IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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Sotto le stelle

Post n°43 pubblicato il 02 Aprile 2007 da il_ramo_rubato
 
Tag: memoir

immagineArrivo un po' in ritardo. Succede sempre più spesso, recentemente. E mentre vengo da te, quasi come nausea, porto un peso nello stomaco. E' lo stesso peso per il quale, la settimana prima, avevo evitato di venire. Ho mille problemi, ho mille pensieri per la testa. Ho un'altra donna che mi ama, e tu lo sai, e non posso lasciarla per te. Non riesco più a ritrovarmi in una nostra dimensione. Quello che prima vivevo come poesia, sta diventando un complesso modulo burocratico, pieno di intricate domande da espletare. Quello che prima era libertà pura, ora sta montando le mura di una cella.

Mentre percorro i quaranta chilometri che ci separano, penso alla prima volta che siamo usciti. Lo faccio con malinconico sorriso. Eri stata proprio quel giorno dal parrucchiere, e avevi tagliato i capelli come un uomo. Cenando mi avevi raccontato che avevi mestruazioni lunghe e dolorosissime, e che ti sarebbe piaciuto diventare maschio. Mentre me lo raccontavi, guardavo il pomodoro rosso vivo della mia pizza, e mi chiedevo se mi era capitato di trattare mai l'argomento alla prima uscita. Avevi poi continuato dicendo che, qualche volta, avevi pensato di operarti, e di diventarlo davvero un uomo. Sorridevo, ma per un momento, mi ero sentito di troppo al tavolo. E' strana la vita, pensavo che non ci saremmo più visti, dopo quella sera, e invece ci vediamo da sette mesi ormai. Ma ho troppe cose che devo fare,  e non riesco più a darti lo spazio di qualche mese fa. In quale guaio ti ho cacciato, amica mia? In quale storia ti ho invischiato? Ti ho sempre detto che prima o poi finirà. Non ti ho mai mentito, ma già da un pezzo abbiamo passato quel poi, e io non me la sento di lasciarti ora. Non adesso che sei messa così male. Non adesso che stai toccando il fondo della tua vita.  Ripenso, per un attimo, ancora a quella prima sera. Dopo la pizza, davanti alla tua macchina, ti avevo salutato rubandoti un bacio dalle labbra. Lo avevo fatto con forza e decisione. Lo avevo fatto con infinita sicurezza di piacerti. E tu, con la stessa forza e decisione, mi avevi risposto con un calcio. Io, abilmente, lo avevo schivato. E nei tuoi occhi di allora era dipinta la felicità.

Arrivo al parcheggio. Tu mi accogli, una nuova volta, con gli occhi di un cane bastonato. Ho rubato il tuo cuore, la tua anima. In pochi mesi mi hai donato tutto, come mai hai fatto con qualcuno. L'hai fatto sempre con tutta te stessa. Dimenticandoti del dolore che ciò poteva comportare. Dimenticandoti della prudenza che ti ha sempre accompagnato. E' un periodo difficile per te. Al lavoro ti prendono in giro e nemmeno ti pagano . Le tue amiche ti snobbano. Coi tuoi non ti trovi più bene. E mentre mi fai il resoconto di questo triste bollettino, scendono lacrime. Sono tutto quello che ti resto, ma mi dici che ti senti di troppo anche con me. Che non è colpa mia, ma soltanto tua se ti sei innamorata di me. E io ti consolo con le mie parole più rassicuranti. Sto mentendo, lo so, ma non è il momento di farti pesare la mia verità. 

Ti porto dietro ad una collina, che affaccia su una cava. Non vi sono case o sguardi indiscreti. Vi è silenzio e solitudine. Mangiamo una pizza dentro i cartoni. Parliamo. Ti rassicuro e discutiamo a lungo, mentre alla luce del tramonto si sostuisce la prima oscurità. Nel buio osservo la luce dei tuoi occhi. E' un riflesso azzurro che mi riempe di amore e desiderio. E' l'occhio di una preda indifesa, e svegli il cacciatore che è in me. In quel momento ritrovo tutto il desiderio dei primi mesi assieme.

Bacio il tuo collo, poi i tuoi fianchi, sotto la maglietta. Senza pensieri, nè dubbi. Senza più parole, e senza più spiegazioni. E in quella pioggia di baci dimentichi i tuoi affanni. Dimentichi il tuo lavoro, i contrasti con le tue amiche. I tuoi genitori. Guardi in alto verso il cielo, e intanto senti le mie mani che volano su di te, come sulle corde di uno strumento musicale. Suono un valzer vellutato, sul tuo corpo. E le stelle girano come danzando su quella musica, mentre ti liberi di tutto. Senti le mie labbra che bevono, assetate, dal tuo sesso. Pieghi la testa da un lato, sognando una storia normale. Gemi, mi chiami silenziosamente dentro al tuo ventre, mentre mi accarezzi la testa. E io invado, dolcemente, il tuo corpo. Fino all'anima. Fino al profondo dei tuoi desideri. E ti percorro, nel mio moto alternativo, in ogni angolo dei tuoi pensieri più bui. Lo faccio con movimenti decisi e autoritari. Lo faccio con il ritmo di una musica di silenzi e di sguardi. Le tue mani, fuori dal plaid, strappano ciuffi d'erba dalla collina. Senti il mio corpo scivolare bagnato dentro di te, con energia e vigore. Senti fiamme che bruciano, mentre i sensi ti inondano di estasi. Senti, vicino all'ombelico, fino sul tuo seno, una pioggia calda di piacere. Senti il freddo della notte  che presto la tramuta in brivido. Tensioni, dolori, affanni si assopiscono. Mi guardi, finalmente rasserenata. E per un attimo, ancora, ti amo. Mi ami. Siamo raccolti di nuovo nella distanza di pochi centimetri. Siamo di nuovo vicini.

Si è fatto tardissimo, e lentamente, nel buio quasi totale di quella collina, scendiamo, attenti ai nostri passi. Sulla terra. Ti inciampi più volte, con i tuoi tacchi. Prendi la mia mano, e senza vederti, percepisco che in quella stretta stai trovando sicurezza. Le stelle ci guardano. Ci ricoprono di una luce invisibile, quanto lo è il nostro rapporto.  Quella è stata l'ultima volta che abbiamo fatto l'amore. Può sembrare strano, ma è stata la più viva.  Ne avrei rimpianto l'eco per il resto della mia vita.

Foto scattata nel marzo 2007  dal titolo "Aspetta, faccio io"

Testo scritto in aprile 2007

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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