IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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Ricordo d'estate

Post n°42 pubblicato il 27 Marzo 2007 da il_ramo_rubato
 
Tag: memoir

immaginePiù volte ho cercato, negli anni, il tuo nome. Sull'elenco del telefono. Sulle pagine di internet. Una volta all'indirizzo della casa che mi hai lasciato, prima che trasferissero tuo padre in una nuova sede.  Sai, perduta amica mia, non ti cerco per dividere con te, in poche chiacchiere, il sapore stagionato di una memoria che ormai ha quasi vent'anni. Ti cerco forse solo per dirti quel "grazie" che ho rinviato all'infinito, e che ora, fortemente, rimpiango di non averti detto.

Di giorno coi miei cugini, e con gli altri 6 o 7 ragazzi che riempono la vita di quell'isolato paesino di montagna, ci trovavamo davanti alla piazza della chiesina.  Tutti sulla strada che dall'esser bambini, porta all'età adulta. Giochiamo a calcio, facciamo a botte, esploriamo i boschi con le nostre montain bike, catturiamo rospi e biscie. Torniamo a casa pieni di graffi e croste, ma col sorriso sulla bocca. Con la pelle rossa e bruciata per il sole.

In quel buco di mille anime in cui passavo ogni estate, dai miei nonni assieme ai miei cugini, si era sparsa la voce che era arrivato tuo padre, il generale, assieme a tua madre, a te e a tuo fratello Marco. C'era il fermento della novità inaspettata. C'era il sentore del cambiamento. Ti chiamavi Azzurra, e io, per istinto, ti ho sempre chiamata Celeste. E dal momento che ho capito di piacerti, ti ho sempre presa in giro bonariamente: era così che ti piace essere presa, con gentilezza, ma con un po' di sufficienza scherzosa. Era un gioco di ruolo che avrei rinnovato molte volte nei successivi anni della mia vita. Ma per la prima volta mi veniva naturale farlo.

Non te l'ho mai detto, ma quando ti ho conosciuta mi perdevo dietro ad una ragazza di nome Michela. Non sapevo cosa volesse dire "amore", eppure sentivo qualcosa che premeva forte dentro di me. Tengo nel cassetto 3-4 lettere, mai spedite e traboccanti  di ingenui sentimenti. Ma lei, qualche settimana prima che io partissi per la montagna, si era messa con un altro. Lo aveva fatto consapevole di quello che provavo per lei, nell'ombra. Lo aveva fatto chiamandomi amico, ma guardandomi dall'alto di chi ha di meglio da fare. Lo aveva fatto spezzando la mia adolescenza in due.

Ti sei innamorata di me, dichiarandoti in maniera quasi teatrale, fin dal primo giorno che ci siamo conosciuti. Davanti agli altri mi venivi abbracciata in ogni momento. Mi piaceva, la tua presenza, almeno quanto mi dava fastidio. I miei amici mi guardavano in modo diverso. Eravamo il loro scherno più ridicolo. Eravamo la loro invidia più grande. Eravamo l'inattesa libertà dello scoprirsi adulti.

Alla fine dell'estate, quel pomeriggio, saremmo rimasti soli a casa mia, mentre tutti gli altri erano andati a fare un giro. Solo mia nonna, ottantenne ma ancora molto energica, girava dentro e fuori, e con un occhio vigile seguiva le nostre mosse. Mentre prendiamo il sole, mi chiedi di raccontarti una storia. E io ti racconto la trama di Shining. Lo racconto con animosità e grande impegno. Lo rendo vivo quanto ti basta a simulare paura. Mi dici che ti sto terrorizzando con quella storia. Ma che ti piace. Mi chiedi di stare tra le mie braccia, mentre me la racconti. Vieni sulla sdraio gialla e ti piazzi davanti a me. Tra le mie gambe. Ti fai abbracciare, e poni in quell'abbraccio i miei polsi a contatto del tuo seno. Proseguo nel mio racconto, ma ora sono io che sono spaventato. Capisco cosa vuoi fare. La mia voce ha perso sicurezza. Troppo ti desidero, ma troppo temo quei desideri. Incespico nel mio racconto, e sento che ti appoggi col sedere contro ai miei pantaloni. Ti stai strusciando, e la mia voce muore strozzata. Vedo mia nonna che sta uscendo, e ti faccio tornare sulla sdraio. Mi guardi delusa, ma io ti dico di seguirmi.

