IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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« Regina di cuori Le regole del gioco »

Nebbia

Post n°69 pubblicato il 19 Settembre 2008 da il_ramo_rubato
 
Tag: memoir

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Sono già passati otto anni, ormai, da quei giorni. Archiviata l'università, cercavamo un nostro posto nel mondo. Venivamo da battaglie diverse, ma portavamo nel cuore le medesime ferite. Ed erano state proprio esse a farci incontrare, la prima sera, davanti a quella pizzeria. Sono comparso a te, dalla nebbia di un giorno d'autunno. Saresti stata mia in quei mesi di incertezza. E in quella transizione tra due epoche, sarei stato  terra che franava sotto i piedi. Terra che si faceva pietra, quando sentiva le tue radici. Terra scoscesa, sempre in salita, sempre scivolosa.  Ma, soprattutto terra fertile, perchè in me la tua anima aveva ritrovato le sue ali.

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... Tutto, tra noi, mi appare come scoperta. Tutto acquista il fascino di un segreto, che io e te gelosamente nascondiamo al mondo, nel silenzio di una viva poesia. Tutto mi appare come una rinascita interiore. Il sapore della tua bocca mi è rimasto inchiodato sulle labbra. Sfreccio nella notte, verso casa. A tutta velocità. Non voglio dovermi giustificare, per aver fatto così tardi. Il piede lotta con l'acceleratore, ma mi pare ancora di sentire la tua camaleontica lingua danzare assieme alla mia, nella sala festante delle nostre bocche. Stasera mi sfuggivi. Cercavo le tue labbra, per strada, e trovavo la tua guancia. Ma nel silenzio di quella piazza deserta, lontani da ogni sguardo indiscreto, io sono diventato la tua rotta. La tua cattiva strada. Il tuo errore che vuole essere perseverato...

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Non hanno lo stesso sapore, amica mia, le stesse cose vissute ad età differenti. Acquisire consapevolezza significa demolire l'ignoto, aggiogare alla ragione ciò che proprio alla ragione vorrebbe sfuggire. Forse scompaiono nel tempo tutte le paure, ma sempre, assieme ad esse, il piacere sottile del mistero. La forza del diventare adulti uccide il nostro essere bambini.  

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.. Mentre cambio marcia, allungo la mano sulla tua gamba. Porto la mia mano all'interno della tua gonna di pelle. Sfioro con la punta delle dita il tuo tanga. Gioco con la tua eccitazione. Tu stai zitta, ti lasci fare ogni carezza, e in questo silenzio sento dentro di me una forza nuova. Continuo a parlare di tutt'altro, mentre lo faccio. Ma tu non ascolti più. Tu deglutisci. Tu sei tutta sotto la tua gonna, in questo momento. Tu sei completamente in balia delle mie onde.
Riconosco il "nostro" campetto, da quel depuratore che incombe da lontano. La macchina ondeggia tra le buche della strada dissestata, mentre ci allontaniamo dal mondo sfidando i pericoli del fango. La pioggia imperversa sulla lamiera. Giro la chiave, e finalmente il tergicristallo interrompe il suo mugolio. Ti guardo negli occhi azzurri e tristi. Mentre ti esploro le mie mani, mi libero di me stesso. Del peso di un'identità indifferente alla vita. Ti spoglio lentamente, mentre sento l'incendio del tuo corpo che si fa odore di peccato...

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lo so bene che ora appoggi i piedi sulla roccia della maturità. Che la strada che hai voluto seguire è stata quella giusta. Che ora la tua vita è molto migliore di quei mesi che allora hai diviso con me. Hai una famiglia. Hai dei figli. Ma tutte quante le ragioni di oggi non ti potranno mai dare le stesse emozioni che dividevamo allora, quando nulla era certo. Quando nemmeno io sapevo bene cosa cercavo in te. Quando il futuro era solo un orizzonte notturno nel cuore della nebbia padana.

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... Entro nel cinema con vigile circospezione ed estrema attenzione. Le facce sfuggenti e indifferenti di quei perfetti ignoti assumono all'improvviso il volto di mio cugino. Di mia madre. Del fratello della mia ragazza. Eppure siamo nel cinema di un lontano paesino sconosciuto dal mio mondo. 
Cammino veloce. Attento a tutto. Ho sulla pelle l'incertezza. Ho la coscienza che si scontra nello stomaco con il desiderio di fuga. Ho due anime in lotta agguerrita l'una contro l'altra. Ti invece ti siedi vicino a me, felice di essere qui. Stasera non ti senti l'amante da nascondere, ma la mia ragazza. Mentre i volti di Juliette Binoche e Jonny Deep si alternano sul grande schermo, sento i tuoi occhi che mi stanno guardano. Cercano i miei. Guardo lo schermo, fisso. E dentro di me penso che davvero siamo andati troppo oltre.

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Sono cambiato molto da allora. Sono molto più forte, più consapevole di quello che porto dentro di me. Per certe cose il tempo ha maturato in me la freddezza di un assassino.  La forza di vincere le emozioni ci da potere, ma assieme ci rende come automi insensibili. E la capacità di emozionarci è la misura della nostra dimensione umana. Da sempre il piacere che non sa legarsi ad una profonda emozione, ha il sapore della polenta scondita. Forse per questo resterò legato per sempre alla nostra storia, negli anni a venire. Perchè veramente, per la prima volta mi ero messo in gioco fino in fondo. E per la prima volta stavo per assistere allo straripamento del mio lato oscuro.

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... hai ancora gli occhi segnati dalle lacrime. E' finita davvero ogni poesia tra noi. La storia sta assumendo una dimensione tormentata e sofferta.
Darmi il tuo corpo significa sentire che di te ancora qualcosa mi importa. E stasera invece ti sto facendo capire che non ne ho molta voglia. Ascolto le partite di calcio, come se fossero molto più importanti di te. Ma in realtà non mi interessano quasi. Dentro di me un mostro ama tenerti a testa bassa. Ama alimentare il proprio potere. Ti senti fuori luogo. Ti senti inutile. Sei arrivata al fondo. Ed io non ti do mai alcuna conferma. Spengo la radio, e senza preavviso ti faccio mia. Di forza. Di prepotenza. Con quel diavolo nel cuore che mi sta trasformando in una bestia.

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Con l'estate la nebbia sulla tua vita si è dissolta. Sei andata via da sola, con la dignità di Socrate che beve la cicuta. A testa alta. Senza fare un mezzo lamento.  Senza farmi pesare nulla, nemmeno i miei continui ritorni che di tanto in tanto avrei fatto a tuo discapito.  Senza farti sentire da me per mesi, anche se io ti ero ancora dentro.
Tieni nel cuore le lacrime che condividevi con me in quei giorni, amica mia. Per quanto fossero sbagliate, erano un fiume di vita che ci aveva attraversato, e che allora voleva sfociare nel suo mare.
Avrei dovuto pagare a me stesso molti mesi di dolore, per superare tutto il male che ti ho fatto. Avrei dovuto portare dentro per anni la condanna di rimpiangere la storia che con te avevo vissuto.

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Foto, dal titolo "Dietro la porta", scattata nel luglio 2008.

Testo scritto in settembre 2008.

Il film menzionato è "Chocolat"

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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