IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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Febbre d'amore

Post n°41 pubblicato il 22 Marzo 2007 da il_ramo_rubato
 
Tag: memoir



Se mai dovessi compiere un ardito crimine, amica mia, sceglierei certamente te come complice. Perchè hai due occhi da bambina innocente, mentre il tuo cuore è freddo come la neve. E se l'apparenza inganna più di ogni altra cosa, nessuno, nemmeno il tuo ragazzo, ti penserebbe capace  della spregiudicatezza che hai maturato in questo anno. Giorno per giorno. A partire da quella sera...

Ti aspetto allo stesso parcheggio in cui mi vedevo sempre con Lei, quattro anni prima. Ho il sorriso sulle labbra, mentre giunge la tua macchina. Sento qualcosa di forte che preme nell'anima. Si chiama nostalgia. E' il dolore, piacevole, del ritorno. E' il passato vivo che trabocca di memoria, di una storia che non ha saputo trasformare in presente. E' l'anima di quell' amore perduto che pulsa ancora in questo parcheggio, come un fantasma del passato.
Tu avevi accettato di farlo rivivere per una notte. Quasi nessuna avrebbe accettato. Io, invece, ti avrei donato un bacio. L'avrei rubato al tuo fidanzato e oltre non sarei andato. Si incrociavano così, quella sera, nella rotonda di un contorto crocevia esistenziale, le angosce di un mio lontano passato irrisolto, con lo sbocco che avrebbe preso il tuo futuro. La via della perdizione dei sensi al fianco dell'eco della memoria. 

Ti impressionava la mia fermezza, l'incoscienza cinica con cui mi muovevo nelle vie oscure dell'irreparabile. Il modo consapevolmente criminale e candido con cui le mie due anime riuscivano a vivere nello stesso corpo. L'imperturbabile equilibrio della mia doppia esistenza. Lucida. Sobria. Sempre coerente a sè stessa, pur nella sua multiforme essenza. Questo, ancor prima delle mie storie, ai tuoi occhi di diciannovenne, mi rendeva involontariamente, un modello da cui attingere. Le certezze e le premure di cui ti riempiva il tuo ragazzo, ti stavano ogni giorno più strette. Volevi viaggiare e conoscere il mondo. Eri lo spirito del Siddharta che lascia la vita contemplativa, per imparare l'amore dalla donna di strada. Ma ben presto, e ancora non potevo nemmeno immaginarlo, l'allievo avrebbe di gran lunga superato il maestro...

Monti in macchina con me, e andiamo allo stesso pub dove, anni prima, mi vedevo sempre con Lei. Me lo ricordavo "kitch", ma tutto era cambiato. Cerco con gli occhi la palla vetrata da discoteca anni settanta. Non c'è più. Ma i gestori sono rimasti sempre loro. Sembrano usciti da un film, e mentre te lo faccio notare, concordi con un sorriso.
Ti racconto delle volte che mi vedevo con Lei in questo posto. Ti spiego che i luoghi, come le persone, possiedono un'anima. E fanno parte di una storia d'amore almeno quanto la musica che le accompagna. Ti racconto gli aneddoti più buffi, e loro rivivono nei miei occhi, prima che nelle mie parole. Tu ridi, e mi guardi un po' invidiosa, non tanto per le buffe storie che ti racconto, ma perchè loro fanno parte di me. Ti porto al campo in cui facevo l'amore con lei. Qui voglio dividere qualcosa di intimo con te. Mentre te lo chiedo, togli lo sguardo dai miei occhi, e prendi la giacca.

Mi racconti, mentre andiamo là, che trovi nei tuoi coetanei immaturità e che sono la persona più "anziana" con cui sei uscita.Che con un trentenne ti trovi più a tuo agio. Ma mentre parli la tua voce non è sicura, affarro una tua mano e la trovo fredda. Entro nel campo, e metto un po' di musica. Mi guardi con imbarazzo, ma io mi avvicino a te, senza indugiare, e lentamente ti bacio, sulle labbra. Lamia bocca accoglie festosamente l'intimo contatto con la tua, e sento in quel momento come una dolce liberazione. Sento, dietro alla tua apparente rigidità, lo schiudersi di un fiore.

In quel bacio si incontravano il mio passato ed il tuo presente. Le mie nostalgie con i tuoi desideri. I ricordi delle mie storie perdute, con le storie che avrebbero popolato le tue future notti. Le lacrime che Lei, anni prima versava disperata con me, si sovrappongono ai tuoi amanti. A tutti i tabù che, come birilli, giorno per giorno avresti abbattuto, andando al largo di quel mare in cui io invece voglio sempre sentire i piedi sulla sabbia.

Si è aperto qualcosa dentro di te, e mi confessi, mentre torniamo al parcheggio, alcune tue fantasie. I tuoi sogni saffici. Il tuo desiderio di sperimentare nuove esperienze. La tua voglia segreta di superare limiti. E capisco, in quelle tenere ammissioni, che ho conquistato la tua fiducia. E, nel tempo, l'avrei ricambiata totalmente. Continui con la rivelazione della strana protesi erotica che ti hanno regalato per i 18 anni, e la cosa mi fa sorridere. Mi racconti che ogni tanto lo usi davanti a lui. Non riesco a rimanere serio, ma un po', questo spettacolo, lo invidio proprio. E quando ti saluti mi dai un altro bacetto, formale, sulle labbra. Penso che sei un po' pazza, mentre torno a casa, ma che mi sei simpatica soprattutto per questa tua vena irrazionale.

Alcuni mesi dopo quella sera, amica mia, ci saremmo rivisti nello stesso parcheggio. Accantonate le nostalgie. Accantonati i pudori. Alcuni mesi dopo quella sera, da scellerata complice, mi avresti donato il dolce nettare del tuo ventre. Lo avresti fatto con il rispetto di un atto dovuto. Lo avresti fatto con la maturata consapevolezza di essere cambiata. Lo avresti fatto, raccontandomi che col mio bacio ti avevo contagiato di quella mia "febbre d'amore". E se io, quella lontana sera, ero stato davvero una piccola scintilla, in te era divampato, incommensurabile e quasi divino, l' incendio di cui ancora brillano le fiamme.

Testo scritto a marzo 2007. Foto scattata a marzo del 2007.

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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