IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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A casa di Elena

Post n°54 pubblicato il 04 Ottobre 2007 da il_ramo_rubato
 


"Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo.
E le chiacchiere invidiose dei vecchi
stimiamole

quanto un'inutile monetina.
Il sole può tramontare per poi risorgere,
ma se si spegne questa nostra breve luce,
ci attende notte perpetua..."

Una nuova volta sto arrivando a casa tua, amica mia. Non ho più i problemi di un tempo, ora, per venirti a trovare. Allora un marito geloso e possessivo custodiva a chiave persino i tuoi respiri. Allora, di fronte agli altri, c'era vietato persino di salutarci. Passavamo appena sfiorando i nostri sguardi, come quando sei venuta con tuo figlio, a comprare la macchina fotografica. Il nostro saluto quel giorno era stato solo un veloce scambio di occhiate. Silenzioso. Dopo tanti mesi.
Una nuova volta sto venendo a casa tua, amica mia.  Forse questa volta sarà l'ultima. Ma tu non me ne volere. Perchè per me e per te, per noi, "ultimo" è una parola che proprio non ha mai avuto alcun significato.

[Dicembre 2004] ... guardo i tuoi occhi mentre ti restituisco il libro che mi hai dato da leggere. Sembrano scintille di un fuoco che sta per esplodere. Aspettano risposte che non ti darò, eppure il mio cuore ne sarebbe così pieno. Le poesie di Eminescu me l'hanno fatto palpitare più forte. Me l'hanno risvegliato su un'altra dimensione dimenticata, proibita e libera. L'impossibile amore di Lucifero, il primo astro della sera e l'ultimo prima del mattino, per una splendida fanciulla terrena. Il suo canto disperato d'amore ha preso il tuo volto, mentre scorrevo quei versi. Sei tornata bambina, nel donarmi quelle parole. Mi hai affidato quanto più caro ti sei portata da Timisoara e mi hai detto che l'avresti rivoluto indietro, quando l'avessi letto. Ci tenevi che io lo facessi mio.
Ora, per ricambiare... vorrei che anche tu leggessi una poesia, Elena. E' di Catullo. Te la manderò via mail domani mattina. Poi mi dirai se ti è piaciuta, e cosa ne pensi...

Lei mi segue da dieci minuti, ormai, mentre sto venendo a casa tua. Lei mi segue come un fantasma, su questa strada deserta e silenziosa. Ha due orecchini al naso, e un tatuaggio sopra il petto che esce dalla maglietta. I capelli neri le scendono disordinatamente sulle spalle, come notte sopra gli oceani. Mi volto verso di lei, per un attimo, come a chiederle silenziosamente il motivo per cui mi sta seguendo. Lei mi sorride, come se mi stesse salutando, e nei suoi occhi trovo qualcosa di vivo e magico che da qualche parte ho già conosciuto. Eppure non so dove.
Nulla davvero è bello in lei, amica mia, se non una strana essenza invisibile di "strega". Un qualcosa di selvatico che la rassomiglia più ad un animale abbandonato, che ad una donna fatale. Nulla è bello in lei, eppure mi rapisce lo sguardo come solo tu sai fare.

[Aprile 2005] ... accosto la macchina, in pieno giorno, lungo una strada poco trafficata, vicino ad un frantoio. La porto al riparo di un cespuglio. Per un attimo penso che abbiamo perso ogni sensazione di pericolo. Che dovremmo stare più attenti. Che per cose troppo effimere stai rischiando tutto quello che hai. Tu mi precisi che oggi farai la brava. Io ti sorrido e maliziosamente ti chiedo se davvero non porti le mutande addosso, come mi hai detto a telefono. Caschi dalle nuvole. Mi dici che è ovvio che le hai. Per chi ti ho forse presa? A telefono, di certo, scherzavi. Tu sei una ragazza seria.
Amo questo tuo gioco a provocarmi, e veloce irrompo con la mia mano a sollevarti la gonna. Mentre ti copri ridendo, scorgo l'essenza profumata della tua rosa. La viva terra che così tanto amo coltivare. Il rigoglioso campo che ora voglio riempire della mia primavera.
Rubo i tuoi baci e ogni tua resistenza sarà vana. Girano le macchine, sulla strada a fianco, e mentre il mondo vive annoiato il suo destino, noi inventiamo una nuova volta l'amore.  Nell'abitacolo della macchina, vestita, ondeggi dolcemente sopra di me, riempiendo il tuo ventre del mio piacere. Del mio corpo fai la più proibita sedia. Le mie mani frugano tra un'asola e l'altra della tua camicetta, cercando avidamente le punte dei seni.  La macchina si sta riempiendo dei nostri odori e assieme dei tuoi mugolii più concitati.
Arriva un camion nella nostra piazzola. Accosta. E tu fai un balzo felino al tuo posto, rivestendoti velocemente. Nel silenzio, mentre mi rimetto la camicia nei pantaloni faticosamente richiusi, i nostri guardi si incrociano tra lo scocciato e il divertito...

