IL RAMO RUBATO

... e ogni giorno, avidamente, il mio lato oscuro cresceva, cresceva, cresceva...

 

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OLTRE TE STESSA

Post n°77 pubblicato il 12 Settembre 2010 da il_ramo_rubato
 

"...Lo senti un aereo che porta lontano?
Lo senti quel suono di un piano
di un Mozart stonato che prova e riprova
ma il senso del vero non trova?"

Bologna. Dicembre 2007

Dove sei finita, amica mia? La stazione di Bologna è diventata un paranoico labirinto. Ci aspettiamo a due edicole diverse, e perdiamo minuti preziosi: tra poche ore di nuovo partirai. Non ci resta molto tempo... 

Da sempre è un viaggio, la tua vita. Un eterno peregrinare da una parte all'altra del mondo. Un incedere inquieto attraverso nuovi stati emozionali. Un combattimento di universi paralleli e contrapposti.
Mi leggi da una città così lontana. Eppure in quelle parole mi hai trovato infinitamente vicino a te. Alla tua irragionevelezza. Alla tua lotta interiore per non piegarti alle regole, per non rinunciare alle tue libertà. Al tuo desiderio intimo e profano di conoscere attraverso le pulsioni.

Nelle foto che faremo oggi, sarò lo specchio del tuo corpo e della tua anima. Sarò il brivido che fin da piccola cerchi nelle più segrete libertà. Sarò la voce per ciò che in te è, da sempre, rumoroso silenzio. 

Ti affido la copia zero dei "Racconti Segreti". Me la ridarai un giorno, ti spiego. E' la prima copia, del primo libro che ho scritto. Per me è quasi un battesimo.
Dovremo darci un po' da fare a cercare una camera dove fare le foto. Il Motor-show ha riempito Bologna. E non sarà facile trovare un albergo.

Ti senti pietrificata, alla parola "albergo". Come se il terrore ti stesse inchiodando alla strada. Mi studi. Vuoi capire se ti puoi fidare così tanto di me. Eppure l'hai tanto desiderato, questo momento. Eppure fin dalla prima volta che mi hai scritto, dentro di te hai sentito fortemente che dovevi venire da me.

Leggo nei tuoi occhi ogni passaggio di questa guerra interiore. 
Stai calma e ascoltami. Se non ti va più di fare le foto, non è un problema per me. Posso mostrarti le strade della mia città. Bologna è una città davvero bellissima. Non sei venuta qui per questo, amica mia, e lo sai, ma per me sarà un piacere riscoprirla con te.

Mi guardi spaventata. Le mie parole, al tatto così rassicuranti, ti hanno invece sbattuto violentemente contro al muro. Hanno il sapore di un aut aut senza appello. Il cuore ti batte come un tamburo impazzito. I pensieri di libertà, tanto caldamente cullati si scontrano violentemente contro il muro della ragione. Ti senti pazza, all'idea di assecondarmi. Di spogliarti davanti ad uno sconosciuto, sola, in un albergo di una città lontana dalla tua vita. Come puoi affidare a me, i più intimi segreti del tuo corpo, e della tua anima? Ti dici mille volte "no". Ti senti precipitare nel vuoto. Le gambe ti tremano. Vorresti così tanto essere altrove.

Io, intanto, ti sorrido e ti guardo. Immobile. Impassibile. Fermo in ciò che ti ho promesso. Fermo nel proposito di non farti nulla di più di ciò che ci siamo detti.
E allora in un attimo ti è tutto chiaro. Non sono affatto io, in realtà, ciò di cui stai avendo così tanta paura in questo momento. Sospiri. Ciò che in questo infinitamente ti spaventa, lo custodisci da sempre dentro di te. L'hai nascosto per anni, fino a quando non affiorava da solo. Fino a quando non fioriva sui tuoi sensi, sino a farti male. E ora puoi scegliere: puoi scappare di nuovo, oppure puoi affrontarlo. Conoscerlo. Scottartici. Andare oltre le tue paure, verso ciò che ti suggerisce la tua natura.

Ti osservo, mentre deglutisci. Butti saliva nella gola, quasi fosse un bicchiere di rum.
"Andiamo". Mi dici con voce tremante...

