua bellezza e mi chiedo se tu sia o meno un'allucinazione, perchè ti trovo troppo bella per essere vera... E ad altro non penso che ai tuoi occhi, mentre faremo l'amore. Ne hai voglia, non me lo nascondi,  già mi stai accarezzando la gamba. Non so se quella sera fossi pervaso da un improvvido e sconveniente attacco di feticismo lavorativo, ma ti avevo portata in un posto molto particolare: una strada interrotta per la manutenzione di un ponte, in mezzo alla campagna bolognese. Di certo qui nessuno ci avrebbe disturbato. Superiamo il cartello "divieto di accesso - pericolo" e ce lo lasciamo alle spalle. Era l'ennesimo divieto che superavamo assieme.  Era l'ennesimo pericolo a cui sottoponevo la tua esistenza. Arriviamo a pochi metri da un baratro. Oltre alla recinzione, il ponte era stato rimosso e si sentiva il rumore del torrente.

Spoglio il tuo corpo, e ritrovo il suo aroma. Ritrovo l'estuario del tuo fiume, che brucia dirompente in mezzo alle tue cosce. Ritrovo quella tua voglia di fare l'amore, che con te è quasi pura arte del combattimento. Ritrovo le tue urla, appassionate e dirompenti di piacere. E qui, amica mia, puoi urlare quanto ti piace e quanto ti pare. Nessun vicino indiscreto si lamenterà di certo. Anzi, fallo. Urla, perchè mi piace. Dio quanto mi piace. Qui ti amo, e tutto il resto non mi importa. Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde. Ti sto amando in un posto che mai ha vissuto amore.
E mentre i miei ultimi colpi di bacino finiscono di giustiziare il tuo corpo, gemente e ormai straziato di piacere, penso che ciò val bene tutti i pericoli che un uomo può rischiare nella vita.

Ti bacio, e vado fuori a rivestirmi. Odio farlo in macchina, non c'è lo spazio. Mi rivesto in fretta, e mi accorgo di quanto siamo in ritardo: l'amore ci ha rubato più tempo del previsto. Il tuo corso, a quest'ora, è già bello e finito da un pezzo. Prendo bene le distanze per fare manovra su quello sterrato, ma ... succede l'imprevedibile. Quello che tutti quando vivono qualcosa di simile temono. Quello che io nemmeno osavo pensare. Facendo manovra la ruota finisce in una grossa buca, e la macchina non vuole proprio saperne di uscire. Non si muove di un centimetro. Ti vedo incredula. Poi percepisco il tuo cuore che batte a mille. Mi pare quasi di sentirne il rumore. Io scorgo nel mio animo la stessa strana sensazione che prova il condannato a morte, all'alba dell'esecuzione. Rivedo in un solo attimo, come i morituri, tutti i miei giorni felici. Dentro di me, in quello stesso attimo, li sento già conclusi.

Poi ritrovo il polso della situazione. Penso mentalmente a tutte le persone a cui potevo telefonare. Ma non mi viene nessuna buona ragione per cui io dovessi essere lì, a quell'ora, con te. E poi non c'è tempo, non c'è tempo... Tu dovresti essere già a casa. Esci e provi a spingere. Io sgaso al massimo, ma la ruota proprio non vuole saperne di muoversi. E' in mezzo alla terra, e scava con la ruota, invece di far presa. Provo io e ti metto alla guida, ma la macchina è caduta troppo indietro. Non c'è niente da fare. Avverto impotenza dentro di me.

Poi ti guardo, ti vedo terrorizzata. Devo fare qualcosa. Assolutamente. Torno in me stesso. Riempio la buca che la ruota aveva scavato con quel che c'è intorno. Trovo più forza in corpo di quanta non ne abbia mai avuta e spingo. E' la forza della disperazione. E' la forza di chi non ha alternative. Tu intanto, col cuore in gola, premi fino in fondo l'accelleratore. La macchina, finalmente, si smuove fino a tornare in strada. La ruota, in questa operazione,  passa pure sopra al mio piede destro... Rientro zoppicando. Siamo salvi anche stavolta. Ma devo ammettere, ce la siamo vista proprio brutta.

Mentre ti porto alla tua macchina, penso che nel lato oscuro della mia esistenza già tante volte mi sono ritrovato in situazioni simili. Con l'imprevisto che, immancabilmente, mi colpisce nel momento più inopportuno, e nel modo più bastardo. Fa parte del gioco. E' la mia roulette russa. E devo essere proprio nato sotto una buona stella, perchè alla fine cado sempre in piedi.

Immerso in questi pensieri ti guardo, sei ancora bianca come un fantasma. Un po' ora mi diverte questa cosa. Mi viene in mente che complicità non è solo dividere piacere, ma ogni tipo di emozione a cui gli altri non possono partecipare. E penso che quella paura è stata solo nostra, almeno quanto  il desiderio con cui ci siamo amati. Sulla faccia tieni stampato un "mai più, mai più, mai più..." che non ha bisogno di molte parole. Io ti sorrido e, per sdrammatizzare ti rincuoro con una pacca su una gamba: "Vedi Elena. Tu non hai ancora capito una cosa...  Come tu ti diverti con me, non potresti farlo proprio con nessuno." Mi guardi anche tu, riabbozzando finalmente un sorriso. Mi rispondi,  in modo molto colorito e sentito, di andare a quel paese. Prima di baciarmi di nuovo sulle labbra, con la bocca ancora fredda e tremante, e piena di passione come mai avevo sentito.

Foto scattata nel dicembre del 2006

Testo scritto a febbraio 2007

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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