Mi fermo e la aspetto. Gioco d'anticipo e mi presento. Siamo solo io e lei. Su questa strada, altri non ci sono. Da troppo tempo camminiamo assieme, per non scambiare due chiacchiere. Mi sorride, e mi dice di chiamarsi Estella. E' una ragazza brasiliana. La guardo negli occhi. E mi emoziono. Quanto è diversa fisicamente da te, amica mia... Eppure mi dà le stesse sensazioni che tu sola sai trasmettermi.

[Maggio 2005] Gli ultimi baci strappati nella clandestinità, ci lasciano uno strano amaro in bocca. Passerai l'estate al mare, in Liguria, dai parenti di tuo marito, assieme a tuo figlio. Per tre mesi non ci potremo vedere. Tu mi dici che aspetterai settembre, con ansia. Che mi scriverai tutti i giorni dal tuo telefono. Più non riesci a starmi lontano e il solo pensiero ti fa male. Mi dici che ti piacerebbe vederti con me, alla luce del sole. Davanti a tutti. Senza problemi. Sai che per tante cose è un sogno impossibile, ma ti piacerebbe che, senza problema alcuno, che io potessi venire a casa tua. Quando voglio.
Sorrido. Forse a volte lo vorrei anche io. Ma prendo le distanze.
Amica mia, non hai ancora capito che la dimensione temporale che rende più vivo un amore è la provvisorietà? Che è il luogo in cui esso sa prolificare è l'indefinito? Che l'effimero è la sua unica consistenza possibile? Le più grandi libertà dell'amore stanno sempre e solo nell'ombra. Lontane dalla quotidianità di ogni giorno. 
Penso, tra me e me, che in tanti mesi non mi è mai sfuggito un solo "ti amo", e forse nemmeno l'ho mai pensato. Il segreto della felicità è senza dubbio proprio questo. Non accorgersene.
Divento serio per un attimo, e temo che l'estate cambierà molte cose. E non te lo nascondo. A settembre sarà tutto molto diverso, amica mia. Troppe volte sono stato triste Cassandra di me stesso. Tu mi guardi e non capisci cosa voglio dirti. Con me hai passato i tuoi giorni più belli. Perchè mai dovrebbero finire?
Mi dici che, prima di partire, per salutarmi avresti voluto farmi un regalo. Ma io cambio discorso. E' l'ultima volta che ci vediamo e non voglio trascinarla sul patetico.
Dimmi piuttosto qualcosa di sconcio, invece, amica mia. Di molto sconcio. Fallo nella tua lingua. Fallo uscire direttamente dal fondo del tuo corpo.  La tua voce cambia frequenza, e torni la libera ragazzina nella sperduta periferia di una città Rumena. Col tuo sorriso più malizioso sussurri: "As vrea sa-ti ling pula,sa o iau in gura,sa-i sug capul pina devine rosu ca racul,si sa-ti dai drumul in gura mea... iar tu sa ma lingi in pizda pina cind te implor:Futema" Io non so il rumeno. Eppure ogni tua parola mi risulta chiara, come se noi due da sempre parlassimo la stessa lingua.
Tu devi tornare a casa. Mentre ci rivestiamo ti chiedo, con malcelata curiosità, che cosa mi avresti voluto regalare.  Sorridi, come se fosse la più grande ovvietà: "...Un narciso!!!"