Parigi. Settembre 2010 (3 anni dopo)

Su ossessioni dilanianti di morte e su spasmodici deliri. Su desideri impuri coltivati negli abissi dell'anima. Sui fiumi di parole, che negli anni abbiamo intriso di sangue e di miele; E' sospeso nel vuoto ed é lungo mille chilometri il ponte che percorro ritornando a te. Lo attraverso con passo tremante, in poco meno di due ore. 
E ora ti aspetto qui, amica mia. Nell'albergo che mi hai indicato. Negli inferi della mia follia. Sulla pulsione dei tuoi desideri.
Ci troveremo in quella parte della tua vita di cui tutti ignorano l'esistenza, e di cui io invece da sempre faccio parte. Ci troveremo su quel sentiero invisibile di cui io ho pennellato le prime incerte curve; A due isolati dalla tua vita. A due anni luce dai tuoi antichi migliori propositi.

Guardo queste quattro pareti, e combattono dentro di me insani desideri ed improprie gelosie, nel pensare agli amanti che possono aver diviso con te questo spazio. La tua natura è il fuoco. E io lo so bene. Il volerti tutta mia è un rischio in cui non devo imbattermi. Il volerti tutta mia è un inutile lusso che non posso concedermi. Il volerti tutta mia è un assurdo privilegio di cui tu sola puoi disporre. E non lo farai.

Hai il sapore di una antica tentazione, in questa attesa. Di un frutto sacro addentato mille anni fa, e di cui ancora non ho smesso di scontare il fio. Hai il sapore di un gioco proibito, e al tempo stesso del compimento di una silenziosa promessa.
Lego quattro corde ai piedi del letto, e le nascondo sotto le coperte. 
Qualche giorno dopo la prima volta che abbiamo fatto foto mi hai detto che nelle mie mani, in quelle corde, ti sei vista così diversa. Ti amavi e al tempo stesso non ti riconoscevi. Faccio un doppio nodo. Ti stringo già ad esse. Gioco col tuo corpo nei miei pensieri. Ti assaporo. Nel modo più impuro. Nel modo più viscerale. Accarezzo il pensiero del possesso e il sangue scivola violento nella voragine dei miei desideri. 
Non serviranno saluti, tra noi. Lo sai. Non serviranno strette di mano, o baci di guancia. Infilo una benda scura dentro ad una busta di carta e mi nascondo fuori dalla camera. Non serviranno formalità, formule di cordialità, abbracci preconfezionati. Ti sento arrivare, e mi basta ascoltare il tuo passo per sapere che non troverò più la bambina che avevo conosciuto tre anni fa.

Cammini con il passo sicuro di un animale da preda. La paura che tante volte ti ha accompagnata fuori dai binari, carica ancora di colore le tue emozioni, ma è sempre meno invadente.  Cammini certa della tua nuova bellezza. Dei nuovi piaceri con cui hai imparato a sedurre un'anima. Cammini con la consapevolezza di aver trovato dentro di te delle risposte a lungo cercate. Di essere diventata quello di cui qualche anno fa, avevi paura e assieme desiderio.

La porta è aperta. Sulla maniglia il mio biglietto di invito ti diverte: suona come il monito di una nuova porta infernale.

"Non avrò voce. Ma tu ascoltami. Non avrò volto. Ma tu guardami.
Vesti i tuoi occhi di buio e aspettami sull'orlo del precipizio."

La camera è vuota. Io non ci sono. Eppure senti vicina la mia presenza. Sorridi. Estrai dalla busta la benda nera, e mentre ti copri gli occhi senti il tuo cuore accellerare.

Bologna. Dicembre 2007

La camera è piccolissima. Eppure vi è racchiuso un universo nuovo.
Guardi in silenzio scorrere un pennello sulla tua pelle. Sul tuo ventre. Sul tuo seno.
Mentre dipingo il tuo corpo, senti il sapore di un bacio invisibile. Affronti gli scatti della mia macchina fotografica come una liberazione da una prigione. Mi affidi corpo e anima. Ti fai creta per me.

Vi è qualcosa di infinito, nella finitezza del tuo corpo.
E io lo raccolgo dentro di me.
Aspettandoti. .

Parigi. Settembre 2010 (tre anni dopo)

Mi faccio attendere, prima di entrare in camera. Tu mi aspetti nel buio, da tre minuti.  Mi aspetti nel buio da tre anni. Chiudo la porta a chiave. Mentre cammino verso di te, faccio di ogni mio piccolo rumore musica per i tuoi sensi.