Ti porto nella rimessa degli attrezzi agricoli. La chiudo e ci mettiamo dietro ad un trattore. Ci baciamo. Ci tocchiamo. Ci esploriamo. Poni le mie mani sul tuo seno, nudo sotto la maglietta. Mi baci sul collo, e d'istinto rido. Ti offende quella cosa, ma non ti sto affatto prendendo in giro. Stanno solo traboccando emozioni che più non controllo. Sai di avere il coltello dalla parte del manico. Mi metti una mano sui pantaloni. E io sento il mio cuore che schizza all'impazzata, mentre lo esplori. Mi dici che hai trovato un funghetto e ridi tu, stavolta, mentre sento il rumore della mia chiusura a lampo che si apre. Provo piacere, e paura di essere scoperto. Quasi ti fermo, ma tu continui, mentre io guardo fisso la porta, con la paura che da un minuto all'altro appaia mia nonna con la scopa in mano.

Lo guardi divertita. Lo accarezzi. Ci giochi un po' con le dita. Le tue frizioni e i tuoi massaggi, lo riempono di una schiuma trasparente. Rimango tra l'imbarazzato e l'estasiato, eccitato come mai ero stato prima. Incapace di muovermi con la sicurezza che sognavo di avere in questa situazione. Il traino è affidato a te, e la cosa ti piace. Ti diverte essermi maestra, perchè in vita tua eri stata solo allieva. Mi guardi, mi baci in bocca, poi porti delicatamente le tue labbra tra le mie gambe. E io tanto piacere, nemmeno lo sognavo. Mi riempo del calore della tua lingua. Gemo alla scoperta di questa nuova sensazione. E in mezzo al consumare frenetico di quei  baci, poco alla volta, il mio respiro diventa sempre più affannoso. E tu, che già sai cosa vuol dire, sostituisci alle labbra un energico massaggio. Esplodo. Inondo del mio piacere il tuo viso, che solo all'ultimo si ritrae e chiude gli occhi, tra lo scocciato e il divertito. Esplodo con tutto me stesso e quasi non mi par vero che tu assista a questo momento. E' l'oblio dei sensi, e l'estasi. E' l'inizio della mia vita adulta. Resti un po' lì con me. Mi baci sul collo, mentre ti accarezzo ancora il seno. Incredulo di quello che è appena successo. Sentiamo in lontananza le voci degli altri. E ci rivestiamo in fretta e furia, prima che gli altri si accorgano della nostra misteriosa assenza.

Qualche giorno dopo, tu, saresti partita. E dal vivo non ti avrei mai più rivista. Qualche tempo dopo ho imparato che, tornata a casa, avevi iniziato all'amore anche mio cugino. Ma di ciò non sono mai stato geloso. Forse perchè, qualche settimana dopo che ci eravamo salutati, mi sono messo assieme alla migliore amica di Michela. Una ragazza bellissima che ho conquistato grazie ad una nuova sicurezza che sentivo dentro di me. Michela invece, che da poco si era lasciata con suo ragazzo, da quel giorno non mi ha più rivolto la parola. E un poco, ancor oggi, teniamo larghe distanze. Di te, invece, il tempo ha cancellato ogni traccia, come un pugno di sabbia consumato nel vento. Mi resta solo quella lettera, che mi hai spedito poche settimane dopo quell'estate. Mi resta il tuo sorriso, scolpito nel fondo dei miei occhi, mentre mi guardi invaghita e provocante quel pomeriggio. Mi resta, e resterà per sempre, la tua voce. E' ancora viva nelle orecchie, mentre la sera di quello stesso giorno, assieme agli altri, cantiamo in coro a squarciagola:

"...e la cantina buia dove noi,
respiravamo piano.
E le tue corse e l'eco dei tuoi no...oh no
mi stai facendo paura..."

Testo scritto a marzo 2007. Foto, dal titolo "segretamente", scattata a marzo del 2007.

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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