 

Mentre percorro la strada verso casa tua, parlo con Estella. Da come parla dev'essere un po' una "no global", o qualcosa di simile. Mi parla della libertà, che ha saputo conquistarsi, con grande fatica. Mi parla di spazi sognati per tanto tempo e che ora ha saputo ritagliarsi. Le confesso che assomiglia a te. Lei mi guarda come se fossi uno scemo. Che stupido. Non ti conosce affatto...

[Novembre 2005] ... da mesi non ci sentiamo. Eppure ci sfioriamo. Di passaggio. Ci cerchiamo senza più trovarci. E' una giornata intensa di lavoro, mi aspetta un cliente arrabbiato. Mi telefoni all'improvviso. Sei un temporale estivo a cielo sereno. E la mia terra è arida e ancora assetata di te. Hai bisogno di parlare con qualcuno. La nostalgia trabocca, e mi accarezzi con i ricordi della tua adolescenza. Ti mancano i tuoi amici, ti manca la terra a cui ti senti strappata. Mi racconti le storie più vive della tua vita. Dei tuoi primi amori. Del fidanzato che ti sei lasciata alle spalle. Di quanto alcune persone ti mancano. Mi dici che vorresti tornare alla tua città. E rimanerci per sempre. E io, per un attimo, dentro di me, sogno di partire con te...

Estella mi accompagna in silenzio, in questa strada deserta. Ti assomiglia tanto che, senza accorgemene, le sto raccontando tutto di noi. Le sto parlando come se fossi tu stessa. Ma è una perfetta sconosciuta, che silenziosa ascolta le parole di questi miei ricordi. Lo fa con il sorriso, complice, di chi ha vissuto qualcosa di simile. Ma che forse l'ha pure superato...

[Gennaio2006] ... Ancora in me trattengo i nostri giorni, amica mia. Con lo stessa forza di una corda tesa e disperata che trattiene un rocciatore esausto sull'orlo del precipizio. Non li voglio far scivolare nell'oblio. Sotto la luna, facciamo l'amore in macchina, nascosti dietro il cavalcavia di un'autostrada. Dopo tanti mesi di assurdo silenzio. Con la stessa irragionevole imprudenza dei nostri giorni più vivi. Ti guardo negli occhi e ti dico che con te, stavolta, sarà per sempre. Per la prima volta senti quello che da tanto aspettavi...

Di spalle mi seguiva, ma ora Estella non c'è. Mi guardo ovunque e non la trovo più. Come un fantasma era comparsa, e allo stesso modo, senza nemmeno salutare, ora è svanita nel nulla. Sono arrivato di fronte a "casa tua". Immerso in questi strani ricordi, rubati ad un tempo ormai lontano, il tempo è volato. Resterò solo un minuto, qui da te. Tante cose belle, eppure non abbiamo più nulla da dirci. Ma per un attimo guarderò ancora i tuoi occhi, che mi sorridono dalla foto, dietro il vetro. In essi troverò la stessa emozione di quando eri mia "studentessa" e, piena di emozione, affidavi alla mia lettura il tuo libro di poesie.

Alla luce del sole, amica mia, sulla tua tomba, depongo anche quest'anno, in religioso silenzio, un narciso secco e ormai sgualcito. Mentre appoggio il fiore, tra le mie labbra mute, tornano le prime parole della storia che abbiamo vissuto assieme.

"... dammi mille baci, e quindi cento,
e quindi mille, e quindi cento ancora.
E quando poi saranno mille e poi mille,
nasconderemo a tutti  il loro vero numero,
perchè nessuno possa mai sapere
quanto grande è stato il nostro amore."


Esco da questo luogo silenzioso, vestito di tanti bei ricordi, e senza alcuna amarezza addosso. Guardo l'orologio, e non so bene dove andrò. Ma poi sorrido e trovo subito un senso alle mie prossime ore. Estella, sulla sua strada poco oltre il cimitero, mi sta ancora aspettando...

 

La foto ha titolo "La consistenza dell'amore" ed è stata scattata ad agosto 2007.

La poesia che racchiude il racconto è l'eterna "Viviamo e amiamo" di Catullo.  

Il testo, scritto in settembre 2007
 

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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