Lasciati spogliare, amica mia, senza dire nemmeno una parola. Lasciati vestire, delle mie sole mani. Dei miei soli desideri. Dei miei soli pensieri. Ti accarezzo, lentamente. E tu fremi silenziosamente mentre ti percorro la schiena nuda con la punta delle dita. Hai qualcosa di animale, nei tuoi movimenti. Nel tuo abbandono umido alle mie mani. Nel tuo muoverti lentamente, mentre mi scaldo del tuo fuoco.
Ti bacio. Ti ascolto il cuore. Lasciati sfiorare. Lasciati leggere. Lasciati viziare. Lasciati esplorare, toccare, vibrare. Senza fare nulla. Senza fare domande. Senza darmi risposte. Ascolto i tuoi respiri. Il calore della tua pelle. Il profumo del tuo sesso che si impregna sulla punta delle mie dita.
Lasciati guardare. Lasciati baciare. Lasciati toccare. Senza opporre resistenza. Senza pensieri. Sento scorrere il fuoco, ora, sotto la tua pelle. Lasciati dipingere dalle mie mani, per una seconda volta.

Mi allontano per un secondo. Senti corde che ti legano le caviglie. Ti spalancano le gambe. E poi quando arrivo ai polsi, ridi. E ritrai i braccio. Mentre ti opponi alle mie corde, sorridi:
"Ma io ... non ti conosco nemmeno..."

No, amica mia. Ti bacio e ti mordo. A me non puoi mentire. Tu mi conosci benissimo: dimori in me da sempre. Nascosta già nei quadri che mia madre dipingeva prima ancora che nascessimo.  Tu dimori in me da sempre. Nelle scelte sbagliate. Nell'inquietudine della tua vita sommersa. Nel fuoco che ci nutre e al tempo stesso ci divora. Nei ripetuti e inascoltati propositi di mettere la testa a posto. Dimori in me da sempre, nell'eleganza dei tuoi contrasti. Nella carnalità delle tue pulsioni. Nel desiderio sottile e irrefrenabile del viaggio e della scoperta. Nel labile confine tra le tue due esistenze.

Prendo chicchi d'uva dal comodino. E te ne faccio dono. Li faccio camminare sulle tue labbra, prima che tu li morda. Ridi, mentre mastichi il primo. E io te ne metto subito un altro tra le labbra. Poi ti bacio. Scavo nella tua bocca per dividere con te il sapore dell'uva. Tra il combattimento divertito, e l'elegante danza la mia lingua e la tua si confrontano. Si arrovellano. Si ingarbugliano di morsi e di piacere nel dividersi l'acino. Ti bacio. Ti mordo. Ti scavo. Il tuo corpo diventa il prolungamento del mio verso l'infinito. I tuoi gemiti diventano la cura della mia follia e di tutti i miei mali. Il tuo ventre diventa il fondo del baratro su cui rimbalzare, dopo tanto precipizio. 

Lego i tuoi polsi. A questo letto. Al mio cuore.

Dimora in me per sempre, da oggi in poi, amica mia. Nel tuo eterno viaggio oltre te stessa. Nei tuoi sogni più proibiti e nelle più sommerse pulsioni. Nella fame di un corpo e di un'anima, che ora stanno prendendo la tua forma. Il tuo odore. Il tuo sapore. Dimora in me per sempre, amica mia. Nelle tue inquietudini, nella tua sregolatezza. Nel tuo mordente desiderio di viaggiare per corpi e per emozioni. Nell'umidità della tua carne che ora mi avvolge, mentre proietti in un cinema onirico il movimento sensuale del tuo corpo sul mio.

Foto, dal titolo "Oltre te stessa", scattata nel settembre 2010. Testo scritto nel settembre 2010. La canzone di Guccini, citata all'inizio del racconto è la meravigliosa "Quello che non", dell'omonimo album.

 
 
 
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INFO


Un blog di: il_ramo_rubato
Data di creazione: 28/10/2006
 

IL RAMO RUBATO

Nella notte entreremo
a rubare un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell'ombra.

Nella notte entreremo
fino al tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

(P.Neruda)

 
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